TOP 5-I MANGA PIU’ VENDUTI DI SEMPRE

Titoli conosciuti ma anche alcune sorprese in questa classifica che è aggiornata al 2015. Andiamo a scoprire chi è in testa:

5

Kochikame HINDI Episodes www.toonnetworkindia.co.in

KOCHIKAME

Il manga giapponese che racconta le disavventure di Ryo-san. Nato nel 1976, il manga di Akimoto ancora in corso d’opera! 189 tankobon e 155 milioni di copie vendute. “Stranamente”, nessuno ha pensato di pubblicarlo in Italia.

4

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DRAGON BALL

Quarto posto per una pietra miliare della nostra adolescenza. 157 milioni di copie vendute per Toriyama. Mica male!

3

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BLACK JACK

Sul gradino più basso del podio troviamo il “Dio dei manga” Osamu Tezuka con una delle sue opere meno conosciute in Italia. 176 milione di copie.

2

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GOLGO 13

Medaglia d’argento per l’unico seinen della classifica. Nato nel 1968, è ancora in corso con 200 milioni di copie vendute. Il protagonista della longeva opera di Saito è l’omonimo assassino prezzolato di cui nessuno conosce la vera identità

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ONE PIECE

E al primo posto….sorpresa? Ma anche no! 300 copie vendute, record frantumati e a detta di Oda siamo ancora a metà opera. Complimenti!

 

Francesco Pierucci

ROBOCOP vs TERMINATOR

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Lo so sono terribile, danno Terminator Salvation a 3€ in qualche cinema e guarda caso la stessa  settimana arriva un breve articolo sul personaggio.

E dato che l’estate è appena terminata e ho avuto tanto tempo per stare sul divano, guardare la TV, giocare al X-Box o leggere fumetti… ho così scoperto dell’esistenza di un fumetto pazzesco: un crossover tra l’universo di Terminator con quello di un altro cyborg letale ma dalla parte del bene, Robocop.

Sapere chi sono gli autori mi ha stupito ancora di più: Walter Simonson e Frank Miller, che sono i miei idoli e di cui pensavo, presuntuosamente, di aver letto tutti i lavori.

Nel 1992, grazie a quattro capitoli editi dalla Dark Horse Comics, Miller ci fa scoprire come, forse, la tecnologia usata a Detroit per ricostruire Alex Murphy sia una versione beta di Skynet e di come poi il poliziotto si alleò con la resistenza umana del futuro per sconfiggere la tirannia delle macchine.

Il protagonista assoluto è appunto Robocop, e grande spazio nella narrazione è riservato alla sua mente, l’unica componente ancora completamente umana, che deve combattere per non essere assorbita da Skynet, dato che questo comporterebbe infatti l’evoluzione da semplice programma di difesa a organismo senziente e distruttivo del famoso nemico. Come prevedibile gli scontri armati tra robot riempiono gran parte del racconto, così come i viaggi nel tempo; la protagonista femminile della storia è una vera ciofeca, e non da alcun contributo alla storia se non spifferare a Robocop il suo futuro.

Il livello grafico di questo fumetto non è eccelso ma, comunque, dopo le mirabili tavole su Thor, X-Factor e Avengers il vecchio Simonson non si smentisce neppure ora come grande illustratore delle icone degli anni ’90; alcune scene davvero da paura meritano l’acquisto, si arriva anche ad assistere allo scontro tra un esercito di Terminator e un plotone di Robocop, e senza accorgersene si arriva alla fine della lettura.

Di questo strano fumetto è stato anche realizzato un videogioco a giocatore singolo per Game Boy e Super Nintendo, che a sua volta ispirò un film, per nostra fortuna mai realizzato.

Pietro Micheli

HOLY TERROR BY FRANK MILLER

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Questo fumetto del 2011 ha per oggetto la guerra al terrorismo e nasce come manifesto a fumetti, secondo Frank Miller, di quel credo che ha caratterizzato l’ultimo decennio degli Stati Uniti; i nemici della graphic novel sono nel particolare gli estremisti islamici, ma anche in generale i terroristi, che tolgono la vita agli innocenti senza esitare, siano essi infedeli o “loro simili”.

Il protagonista che Miller sceglie per questa sua ultima avventura è Fixer, un vigilante stile Batman che protegge l’archetipo di tutte le città statunitensi, Empire City, con la sua democrazia e stile di vita, da dei terroristi islamici che nel design ricordano i Persiani di 300 (ma pensa te).

Originariamente il progetto dello scrittore era di portare Al-Quaeda a Gotham City e far combattere Batman contro i soldati di Bin Laden… doveva essere un vero fumetto di propaganda come quando in piena guerra mondiale Capitan America dava pugni a Hitler.

Le tavole, come da tradizione in 30×23, sono tutte in bianco e nero, con qualche virgola di colore nello stile di Frank e il tratteggio e quello inconfondibile che ha caratterizzato tutti i suoi più famosi lavori.

Tutto il volume si legge a meraviglia, divertente a un primo livello di lettura dei salti tra i tetti e le risse; se si approfondisce si nota però tutto l’integralismo di cui si macchia anche Miller con la sua stereotipazione del nemico orientale.

Anche la consapevolezza che la violenza e l’odio hanno contagiato l’occidente e l’America non salva Frank Miller, questo “seme del odio” sarebbe infatti stato piantato dalla parte violenta del islam nella pacifica America, innescando un circolo vizioso in cui noi non avremmo colpe.

Pietro Micheli

QUEBRADA- LA CITTA’ DELLE MASCHERE

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Era un po che volevo parlare di wrestling in questa sede, ma mancavano sempre le occasioni giuste.

Mi è passata per le mani l’ultima copia in negozio di un fumetto incentrato sulla lotta libera messicana, e me ne sono subito innamorato.

Quebrada è fumetto italiano con una lunga storia, e il libro di cui sono in possesso è solo la raccolta di racconti partiti nel 1999 ad opera di Matteo Casali e quel genio di Giuseppe Camuncioli inspirati dalla magia, dal folclore e dal adrenalina di un incontro a cui assistettero negli Stati Uniti (e dai cartoni dell’Uomo Tigre, per ammissione degli stessi autori).

Nella “lucha libre” tutti i lottatori hanno delle maschere dalle caratteristiche simili in quanto a fattezza; l’identità dell’atleta dietro la maschera è tenuta il più possibile segreta, in modo da creare un alone di mistero e mitizzare non tanto l’uomo ma quello che lui rappresenta in quel momento sul ring.
Lo smascheramento è considerato un grandissimo disonore come si evince da alcuni scambi in Quebrada, tanto che gli incontri che mettono in palio le maschere dei lottatori, nascondono accordi economici stratosferici; chi perde la maschera perde di fatto la sua identità, come anche il rispetto del pubblico.

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La Città delle Maschere è diviso in 2 capitoli, diversi per argomenti, disegni e colori. Il capitolo introduttivo, Ogni Uomo per sè Stesso, è composto da storie brevi che ci presentano il cast della saga e ci introducono a questo mondo violento; è interamente a colori e ogni personaggio è interpretato da disegnatori diversi. Il Colore della Passione è il pezzo forte del volume, anche questa seconda sezione è di stampo antologico e si scruta nella vita di Pasiòn, una lottatrice tanto bella quanto tormentata, con un padre assente e una scia di uomini ai suoi piedi; tutto in bianco e nero con una “nota” rossa, l’unico colore di queste pagine è infatti il rosso che copre Pasiòn, maschera, smalto o sangue che sia.

La narrazione del intero libro ne guadagna della divisione in capitoletti, e paradossalmente rende più agevole la lettura. Non parliamo dei disegni che sono strabilianti, un tratto carico ma pieno di violenza adatta allo scopo narrativo.

Pietro Micheli

P:S Parlando con un mio amico ferrato sul argomento wrestling posso dirvi che la lucha libre è nata circa negli anni ‘30 in Messico, l’eredità di questo sport/spettacolo è stata poi portata al mondo (e in Italia) da atleti come Eddie Guerrero e Rey Mysterio Jr., nati come “luchadores” messicani e solo dopo entrati nella più famosa WWE.

THE KILLING JOKE

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Nel 1988 il barbuto e mistico fumettista Alan Moore era ancora in buoni rapporti con DC Comics, si era occupato di icone come Superman nell’86 e aveva creato nuovi personaggi nelle pagine di Watchmen (1987).

La follia portata dal potere eccessivo e la paura negli uomini per gli esseri “super” sono sempre stati presenti nei racconti di Moore, basti pensare a Miracle-Kid e Doc. Manhattan, è quindi logico che l’autore britannico dovesse prima o poi fare i conti con il “pazzo” per eccellenza dei fumetti, ovvero il Joker.

Gli spunti per The Killing Joke sono svariati: la lotta tra Joker e Batman continua ininterrotta ormai da anni logorando entrambi, il passato del clown di Gotham è sempre stato misterioso e tuttora ignoto, in oltre Batman e amici, nessuno escluso, piano piano si sono accorti che non possono essere al sicuro da un individuo tanto imprevedibile.

Scopriamo che nella sua vita precedente il Nostro era un comico fallito che entra in un brutto giro per fare un po di soldi; dopo la morte di moglie e figlio e un pericoloso bagno di sostanze chimiche perde la ragione.

Questi stessi eventi sono stati immortalati nel primo storico film di Batman per illustrare le origini del Joker.

In queste pagine si cerca di dimostrare proprio il teorema della “giornata storta” o “tesi del crimine”: anche le persone comuni e senza troppi problemi, ad esempio Jim Gordon, possono avere la vita stravolta e distrutta da una giornata sfortunata.

Come accennavo Joker si scatena sul commissario Gordon e lo sottopone a torture fisiche e psicologiche, prima nel suo appartamento (dove colpisce anche Bat-Girl, figlia del poliziotto) poi in un luna park abbandonato; poco dopo lo stesso luna park sarà teatro dello scontro con il Pipistrello accorso in aiuto del amico sbirro.

Nel veloce scambio che segue la lotta, Batty prova a offrire aiuto al rivale che però rifiuta, per lui ormai è tardi per una redenzione. Dopo un momento di lucidità il personaggio torna a delirare e racconta una barzelletta che ha sorpresa fa ridere anche il Cavaliere Oscuro; i due sono ritratti come vecchia amici, in fin dei conti sono vittima degli eventi e il balletto del cattivo contro l’eroe è molto difficile da interrompere.

Insomma una lettura che il blog consiglia, non solo per l’importante tassello sulla vita di Joker ma anche per il suo valore artistico dato dagli ottimi disegni e dall’interpretazione cruda e violenta in cui troviamo Batman e i suoi comprimari.

La firma di Moore è sempre una garanzia e anche se è uno stronzo noi continueremo a parlare del suo lavoro.

Pietro Micheli

AVENGERS-AGE OF ULTRON: QUANDO IL VERO NEMICO E’ L’ASPETTATIVA

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Se Scarlet avesse avuto i poteri del fumetto, questo film non avrebbe avuto senso di esistere…

E’ questo il primo pensiero  che mi è balenato in mente ieri all’uscita dalla sala. Un segnale non molto rassicurante, per usare un eufemismo. Ho provato allora a interrogarmi sul perché di questo pensiero e, dopo essermi scervellato per qualche minuto, sono arrivato a una sola plausibile conclusione: Age of Ultron è uno di quei film che ti scorre sulla pelle, senza mai toccarti veramente. Delusione? Nì, perché la pellicola fa il suo porco dovere (da buon cinecomic) ma l’amara verità è che non migliora assolutamente il primo Avengers (anzi…).

La nuova creazione di Whedon infatti amplifica suo malgrado i difetti accennati della prima pellicola: nessun filo logico nei rapporti causa-effetto (molti personaggi agiscono in modi sconsiderati rispetto alla loro caratterizzazione), un villain che promette bene ma che diventa solo una futile macchietta (l’Ultron di James Spider), un eccessivo numero di personaggi gettati nella mischia solo per fare numero (almeno in questo secondo capitolo…) e, meramente per gusto personale, troppa azione e poca sostanza.

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Figli di Trojan!

Bisogna ammetterlo: migliorare il primo Avengers era sicuramente un’impresa titanica e perdere l’effetto novità della squadra di supereroi di certo non ne ha facilitato il compito: non basta purtroppo un’accurata introspezione su due “personaggi minori” (leggi Occhi di Falco e Vedova Nera) e la solita serie di battute irresistibili in stile Marvel per raggiungere l’agognata meta.

Il doppiaggio farsesco e lo sterile 3D poi appesantiscono un film che rimane un buon cinecomic che però rimane schiacciato dal peso delle sue stesse aspettative.

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Meglio se torno a ‘ffà motion capture, va!

E allora non fatico ad ammettere di aver provato per un secondo una sciocca sensazione di paura: e se il maestoso castello di carte della continuity Marvel crollasse improvvisamente? Se i nuovi film di questo magnifico progetto deludessero ancora le attese? Cosa succederebbe?

E così che, un po’ per proteggermi un po’ per allarmarmi, mi torna alla mente il primo pensiero:

Se Scarlet avesse avuto i poteri del fumetto, questo film non avrebbe avuto senso di esistere…

Francesco Pierucci

TOP 10 – FUMETTI DA REATO

Finalmente un po’ di tette e culi in questo blog di soli maschi!

Cari lettori voglio portare alla vostra attenzione il bigottismo e perbenismo gratuito di cui la nostra società fatica ancora a liberarsi; ispirato da recenti casi che hanno sconvolto il web e dalla lettura di un libro uscito qualche anno fa che parla di quanto i comic book siano odiati, Maledetti Fumetti di D. Hajdu (ed. Tuneé– 2010), ecco 10 albi che hanno scatenato le ire di pretini, genitori e femministe.

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Queste sono le più recenti “cover” che hanno fatto infuriare puritani e falsi moralisti, che giudicano un libro dalla copertina, senza leggerlo (ancora, nel Ventunesimo Secolo).

Abbiamo un numero GI Joe (prima foto), reo soltanto di mostrare un po’ di curve; i critici di Spider-Woman #1 (seconda foto9) hanno scomodato un artista italiano del calibro di Manara, che è famoso da anni per il suo stile e gli argomenti delle sue opere.Per Bat-Girl (terza foto) la polemica è ancora “fresca”: soltanto un mese fa tutto il web si è scatenato contro l’illustrazione, che sarebbe un chiaro incitamento al femminicidio, al grido di #changethecover… e io rispondo: fatevi meno canne.

I casi più divertenti però devono ancora arrivare:

Elseworlds 80 Pages Giant

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Alla DC Comics ne combinano di ogni e nel 1999 si dimenticano pure un bambino nel microonde (ragazzi non provateci a casa).

Vi lascio immaginare le reazioni per questa vignetta.

Elektra #3

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Nel 2001, in un episodio della ninja greca della Marvel, viene mostrata una scena di nudo… scandalo!

Action Comics

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I primi fumetti di Superman vennero accusati di ritrarre una versione per i bambini del “super uomo nazista”, nessuno prese sul serio la cosa e questo ariano di Kripton con ciuffo e mantello scorrazza libero da 75 anni.

Ms. Tree #34

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Fumetto nato a cavallo tra anni 70 e 80, mentre nascevano i moderni comic book shop (le fumetterie). Sulle pagine di un episodio stampato nel 1984 c’erano scene di nudo, e per la vendita di questo ed altri fumetti dello stesso mese dai contenuti simili, alcuni venditori furono arrestati.

Tales From The Crypt

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I ‘Racconti dalla Cripta’ erano fumetti splatter e dal umorismo nero che riprendevano racconti radiofonici horror molto in voga negli anni 80 in America. Associazioni dei genitori e parrocchie si sono spesi a lungo contro questi albi.

Phantom Lady

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Conosciuto oltre oceano per le immagini stile pin-up della protagonista, The Phantom Lady era pensato non tanto per i ragazzini quanto per un pubblico più maturo, ciò nonostante per tutti gli anni 50 è stato elevato come primo esempio della corruzione di costumi che fluivano dai fumetti.

Oggi il valore sul mercato del collezionismo di questa collana è stratosferico.

Crime Suspens Stories

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Fumetto che raccontava di infedeltà coniugale e crimini passionali!

La cover #22 fu portata come prova ad un audizione al Senato degli Stati Uniti per bandire i fumetti dal mercato. I redattori si salvarono, ed insieme a loro tutta la categoria, perché fu fatto capire che “di cattivo gusto” sarebbe stato spostare l’inquadratura verso il basso, aggiungendo sangue sotto la testa mozzata e il resto del corpo senza capo in un lago rosso.

Pietro Micheli