IL “TRAUMA DRAGON BALL” O DI COME I SUOI TITOLI SPOILEROSI MI HANNO ROVINATO LA VITA

“What’s my destiny, Dragon Ball? Io so che tu lo sai”

Così cantava il profetico Giorgio Vanni mentre aspettavo con ansia la nuova puntata del mio cartone preferito.

Cosa succederà oggi? Ce la faranno Goku e compagnia a sconfiggere i nemici? Mille domande e una corsa a perdifiato dalla scuola per non mancare l’appuntamento con il destino (che sennò beccavo gli spoiler dai compagni infami e venivo ostracizzato a vita). Ma poi, all’improvviso, appare una scritta e il mondo mi crolla addosso…

Eppure le parole del buon Giorgio erano premonitrici ma io ero troppo piccolo per capirlo.

Così come ero troppo piccolo per notare che alla fine della sigla, Goku ci spoilerava ogni santo giorno la sua straordinaria trasformazione in Super Sayan!

1b2d4d9a8115685e340b61e5c0b807570eaded26_hqLa mia vita è una menzogna e anche la vostra!!!

Ma anche un bambino piccolo a volte capisce che non c’è niente da fantasticare quando si ritrova davanti ai titoli degli episodi di Dragon Ball Z.

La fine di ogni fantasia, la morte di ogni speranza. Ma anche un’innovazione senza precedenti.

Eh sì, perché la caratteristica principale dell’anime di Dragon Ball è stato il totale annullamento del cliffhanger  che di lì a un decennio dopo sarebbe invece diventato il punto di forza di tutte le più grandi serie televisive.

I titoli di Dragon Ball hanno rovesciato la fruizione puntando l’attenzione dello spettatore non più sulla sorpresa quanto sulla forma, non tanto sul cosa ma sul come.

O perlomeno questa è la spiegazione semiotica che mi sono dato per giustificare questo virus di follia narrativa che ha infettato l’opera di Toriyama sensei.

Ma facciamo qualche esempio:

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LA SCOMPARSA DI GOKU

Episodio 5. Dragon Ball Z è appena iniziato e una nuova minaccia raggiunge la Terra: Radish, il fratello di Goku. Lo scontro tra due diventa subito un handicap match con il team up tra il protagonista e il namecciano più amato della galassia. Mai e poi mai uno spettatore potrebbe aspettarsi la morte del protagonista dopo 5 miseri episodi e invece grazie al titolo, addio effetto sorpresa!

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LA FINE DI VEGETA

Episodio 86. La saga di Namecc è ricca di questi spoileroni ma mi soffermo solo su questo episodio. Sapevamo che probabilmente il Principe dei Sayan non avrebbe retto contro Freezer, sapevamo anche che Goku di lì a poco sarebbe arrivato a ribaltare la situazione. Il titolo non lascia dubbi al povero spettatore che inizia a prefigurare la morte del povero Vegeta.

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IL RITORNO DI FREEZER

Episodio 118 (il numero che avrei chiamato per far portare via il titolista!).Questo è forse quello che mi ha fatto più incazzare perché di certo non mi aspettavo un ritorno (il primo dei tanti ritorni di Freezer) immediato del cattivo per eccellenza subito dopo la sua sconfitta su Namecc. L’effetto sorpresa per fortuna è tenuto in vita dalla comparsa di un nuovo personaggio: Trunks.

 

Altri titoli esemplificativi: Addio Yamcha, La scomparsa di Junior e del Supremo, Goku si trasforma, Ginew diventa un ranocchio, Il super sayan di terzo livello e così via.

Francesco Pierucci

BOJACK HORSEMAN: UN PENSIERO SULLA QUARTA STAGIONE

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Questa qui sopra è un’immagine che difficilmente riuscirò a togliermi dalla testa nei prossimi mesi.

Perché?

Perché quello che vedete è un sorriso malinconico che racconta molto di più dell’ennesimo monologo da egocentrico sullo star system di Hollywoo (la D è muta, cit.) , di un qualsiasi discorso nichilista che abbatterebbe anche il più spregiudicato tra gli ottimisti o di una sbronza esistenziale per dimenticare il profondo senso di colpa che ti perseguita incessantemente anche nel sonno.

E’ un sorriso che rappresenta perfettamente l’evoluzione di uno dei personaggi più iconici dell’ultimo decennio, un cavallo antropomorfo.  E che non avrebbe avuto alcun valore reale se prima di quel momento non ci fossero state tre stagioni a testimoniare una transizione dolorosamente affascinante come quella che ha investito la star di Secretariat.

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Perché, guai a dimenticarlo, Bojack Horseman è una serie rivoluzionaria che prima di tutto costruisce destrutturando (lo spogliarsi di ogni aspirazione velleitaria di felicità da parte del protagonista) e che in un secondo momento destruttura costruendo (la conseguente flebile speranza che brilla negli occhi di Bojack).

Puntata dopo puntata, Bojack diventa sempre di più un amico, un confidente e contemporaneamente un esempio da evitare, una persona per cui provare pietà e commiserazione. Ho sempre pensato che l’unico modo che avesse per riuscire a scappare da quel vortice di autodistruzione nel quale era caduto fosse spostare il peso ingente del suo infinito egocentrismo su un’altra entità, per permettergli di capire che il senso della sua vita fosse aiutare gli altri, vista l’incapacità sintomatica nell’aiutare se stesso.

E se l’insuccesso dei brevi flirt era ampiamente preventivabile, il fallimento con Diane mi ha sorpreso non poco. La moglie di Mr. Peanutbutter è forse la donna che, assieme a Princess Carolyn, più si avvicina a cogliere e comprendere la profondità d’animo della star di Horsin’ Around.  Ma Bojack forse sa che l’amore è il sentimento più egoista che esiste e se ne allontana volontariamente.

E proprio quando la redenzione sembrava un miraggio, con l’arrivo di Hollyhock in un attimo tutto cambia. Perché? Perché proprio come Bojack, Hollyhock è bipolare. Se infatti Bojack vive continuamente “a cavallo” (pardon) tra star system e depressione. tra amicizia e solitudine, anche Hollyhock assurge a un doppio ruolo apparente (SPOILER: di figlia e sorella), la cui ambiguità (figlia adottiva di otto padri e di madre ignota) s’interseca perfettamente con le esigenze di Mr. Horseman. E gli permette di provare un amore completamente diverso e diversamente completo, sigillato da quel sorriso che chiude questa magnifica quarta stagione.

E ora non vedo l’ora che arrivi la quinta!

Back in the 90’s I was in a very famous TV shooooow

Francesco Pierucci

GENERAZIONE NOSTALGIA: ANALISI SEMISERIA SULLA MORTE DELL’ORIGINALITA’

Apro Facebook, scrollo la home e nel giro di due minuti m’imbatto prima nel trailer della seconda stagione di Stranger Things e poi in quello di Ready Player One, il “nuovo” film di Spielberg. Nel giro di pochi frames vengo tramortito da un ciclone di riferimenti:  Ghostbusters, Akira, Il gigante di ferro, Thriller e molti altri.

E Dragon’s Lair non ce lo metti?

Penso: cos’hanno in comune questi due prodotti?

Mi rispondo: entrambi non hanno alcun valore sensibile se privati dell’immaginario anni ’80 al quale si aggrappano disperatamente.

Qualcuno dirà che non è vero, che sono prodotti validi anche senza il contesto nel quale sono inseriti. Si può essere d’accordo o meno ma non è questo il punto: il nodo cruciale è che i concept di questi prodotti nascono esclusivamente dall’idea di approfondire un certo immaginario storico e sociale.

Caso Stranger Things: l’idea creativa non è il “Faccio una serie tv su un gruppo di ragazzini degli anni ’80” quanto piuttosto “Faccio una serie tv sugli anni ’80 con un gruppo di ragazzini”.

E’ un problema? Non lo so. Sicuramente è qualcosa su cui riflettere.

In generale, se dovessi scegliere una parola chiave per descrivere l’ultimo decennio sarebbe NOSTALGIA.

Pensate al cinema: stiamo attraversando forse il momento peggiore della storia del mezzo dal 1895, siamo nell’epoca dei remake, sequel, prequel, reboot e quando il film non è legato a queste logiche di mercato quasi sicuramente è tratto da un libro di successo.

Pensate alla televisione: mai come ora stiamo rivivendo programmi in auge diversi anni fa (Sarabanda, Furore, Camera Cafè) che ovviamente invecchiano male.

Pensate ai social: alle pagine da milioni di fan che vivono di ricordi come Machenesannoi2000 o le varie Operazioni Nostalgia.

Pensate al fumetto: qual è attualmente l’autore di maggior successo in Italia? Zerocalcare. E su cosa si basa il suo immaginario artistico?

Indovinate un po’…

Ma quando nasce la passione per la nostalgia?

Qualcuno potrebbe dire con l’avvento di Max Pezzali (uno che era già nostalgico all’epoca degli 883 e che sulla nostalgia della vita di provincia ha scritto le più belle canzoni degli anni ’90).

Francesco Bertolotti in arte… Cisco

Io invece credo che  per noi Millennials sia stato decisivo il doppio colpo inferto dall’arrivo dei social e dalla crisi economica.

Parliamoci chiaro: i social network, oltre a permetterci di trovare un cugino di secondo grado in Mozambico, non hanno fatto che acuire la nostra paura del futuro spingendoci a condividerla con chi simpatizza (cum patior: “soffrire insieme”)  con noi. Abbiamo esorcizzato tale paura rifugiandoci quotidianamente nell’idea nostalgica del “ciò che è vecchio è bello” e ci siamo rafforzati con like e commenti positivi.

L’industria dell’intrattenimento ovviamente non è rimasta a guardare  e ci ha confezionato (e continua a farlo) prodotti che rispondevano alle nostre esigenze di conforto.

Scapperemo mai da questa trappola? Non lo so.

So solo che ora il futuro è oramai un lontano ricordo.

Francesco Pierucci

TOP 5: I PIU’ GRANDI DELINQUENTI DEI CARTONI ANIMATI

PREMESSA DOVEROSA: in questa classifica non vengono presi in considerazione nè personaggi che delinquono di professione (es. Lupin III, Occhi di gatto), nè personaggi che, vuoi per storia personale, vuoi per ambientazione del cartone, vanno oltre il concetto stesso di delinquenza (Uomo Tigre, Kenshiro, Vegeta, ecc).

5

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DICK DASTARDLY

Al quinto posto troviamo il Bieco Barone, protagonista indimenticabile delle Wacky Races, che comunica delinquenza già dal nome. A bordo della mitica “Numero 00”, accompagnato dal sadico cane Muttley, Dick ci ha insegnato romanticamente, ancor prima di Machiavelli, che il fine giustifica i mezzi.

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STREET SHARKS

Quattro adolescenti culturisti trasformati in squali che trasudano steroidi da ogni branchia. Con la scusa di sconfiggere i cattivi, distruggono l’asfalto con le pinne, taccheggiano e bullizzano i più deboli. Stesso discorso si può fare per i tamarrissimi Biker Mice da Marte.

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PHOENIX

Nonostante le premesse sconfortanti (orfano e fratello di Andromeda), Phoenix non rinuncia alla delinquenza, riuscendo a incarnare il cavaliere dello zodiaco che tutti saremmo voluti essere. Forte e bastardo fino al midollo, si trova sul gradino più basso del podio, solo perché si redime.

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PRINCE VALIANT

L’esempio “principe” dell’ “abito non fa il monaco”. Un principe delinquente? Ebbene sì! Per chi cadesse dalle nuvole, è pregato di consultare questo nostro articolo e di guardare la sigla di questo cartone. Bastardo!

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MARK LENDERS

Il perfetto prototipo della delinquenza. Sguardo truce, maniche arrotolate, lampade a go go e fisico spacca-porte: tutto questo è Mark Lenders. Chi non ricorda il Tiro della Tigre che ha mietuto più vittime della Seconda Guerra Mondiale? Essere allenato da un galeotto manesco e ubriacone lo proietta meritatamente al primo posto di quest’inutile classifica.

Francesco Pierucci

DRAGON BALL SUPER E QUELL’ATTESA LUNGA 18 ANNI

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In 18 anni una persona fa in tempo a nascere e diventare maggiorenne ed è anche lo stesso arco tempo che abbiamo dovuto attendere per avere un seguito di DragonBall Z.

Il 31 gennaio 1996 infatti andò in Giappone onda l’ultima puntata della serie ispirata al famoso manga di Akira Toriyama, seguita una settimana dopo dall’inizio del non eccelso Dragon Ball GT, osteggiato dai fan della serie per vari motivi, uno su tutti la mancata ispirazione al suddetto manga. Dal lontano 1996 il prodotto di DragonBall però non ha esaurito il suo fascino e oltre alle speculazioni sul web riguardo a fantomatici seguiti (per anni si è parlato di un improbabile Dragon Ball AF) e le continue repliche su Italia 1, sono stati prodotti vari film e speciali TV originali fino agli ultimi, direttamente supervisionati da Toriyama, La Battaglia degli Dei e La Rinascita di Freezer (quest’ultimo ancora inedito in Italia).

Proprio da questi due lavori ripartirà la nuova serie, che si svilupperà su almeno 100 episodi, che potrebbero aumentare in caso di un successo di pubblico che, vista la spasmodica attesa, ci appare scontato. L’epoca degli eventi sarà quella immediatamente successiva alla sconfitta del mostro Majin Bu quindi gli eventi di Dragon Ball GT non dovrebbero essere presi in considerazione. Non corriamo perciò il pericolo di rivedere un Goku di nuovo bambino, grazie al cielo.

Cosa ci aspetterà invece sul fronte del cast? Oltre agli imprescindibili Goku, Vegeta, Gohan, Goten, Trunks e Junior, dovrebbe ritornare meritatamente a ricoprire un ruolo di primo piano Crilin, relegato a personaggio secondario durante Dragon Ball GT. Niente è stato confermato invece per quanto riguarda Yamcha (nella serie italiana Iamko), Tenshinhan (Tensing) e Jiaozi (Rif), presenze fisse tra gli amici di Goku fino alla Saga di Cell ma usciti di scena in quella di Majin Bufino ad arrivarea Dragon Ball GTdurante il quale nemmeno prendono parola.

Parlando invece dei nemici che i nostri eroi andranno ad affrontare, si è fatto il nome di Shanpa, che dalle prime immagini sembra molto simile a Bills, il villain combattuto da Goku durante La Battaglia degli Dei. E dopo lo scioccante debutto in quest’ultimo lungometraggio, vedremo anche Whis, maestro di Bills. Mentre è certo che Majin Bu in versione ciccione sarà dalla parte dei buoni, così come lo avevamo apprezzato, in compagnia di Mr. Satan (anche lui confermato), in Dragon Ball GT fino alla sua fusione con Ub.

Ricordiamo anche che l’anime sarà adattato in un manga di accompagnamento che inizierà la serializzazione ad agosto 2015.

Dopo questa breve infarinatura, ora non ci resta che prepararci per il ritorno di questa amata serie il 5 luglio 2015 sull’emittente giapponese Fuji TV mentre nulla è stato detto riguardo ad una trasmissioni sulle reti italiane. Ma, come sempre, bisogna attendere con pazienza.

Michael Cirigliano

SAKAMICHI NO APOLLON: QUANDO IL JAZZ SALVA IL TUTTO

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Carissimi disoccupati, oggi sono qui per parlarvi di un anime che ho visto recentemente e che è riuscito sorprendentemente a soddisfarmi. L’opera è tratta dall’omonimo manga del 2007 di Yūki Kodama (edito da Planet Manga dal 2013) ed è proprio dalla descrizione fatta nel sito della casa editrice che voglio partire:

Jammin’ Apollon è la toccante storia di un’amicizia e di un amore. Tre adolescenti, la musica jazz e una strada in pendenza. Con una freschezza che ricorda la Nouvelle Vague francese, l’autrice Yuki Kodama ci racconta di un importante periodo di passaggio nella vita umana. Un vibrante e sincopato romanzo di formazione.”

Se anche voi avete una sensibilità paragonabile a quella di un dirigente petrolifero in Nigeria, penserete che si tratti di una cagata pazzesca e che preferireste vedere un episodio di The Vampire Diaries piuttosto che sorbirvi questo abominio smielato, ma vi invito comunque a dargli una chance. Non certo per i protagonisti: che incarnano in tutto e per tutto tre degli stereotipi più banali: il classico sfigato secchione, asociale e costretto a spostarsi di città in città, il sempliciotto di campagna che risolve tutto a suon di cazzotti, l’ingenua ragazza della porta accanto che non si accorge dei sentimenti dello sfigato. Non è neanche per la vicenda in sé, basata sostanzialmente sulla mirabolante capacità dei vari protagonisti di fare la cosa giusta al momento sbagliato o quella sbagliata al momento giusto. Insomma se fossero emotivamente stabili e dotati di un minimo di cervello si risolverebbe tutto in tre episodi. Il motivo per cui vi sfibro la fava consigliandovi questo titolo è il Jazz. Le vicende, le angosce e i sogni dei protagonisti vengono riassunti e sfogati attraverso una serie di jam session veramente gradevoli che ripuliscono l’opera dalla banalità, rendendola dinamica, interessante e squisitamente piacevole. Non mancano le citazioni importanti da Art Blakey a Bill Evans, capaci di far riscoprire un genere musicale dai più dimenticato ma che regala sempre grandi emozioni. In conclusione vi consiglio l’anime, perché levando la musica credo che ben poco rimanga all’opera, e vi assicuro che una volta finito, magari non avrete voglia di rivederlo, ma sicuramente andrete a cercarvi e riascoltarvi quei brani e quegli artisti che vi hanno accompagnato durante il viaggio.

L’obeso barbuto

TOP 5: I MIGLIORI PERSONAGGI DEI CARTONI ANIMATI AL CINEMA

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BALOO – IL LIBRO DELLA GIUNGLA 

L’orso Baloo, uno dei personaggi principali de Il libro della giungla, compagno di avventure del piccolo Mogwli. Simpatico e spensierato, con la canzone Lo stretto indispensabile dà una lezione di vita all’amico e a tutti gli spettatori che per giorni hanno continuato a fischiettare quel motivetto, invidiando il personaggio per il suo sfregarsi la schiena a una palma mangiando banane, fichi d’india e altro (all’apparenza tutto buonissimo). Capace di affrontare la temibile tigre Sher Kan pur di salvare il suo amico, rischiando quasi di lasciarci le penne. Insomma non sarà il protagonista del cartone, ma di certo per molti bambini è considerato il vero eroe.

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PO – KUNG FU PANDA

Un panda gigante, figlio di un’oca cignoide spaghettara che vorrebbe a tutti costi che il figlio gli succeda nell’attività. Ma per grande dispiacere del padre, Po’ è un predestinato e il suo  sarà un futuro pieno di successi, un po’ per culo e un po’ per merito. Appassionato di Kung Fu fin da piccolo, ha scritto nel fato che diventare il “Guerriero Dragone”, eroe con il compito di salvare il mondo dal malvagio Tai_Lung. La figura di un panda grasso e tondo capace di movenze da vero guerriero ninja rendono il tutto di una comicità unica. La sua saga è una delle migliori prodotte in quest’ultimi anni dalla Dreamworks e visto le ultime uscite è un grande privilegio.

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BUZZ LIGHTYEAR – TOY STORY

Il Ranger spaziale,il giocattolo che non vuole credere di essere solo un gioco. Un personaggio incredibile dalla personalità unica, piena di sfumature contrastanti come la sua grande ingenuità e il suo orgoglio da eroe. Eroe appunto, capace di combinarne di tutti i colori nella trilogia di Toy story, ma anche di far commuovere un pubblico di tutte le età, di far sognare i bambini e di far tornare piccoli gli adulti. Buzz ha convinto tutti grazie alle sue ambizioni, la simpatia e la sua insaziabile voglia di mostrare a tutti il suo valore. Un personaggio ispirato a Buzz Aldrin,il secondo uomo ad aver calpestato la superficie lunare. Insomma un bell’onore.

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GENIO – ALADDIN 

 Questo personaggio negli Stati uniti è stato doppiato e ispirato a un grande del cinema come Robin Williams: scoprendo questo capiamo che forse, nella versione italiana, ci siamo persi qualcosa (nonostante il grande lavoro di Gigi Proietti). La sua figura è probabilmente una delle preferite della stragrande maggioranza di persone che sono cresciute con i classici. Come mai lui e non Aladdin? Forse perché il povero ragazzo senza di lui non sarebbe niente, e forse perché anche noi ogni notte sogniamo ancora di trovare una maledetta lampada che ci faccia esaudire tre magnifici desideri. Ma togliendo i suoi poteri, e i tre desideri, rimane la figura di un genio diverso da tutti gli altri rappresentati al cinema, il colore Blu lo rende unico e inimitabile, anche se a dirla tutta anche la versione sua cattiva, sottomesso schiavo di Jafar non era niente male.

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RAFIKI – IL RE LEONE

Rafiki, l’allegro mandrillo amico (il suo nome in Swahili significa appunto questo) di Mufasa e sua guida spirituale. Grande figura che accompagna l’orfano Simba nella ricerca della sua serenità interiore. Porta sempre con sé il suo bastone ed è capace con esso di padroneggiare la magia e di usarlo come arma quando incontra qualche iena di troppo. Figura fondamentale, ispirata probabilmente agli stregoni africani. Saranno state le sue canzoni, le sue movenze, il suo aspetto un po’ da pazzo e forse anche quel tocco un po’ magico a renderlo il personaggio migliore della storia Disney.

Salvatore Sau