OSCAR PER IL MIGLIOR DOCUMENTARIO 2016 – I CANDIDATI

La tanto attesa data del 28 febbraio è ormai vicinissima e, come già sottolineato in precedenza, siamo dinnanzi ad una delle stagioni più incerte degli ultimi anni.

Oggi vogliamo concentrarci su una delle categorie più trascurate dal grande pubblico ma che puntualmente ogni anno ci regala prodotti estremamente interessanti: l’Academy Award for Documentary Feature ovvero l’Oscar assegnato al miglior documentario. L’anno scorso l’Academy premiò l’ottimo Citizen Four diretto da Laura Poitras, con produttore esecutivo Steven Soderbergh (regista premio Oscar per Traffic e ora impegnato con la serie TV Knick) e che raccontava la spinosa vicenda di Edward Snowden, l’ex informatico della CIA che rese di pubblico dominio i programmi di sorveglianza di massa attuati dai governi americano e britannico.

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OSCAR 2016: LE NOMINATION

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Spopolano Mad Max e The Revenant, seguiti da Il Ponte delle Spie, alle Nomination 2016 per gli Oscar. C’è anche l’Italia con Ennio Morricone per The Heightful Eight di Tarantino, grande escluso sia nella categoria Miglior Regista che in quella (quasi casa sua) per la sceneggiatura originale. I film che si contenderanno le statuette più ambite del cinema sono:

Miglior film 
La grande scommessa
Il ponte delle spie
Brooklyn
Mad Max: Fury Road
Sopravvissuto – The Martian
Revenant
Room
Spotlight

Miglior regia 
Adam McKay – La grande scommessa
George Miller – Mad Max: Fury Road
Alejandro Gonzales Inarritu – Revenant
Lenny Abrahamson – Room
Tom McCarthy – Spotlight

Miglior attore protagonista 
Bryan Cranston – Trumbo
Matt Damon -The Martian
Leonardo DiCaprio – Revenant
Michael Fassbender – Steve Jobs
Eddie Redmayne – The Danish Girl 

Miglior attrice protagonista
Cate Blanchett – Carol
Brie Larson – Room
Jennifer Lawrence – Joy
Charlotte Rampling – 45 anni
Saorsie Ronan – Brooklyn

Miglior attore non protagonista 
Christian Bale – La grande scommessa
Tom Hardy – Revenant
Mark Rylance – Il ponte delle spie
Mark Ruffalo – Spotlight
Sylvester Stallone – Creed

Miglior attrice non protagonista 

Jennifer Jason Leigh – The Hateful Eight
Rooney Mara – Carol
Rachel McAdams – Spotlight
Alicia Vikander – The Danish Girl
Kate Winslet – Steve Jobs 

Miglior sceneggiatura originale
Il ponte delle spie
Ex Machina
Inside Out
Spotlight
Straight Outta Compton

Miglior sceneggiatura non originale 
La grande scommessa
Brooklyn
Carol
The Martian
Room 

Miglior film straniero
El abrazo del serpiente (Colombia)
Mustang (Francia)
Il figlio di Saul (Ungheria)
Theeh (Giordania)
A War (Danimarca) 

Miglior film d’animazione
Anomalisa
Boy and the World
Inside Out
Shaun the Sheep Movie
When Marie Was There 

Miglior montaggio
La grande scommessa
Mad Max Fury Road
Revenant
Spotlight
Star Wars: il risveglio della Forza 

Miglior scenografia

The Danish girl
The Martian
Mad Max: Fury Road
The Revenant
Bridge of spies

Miglior fotografia
Carol
The Hateful Eight
Mad Max Fury Road
Revenant
Sicario 

Migliori costumi
Carol
Cinderella
The Danish Girl
Mad Max Fury Road
Revenant 

Miglior trucco e acconciature

Mad Max: Fury Road
100 Old
The Revenant

Migliori effetti speciali

Ex Machina
Mad Max: Fury Road
The Martian
The Revenant
Star Wars: The Force Awakens

Miglior sonoro

Star Wars: il risveglio della Forza
Mad Max: Fury Road
The Revenant
The Martian
Bridges of spies

Miglior montaggio sonoro

Star Wars: il risveglio della Forza
The Martian
Mad Max: Fury Road
The Revenant
Sicario

Miglior colonna sonora originale

Star Wars: il risveglio della Forza (John Williams)
The Hateful Eight (Ennio Morricone)
Bridge of Spies (Thomas Neuman)
Sicario (Denis Villeneuve)
Carol (Carter Burwell)

Miglior canzone

Till it Happens to you (The Hunting Ground)
Simple song #3 (Youth)
Earned it (Fify Shades of Grey)
Writing on the wall (Spectre)
Manta ray (Racing Extinction)

Miglior documentario

Amy
The Look of Silence
Cartel Land
What happened, Miss Simone
Winter Fire: Ukraine’s Fight for Freedom

Miglior corto documentario

Body Team 12
Chan, beyond the Lines
Claude Lanzman: SPectres of the Shoah
A Girl in the River: The Price of Forgiveness
Last Day of Freedom

Miglior cortometraggio
Ave Maria
Day One
Everything Will Be OK
Shok
Stutterer 

Miglior cortometraggio d’animazione
Bear Story
Prologue
Sanjay’s Super Team
We Can’t Live without Cosmos
World of Tomorrow

Matteo Chessa

 

 

OSCAR 2015: BIRDMAN (O L’IMPREVEDIBILE VIRTU’ DELL’IGNORANZA)

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“Chi ha dato la green card a questo figlio di puttana?”. Con questa improbabile formula introduttiva Sean Penn ha svelato al mondo quello che in molti si aspettavano: al suo quinto film, il terzo in lingua inglese, Alejandro Gonzalez Iñárritu riesce a centrare l’en plein vincendo gli ambiti Oscar per il Miglior Film, per la Miglior Regia e per la Migliore Sceneggiatura Originale lasciando a bocca asciutta il povero Linklater, sbattutosi con Boyhood in una fatica lunga 11 anni.

In concorso alla 71esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, Birdman è un film che Hollywood sentiva il bisogno di fare. Per due motivi. Negli ultimi anni sono stati tanti (forse troppi) i film sui supereroi. L’imbarazzo negli ambienti cinefili della Città degli Angeliper avere fatto tanti soldi in questo modo è tanto lampante quanto fastidioso. Ed è un po’ la stessa vergogna che Riggan Thomson (Michael Keaton) prova per la fama guadagnatosi con la figura del supereroe piumato Birdman, che tanto gli ha dato ma dal quale vuole disperatamente allontanarsi mettendo in scena a Broadway uno spettacolo teatrale tratto dall’opera “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore” di Raymond Carver. Ma perché la scelta di rilanciarsi proprio con un’opera teatrale? Qui arriviamo al secondo motivo. Questo è un film che vuole, una volta per tutte, ammettere quel senso di inferiorità che da sempre è insito nel cinema nei confronti del teatro. Come dice Naomi Watts/Lesley: “Quando reciti a Broadway vuol dire che sei arrivato, come attore, sei un vero attore”.

Il protagonista è interpretato da Michael Keaton, un attore veramente in declino da anni (alla prima parte importante dai tempi dei due Batman di Tim Burton) e questo contribuisce a dare maggiore credibilità al personaggio di Thomson. La pellicola lo vede al centro di ognuna delle varie storie che si amalgamano alla perfezione. È un viaggio nella mente dell’attore, nelle sue paure, nei suoi deliri e nelle sue ossessioni. E la sceneggiatura co-scritta dallo stesso Iñárritu non perde l’occasione di giocare su questi vari piani tenendo in parallelo due sentieri narrativi, quello reale e quello immaginato da Thompson fino alla fusione finale.

La regia di Iñárritu è notevole soprattutto nel dare l’impressione che l’intero film sia stato girato in un unico piano sequenza. Il film dura 2 ore e sarebbe stato quasi impossibile riprenderlo tutto in un colpo solo: i piani sequenza sono quindi uniti e l’effetto finale è molto realistico, a tratti sbalorditivo. Gli attori hanno dovuto comunque fare i conti con scene che duravano più di 10 minuti e in alcune di esse la cinepresa passa da una stanza all’altra e dall’interno verso gli esterni. Iñárritu ha detto che con tale tecnica cinematografica ha voluto dare al pubblico l’impressione di una “realtà da cui non si può sfuggire, perché viviamo le nostre vite senza la possibilità di fare un montaggio”. Una scelta del genere non sarebbe stata plausibile senza la grande prova di un cast stellare. Non delude nessuno: da Edward Norton a Zack Galifianakis, passando per la sorprendente Emma Stone. Ma il rimpianto rimane per Michael Keaton, che a 63 anni ha dato vita all’interpretazione di gran lunga migliore della sua carriera e che avrebbe meritato l’Oscar per il Miglior Attore Protagonista. L’Academy gli ha preferito Eddie Redmayne, che a 33 anni chissà quante altre occasioni avrebbe avuto per vincerlo. Peccato per Mike che aveva il discorso già pronto.

Michael Cirigliano

OSCAR 2015: I PRONOSTICI DEI DISOCCUPATI ILLUSTRI

I pronostici della serata degli Oscar; I vincitori e gli interpreti migliori secondo gli Illustri.

MERITANO                                                                       VINCERANNO

MATTEO

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MIGLIOR FILM

BOYHOOD                                                                           BIRDMAN

MIGLIOR REGIA

LINKLATER                                                                        LINKLATER

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA

KEATON                                                                          REDMAYNE

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA

     COTILLARD                                                                              MOORE

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA

   SIMMONS                                                                                SIMMONS

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA

   ARQUETTE                                                                             ARQUETTE

MIGLIOR FILM STRANIERO

LEVIATHAN                                                                                          IDA

FRANCESCO

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MIGLIOR FILM

GRAND BUDAPEST HOTEL                                                      BOYHOOD

MIGLIOR REGIA

ANDERSON                                                                                 INARRITU

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA

REDMAYNE                                                                              REDMAYNE

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA

PIKE                                                                                           MOORE

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA

SIMMONS                                                                                     SIMMONS

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA

ARQUETTE                                                                                   ARQUETTE

MIGLIOR FILM STRANIERO

IDA                                                                                                IDA

MICHAEL

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MIGLIOR FILM

WHIPLASH                                                                                 BOYHOOD

MIGLIOR REGIA

ANDERSON                                                                             LINKLATER

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA

KEATON                                                                                 REDMAYNE

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA

MOORE                                                                                      MOORE

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA

SIMMONS                                                                                   SIMMONS

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA

STONE                                                                                   ARQUETTE

MIGLIOR FILM STRANIERO

IDA                                                                                               IDA

PIETRO

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MIGLIOR FILM

BIRDMAN                                                                            BIRDMAN

MIGLIOR REGIA

ANDERSON                                                                        LINKLATER

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA

KEATON                                                                                  KEATON

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA

PIKE                                                                                         MOORE

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA

SIMMONS                                                                                    SIMMONS

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA

ARQUETTE                                                                               ARQUETTE

MIGLIOR FILM STRANIERO

IDA                                                                                                       IDA

RIMPIANTI DA OSCAR – INCEPTION E IL TORMENTATO RAPPORTO TRA NOLAN E L’ACADEMY

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Memento, The Prestige, Il Cavaliere Oscuro, Inception, Interstellar. Tutti grandi titoli diretti dal britannico Christopher Nolan ma sempre ignorati, vergognosamente, dall’Academy. Quello che Nolan ha portato a casa con questi cinque film è la miseria di tre candidature (e neanche una vittoria): due per la Miglior Sceneggiatura Originale per Memento e Inception e una per il Miglior Film per Inception. E proprio su quest’ultimo titolo vogliamo concentrare la nostra attenzione nell’appuntamento finale di Rimpianti da Oscar, alla vigilia della cerimonia di consegna degli ambiti premi.

Nel 2011 vinse l’Oscar per il Miglior Film Il Discorso del Re di Tom Hooper che, intendiamoci, è un ottima pellicola, fedele dal punto di vista storico e che può vantare prove attoriali indimenticabili da parte di Colin Firth e Goeffrey Rush. Ma, a differenza di Inception, non ha quel valore aggiunto che serve a far entrare un film tra gli intoccabili della storia della settima arte.

La storia è quella di Dom Cobb (Leonardo DiCaprio), un ladro con una capacità peculiare: è in grado di rubare pensieri e idee dal subconscio di una persona mentre sogna. La sua ultima missione, che gli permetterebbe di ritornare negli USA e rivedere i suoi figli dopo tanto tempo, è però quella più ardua: invece di rubare un’idea dal subconscio di una persona, deve attuare il processo inverso, cioè immetterla entrando nel sogno di un soggetto.

Inception è un thriller d’azione fantascientifica basato interamente sul sogno e su come è strutturato il nostro subconscio. Ma la dimensione onirica non è tutto: come in tutti i film di Nolan, i personaggi devono fare i conti con la loro solitudine e con delle realtà parallele che spesso si confondono con il mondo reale.

In questo disegno, DiCaprio (con una prova senza particolari acuti, qui l’Oscar non lo meritava e la mancata candidatura è ineccepibile) non interpreta un personaggio così lontano da quello visto alcuni mesi prima in Shutter Island. Non deludono gli attori feticcio di Nolan Michael Caine, Joseph Gordon-Lewitt, Ken Watanabe e Tom Hardy. La fotografia (come al solito curata da Wally Pfister) sembra ricordare quella di Matrix in termini di spettacolarità e ingegnosità.La colonna sonora di Hans Zimmer è una delle migliori mai composte dal compositore.

Film da vedere e rivedere, da capire e interpretare. Il finale fa riflettere e induce a porci svariate domande. Cosa che probabilmente l’Academy non ha fatto visto che ha snobbato il film premiandolo con 4 Oscar (tutti tecnici, nessuno al regista). Ma resta la consolazione di essere ritenuto dai più uno dei prodotti più rivoluzionari dai tempi di PulpFiction.

Maestri come Kubrick e Hitchcock sono passati a miglior vita senza vincere alcuna delle statuette principali a cui possa ambire un regista (Miglior Film, Miglior Regia, Migliore Sceneggiatura).Non resta che augurarci che a Nolan non tocchi lo stesso spietato destino.

Michael Cirigliano

OSCAR – I VESTITI PEGGIORI DEL RED CARPET

La notte degli Oscar è certo da considerarsi, dopo il Natale, l’evento più celebre del globo. Per una notte, il mondo punta tutta l’attenzione verso la vanitosa Hollywood e attende che siano proclamati quelli che certamente saranno i personaggi più gettonati dell’anno ma; MA, prima che la fatidica frase “…And the Winner is….” venga pronunciata e prima che i riflettori inizino a roteare in cielo  offuscando le discrete stelle del firmamento, noi concentreremo la nostra attenzione su quelle più mortali ed appariscenti di Hollywood.

Perché se c’è una categoria di persone che è certamente più brava, anche del più possessivo regista, a convincere una donna, soprattutto un’attrice, a farle fare quello che vuole come ad esempio conciarsi come una derelitta sentendosi per di più insensatamente bella, è quella degli stilisti.

In attesa dunque della sfilata “TAPPETO ROSSO” Primavera/Estate/Autunno/Inverno 2015 in programma al Kodak Theatre questa Domenica, faremo anche noi delle Nomination divise in categorie, sui peggiori abiti che hanno calcato il tappeto rosso dell’evento: un monito; perché gli orrori del passato non vengano mai più ripetuti.

VINCE, per la categoria “Mr DEEDS GOES TO TOWN” o “la CAMPAGNOLA”:  SALLY FIELD, nel 1980, sfoggiando l’abito assolutamente meno glamour, meno fantasioso e più provinciale che una vincitrice di Oscar come Miglior Attrice Protagonista abbia mai indossato. Con un abito così, agli Oscar, ci puoi arrivare solo con un PICK-UP, baby.

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VINCE, per la categoria “BABY BIRBA” o “QUESTO NON E’ UNO SMOKING PER GRANDI”: Pharell Williams nel 2014 con uno sbarazzino pantaloncino corto et scarpa da “investigatopo”.

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Vince, per la categoria “WEIRD SCIENCE”: MARION COTILLARD, nel 2009 con un abito di Dior che potremmo bonariamente definire in termini di Decostruttivismo. Beffata dall’Alta Moda Francese. Questo abito fintamente colto potremmo differenziarlo tra l’alluminio e l’ Euro-spazzatura.

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Vincono pari merito, per la categoria “COME TU MI VUOI” o “LA MODA PASSA , LO STILE QUI NON C’ERA”: GEENA DAVIS , nel 1992 e KIM BASINGER alla cerimonia del 1990. Nel 1950 non fono state premiate, nel ruolo di miglior attrice protagonista, due miti del calibro di Gloria Swanson (per “Sunset Boulevard”) e Bette Davis ( AllaboutEve), forse perché la scelta sarebbe stata imbarazzante. Quando l’abito è imbarazzante, che cada Sansone con tutti i Filistei.

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Vince, per la categoria “LA MORTE TI FA BELLA”:TILDA SWINTON, nel 2008, indossando un drammatico abito in velluto nero che forse avrebbe valorizzato Greta Garbo nel 1930 ma che in technicolor ha tutta un’altra resa. Bambini, state lontani dagli arcolai.

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Vince, per la categoria “CABARET” o “QUESTO ABITO E’ UNO SCHERZO”: WHOOPI GOLBERG, nel 1993. Si dice che far ridere sia ciò di più difficile, per un attore. MA con questo abito ci sarebbe riuscita anche Miranda Priestly.

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Vince, per la categoria “IL COMUNE SENSO DEL PUDORE” o “SULLA LUNA C’E’ FINITO IL TUO SENNO DENTRO AD UNA BOCCETTA”: CHER nel 1988.  Solo una donna coraggiosa come lei avrebbe potuto osare tanto senza dover poi andare da uno psicologo per essersi sentita violata nell’intimo dai flash.

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Vince, per la categoria “IL VIZIETTO” o “IL PRIDE E’ A GIUGNO”: FAITH HILL, nel 2002. Mmmmmmmm……no. Dopo l’avventura Repubblicana in “StepfordWives” è visibilmente impazzita.

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Vince, nella categoria “LUCI DELLA RIBALTA” o “CREDERSI CHAPLIN E’ SOLO IL PRIMO PASSO VERSO NAPOLEONE”: DIANE KEATON/ Charlot

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MA IN REPARTO ABBIAMO ANCHE:

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Al CAPONE ( Celine Dion)

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UN CIGNO(Bjork)

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 Mr. GOLDFINGER ( Lizzy Gardiner)

E come disse il Diavolo (Al Pacino) una volta…..:“ La Vanità, decisamente il mio peccato preferito”

Andrea Bardusco

RIMPIANTI DA OSCAR – MYSTIC RIVER, LA FORZA DEL PASSATO SECONDO CLINT EASTWOOD

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Mentre in Italia Simona Ventura da lì a qualche giorno avrebbe condotto il peggior Festival di Sanremo della storia della più grande kermesse italiana, a Los Angeles il 29 febbraio 2004 fu il giorno dell’apoteosi de Il Signore degli Anelli – Il ritorno del re di Peter Jackson che si aggiudicò 11 statuette (su 11 candidature) eguagliando il record di Titanic e Ben Hur.

Non stiamo parlando del capitolo migliore della saga (tant’è che l’Oscar è da ritenere un riconoscimento all’intera trilogia) e nemmeno del migliore tra i candidati di quell’anno visto che il 2004 segnò anche il ritorno ad altissimi livelli di Clint Eastwood con uno dei suoi lavori migliori in assoluto, Mystic River.

Le vicende iniziano nel 1975: un bambino viene prelevato da un uomo portato via con un’auto. Verrà violentato e poi riuscirà a fuggire. Due suoi compagni scampano alla stessa sorte. 25 anni dopo, l’uomo, Dave (interpretato da Tim Robbins) ha una moglie (Celeste, Marcia Gay Harden) e un figlio. I suoi due amici sono divenuti uno un poliziotto (Sean, Kevin Bacon) e l’altro un commerciante (Jimmy, Sean Penn). Un giorno la figlia diciannovenne di quest’ultimo viene trovata massacrata e i sospetti ricadono proprio su Dave. Questo è solo l’inizio di un thriller atipico che non si risparmia colpi di scena (come lo stesso finale che lascia letteralmente senza fiato) ma che fa dell’esplorazione degli stati d’animo e delle esistenze dei personaggi il suo punto di forza.

Clint girò la pellicola in soli 39 giorni (si superò l’anno seguente girando Million Dollar Baby in 37 giorni) portando sullo schermo il romanzo La morte non dimentica di Dennis Lehane (che interpreta un cameo, appare su una decappottabile durante la parata finale). Il risultato è un film doloroso e carico di riflessioni profonde e angoscianti che ritrae abilmente le diverse modalità di interpretazione delle vicende esistenziali a partire dalle differenti reazioni al lutto e al dolore che divergono a seconda delle esperienze vissute in passato. È un film che guarda indietro, con flashback e analogie, attraverso un viaggio interiore che i tre protagonisti si trovano a dover affrontare. E per un’opera del genere, il regista californiano trova in Sean Penn e Tim Robbins due interpreti ideali (premiati entrambi con l’Oscar). Il primo, uno dei migliori attori degli ultimi anni, domina la scena riuscendo a conferire al personaggio del padre dilaniato dal lutto una profondità e una complessità indescrivibili. Robbins interpreta magistralmente la parte dell’adulto problematico in lotta con i fantasmi del suo tragico passato di vittima e continuando a essere vittima, ma del suo destino. Bene anche Kevin Bacon, bravissimo nel far nascondere i problemi del suo Sean al mondo e soprattuto a se stesso.

Peccato per Clint Eastwood che non si portò a casa nemmeno la Miglior Regia (vinse Peter Jackson) ma si sarebbe riscattato l’anno dopo stregandoci ancora una volta e per l’ennesima volta, con Million Dollar Baby.

Michael Cirigliano