1990. A SPASSO CON DAISY: SI PARLA DI RAZZISMO ANCHE RIDENDO

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La verità è che il Miglior Film l’avrebbe meritato Il mio piede sinistro di Jim Sheridan, toccante racconto della via dello scrittore e pittore irlandese Christy Brown, nato con l’handicap fisico quasi totale che gli permetteva di muovere solamente il piede sinistro; con l’interpretazione del premiato Daniel Day Lewis da incorniciare, avrebbe meritato di presenziare nella lista dei vincitori, superiore sia a L’attimo fuggente di Peter Weir che a Nato il 4 Luglio di Oliver Stone.Ad aggiudicarsi la statuetta è invece la graziosa commedia drammatica A spasso con Daisy dell’australiano Bruce Beresford, che narra dell’amicizia tra un’anziana signora, Daisy (Jessica Tandy) e il suo nuovo autista nero Hoke (Morgan Freeman). Tratto dall’opera teatrale di Alfred Uhry, anche sceneggiatore del film, tratto con grazia e leggerezza la tematica del razzismo, discostandosi dalla moda del tempo di affrontare un tema così grave con pellicole forti, drammatiche (per rimanere con Freeman La forza del singolo fa parte di questa categoria), ma anzi sfruttandolo per dar vita a battute scoppiettanti, pungenti che comunque fanno ragionare. Da sottolineare l’interpretazione dei due attori protagonisti, con la Tandy sugli scudi e giustamente premiata e un sorridente Morgan Freeman ( si grida ancora alla scandalo per il mancato Oscar ma chi lo fa non ha visto Il mio piede sinistro e cosa fa Day Lewis con quel piede); ottimo anche Dan Aykroyd, figlio e uomo di successo. Ottimo film, scorrevole e toccante, ma non meritava di vincere. 4 Oscar, film, regia, trucco e sceneggiatura non originale.

Matteo Chessa