FLOP 5: I PEGGIORI FILM SUL CALCIO

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LA SAGA DI GOAL

Scoperta, affermazione e consacrazione di Santiago Muñez, calciatore di origine messicana con un difficile passato alle spalle e un brillante futuro davanti. Divertente e credibile il primo (2005) con Muñez giocatore del Newcastle, senza infamia né lode il secondo (2007) in cui l’asso messicano milita nel Real Madrid (la sottotrama romantica che funzionava nel capitolo iniziale qui però lascia un po’ di attrito), ridicolo, per dire poco, il terzo (2009) in cui ci si gioca la coppa del mondo. Le scene delle partite sono un mix di materiale di repertorio (partite vere riprese da bordo campo) e immagini evidentemente computerizzate. Grandi comparse del mondo del calcio tra cui spiccano Beckham, Ronaldo e Zidane. La domanda è sempre la solita: perché rovinare un bel film facendo sequel scadenti? Ah già, i soldi.

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JIMMY GRIMBLE

Jimmy, tredicenne inglese amante del calcio e tifoso del Manchester City, riceve in regalo da un’anziana signora delle scarpe magiche e diventa un campione. Scoprirà che il talento l’ha sempre avuto ma mancava la fiducia nei suoi mezzi. Storia abbastanza comune (verrà poi ripresa in Il sogno di Calvin con il basket), ha il pregio di mettere il calcio al primo posto, con tante partite, aneddoti, ricordi.  Due cose restano in mente: il portiere nero e le sue parate magnifiche e il gol da centrocampo di Jimmy degno del Mascara dei tempi d’oro.

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L’ALLENATORE NEL PALLONE 2

Sequel de L’allenatore nel pallone (Sergio Martino, 1984) diretto sempre dallo stesso regista, narra del ritorno al grande calcio del mitico Oronzo Canà, allenatore che 20 anni prima salvò insperatamente la Longobarda dalla retrocessione. Il film è bruttissimo, la recitazione pessima (la peggiore è Anna Falchi nel suo solito ruolo di sexy-mignottone), anche le musiche (disperatamente moderne per cercare di rivitalizzare un film che nasce vecchio) risultano sbagliate (a parte la colonna sonora iniziale di Amedeo Minghi…. Scherzo, fa cagare anche quella!). Lino Banfi fa quasi tenerezza. Tra freddure, dialettismi e poppe al vento, ogni tanto si parla di calcio e in quei momenti ti auguri solo che manchi la luce e si spenga il televisore. Simpatici camei di Totti, Buffon e Del Piero.

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TIFOSI

Film commedia del 1999 diretto da Neri Parenti, racconta una giornata di campionato con gli occhi dei tifosi mostrando l’esagerazione che il troppo amore per il calcio può scatenare. Diviso in quattro episodi trova il suo apice con il duo De Sica-Iacchetti (non fosse che in Lazio-Inter i nerazzurri vengono sconfitti) e tocca il fondo con Massimo Boldi e Maurizio Mattioli e la loro (già al tempo) usurata comicità basata sullo scontro Milano-Roma. Cameo di Maradona affianco a Nino D’Angelo. Per vedere un film sulle conseguenze del troppo tifo rivolgersi ad Hooligans. Le commediole italiane lasciano il tempo che trovano.

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DUE GEMELLE NEL PALLONE

Samantha ed Emma Stanton sono due gemelle (strano, in un film con le sorelle Olsen), una è brava a calcio, l’altra no. Scelte, per il torneo scolastico, in squadre che non rispecchiano le rispettive ambizioni, decidono di scambiarsi i ruoli in segreto (ma dai!!!! In un film con le gemelle Olsen c’è uno scambio di ruolo? Miracolo!!). Appartenente alla saga televisiva Due gemelle… che vede numerosi episodi con trame identiche per noia e prevedibilità, sfrutta il calcio per parlare d’altro, senza però riuscire a parlare di niente se non del calcio ( e facendolo molto male). Le due gemelle Olsen erano ancora bambine e già recitavano malissimo. Col tempo sono peggiorate…

 

Matteo Chessa

FLOP 7- I PEGGIORI TESTI DELLE SIGLE DEI CARTONI ANIMATI

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I CAVALIERI DEL DRAGO O DELLA MANCATA INDIVIDUAZIONE DEL TARGET DI RIFERIMENTO

“C’è un ragazzo laggiù proprio come sei tu, ardito e fiero”. Certo questi sono sicuramente i primi due aggettivi che mi vengono in mente se dovessi descrivere il carattere di un bambino di dieci anni che probabilmente sentendosi additare con il termine ardito (che gioco di parole!) indicherebbe al massimo una sua falange.

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JEM O DELL’AUTOCELEBRAZIONE DI UNA MENTECATTA

Il soliloquio della popstar da quattro soldi con facepaint alla Sven Vath inizia modestamente con “Sono una cantante bella e stravagante, vesto assai elegante” e ancora “sono esuberante, frizzante, tenera e raggiante”Esalta le sue doti canore “dolce e sfavillante certo strabiliante la mia voce così tenera e squillante” e nel ritornello inneggia alla sua formazione di stampo stanislavskijiano “provo sempre un’emozione quando canto una canzone” e come se non bastasse il coro rincara la dose “sei bellissima e rampante(?!) non fermarti mai”. Ci ha pensato probabilmente la cocaina.

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PRINCE VALIANT O DELL’OSSIMORICO DUALISMO TRA TESTO E IMMAGINI

Prince Valiant nonostante il cavalleresco curriculum immacolato è sicuramente il personaggio più infame e bastardo dei cartoni animati ma la D’Avena, che forse non ha mai visto una puntata di questo discusso cartone, prova a sostenere incredibilmente che  codesto mercenario medioevale “è coraggioso, in gamba e generoso agisce sempre con grande umiltà. Condottiero valoroso, con grande volontà sempre onora gli ideali del regno di Camelot”. Le parole possono ingannare in un primo momento i più ingenui ma le crude immagini dicono ben altro…Vi invito ad osservare il simpatico siparietto al minuto 1.26 della sigla:

Non penso che gli ideali di Camelot tanto sbandierati comprendano lo scalciare vigliaccamente un uomo innocuo e indifeso (e per giunta vecchio) facendolo precipitare mortalmente in un burrone. Quest sigla è più bugiarda della copertina del Dvd di La piccola bottega degli orrori con il simpatico faccione di Jack Nicholson che viene spacciato per protagonista ma che in realtà appare per soli 5 minuti.

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WHAT’S MY DESTINY DRAGON BALL  O DELL’IMPORTANZA DELLA LINGUA INGLESE

Per anni abbiamo pensato che, a causa dell’inesperienza dovuta alla nostra giovane età, le sigle di Dragon Ball dovessero essere per forza formate da costrutti di senso compiuto ancora troppo complessi per essere compresi da noi bambini. Che erronea congettura! Bastava capire che le parole erano messe inevitabilmente a cazzo perché per forze di causa maggiore alla metrica non si comanda! Secondo la sigla di quello scoppiato di Giorgio Vanni (se uno parlasse inglese come lui, in Gran Bretagna lo scambierebbero sicuramente per un magrebino), il protagonista di DBZ sembra essere il fantomatico Dragon Ball ovvero il misterioso Drago Sfera. Il suo punto debole? Il genitivo sassone! Se qualcuno poi rileggendo questa grande poesia ritmica è riuscito a comprendere il significato dell’enigmatica frase “e guardando più in là il tuo cuore saprà ritrovare Dragon Ball” me lo comunichi immediatamente…

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CHE CAMPIONI HOLLY E BENJI!!! O DELLE SCOMODE MENZOGNE SU MR. PRICE

Che Campioni Holly e Benji sembra una canzone apparentemente normale finché non la si analizza attentamente dal punto di vista del portiere più forte del manga: “Hanno la forza dell’umiltà” ahahahaha…penso che Benji sia il calciatore meno umile di tutta la squadra al pari di Mark Lenders e dell’aquilotto Patrick Everett. “Benji para i calci di rigore” mai visto parargli un tiro dal dischetto, al massimo lo ha fatto Ed Warner nell’eroica semifinale con la Francia. Poi la frase che mi fa più incazzare: “Questa coppia eccezionale guiderà la nazionale” Ma io mi chiedo come diavolo fa Benji a guidare la nazionale se gioca una sola fottutissima partita? (tra l’altro se ben ricordo in tutto il cartone gioca solo due match ovvero le finali con la Muppets e con la Germania Ovest)

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DRAGON BALL O DELL’UBICAZIONE DI SHENRON

Insieme ai soliti Inglesismi incomprensibili (Fightingontheground Blastingthroughtheclouds) il sibillino Vanni sembra disperato nel narrare l’impossibile ricerca del Drago dei Desideri. La frase “Combatti per trovare il drago però nessuno sa dove sta” è di una falsità incredibile: lo sanno tutti che Shenron appare semplicemente nel posto in cui viene invocato. Punto. Una menzione speciale alla stupefacente strofa che rimanda a un precedente uso di sostanze illegali (e che non trova nessun riscontro nel cartone) “Se chiudi gli occhi vedi il drago e senti tutto il suo potere ma quando arrivi tu non c’è più”.

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TUTTI ALL’ARREMBAGGIO! O DELLE CRUENTE METAFORE INTRISE DI RIMANDI A LAPALISSE

Al primo posto non può che esserci One Piece. “ Questo grido è come un tatuaggio che s’incide dentro i nostri cuori” è una delle strofe più visionarie di sempre nonché una metafora quantomeno ardita che richiama un’operazione truculenta e dai contorni decisamente cronenberghiani. One Piece stordisce oltre che per la trama contorta anche per le frasi sconvolgenti come “Il tesoro non è più un miraggio ma soltanto quando lo ritroverai allora lo vedrai di lapalissiana memoria che rendono questa sigla un capolavoro dell’astrattismo.

 

Francesco Pierucci