TOP 5 – LE MIGLIORI SERIE NOVITA’ DEL 2016

Dicembre come ogni anno è un mese di bilanci e nell’attesa della nostra tradizionale classifica (che pubblicheremo gli ultimissimi giorni dell’anno) in cui vi proporremo i film più interessanti del 2016, l’appuntamento di oggi è per un’altra TOP 5, assolutamente inedita sulle pagine di questo blog. Parliamo delle migliori serie che hanno debuttato nell’anno solare che sta volgendo al termine, un anno molto ricco di nuovi titoli di grande rilievo. Inutile dire che a fare da padroni sono i soliti colossi, HBO e Netflix, con qualche incursione di altri network.

La classifica si concentrerà sulle serie TV con almeno dieci episodi a stagione, quindi non le c.d. miniserie, trasmesse in pochi episodi, e, se composte da più stagioni, antologiche (quindi tra una stagione a l’altra non ricorrono personaggi e ambientazioni). Quest’ultima categoria, nel 2016, ha comunque offerto al pubblico televisivo ottimi prodotti: segnaliamo American Crime Story, The Night Of e The Night Manager, tutte candidate ai Golden Globes 2017 nella categoria Miglior miniserie o film per la televisione.

Passiamo dunque alle migliori serie TV che hanno debuttato nel 2016. N.B.: non saranno in classifica le serie non ancora trasmesse in Italia (su tutte l’ottima Atlanta, andata in onda negli Stati Uniti su FX).

5. BILLIONS

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Sicuramente il miglior debutto della prima parte dell’anno, prima che da agosto in poi arrivassero i titoloni che troveremo nelle posizioni più alte della classifica. Trasmessa dal canale a pagamento Showtime, che già aveva regalato pezzi da novanta come Dexter e che nel 2017 trasmetterà l’attesissimo sequel di Twin Peaks, è andata in onda in Italia su Sky Atlantic a partire dal 21 giugno.

I dodici episodi che compongono la prima stagione vedono la lotta senza esclusione di colpi tra Chuck Rhoades (Paul Giamatti), potente procuratore distrettuale del distretto sud di New York, e Bobby Axelrod (Damian Lewis), squalo dell’alta finanza divenuto miliardario alla guida di una compagnia finanziaria specializzata su fondi speculativi. Chuck deve decidere se avviare un caso che potrebbe definitivamente consacrare la sua carriera (durante la quale non ha mai perso una causa), correndo tuttavia rischi non indifferenti sia sul piano professionale sia personale in quanto sua moglie Wendy (Maggie Siff, già vista in Sons of Anarchy) lavora come psicologa presso la società di Axelrod, guadagnando molto più di lui ed è depositaria di molti segreti di “Axe”.

I punti di forza sono la qualità della messa in scena e della sceneggiatura e la curata caratterizzazione dei personaggi (anche di quelli che paiono secondari). In certi momenti ricorda House of Cards, dalle parti di Showtime si augurano che il loro prodotto possa emularne le gesta. La seconda stagione parte a febbraio 2018, questa volta in contemporanea con gli Stati Uniti.

4. THE YOUNG POPE

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È la prima serie TV creata e diretta interamente da Paolo Sorrentino, già premiato con l’Oscar per il miglior film straniero nel 2014 con La grande bellezza. Questo grande progetto televisivo nasce da una sontuosa co-produzione tra Italia (Sky), Stati Uniti (HBO) e Francia (Canal+) e rappresenta un’importante affermazione italiana nel mondo della serialità internazionale, dopo il grande successo di Gomorra – La serie (che quest’anno ha debuttato negli USA con risultati strabilianti). Caratterizzata da un’eleganza formale e e un’ironia marcatamente sorrentiniane, la serie racconta i primi anni di pontificato del quarantottenne Lenny Belardo (Jude Law), il (fittizio) primo papa nordamericano della storia, salito al soglio pontificio con il titolo di Pio XIII: Belardo sconvolge tutti rivoluzionando la figura del pontefice contemporaneo ponendosi su tesi conservatrici riguardo ai temi più discussi (aborto, divorzio, omosessualità) sovvertendo così le aspettative che si erano create attorno alla sua elezione.

Sorrentino ha chiamato a sé un cast di attori in pieno spolvero: oltre all’incredibile performance del britannico Jude Law nei panni del protagonista, degne di nota sono le prove attoriali di Silvio Orlando, Diane Keaton, James Cromwell e Javier Cámara.

Ancora prima della messa in onda della prima stagione, Sorrentino ha annunciato di essere al lavoro su una seconda stagione, il cui rilascio è ancora sconosciuto.

3. THIS IS US

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Trasmessa negli USA dalla NBC e andata in onda in Italia su Fox a partire dal 21 novembre (finora 5 episodi, il lunedì in seconda serata), This is us rappresenta un qualcosa di diverso nel panorama televisivo mondiale. La serie racconta la storia di alcuni personaggi che hanno la peculiarità di esseri nati tutti lo stesso giorno e che nel primo episodio festeggiano, in vari modi, il loro trentaseiesimo compleanno. Tra questi, abbiamo Rebecca e Jack, una giovane coppia di sposi che sta per affrontare un parto plurigemellare; Randall, marito e genitore di due figlie che va alla ricerca del proprio padre biologico da cui era stato abbandonato in tenera età; Kevin, un attore di sitcom demenziali che inizia a non essere soddisfatto della propria vita professionale, e la sorella di quest’ultimo, Kate, che tenta invano di perdere peso. Il creatore della serie, Dan Fogelman, cerca di raccontare le loro storie in maniera stravagante, senza ricorrere a luoghi comuni. Infatti la naturalezza con cui i protagonisti si relazionano tra loro (hanno tutti legami tra loro, come emerge di puntata in puntata) e la spontaneità dei dialoghi riescono nella non facile impresa di connotare di originalità anche le scene più quotidiane.

Rispetto alle altre serie presenti in classifica, ha attirato meno attenzione nel nostro Paese, anche a causa della collocazione nel palinsesto di Fox non proprio centrale.

Sono previsti 18 episodi, vedrete che vi sorprenderà.

2. STRANGER THINGS

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Distribuita in tutto il mondo in blocco (come è abitudine per Netflix) il 15 luglio, la serie (composta da otto episodi), una delle migliori produzioni originali della casa di Hastings (nell’anno in corso degne di nota anche The Get Down, The Crown e The OA) sembra essere concepita per accontentare tutti i fan degli anni Ottanta. Infatti riesce a mescolare abilmente le avventure per ragazzi in stile Goonies, la fantascienza, certi romanzi di Stephen King (Stand by me per esempio), l’horror di John Carpenter e Wes Craven e il miglior Spielberg di quegli anni (E.T. su tutti). I Duffer Brothers, creatori e registi del telefilm, hanno dato vita a un vero e proprio viaggio nel tempo grazie anche a un’accurata ricostruzione dell’ambiente e una colonna sonora che non scade mai nel cliché.

Tutto nasce dalla misteriosa sparizione del dodicenne Will Byers nella tranquilla città di Hawkins nell’Indiana. Nella stessa città, una strana ragazzina, Eleven, approfitta della confusione generata da un incidente ad un ricercatore per fuggire dal laboratorio segreto dove è detenuta, aiutando gli amici di Will, grazie ai propri poteri paranormali, nella ricerca del proprio coetaneo scomparso.

I giovani protagonisti della serie, tra cui spicca l’intensa Millie Bobby Brown (Eleven), sono balzati agli onori del pubblico e della critica, divenendo i protagonisti della cerimonia degli Emmy Awards 2016, pur non essendo candidati. Da segnalare il meritato ritorno alla ribalta internazionale di Winona Ryder, nominata ai Golden Globes 2017 per il suo ruolo nella serie.

La messa in onda della seconda stagione di 9 episodi è stata confermata per il 2017.

1. WESTWORLD

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Jonathan Nolan, fratello del più famoso Christopher (il cui prossimo film, Dunkirk, uscirà nei cinema ad agosto 2017), con cui ha collaborato alle sceneggiature nella maggior parte dei suoi successi, ha dato vita, insieme alle moglie e produttrice Lisa Joy, alla serie TV Westworld, produzione di cartello del network via cavo HBO (trasmessa in Italia da Sky Atlantic). Traendo ispirazione dal film Il mondo dei robot, scritto e diretto da Michael Chrichton nel 1973, Nolan e Joy hanno creato un futuro in cui esistono androidi così tecnologicamente avanzati e tanto realistici dal punto di vista fisico ed emotivo (su questo secondo aspetto sono concentrate gran parte delle vicende) da poter essere i residenti di un parco a tema western, Westworld appunto, all’interno del quale interagiscono con i ricchi visitatori che vi hanno accesso. Tra sottili implicazioni filosofiche e un intreccio caratterizzato da significativi colpi di scena fino allo stupefacente finale di stagione (ma anche certi finali di episodio lasciano senza fiato), nei 10 episodi spiccano le interpretazioni di Evan Rachel Wood, Thandie Newton e dei due big Ed Harris e Anthony Hopkins. Quest’ultimo interpreta l’enigmatico dottor Ford, creatore del parco e burattinaio che muove i destini di gran parte dei personaggi della serie. La HBO ha già rinnovato la serie TV per una seconda stagione prevista per il 2018.

Michael Cirigliano

SAN JUNIPERO: UN’ANALISI AL CONTRARIO

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Ieri ho visto San Junipero la quarta puntata della terza stagione di Black Mirror e non mi è piaciuta affatto.

E’ da ieri però che ho un impulso irrefrenabile di scrivere un articolo per analizzare l’episodio a fondo. Un impulso che per la cronaca non ho avuto per le altre puntate della stagione che ho apprezzato maggiormente come Nosedrive (una metafora sociale dalle tinte andersoniane) e Playtest (un ansiogeno omaggio al corvo di Poe e a Danza Macabra di Margheriti).

Perchè?

Provo a ragionarci mentre scrivo.

Credo che in generale, oltre all’abilità nel creare universi distopici prossimi alla realtà, la caratteristica principale di tutte le puntate di Black Mirror sia il plot twist che ribalta totalmente la visione dello spettatore.

Ecco: non mi è mai capitato se non con San Junipero di capire immediatamente dopo pochi minuti la struttura della storia. E’ molto semplice in realtà. Un episodio di Black Mirror (serie che si basa su tecnologie futuristiche) ambientato negli anni ’80 mi fa pensare già dal primo frame che, nonostante i cabinati, i colori fluo e le pettinature, quelli che stiamo vedendo non sono i veri anni ’80. Aggiungici l’incidente videoludico dell’automobile e la battuta del ragazzo di Kelly “Qui sono tutti morti” e il gioco è fatto.

Poi, non essendo convinto dalla mia interpretazione, ho pensato e ripensato. Ma era veramente questa l’intenzione di Charlie Brooker? E se l’obiettivo principale della puntata non fosse il solito plot twist?

E’ molto semplice in realtà. Questo è il punto. E’ tutto troppo semplice in realtà.

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Troppi indizi, troppo palesi. L’ambientazione, le battute, persino la musica (Without leaving your easy chair; Heaven is a place on Earth) saltano subito all’occhio anche dello spettatore meno esperto. E allora ho capito che Brooker ha stravolto le carte: ha scelto di rivelare senza troppi patemi l’universo distopico per permettere a chi guarda di focalizzarsi quasi esclusivamente sul rapporto tra Yorkie e Kelly.

Parliamo dunque di questo rapporto tra le due protagoniste. E’ riuscito? Sì e no. Adesso mi spiego meglio. Dal punto di vista meramente narrativo la costruzione dei personaggi non mi è parsa impeccabile. Lo sviluppo stereotipato della storia d’amore, alcuni dialoghi claudicanti e determinate azioni delle protagoniste (ad esempio quando Yorkie cerca Kelly nel locale della “perdizione sadomaso”) mi sono sembrati eccessivamente fittizi proprio come l’universo in cui vivono.

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Ma allora cos’è che mi spinge a pensare continuamente a questa puntata?

La SCELTA. O meglio cosa c’è dietro questa scelta.

E sì, perché il nocciolo di tutta la questione è proprio questo.

Se foste nella stessa situazione di Kelly cosa scegliereste?

Il ricordo dei propri cari o un amore appena sbocciato? 

L’amarezza del passato o la morbidezza del futuro?

Il Nulla o un’illusione perpetua?

E forse è proprio questa sorta di metafora tra due visioni contrastanti (credenti e atei) che mi affascina sin da bambino.

Non so cosa avrei scelto al posto di Kelly.

So solo che chi pensa al finale di San Junipero come un dolce happy ending forse non ha riflettuto abbastanza…

 

Francesco Pierucci

 

HOUSE OF CARDS: TUTTO PRONTO PER LA QUARTA STAGIONE

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Non c’è momento migliore di quello attuale per dare avvio alla campagna promozionale dell’attesa quarta stagione di quella che fu la prima serie targata Netflix. Negli States infatti è entrata nel vivo la corsa alla Casa Bianca che culminerà con le elezioni del novembre 2016.

A farla da padrone (senza entrare nel vivo delle opinioni politiche, per le quali non è questa le sede per una discussione in merito), almeno dal punto di vista mediatico, è sicuramente la figura di Donald Trump che, candidatosi tra le fila dei Repubblicani, sta guadagnando crescenti consensi.

E, a detta di Kevin Spacey, è proprio al magnate newyorkese che si rivolge Frank Underwood quando fissa la telecamera in House of Cards (così ha scherzato l’attore vincitore di due Premi Oscar al Late Show with Stephen Colbert, che da settembre ha preso il posto del longevo talk show di David Letterman).

Cavalcando quest’onda, la settimana scorsa è partito il conto alla rovescia per la quarta stagione con il lancio sul profilo Twitter della serie di una provocatoria (ma anche realistica visto che gli eventi della serie si svolgono in questi anni) candidatura di Underwood alle presidenziali americane del 2016 annunciando altresì che la quarta stagione della pluripremiata produzione Netflix sarà pubblicata (tutta insieme, come da tradizione per tale servizio di streaming online) il 4 marzo 2016.

La terza stagione è stata accolta tiepidamente dalla critica americana e tale calo di mordente era inevitabile se si considera il fatto che la spinta propulsiva dell’implacabile corsa alla Casa Bianca si era esaurita con la fine della seconda stagione che aveva sancito l’elezione a Presidente di Underwood dopo le dimissioni di Garrett Walker.

La terza stagione della serie rimane comunque positiva sotto vari punto di vista.

Il primo è l’approfondimento del rapporto tra USA e Russia con la figura del presidente Petrov, un chiaro richiamo a Vladimir Putin, corroborato dal ruolo delle Pussy Riot, che appaiono nella serie interpretando se stesse.

Legato a questo aspetto vi è il largo spazio che è stato concesso finalmente alla politica estera, trattata spesso secondo canoni popolari come gia successo in Homeland e The West Wing, che rimane l’esempio migliore in materia.

La terza stagione è stata anche il teatro della caduta di Doug Stemper (uno dei personaggi più amati dai fan della serie), da sempre braccio destro di Frank ma costretto ad una lunga convalescenza in seguito all’attacco subito dall’ex Rachel al termine della seconda stagione. Dopo essere ricaduto nel tunnel dell’alcol, il buon Doug è però risalito dimostrando a Frank gratitudine e fedeltà e ritornando a pieni ranghi nello staff del Presidente. Ma i fatti hanno attestato che non è più la personalità impeccabile di un tempo…

Però il motivo che alimenta maggiormente l’attesa della quarta stagione è la crisi del matrimonio tra Frank e Claire, interpretata magnificamente da una Robin Wright, rilanciatosi dopo una scomparsa dai radar del successo sin dai tempi di Forrest Gump. Frank sa di dovere molto alla moglie, sia in termini di consensi (della coppia, è Claire quella che piace ad una più larga fetta dell’elettorato) sia in termini di obiettivi raggiunti. Non averla più al suo fianco potrebbe rappresentare l’inizio del declino per la già scricchiolante figura del Presidente. Senza contare il fatto che siamo in piena campagna per le presidenziali del 2016 e, senza l’aiuto di Claire, sconfiggere un forte candidato come Heather Dunbar, potrebbe rivelarsi un’impresa ardua anche per un politico senza scrupoli come Frank Underwood.

Sono quindi molti gli interrogativi che attendono risposta e non ci resta che far partire il countdown per la quarta stagione, che per la serie rappresenterà il definitivo esame di maturità in termini di ascolti e gradimento.

Michael Cirigliano

ATTORI DI HERCULES: CHE FINE HANNO FATTO?

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La maggior parte dei ragazzi tra i 25 e i 30 anni ha ricevuto più insegnamenti da questo telefilm che dai parenti stretti. Hercules ha segnato le nostre vita al pari dei Simpson, di Holly e Benji, di Sarabanda e Willy il principe di Bel Hair. La sua sigla cazzutissima, recitata dai fan come un Credo, la scollatissima canotta gialla del protagonista, le battutine di Iolao, i nemici pasticcioni, gli Dei cretini, gli effetti speciali antiquati che facevano sembrare un centauro simile a una giraffa e un umano simile a un cavallo. Per non parlare delle sporadiche puntate ambientate ai giorni nostri. Ma che fine hanno fatto gli attori che personificarono gli eroi di cotanto capolavoro, firmato Sam Raimi (mica male)????

HERCULES

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Il mitico Kevin Sorbo, raggiunto l’Olimpo con il personaggio di Hercules, ha puntellato la sua già importante carriera con il ruolo da protagonista del telefilm Andromeda; parti secondarie ma significative anche in Dharma & Greg, dove per poco non riesce a scopare la biondina interpretata da Jenna Elfman, The O.C in cui è il terribile Frank Atwood, padre di Ryan (descritto come un pazzo omicida per settanta stagioni e poi presentato col bel faccione di Kevin, quindi, buono come il pane), e i film parodistici 3ciento e The Extendables. Fuori dallo schermo gestisce con la moglie una organizzazione No Profit che addestra i ragazzi a far da tutori ai bambini piccoli e nullatenenti. Eroe in toto.

IOLAO

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Michael Hurst, importante parte in Hercules, piccole parti attoriali per il resto della carriera. Va meglio da regista per il neozelandese, che dirige due film diventati cult nella sua terra. È però entrato nella storia per aver fatto perdere il milione di euro a Kevin Sorbo a Chi vuole essere milionario? – versione USA, con un inutilissimo silenzio nell’aiuto della chiamata a casa. Che spalla.

MARTE

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Marte è morto, e non è una battuta o un gioco di parole. Dopo importanti parti nei due Spin Off della serie (Xena e Young Hercules), sempre con il ruolo di Marte, svolge alcuni ruoli in film d’azione di tutto il mondo. Durante le riprese di uno di questi, in Cina, mentre attende il trasporto che lo condurrà in hotel dopo le riprese, sale in una torre creata appositamente per il film, inciampa in alcuni cavi e precipita nel vuoto di schiena, morendo sul colpo. Troppo giovane. Aveva ancora tanto da dare.

SALMONEO

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Se la parte di Salmoneo in Hercules era già una bocciatura per la sua carriera, la fortuna dopo la serie tv e relativi spin off non ha arriso a Robert Trebor, attore con alle spalle importanti parti cinematografiche con Woody Allen (La rose purpurea del Cairo) e Oliver Stone (Talk Radio). Finito nel dimenticatoio, ha fatto perdere le sue tracce dopo il 2005. L’unica cosa interessante del suo nome oramai è che è un palindromo. E, diciamocelo, la sua parte in Hercules era odiosa.

GIUNONE

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Ma quanto cazzo faceva paura, da bambini, quello sguardo glaciale, la piuma di pavone e la musica acutissima? Meg Foster, anche se apparsa molto spesso in serie tv come Pretty Little Liars , The Mentalist o The Originals, ha soprattutto avuto successo a teatro, con numerosi spettacoli in giro per l’America e in Europa. Ma ovunque andasse e qualunque cosa facesse era sempre ossessionata da Hercules; lui era la testimonianza vivente dell’infedeltà di Giove.

ZEUS

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Parli del diavolo e spuntano le corna. Parte importante in Hercules (ma anche protagonista della più bella puntata di Xena in cui vengono ammazzati gli Dei, e sarà Hercules a ucciderlo), Roy Dotrice, importante attore teatrale britannico, anche apparso in Amadeus di Milos Forman come padre di Mozart, s’è dato alle serie tv con parti in Game of Thrones (a lui dovete l’Altofuoco). Baronetto insignito dell’Ordine dell’impero britannico.

VENERE

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Lo pensavo già da bambino. Ma quanto era brutta Venere? Zinnona (come direbbe il caro Renè Ferretti), bionda, stupidotta, scialba. Alexandra Tydings, americana, ha dato poco al mondo del cinema e delle serie tv; molto meglio con altri progetti, soprattutto teatrali, che scrive, recita e dirige, spaziando da argomenti sociali a personali. Almeno s’è re- inventata. Ma la domanda resta: Ma chi è sta zinnona???

Certo, e finisce qui??? Corilo, Autolico??? Apollo e quella cretina di Selene? Tranquilli, li tratteremo nel prossimo articolo, che riguarda i personaggi di Xena. Anche perché tutti vogliono sapere che fine ha fatto Olimpia.

Matteo Chessa

TOP 5 SCRUBS EMOTIONAL MOMENTS

Settembre è per IL Disoccupato Illustre il mese dei ricordi commoventi: l’anno scorso fu la volta di una TOP 10 dello stesso genere per l’allora appena terminata How I Met Your Mother, quest’anno è il turno di una famosissima serie che l’ha preceduta, Scrubs.

Questa serie (andata in onda dal 2001 al 2010), seppure sia universalmente considerata una delle migliori comedy di sempre, ha inaspettatamente trovato finora poco spazio nel nostro blog. Ma una menzione particolare l’aveva comunque ricevuta in occasione dell’articolo-sfogo che dava spazio a tutta la nostra delusione susseguente all’inaspettato finale dell’appena citata HIMYM. Veniva preso in considerazione il fatto di come il finale di Scrubs (così come quello di Breaking Bad) fosse un punto di riferimento tra le serie televisive di ogni tempo. E di certo non siamo gli unici a pensarla così. L’episodio 8×18-19 (il vero finale della serie, la nona stagione non merita di essere considerata) infatti vanta sul sito principe per i prodotti televisivi TV.com la più alta valutazione per un finale di serie mai registrata sul sito. In più, nello stesso sito i due episodi che hanno in assoluto la valutazione più alta (9.8/10) appartengono proprio alla serie creata da Bill Lawrence: stiamo parlando de Il mio disastro (3×14) e Il mio pranzo (5×20). Effettivamente si tratta di due punti altissimi della serie, forse i vertici massimi in termini di emotività. Ma di episodi strappalacrime ce ne sono tanti.

Questa classifica vi aiuterà perciò a farvi tornare alla mente tutti quei brividi (e per qualcuno magari anche lacrime) che J.D., Elliot, Turk, Carla, Cox, Kelso e il sempre presente Inserviente (oltre a tutta ad una serie di indispensabili personaggi secondari) vi hanno fatto provare.

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La mia vecchia signora

Quando pensi che Scrubs sia una serie comedy come se ne sono viste (e se ne vedranno) a migliaia e che si contraddistingue solamente per la sua particolare ironia, tempo quattro episodi e arriva il primo, ben assestato, pugno allo stomaco. Si riflette su un aspetto con cui tutti noi dobbiamo inevitabilmente avere a che fare: la morte. In un ospedale come il Sacro Cuore con la morte bisogna farci i conti giorno dopo giorno. E in questo caso tocca agli allora debuttanti J.D., Turk ed Elliot. I tre hanno in cura tre diversi pazienti con i quali finiscono per legarsi ma che si spengono per le loro rispettive patologie e complicazioni. Tutti e tre ritengono di avere sbagliato qualcosa ma il monumentale dottor Cox li rassicura così: “Come medico devi accettare il fatto che quello che facciamo qui ha un solo scopo: guadagnare tempo. Cerchiamo di prolungare la partita, nient’altro. Ma poi finisce sempre allo stesso modo”.

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Le mie ultime parole

Anni dopo J.D. e Turk si preparano alla loro “Notte bistecca” in cui mangiano bistecche fino a stare male, quando, prima di rincasare, incontrano un malato in fase terminale: il signor George.

L’uomo chiede loro un’ultima birra e viene subito accontentato. L’uomo, dopo essersi gustato la birra, lascia andare i due dicendo che i suoi parenti stanno arrivando. Purtroppo si scopre immediatamente che George ha detto il falso, così i due giovani medici tornano sui loro passi e, rinunciando alla loro “Notte Bistecca”, passano la serata con George per tenergli compagnia.

J.D. vorrebbe che l’ultimo ultimo pensiero di George fosse sereno. In effetti così succede: George prima di addormentarsi per l’ultima volta, si accorge che la birra che ha appena bevuto era veramente buona. E muore con il sorriso.

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Il mio pranzo / Il crollo del mio idolo

Sono due episodi, strettamente legati, che raccontano la prima e unica volta in tutta la serie in cui l’orgoglioso e sicuro dottor Cox si sente in colpa per un errore di valutazione commesso nel corso della sua professione.

Cox dà il consenso per effettuare un trapianto di organi su tre pazienti ricoverati, tra i quali vi è un suo amico, Dave. Gli organi provengono da Jill, una ragazza già precedentemente ricoverata al Sacro Cuore per un tentativo di suicidio a causa della depressione. Si scopre però poi che la ragazza non si è suicidata, ma è morta di rabbia. Parte così una corsa contro il tempo per salvare tutti i pazienti trapiantati che sono stati infettati. Nonostante gli sforzi, muoiono tutti e tre, compreso Dave, che avrebbe anche potuto attendere il trapianto per un altro mese. Proprio Cox, che aveva aiutato J.D. a non caricarsi sulle sue spalle la responsabilità della morte di Jill, si sente responsabile per la morte dei pazienti e si dispera. Allora J.D. parla così al suo mentore: “Ricordi quello che mi hai detto. Se inizi a sentirti in colpa per a morte delle persone non torni più indietro”. Il dottor Cox gli dà ragione, è caduto nello “sbaglio” che lui consiglia sempre di non fare. Nell’episodio successivo il dottor Cox è ancora molto stravolto e cade in depressione finendo per abusare di alcolici. Ciò lo porterà ad isolarsi da tutti e ad assentarsi addirittura dall’ospedale. J.D. e gli altri trovano allora il modo di stargli vicino, andando a turno a trovarlo a casa sua per fargli compagnia. Tutti rispettano il proprio impegno, tranne J.D. Ad un certo punto anche J.D. si decide però ad andare dal dottor Cox per convincerlo. “Credo di essere venuto qui per dirti quanto sono orgoglioso di te. Non perché hai fatto del tuo meglio coi tuoi pazienti, ma perché dopo 20 anni che fai il medico, quando le cose vanno storte, per te è ancora un duro colpo. E devo dirtelo amico, insomma, sei il dottore che vorrei essere io”.

Tutto torna così alla normalità ma per una volta l’indomabile dottor Cox ha mostrato le sue debolezze. E in questa occasione tocca al suo allievo (mai dichiaratamente) prediletto riportarlo sulla retta via.

 

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Il mio lungo addio

Proprio il giorno in cui Laverne, una delle infermiere del Sacro Cuore, si stava confrontando con Cox sul ruolo del destino sostenendo c’è sempre un motivo per ogni cosa che accade, va incontro ad un grave incidente entrando così in coma.

Dopo l’entrata in coma di Laverne, quasi tutti vanno a salutarla pensando che non abbia più speranze tranne Carla che continua ad immaginare Laverne che la segue e le dà i suoi soliti  consigli. Nel frattempo, Jordan partorisce e si aspetta la visita dei suoi amici, ma il dottor Cox non vuole far sapere in giro la notizia per evitare che la nascita di sua figlia venga sempre collegata con la morte di Laverne.

Alla fine Carla capisce che deve salutare la sua amica prima che sia troppo tardi e, dopo averla salutata, Laverne passa a miglior vita.

“A volte sembra che i pazienti resistano fino al momento in cui tutti hanno avuto la possibilità di dir loro addio”. (J.D.)

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Il mio disastro

Jack, il figlio di Cox, sta per compiere un anno e, per celebrare il suo primo compleanno, la sua ex moglie Jordan invita tutta la sua famiglia, compreso Ben, suo fratello malato di leucemia e migliore amico di Cox. I due infatti stanno tutto il giorno a parlare. Arrivati al pomeriggio, sembra che Cox stia andando al compleanno del figlio, quando J.D. lo fa riflettere (con una frase che è un colpo al cuore: “Dove crede che siamo?”) e questi capisce di non essere al compleanno ma al funerale di Ben. La leucemia l’ha portato via.

Il punto più alto della serie in termini di emotività, una costruzione perfetta che fa credere allo spettatore di essere davanti ad un episodio spensierato. Poi basta una frase e tutto cambia.

Signore e signori, questo è Scrubs.

Michael Cirigliano

GAME OF THRONES: COSA RESTA DI UN FIORE SE STACCHI TUTTI I PETALI?

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Non parlerò delle poche cose buone che abbiamo visto quest’anno. Era palese dalla scorsa stagione che la serie di successo Game of Thrones si stesse arenando, anche se alcuni colpi di scena forti come la morte violentissima di Oberyn Martell o il patricidio di Tyrion Lannister avevano nascosto la cosa. Nella quinta stagione sequenze sbalorditive e ben costruite come la battaglia oltre la barriera e il massacro dell’arena di Meereen non bastano per salvare un prodotto che ha sempre tanto da dire e raccontare ma sembra aver dimenticato il modo di farlo. Dieci puntate scialbe, insulse e noiose che trascinano pesantemente una trama che, a poco a poco, si sta rovinando e sta perdendo d’interesse. Colpa di molti dei personaggi rimasti, poco carismatici, o degli sceneggiatori che gli costruiscono intorno situazioni noiose oltre il limite consentito, senza neanche più preoccuparsi di coprire evidentissimi buchi di trama talmente chiari da risultare, se tralasciati, ridicoli.

Un esempio su tutti: come fa Ramsey Bolton a scorticare viva la vecchia di Grand’Inverno se Sansa Stark non ha mai (MAI) detto al vile Reek chi le ha suggerito l’idea della candela?

La scelta di discostarsi, seppur di poco, dal libro non ha premiato; a vincere è la banalità, il già visto e il ridicolo: sottotrame come quella di Dorne, ribattezzata  sul web “Gianni e Pinotto nel deserto”,  non meritano di esistere se non per gettare fango su tutte le azioni svolte precedentemente dallo “Sterminatore di Re” Jamie Lannister (un imbecille senza mano che non spaventa nessuno) e, soprattutto, su Bronn, che non meritava questa sorte ingloriosa. Ridicola la battaglia nei giardini di Dorne contro le “sgualdrinelle della sabbia”, che ad ora parlano solo di sesso. E che dire dell’High Sparrow, con tutto il simbolismo e le chiavi di lettura che suggerisce, che si relega a pochi minuti a puntata per dare più spazio a Sam che magari riesce a portarsi a letto la bruta Gilly. E ora la scelta di far morire Jon Snow (che poi ho molti dubbi), l’unico rimasto assieme a Tyrion e Daenerys capace di far muovere ancora la trama e trascinar con sé domande interessanti. Vedremo che ne sarà della sesta stagione, con molti colpi di scena previsti e altri sperati. Per ora Game of Thrones ha le sembianze di un fiore a cui sono stati staccati tutti i petali: ha perso molta della sua bellezza, gli resta solo il profumo capace di attirare gli insetti; col tempo sparirà anche quello.

Matteo Chessa

PILLOLE DI FUMETTI: LE NOVITA’ DEL PROSSIMO SETTEMBRE

Estate rovente e Settembre al sangue per i nerd; ecco qualche breve spunto per stuzzicarvi l’appetito!

 

THE PUNISHER VS DAREDEVIL 

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Notizia fresca, nella seconda stagione di Daredevil by NETFLIX comparirà un importante personaggio dei comics: Punitore o Punisher!

AKA Frank Castle, l’anti-eroe della Marvel si appresta a mettere il becco nella lotta tra Charlie Cox (Devil) e Vincent D’Onofrio (Fisk).

A sorpresa il ruolo è stato dato al grande John Bernthal, vi ricorderete di lui per The Walking Dead.

Aspettiamo il 2016 però.

 GUAI IN PARADISO

 Simpsons 2

 All’alba della 27a stagione di The Simpsons, la FOX annuncia che il 27 Settembre Homer e Marge divorzieranno ufficialmente!

Pare che il divorzio legale avvenga per strane ragioni di salute di Homer (non vi spoilero troppo) e subito ci sarà un coinvolgimento amoroso con un personaggio doppiato da Lena Dunham di Girls.

La produzione ha poi comunicato che mai nel episodio sarà pronunciata la parola divorzio.

Che sia il “salto dello squalo” per i gialli? Temo! Ma penso anche che dopo 27 anni un po’ di cose debbano pur cambiare… per tornare quelle di prima dopo 3 puntate.

 

ANT-MAN & THE AVENGERS

 Rilasciato pochi giorni fa un nuovo trailer del film Ant-Man della Marvel (Luglio)

https://www.youtube.com/watch?v=gIi4we5EIak

Gli studios ci ricordano che il film è ambientato nello stesso mondo di Avengers e S.H.I.E.L.D. e neppure a farlo apposta (ahahaha) settimane prima venivano pubblicate le foto che mostriamo dove ci sono quasi tutti gli attori coinvolti nel prossimo Captain America: Civil War, tra cui compare anche Paul Rudd l’inteprete di Ant-Man.

In molti chiamano già il nuovo film di Cap Avengers 2.5, visto che ci sarà tutta la nuova squadra vista alla fine di Ultron, il nostro Ant-Man e un altro insetto… l’Uomo Ragno!

Avengers 1Avengers 2

PIU’ CHE DISTINTA CONCORRENZA

 Dopo i successi della Trilogia di Batman e di Man Of Steel la WARNER si getta all’inseguimento dei Vendicatori proponendo una sua versione di Cinecomics.

L’atteso scontro tra Superman e Ben Afleck è alle porte: è del mese scorso lo spettacolare trailer che chiude con “Tell me, do u bleed…? You Will” e già l’attesa è molta.

Poi arriva in rete questa foto e WOW!

Foto batman

Stiamo parlando del set per Suicide Squad, un team di super criminali DC Comics assoldato per missioni scomode, tra cui appariranno il Joker e la sua fidanzata.

Questa immagine ci rivela quindi che il guardiano di Gotham non sarà molto contento della iniziativa… non ve l’ho ancora detto? Anche i film della DC saranno tutti collegati tra loro per sfociare nella formazione della Justice League (mi aspetterei Samuel L. Jackson in costume da Superman che entra nella villa Wayne, seda Alfred e parla a Batman).

Pietro Micheli