ARIANNA: NUOVA LINFA PER IL CINEMA ITALIANO

Quando mi chiedono di suggerire titoli di film italiani degli ultimi anni che mi abbiano notevolmente colpito, mi ritrovo sempre in grande difficoltà. Storie banali, sempre gli stessi volti, regia piatta e così via. Per fortuna all’ultimo Festival di Venezia da giurato delle Giornate degli Autori ho avuto modo di visionare la splendida opera prima di Carlo Lavagna e me ne sono perdutamente innamorato.

In uscita il 24 settembre, Arianna racchiude in sé il significato originario della parola film: una sequenza d’immagini suggestive e narrativamente potenti che ti catturano senza mai lasciarti scappare. Buona parte del merito va ovviamente alla fotografia. Basterebbe analizzare la scena iniziale per capire ciò di cui sto parlando (vedi foto).

Il lungometraggio affronta un tema piuttosto delicato (i differenti tipi di sessualità) così come delicata è la regia di Lavagna (influenzata da uno stile prettamente documentaristico) quando si muove armoniosamente all’interno della casa o quando si sofferma a osservare il corpo nudo della giovane donna.

E altrettanto delicata è la convincente interpretazione dell’esordiente Ondina Quadri fisiognomicamente perfetta per il ruolo di protagonista e con uno sguardo magnetico che lo spettatore si porterà dietro ben oltre la durata del film.

Un ulteriore merito del regista è quello di saper lavorare sapientemente su più livelli: in un’opera filmica che parla della natura del corpo umano, la Natura per Lavagna non può che ergersi a co-protagonista. Gli alberi, i boschi, i laghi, i fiumi infatti aiutano e supportano magistralmente Arianna nel suo lungo e doloroso processo di scoperta (ad esempio quando la ragazza si specchia nelle acque). Da sottolineare inoltre anche la scelta dell’intreccio narrativo che, non a caso. ricalca la mitologia di Ermafrodito.

Per concludere, Arianna è un film che si nutre della forza e del coraggio dell’opera prima e che potrebbe rappresentare una pietra miliare per un nuovo tipo di cinema d’autore italiano. Lo spero vivamente.

Intanto voi correte a vederlo e ne rimarrete sicuramente soddisfatti!

 

Francesco Pierucci

UN REGISTA TRE FILM: BILLY WILDER

Austriaco ebreo trasferitosi a Berlino per fare il giornalista, fuggito un attimo prima dell’ondata nazista (col suo occhio lucido e attento aveva capito tutto in anticipo) a Parigi dove ha diretto il suo primo film (Amore che redime) e poi in America, sceneggiatore dei migliori film di Lubitsch, da cui ha imparato che dalla semplicità nascono le storie più belle. Poi la regia, l’esplorazione e la consacrazione di vari generi, l’approdo alla commedia. Tanti film indimenticabili portano la firma di Billy Wilder, da Giorni Perduti (QUI la recensione del capolavoro sull’alcolismo) a Irma la dolce, da L’appartamento (QUI la recensione del premio Oscar 1961) ad A qualcuno piace caldo. Eccovi i tre scelti dal Disoccupato Illustre

LA FIAMMA DEL PECCATO

C_54_eventoCorrelato_3838_img_articolo

Noir del 1944, sfrutta la mania del flashback lanciata tre anni prima da Quarto Potere e racconta una storia d’assassinio raccontata in prima persona dall’omicida. Dei tre personaggi principali, Walter Neif/ Fred MacMurray, Phyllis Dietrichson/ Barbara Stanwyck e Barton Keyes/ Edward G. Robinson, il più riuscito quest’ultimo, calco fedele del regista, maniaco e perfezionista. Film che ha folgorato e iniziato al cinema tantissimi registi del futuro, da Woody Allen a Scorsese.

VIALE  DEL TRAMONTO

un-ironica-gloria-swanson-con-erich-von-stroheim-in-una-scena-del-film-viale-del-tramonto-167638

Flashback raccontato dal cadavere galleggiante dello sceneggiatore Joe Gills, del suo rapporto con Norma Desmond, cinquantenne ex diva del cinema muto, e del suo tentativo di fuga per tornare alla vita reale. Preziosa analisi sul divismo, sull’avvento del sonoro al cinema con conseguente accantonamento degli attori passati. Erich von Stroheim indimenticabile maggiordomo innamorato, Gloria Swanson perfetta per la parte che rimanda alla sua vera esperienza. Uno dei punti massimi del cinema mondiale.

ARIANNA

Audrey Hepburn as Ariane in Love in the afternoon (1957) starring Gary Cooper and Maurice Chevalier

Forse la miglior commedia di Wilder, di gran lunga superiore all’ancora acerbo Sabrina. Arianna, figlia di un detective privato parigino, salva la vita e si innamora del dongiovanni americano Frank Flannagan. Per farlo ingelosire e innamorare, si finge una rubacuori alla sua altezza. Il punto di forza dei questa commedia romantica è la differenza d’età tra la ragazzina Audrey Hepburn e l’adulto Gary Cooper, irresistibili come coppia, divertentissimi negli scambi di battute. Trovate da grande cinema (la bevuta con gli zigani), una colonna sonora indimenticabile (Fascino), attori straordinari tra cui va ricordato Maurice Chevalier nella parte del padre. Splendido.

Matteo Chessa