MARZO-MAGGIO 2016: LE NOVITA’ CINEMATOGRAFICHE DA TENERE D’OCCHIO

Ogni anno il periodo immediatamente successivo agli Oscar si rivela piuttosto avaro in termini di qualità dei prodotti cinematografici. Nelle stagioni più recenti tale vuoto è stato colmato dai cinecomics grazie ai quali un minimo interesse è tornato a circolare attorno al cinema in questo periodo notoriamente privo di attrattiva. E, come vedremo, anche quest’anno i film sui supereroi non mancheranno.

Oltre a ciò, segnaliamo un’occasione in più per andare al cinema: dall’11 al 14 aprile si terranno i CinemaDays, un’iniziativa che permetterà di acquistare il biglietto a soli 3 Euro nelle moltissime sale aderenti e in tutti gli spettacoli delle quattro giornate.

Di seguito vi segnaliamo gli appuntamenti più interessanti dei prossimi due mesi.

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THE KILLING JOKE

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Nel 1988 il barbuto e mistico fumettista Alan Moore era ancora in buoni rapporti con DC Comics, si era occupato di icone come Superman nell’86 e aveva creato nuovi personaggi nelle pagine di Watchmen (1987).

La follia portata dal potere eccessivo e la paura negli uomini per gli esseri “super” sono sempre stati presenti nei racconti di Moore, basti pensare a Miracle-Kid e Doc. Manhattan, è quindi logico che l’autore britannico dovesse prima o poi fare i conti con il “pazzo” per eccellenza dei fumetti, ovvero il Joker.

Gli spunti per The Killing Joke sono svariati: la lotta tra Joker e Batman continua ininterrotta ormai da anni logorando entrambi, il passato del clown di Gotham è sempre stato misterioso e tuttora ignoto, in oltre Batman e amici, nessuno escluso, piano piano si sono accorti che non possono essere al sicuro da un individuo tanto imprevedibile.

Scopriamo che nella sua vita precedente il Nostro era un comico fallito che entra in un brutto giro per fare un po di soldi; dopo la morte di moglie e figlio e un pericoloso bagno di sostanze chimiche perde la ragione.

Questi stessi eventi sono stati immortalati nel primo storico film di Batman per illustrare le origini del Joker.

In queste pagine si cerca di dimostrare proprio il teorema della “giornata storta” o “tesi del crimine”: anche le persone comuni e senza troppi problemi, ad esempio Jim Gordon, possono avere la vita stravolta e distrutta da una giornata sfortunata.

Come accennavo Joker si scatena sul commissario Gordon e lo sottopone a torture fisiche e psicologiche, prima nel suo appartamento (dove colpisce anche Bat-Girl, figlia del poliziotto) poi in un luna park abbandonato; poco dopo lo stesso luna park sarà teatro dello scontro con il Pipistrello accorso in aiuto del amico sbirro.

Nel veloce scambio che segue la lotta, Batty prova a offrire aiuto al rivale che però rifiuta, per lui ormai è tardi per una redenzione. Dopo un momento di lucidità il personaggio torna a delirare e racconta una barzelletta che ha sorpresa fa ridere anche il Cavaliere Oscuro; i due sono ritratti come vecchia amici, in fin dei conti sono vittima degli eventi e il balletto del cattivo contro l’eroe è molto difficile da interrompere.

Insomma una lettura che il blog consiglia, non solo per l’importante tassello sulla vita di Joker ma anche per il suo valore artistico dato dagli ottimi disegni e dall’interpretazione cruda e violenta in cui troviamo Batman e i suoi comprimari.

La firma di Moore è sempre una garanzia e anche se è uno stronzo noi continueremo a parlare del suo lavoro.

Pietro Micheli

PILLOLE DI FUMETTI: LE NOVITA’ DEL PROSSIMO SETTEMBRE

Estate rovente e Settembre al sangue per i nerd; ecco qualche breve spunto per stuzzicarvi l’appetito!

 

THE PUNISHER VS DAREDEVIL 

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Notizia fresca, nella seconda stagione di Daredevil by NETFLIX comparirà un importante personaggio dei comics: Punitore o Punisher!

AKA Frank Castle, l’anti-eroe della Marvel si appresta a mettere il becco nella lotta tra Charlie Cox (Devil) e Vincent D’Onofrio (Fisk).

A sorpresa il ruolo è stato dato al grande John Bernthal, vi ricorderete di lui per The Walking Dead.

Aspettiamo il 2016 però.

 GUAI IN PARADISO

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 All’alba della 27a stagione di The Simpsons, la FOX annuncia che il 27 Settembre Homer e Marge divorzieranno ufficialmente!

Pare che il divorzio legale avvenga per strane ragioni di salute di Homer (non vi spoilero troppo) e subito ci sarà un coinvolgimento amoroso con un personaggio doppiato da Lena Dunham di Girls.

La produzione ha poi comunicato che mai nel episodio sarà pronunciata la parola divorzio.

Che sia il “salto dello squalo” per i gialli? Temo! Ma penso anche che dopo 27 anni un po’ di cose debbano pur cambiare… per tornare quelle di prima dopo 3 puntate.

 

ANT-MAN & THE AVENGERS

 Rilasciato pochi giorni fa un nuovo trailer del film Ant-Man della Marvel (Luglio)

https://www.youtube.com/watch?v=gIi4we5EIak

Gli studios ci ricordano che il film è ambientato nello stesso mondo di Avengers e S.H.I.E.L.D. e neppure a farlo apposta (ahahaha) settimane prima venivano pubblicate le foto che mostriamo dove ci sono quasi tutti gli attori coinvolti nel prossimo Captain America: Civil War, tra cui compare anche Paul Rudd l’inteprete di Ant-Man.

In molti chiamano già il nuovo film di Cap Avengers 2.5, visto che ci sarà tutta la nuova squadra vista alla fine di Ultron, il nostro Ant-Man e un altro insetto… l’Uomo Ragno!

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PIU’ CHE DISTINTA CONCORRENZA

 Dopo i successi della Trilogia di Batman e di Man Of Steel la WARNER si getta all’inseguimento dei Vendicatori proponendo una sua versione di Cinecomics.

L’atteso scontro tra Superman e Ben Afleck è alle porte: è del mese scorso lo spettacolare trailer che chiude con “Tell me, do u bleed…? You Will” e già l’attesa è molta.

Poi arriva in rete questa foto e WOW!

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Stiamo parlando del set per Suicide Squad, un team di super criminali DC Comics assoldato per missioni scomode, tra cui appariranno il Joker e la sua fidanzata.

Questa immagine ci rivela quindi che il guardiano di Gotham non sarà molto contento della iniziativa… non ve l’ho ancora detto? Anche i film della DC saranno tutti collegati tra loro per sfociare nella formazione della Justice League (mi aspetterei Samuel L. Jackson in costume da Superman che entra nella villa Wayne, seda Alfred e parla a Batman).

Pietro Micheli

TOP 5- I MIGLIORI SEQUEL DELLA STORIA DEL CINEMA

In un panorama cinematografico sempre meno avvezzo all’originalità, assistiamo impotenti alla proliferazione di sequel, prequel, reboot e remake. Oggi iniziamo questo lungo viaggio con quelli che per noi sono i migliori sequel mai realizzati. E’ importante sottolineare che, nello stilare la classifica, oltre che considerare il valore intrinseco del film, abbiamo tenuto in conto soprattutto il miglioramento qualitativo che lo differenzia dalla pellicola capostipite.

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BATMAN RETURNS

Dopo l’eccellente Joker di Nicholson, Burton rilancia con il Pinguino di Danny DeVito e la Catwoman di Michelle Pfeiffer (l’unica vera Catwoman). Il sequel dimostra di essere più quadrato e probabilmente ancora più dark del primo lungometraggio. Un successo clamoroso (a esclusione del giudizio di Bob Kane).

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BEFORE MIDNIGHT

Che dire della Trilogia di Linklater? Storia semplice, dialoghi straordinari, attori incredibili. Raramente ci siamo così affezionati a dei personaggi di finzione. Before Midnight completa il meraviglioso percorso sentimentale di Jesse e Celine e lo fa nel migliore dei modi.

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IL PADRINO: PARTE II

Forse qualitativamente il miglior sequel di sempre. Nella nostra classifica è al terzo posto solo perché il primo Padrino è altrettanto meritevole. Ne avevamo già abbondantemente parlato qui.

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IL CAVALIERE OSCURO

Un altro lungometraggio su cui ci soffermiamo spesso. Sicuramente uno dei migliori di Nolan. The Dark Knight prende quello che di buono si era visto in Batman Begins (l’atmosfera dark, il conflitto interiore) e migliora tutte le lacune del primo film (un villain valido, un plot più accattivante).

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L’IMPERO COLPISCE ANCORA

Che dire? Il SEQUEL per eccellenza! Dopo il 1980, niente sarà più come prima. Più epico di Guerre Stellari, decisamente migliore de Il ritorno dello Jedi. Nell’immaginario collettivo, L’impero colpisce ancora rappresenta un punto di svolta non solo per il genere sci-fi ma per l’universo cinematografico in toto. E poi c’è la battuta più importante della storia del cinema…

ALTRI FILM MERITEVOLI: Ritorno al futuro 2, Terminator 2, Aliens, Spider-man 2

Nei prossimi giorni, proveremo qualcosa d’impossibile: stilare una Top 5 dei migliori prequel.

Francesco Pierucci

INTERSTELLAR DI CHRISTOPHER NOLAN. DUE VISIONI DIFFERENTI

INTERSTELLAR: QUANDO CERVELLOTICO È SINONIMO DI GENIALE, a cura di Michael Cirigliano

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È sempre un’impresa ardua riscrivere le sorti del genere fantascienza quando la storia ci ha consegnato, ormai da decenni, capolavori come BladeRunner di Ridley Scott e l’impareggiabile 2001: Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick.

Ma il nuovissimo Interstellar di Christopher Nolan (già regista degli ammirevoli The Prestige e Inception oltre che dell’ultima, originalissima, trilogia di Batman) ha cercato di dire la sua in questo senso, non incentrandosi più sulle varie meraviglie della tecnologia futura, aspetto tanto strabiliante nei capolavori sopracitati quanto quasi rivoltante negli ultimi anni con pellicole che scadevano spesso nel versante apocalittico e catastrofico.

Interstellar ha però la fortuna di essere diretto non da un artista qualsiasi ma da Nolan, che non opta per il solito pacchetto di eventi catastrofici triti e ritriti ma tratta il tema da un’angolazione completamente diversa, per la quale la fine del mondo, in cui l’umanità ha sempre vissuto, può essere concepita come la tappa di un viaggio che punta a nuovi mondi, a nuove dimensioni dove gli umani sono destinati a trasferirsi in cerca di una nuova luce. Ed è proprio il lato umano il tema pregnante del film sin dalla prima ora di visione, dove la crisi irreversibile delle coltivazioni funge da sfondo al rapporto tra Cooper (il premio Oscar Matthew McConaughey), un padre agricoltore, in realtà ex ingegnere, e i due figli, in particolare Murphy (interpretata da bambina dalla prodigiosa Mackhenzie Fonzie). L’amore è e rimarrà il tema centrale del film, accompagnato da un’altra tematica altrettanto importante, il tempo. Quest’ultimo era già stato accarezzato da Nolan in Inception, dove lo scorrere del tempo si dilatava vertiginosamente nel passare da un livello di sogno ad un altro; in Interstellar diventa la forza che muove e spiega ogni cosa. Il tempo cambia le persone, i luoghi, attenua i ricordi ma non distrugge l’amore, quello rimane. Il lato sentimentale (quell’amore tra padre e figli già apprezzato in Inception), travolge ogni cosa e alla fine permette che tutto possa volgere per il meglio. E un finale del genere è ipotizzabile anche perché il tempo non è una dimensione assoluta, anzi la sua relatività dà un senso al viaggio e al rapporto stesso tra padre e figlia. La teoria della relatività non è però l’unico spunto scientifico, altri esempi sono la singolarità dei buchi neri e soprattutto le teorie del fisico Kip Thorne (che figura tra i produttori esecutivi del film e ha collaborato al soggetto). Le teorie di quest’ultimo sui viaggi nel tempo tramite varchi nello spazio-tempo rappresentano la base su cui poggia l’impalcatura scientifica del film. Del resto una spiegazione scientifica si cerca di darla per ogni evento e per ogni fenomeno e anche i dialoghi stessi sono densi di scientificità, a volte al limite dell’incomprensibile. Però in tutta questa disperata tensione verso la scientificità, Nolan, probabilmente autolimitandosi e adeguandosi alle esigenze della distribuzione, alla fine molla la presa e proprio il finale dell’opera è qualcosa che la fisica non può spiegare. Sembra quasi che il regista abbia forzato la mano finendo per creare un universo più grande di sé, al quale è difficile dare credibilità fino alla fine. La conclusione finisce infatti per essere poco lucida e credibile dal punto di vista scientifico. È credibilissima invece dal punto di vista sentimentale. E qui sta il grande lavoro del regista: anche quando pensi che Nolan abbia dato vita ad una creatura talmente complicata da essere difficilmente manovrabile, interviene quella forza in più, l’amore, che tiene in piedi tutta la costruzione. Che dire poi di Matthew McConaughey, convincente ed appassionante come sempre, il che non è così scontato per i film di Nolan dove spesso ad idee geniali si legavano prestazioni interpretative nella media (DiCaprio in Inception ne è un esempio). Niente da dire anche su Michael Caine e John Lithgow, ormai intoccabili e impeccabili. Matt Damon fa il suo solito compitino nella parte dell’antagonista e nemmeno la prova di Anne Hathaway presenta sbavature. La vera perla però è la straordinaria Jessica Chestain, la cui interpretazione è tanto toccante da far passare, in alcuni frangenti, il viaggio intergalattico in secondo piano. L’Oscar da migliore attrice non protagonista,  con ogni probabilità, sarà nelle sue mani. L’ultima battuta la merita ancora una volta il regista. “Visionario“è un termine che nel mondo del cinema si usa spesse volte a sproposito, ma cosa significa veramente? Visionario è chi ha le idee chiare sull’avvenire, chi è dotato della capacità di creare situazioni, chi è in grado di inventare il futuro. Ebbene, Nolan visionario lo è veramente.

INTERSTELLAR E LA CONFUSIONE SUL TERMINE CAPOLAVORO, a cura di Matteo Chessa

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Tra modelli dichiarati come Uomini veri di Philip Kaufman (flop sugli esperimenti NASA di quasi tre ore), altri citati nella pellicola come 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, omaggiato più volte con i silenzi dello spazio profondo, le danze della navicella, i robot della stessa forma del monolite nero e la celeberrima porta delle stelle kubrickiana riprodotta qui con il viaggio all’interno del warmhole, è forse il sovietico Solaris di Andrej Tarkovskij il paragone scomodo più giusto per Interstellar, ultimo fatica cinematografica dell’inglese Christopher Nolan. Come nell’indiscusso capolavoro russo infatti è forte il tentativo di trattare la tematica della profonda solitudine dell’uomo nello spazio e la visione di questo come luogo di estinzione di debiti morali (il rapporto figlio- padre con Tarkovskij, padre- figlia con Nolan); ad avvalorare questa intertestualità ci pensano gli effetti speciali, con le visioni del buco nero Gargantua (chiamato così da Nolan non per le sue dimensioni ma perché il gigante di Rebelais vedeva i libri come maestri di vita; non a caso all’interno del warmhole sarà tramite i libri che comunicheranno padre e figlia) similari a quelle del pianeta Solaris, arancioni, fluide, in continuo movimento ondoso. Tutto ciò non basta per poter affermare che Interstellar sia un film riuscito, anzi.

La trama: America, in un futuro distopico. Cooper (Mattew McConaughey), agricoltore, ex ingegnere  aerospaziale della NASA, vedovo con due figli e un suocero, vive in una Terra (pianeta) dilaniata da una strana Piaga (mostrata come enorme polverone ottura polmoni, raccontata dal professor Brand/ Michael Caine come definitiva causa della morte del pianeta per la sua capacità di cibarsi di Azoto e consumare ossigeno) che distrugge le piantagioni e riduce al minimo le condizioni vitali dell’uomo. Scoperte casualmente, grazie a una anomalia gravitazionale nella cameretta della figlia Murphy (Mackenzie Foy), le coordinate della NASA, intanto smantellata dal governo, accetta la missione di partire per lo spazio per cercare un nuovo pianeta dove trasferire la razza umana, seguendo i segnali e i dati di altri astronauti partiti anni prima che hanno ristretto il campo a tre possibilità.

Se il film viene scambiato per quello che non è, un capolavoro, lo si deve soprattutto all’abilità di Nolan di creare mondi e riportarli sullo schermo con sequenze spettacolari, rivelandone la sorprendente abilità di “autore” di blockbuster. Tolto ciò, non regge minimamente il confronto con le trame filosofico- poetiche di Kubrick e Tarkovskij, ma si limita ad essere un mero spettacolo fantascientifico alla stregua dei lavori spielberghiani (Incontri ravvicinati del terzo tipo, Et) in cui la manifestazione viene prima del significato. Il film segue pari passo l’andamento di Inception, con una prima parte ordinaria e problematica (l’impossibilità di entrare negli USA e vedere i figli lì, la Piaga qui), una seconda straordinaria costruita su più livelli spazio- temporali e una terza ordinaria risolta. Come il film precedente, anche Interstellar si fa guardare piacevolmente, è godibile, ma imperfetto. A livello di sceneggiatura (non di credibilità fisica, con la collaborazione di Kep Thorne) si tende troppo ad accompagnare lo spettatore: tutto viene spiegato, anche in momenti in cui si dovrebbe tacere (il dialogo sull’amore nel buco nero, lo svelamento dell’identità degli “esseri”, che uno spettatore attento potrebbe capire da sé ma che Nolan sente di dover per forza rivelare apertamente); a livello di andamento della storia la parte centrale, dalla comparsa di Matt Damon, ha l’effetto della sveglia del mattino che ti strappa dal sogno e riporta violentemente alla realtà. Le musiche, bellissime, di Zimmer spesso sono ridondanti. In più le prove attoriali, salvo quella convincente di McConaughey e quelle amabilmente sotto le righe dell’onnipresente Caine e del depalmiano John Lithgow, irritano, in particolare gli sguardi persi, le lacrime finte e la sbalorditiva onicofagia di Jessica Chastain. Manca la scena capolavoro, il salto di qualità; per intenderci meglio il film non ha una danza senza gravità sulle note di Bach, non ha un ominide che lancia l’osso al cielo, non ha neanche Truffaut che dice “Io vi invidio…”. Tutto naviga sui livelli dell’accettabile, che spesso in questi tempi di siccità creativa viene confuso con l’esaltante; salvo poi farsi passare sotto gli occhi i veri capolavori, che non vengono riconosciuti e che finiranno, loro si, per estinguersi.

UN REGISTA TRE FILM: BRIAN DE PALMA

La fama che circonda alcune opere di Brian De Palma, regista americano in attività dagli anni 60, potrebbe rendere quasi banale la stesura di una classifica che annoveri i tre film migliori. Quasi tutti i più famosi appartengono al genere gangsterisco, da Scarface a Carlito’s way passando attraverso Gli Intoccabili, ma sarebbe ingiusto non riconoscere l’ottima capacità di De Palma di passare tra vari generi e controllarli tutti con maestria e sicurezza, mantenendo tra l’altro invariati i capisaldi della sua cinematografia: il tema del doppio, la scopofilia, la perdita di identità, l’insicurezza, l’omertà. Con i primi lavori comici, Greetings e Hi Mom! col giovane De Niro, e le pellicole hitchcockiane, quelle di (contro la) guerra, fino ai noir e i film in costume o addirittura la fantascienza,  De Palma può essere sicuramente annoverato tra i registi più prolifici della New Hollywood. Ecco tre pellicole scelte dal D.I, cercando di non essere banali.

LE DUE SORELLE

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Danielle Bréton, modella americana, passa la notte con un uomo che la mattina seguente viene massacrato a coltellate dalla sorella gemella. Aiutata dall’ex marito fa sparire il corpo, ma la giornalista Grace Collier vede tutto dalla finestra e cerca di dimostrare il tutto alla polizia. Thriller psicologico sulle orme di Hitchcock (La finestra sul cortile, Marnie, Psyco e Io ti salverò), presenta tutti i temi che seguiteranno nella sua carriera: il doppio, la visione voyeuristica, l’intro finta che esula dal genere trattato (qui un programma tv). Ottima prova attoriale della protagonista Margot Kidder nella parte delle due sorelle. Nonostante sia agli inizi della carriera De Palma regala qui la sua prima perla, una sequenza onirica terrificante, in b/n, in cui scopriamo la verità sulle due gemelle.

CARLITO’S WAY

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Il capolavoro di De Palma, punto più alto di una carriera con molti picchi (Scarface, Mission Impossible); tutto è però inferiore a Carlito’s Way, bellissimo gangster movie che narra le vicende di Carlito Brigante (un Al Pacino in grande spolvero), ex spacciatore portoricano uscito dal carcere dopo 5 anni con la voglia di restare pulito. Sfortuna vuole che il suo avvocato David Kleinfeld (Sean Penn) sia in debito con la mafia. Per un atto di riconoscenza lo aiuta, ma le cose prendono una brutta piega… Bellissima trama, bellissime recitazioni, una regia che non perde mai il controllo della situazione e un inseguimento finale in stazione da capogiro. Cosa volete di più?

REDACTED

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La trama è simile a quella di Vittime di guerra (alcuni uomini dell’esercito americano stuprano e uccidono una indigena); è diversa la guerra, lì Vietnam qui Iraq, e il modo di raccontare dato che in Redacted si utilizza il piglio documentaristico (nonostante tutto sia finzione). Il risultato è un atroce affresco della malvagità umana nascosta sotto abiti protettivi, una critica feroce all’operato statunitense sul fronte, dove più che protettori i soldati vestono i panni dei carnefici. Connotato da una forte intermedilità (riprese video amatoriali, estratti da YouTube e camere nascoste) che cerca di nascondere la mano del regista. Appartiene alla ristretta cerchia di film sulla guerra in Iraq, ed è sicuramente il più feroce nella sua critica (assieme a SOP di Errol Morris).

Matteo Chessa

GOTHAM 1X01: LA NUOVA SERIE SU BATMAN SENZA BATMAN

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E’ possibile fare una serie su Gotham senza Batman? Sembrerebbe un paradosso, eppure per la Warner la risposta è sì. Un obiettivo arduo che a quanto pare si dipanerà nei sedici episodi che compongono la prima stagione di uno dei prequel più attesi dai fan della Dc e non. Intanto la visione del primo episodio consente allo spettatore di immaginare parzialmente il mood e la struttura dell’intera serie. Il pilot diretto da Danny Cannon sembra infatti fondarsi sui classici stilemi del buddy cop movie in un’atmosfera cupa e affascinante come Gotham giustamente richiede. Il rapporto turbolento ma efficace tra un retto poliziotto alle prime armi (il Jim Gordon privo di baffi di Ben McKenzie) e un veterano corrotto (il Bullock di Donal Logue) sottende la turbolenta ricerca del colpevole dell’omicidio dei coniugi Wayne (evento decisivo per la nascita dell’Uomo Pipistrello). Di primo impatto la sceneggiatura, appesantita probabilmente dalla necessità di introdurre i personaggi, arranca piuttosto goffamente con qualche forzatura di troppo (mi riferisco ai twist dell’indagine). Il punto forte invece è sicuramente in direzione fan service con i richiami ai personaggi, in particolare ai villains, più importanti del fumetto. Ottimo il Pinguino di Robin Lord Taylor (anche perchè più centrale nel pilot), da approfondire Selina Kyle e Edward Nigma (che qui lavora in polizia!) così come Poison Ivy. Spiazzante il nuovo Alfred, rude e senza alcun tipo di aplomb. I giudizi definitivi possono aspettare.  Per il momento attendiamo i nuovi episodi per un commento meno parziale.

Francesco Pierucci

IL FUOCO DELLA VENDETTA: TROPPA CARNE E IL FUOCO SI SPEGNE PRESTO  

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In un drive in di montagna, durante la proiezione di Prossima fermata: l’inferno, Curtis DeGroat (Woody Harrelson) molesta una ragazza e percuote un uomo intervenuto per  aiutare. Intanto in una cittadina vicina Russell Blaze (Christian Bale) lavora alacremente in fabbrica e guadagna il denaro che serve per sposare (“far metter su ciccia” dice lui) la ragazza Lena (Zoe Saldana) e aiutare il fratello Rodney (Casey Affleck) reduce dall’Iraq e il padre malato terminale. Come nei più banali film sulla vendetta i limiti vengono immediatamente stabiliti: male e bene, cattiveria e magnanimità, amoralità e integrità; e come nei peggiori film sull’argomento si cerca di analizzare questa difficoltosa reazione umana miscelando temi differenti e distanti in modo grossolano e distratto: l’amore mancato, il senso di colpa, l’afasia, il senso di smarrimento dei reduci, l’abbandono, la solitudine. La trama è di quelle già viste: arrestato dopo un incidente stradale in cui hanno perso la vita due persone, Russell cerca di rimettersi in gioco dopo aver perso il padre e la ragazza. Suo fratello Rodney, reduce dall’Iraq e arrabbiato per il ben servito datogli da un paese per cui ha lottato e che l’ha abbandonato, si ritrova a combattere clandestinamente per tirare su soldi. Quando, per un debito non pagato, Rodney viene ucciso, Russell cerca vendetta, scavalcando le autorità. I capisaldi del revenge movie ci sono tutti: la perdita di una persona amata, la diatriba giustizia ordinaria/ giustizia privata, i sensi di colpa per un errore passato da cancellare con un gesto eroico. Il tutto è però mal trattato, appena accennato e poi abbandonato.  Un film piatto, scontato, che traccia una linea dalla prima inquadratura e la segue senza sbalzi e colpi di scena, con un regista, Scott Cooper di Crazy Heart, che non tiene mai le redini di un film volutamente complicato, inesorabilmente pasticcione. Ciò si ripercuote sulla prova del cast stellare della pellicola, che annovera i premi Oscar Christian Bale e Forest Whitaker oltre i vari Casey Affleck, Willem Dafoe, Zoe Saldana e Woody Harrelson. Un film come molti altri sull’argomento, dimenticabile parentesi della carriera di un regista che ha molto da dare al cinema.

 

Matteo Chessa

KNIGHTFALL: BATMAN DIVENTA BIONDO  

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Tutti avete visto la scena di The Dark Knight Rises dove Tom Hardy spezza la schiena a Christian Bale. Una pellicola davvero bella che trae però ispirazione da storie importantissime dei fumetti di Batman. Oggi vi parlo del lungo Batman: Knightfall e più in particolare dei capitoli centrali denominati Knightquest dove il protagonista è il biondo Jean Paul Valley, che non si vede nel film ma che ha impersonato Batman dopo che Bruce Waine si è ritirato per guarire dalla frattura alla schiena causatagli da Bane. Queste storie sono iniziate nel 1993 e proseguite fino al 1995. Non sto a raccontare tutti gli antefatti, la fuga dei criminali da Arkham, il combattimento con Bane e i tradimenti di Catwoman… va bene quello che avete visto al cinema più o meno; arriviamo allora a Jean Paul che ha ereditato il cappuccio e mantello del pipistrello ed è pian piano ossessionato dalla lotta al crimine ereditata dall’amico. Il costume viene modificato per una maggiore potenza offensiva e, di storia in storia, potenziato da nuove armi. IL NUOVO Batman riesce poi a sconfiggere Bane e riprendersi Gotham recitando una frase storica: “They will fear as they never feared him!”. La parte grafica dell’evento è abbastanza spigolosa, con tratteggi molto pesanti, in più il disegnatore cambia ogni numero o quasi; gli anni 90 escono da queste pagine in tutto il loro splendore: giacche in pelle, ciuffi improbabili, tettone, muscoli e mirabolanti scene d’azione al porto di Gotham.

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Le storie, sono un po’ confusionarie e leggibili benissimo da sole ma il loro unico scopo (si capisce) è mostrare un personaggio nuovo senza approfondirlo troppo … insomma, la trama generale dell’evento la si comprende anche senza leggere questi episodi che abbracciano sia ‘Detective Comics’ che ‘Batman’, più degni di nota ‘Shadow of The Bat’ #19-#20. Vediamo che i metodi del personaggio sono molto violenti e peggiorano di pagina in pagina fino a costringere il commissario Gordon a distruggere il bat-segnale per non avere più a che fare con Batman. Come già accennato nelle storie di Jean Paul c’è tutto: sparatorie, sangue, tecnologie strane, ma anche i fantasmi. Tutta la carriera del biondino come Pipistrello è costellata dalle visioni dell’angelo della morte Azrael, che lo spinge a essere sempre più deciso (e quindi violento) nella sua crociata, queste visioni gli erano procurate dalla suggestione psicologica di una setta che sperava di servirsene a scopi malvagi. Per rassicurare voi lettori, Bruce Wayne guarisce dalle ferite mortali che lo avevano costretto alla sedia a rotelle e riesce a riprendersi il nome di Batman, mentre Azrael si è dedicato con successo alla lotta della società segreta causa delle sue disgrazie.

Ps.“Batman Biondo” appare anche in un avventura in team-up con Punisher, consigliata se volete ridere e non leggere mai più un fumetto!

 

Pietro Micheli

FILM IN SALA: COSA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE DA SETTEMBRE A DICEMBRE

Dopo un’estate passata (per chi è rimasto in città) ad elemosinare film alle biblioteche per mancanza di offerte in sala, con i cinema chiusi o, per gli stoici aperti, impantanati in titoli dell’inverno trascorso, tra l’altro nemmeno di qualità (spicca l’odiato The Butler, ma si può citare come esempio anche Sotto una buona stella di un sempre più scoppiato Carlo Verdone), quella che si prospetta è una seconda parte di anno con i fiocchi, tra titoli attesissimi, sequel di successo e biopic d’autore. Ecco, divisi per mese d’uscita, i film che Il Disoccupato Illustre consiglia di vedere da qui a Capodanno.

SETTEMBRE

LUCY

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Apertura dell’ultimo festival di Locarno, segna il ritorno alla regia di Luc Besson dopo il simpatico Cose nostre Malavita dello scorso anno. Scarlett Johansson impersona Lucy, ragazza americana che vive a Taipei a cui viene impiantato dentro il corpo un sacchetto di droga. Quando questo si rompe, lei acquisisce potere straordinari. Sceneggiatura forte, nuova eroina disegnata da Besson dopo Nikita, capolavoro che spegne quest’anno ventiquattro candeline. Attesissimo dai fan del francese, potrebbe salvare l’anno della Johansson, in sala anche con l’evitabilissimo Under the Skin di Glazer.

LE DUE VIE DEL DESTINO

THE RAILWAY MAN

Diretto da Jonathan Teplitzky (Burning Man), applauditissimo al festival di Toronto, vanta  un Colin Firth in gran forma. Un ex ufficiale inglese, torturato dai giapponesi durante la Seconda Guerra, cerca vendetta contro il suo aguzzino, aiutato dalla moglie (Nicole Kidman)che cerca di scacciare il suoi tormenti.

TARTARUGHE NINJA

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Il ritorno di Michelangelo, Leonardo, Raffaello e Donatello, per un ragazzo di 24 anni, è un evento da non perdere. Nato per festeggiare i trent’anni dall’uscita della serie a fumetti, il film racconta delle avventure di quattro tartarughe mutanti che praticano il kung fu e sposano la causa della reporter April (Megan Fox). Dopo due lungometraggi nel 1990 e nel 1991, tocca ancora a loro divertire i piccoli (e far fare un tuffo nel passato ai più grandi).

PASOLINI

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Gli ultimi giorni di PierPaolo Pasolini, intellettuale italiano, prima del suo omicidio. Diretto da Abel Ferrara, interpretato da Willem Defoe, identico al regista di Mamma Roma, vanta nel cast anche Scamarcio che interpreta Ninetto Davoli. Uno dei biopic più attesi della stagione.

BIRDMAN

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Attore fallito conosciuto per aver interpretato in passato un supereroe si rilancia a Broadway. Black comedy del regista drammatico Inarritu, che sfrutta la bravura dei due protagonisti (Michael Keaton e Edward Norton) per realizzare un film divertente, pur restando nel campo dell’autorialità. Degno delle migliori commedie nere dei Coen; ha aperto Venezia 71.

OTTOBRE

SIN CITY – UNA DONNA PER CUI UCCIDERE

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Nove anni dopo il primo film, il sodalizio artistico tra Robert Rodriguetz e il fumettista Frank Miller regala ai fan del genere un nuovo prodotto basato sulla serie Sin City. Tornano alcuni personaggi del primo capitoli (Marv di Mickey Rourke anche se è morto, Nancy/ Jessica Alba assetata di vendetta), fanno la loro prima apparizione i nuovi (Ava Lord/ Eva Green e Johnny/ Joseph Gordon- Levitt, destinati a dare spettacolo). Ma sarà sicuramente la sceneggiatura del duo la protagonista. Josh Brolin sostituisce Clive Owen nella parte di Dwight.

BOYHOOD

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Richard Linklater (Prima di mezzanotte e affini) condensa in 2h e 46’ dodici anni della vita (vera) di un ragazzo i cui genitori stanno divorziando. L’attore Ellar Coltrane ha iniziato le riprese a 7 anni, ora ne ha 19. Un cambio di rotta rispetto alle opere della filmografia del regista, sempre condensate in notti, pomeriggi o serate. Nel cast l’attore feticcio Ethan Hawke e Patricia Arquette.

UN MILIONE DI MODI PER MORIRE NEL WEST

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Dal creatore dei Griffin e Ted Seth MacFarlane, un western in salsa comica, per non dire demenziale, destinato a regalare risate a non finire (almeno spero). Cast d’eccezione, con una bellissima Charlize Theron, Neil Patrick Harris, l’immancabile Giovanni Ribisi e il sempre cattivo Liam Neeson. Vediamo se MacFarlane riuscirà a sconfiggere la maledizione del western parodistico, da sempre ostica buccia di banana cinematografica.

THE JUDGE

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Robert Downey Jr e Robert Duvall in una storia di padri e figli a forti tinte gialle. Possibile delusione per via della regia di Dobkin, fin qui sempre impegnato in commedie, ha come punto di forza, oltre al cast, i due sceneggiatori di Gran Torino.

MOMMY

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Il film dell’anno. Acclamato a Cannes, osannato dai critici e amato dal pubblico, racconta di una madre single che cerca di mantenere la custodia del figlio quindicenne. Diretto dal bravissimo Xavier Dolan, proiettato in 4:3, “è un’esperienza travolgente” (Ciak).

NOVEMBRE

INTERSTELLAR

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Attesissimo film di Christopher Nolan, regista della trilogia del cavaliere oscuro,  scritta dal fratello Jonathan con Steven Spielberg, che s è rifiutato di girarlo. Basato sulla teoria di Kip Thorne sui buchi neri e sulla possibilità di viaggiare nel tempo attraverso essi, è un film di fantascienza che cerca di emulare i grandi prodotti del genere (il paragone con Guerre Stellari  è stato fatto dal regista stesso). Misterioso come tutti i film di Nolan, ha nel cast il premio Oscar Matthew McConaughey, Anne Hathaway e il solito Michale Caine. Previsto il successo al botteghino.

DUE GIORNI, UNA NOTTE

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Presentato al festival di Cannes, diretto dai fratelli Dardenne, narra la storia di Sandra che in un week end deve convincere sedici colleghi a rinunciare ad un bonus da 1000 euro per evitare il licenziamento. Film sulla crisi e sugli effetti nella vita delle persone, è atteso soprattutto per l’interpretazione della Cotillard, vantata molto durante la kermesse.

COME AMMAZZARE IL CAPO E VIVERE FELICI 2

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Cambia regista, non cambia il cast, anzi si rilancia con l’aggiunta del cinico Christoph Waltz. Messi in proprio, gli eroi del primo capitolo vengono mandati sul lastrico da uno spietato investitore. Per riavere la loro azienda, rapiscono sua figlia. Il primo ha fatto ridere tutto il mondo. Scommettiamo che il secondo non sarà da meno?

SCEMO E PIU’ SCEMO 2

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Venti anni dopo il primo film, i due scalmanati protagonisti si rimettono in viaggio per trovare la figlia di uno dei due, di cui si ignorava l’esistenza. Jim Carrey e Jeff Daniels rivestono i panni dei personaggi di una delle pietre miliari della storia comica americana. Vediamo se supereranno il test del sequel, spesso causa di fallimento. La storia sembra abbastanza banale, ma saranno le gag a fare la differenza.

TORNERANNO I PRATI

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Ermanno Olmi, di ritorno dal ritiro, dice la sua sulla esperienza della vita di trincea della Prima Guerra Mondiale. Il regista bergamasco, sinonimo di qualità, merita fiducia a prescindere.

DICEMBRE

MAGIC IN THE MOONLIGHT

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Ultima fatica del regista newyorkese Woody Allen, di ritorno in Francia dopo il fortunato Midnight in Paris, stavolta in Costa Azzurra per raccontare dello scettico inglese Colin Firth alle prese con un’indagine sulle presunte doti extrasensoriali della medium interpretata da Emma Stone. Atteso dai fan del regista, e non sono pochi.

IL RAGAZZO INVISIBILE

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Storia innovativa per il cinema italiano, racconto di un ragazzo con poteri sensazionali, non tratto da un fumetto ma realizzato in parallelo con la striscia, con fotogrammi del film che sono poi stati riportati identici nel fumetto e viceversa. Diretto da Gabriele Salvatores con un cast di attori giovanissimi.

LO HOBBIT- LA BATTAGLIA DELLE CINQUE ARMATE

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Terzo capitolo della trilogia dedicata al viaggio straordinario di Bilbo Baggins (Martin Freeman). Descritto come epico più degli antenati Le due torri e Il ritorno del re,  con scene di guerra sensazionali, è chiamato a vendicare lo scivolone del secondo capitolo, ai limiti dell’inguardabile. Chissà se ci riuscirà.

THE IMITATION GAME

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Thriller mentale su come il matematico inglese Alan Turing, bistrattato per la sua omosessualità, scoprì il Codice Enigma, linguaggio cifrato usato dai tedeschi nella Seconda Guerra Mondiale. Interpretato da Benedict Cumberbatch e Keira Knightley, presenta una delle più importanti figure del 900, essenziale per l’esito positivo della guerra.

PRIDE

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Standin ovation di dieci minuti a Cannes, ispirato a fatti accaduti realmente, parla del movimento omossessuale LGSM che nel 1984 si schierò dalla parte dei minatori in protesta contro la Thatcher. È sempre bello conoscere storie poco famose ma molto importanti. Da vedere.

Matteo Chessa