TOP 5- I CINQUE FILM PREFERITI DI STANLEY KUBRICK

Kubrick e il cinema: una meravigliosa storia d’amore. Scopriamo insieme quali sono secondo lui i film più belli di tutti i tempi. Per onor di cronaca va detto che la seguente è una lista che un Kubrick ancora 35enne ha consegnato alla rivista Cinema nel 1963.
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FILM DA RISCOPRIRE – BLACK MOON DI LOUIS MALLE

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Lily ( Catheryn Harrison), giovane ragazza bionda, sfreccia su una spider in fuga da una strana guerra tra sessi opposti, dove non si fanno prigionieri e si tende ad annientare il nemico. Trova rifugio in una fattoria in cui abitano una vecchia costretta a letto (Therese Giehse) che parla con un ratto e con chissà chi alla radio, un fratello e una sorella muti (Joe Dallesandro, Alexandra Stewart), un gruppo di bimbi nudi che porta al guinzaglio una scrofa e un liocorno parlante.

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ANOMALISA: IL CAPOLAVORO DI KAUFMAN TRA BERGMAN E PIRANDELLO

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Chi siamo? Quante facce abbiamo? Che cos’è l’amore? Le precedenti domande hanno una risposta?

In latino “persona”, prima di essere umano, significa “maschera”. Possiamo così dire che tutti, anche solo a un livello inconscio, presentiamo una falsa personalità al cospetto della società. Il nuovo universo di Kaufman è pieno di queste persone, idealizzate come pupazzi in stop-motion, troppo impaurite e confuse per vivere a pieno la loro vita. Non è la prima volta che lo scrittore di Essere John Malkovich e di Eternal Sunshine si confronta con il tema della perdita dell’identità, ma questa volta, grazie alla manifesta influenza del film di Bergman e del Fu Mattia Pascal, ci conduce in un vortice nichilistico senza fine, costituito da dolorose illusioni e amara ironia. Questo è il mondo in cui Michael Stone “esiste”. Michael è un paradosso vivente: ha scritto un libro dal titolo Help me to help you ma non è in grado di aiutare se stesso. E’ uno straniero nella sua stessa società (ricordate la canzone di Sting: “I am an alien, I am a legal alien, I am an Englishman in New York”?). Sì, Cincinnati non è esattamente la Grande Mela (purtroppo il chili non basta) e così non è affatto assurdo che il protagonista inizi a impazzire davvero in fretta.

Cosa potrà salvarlo dal baratro della depressione? L’amore, ovviamente. L’unico sentimento che può aiutarlo ad abbandonare lo sguardo blasè e distinguere finalmente un volto tra la folla indistinta. E quel volto è di Lisa. Lisa è una meravigliosa anomalia: una donna timida con i suoi difetti perfetti. L’unico modo per riuscire a descriverla è prendere in prestito le parole di Cindy Lauper che Lisa canta con la sua emozionante voce nella scena più bella di tutto il film:

Some boys take a beautiful girl

And hide her away from the rest of the world

I wanna be the one to walk in the sun

Oh girls, they wanna have fun

Lisa è un’ombra nata troppo lontana dalla luce solare dell’auto-consapevolezza. Come un’antica sex-doll geisha, è fuori dalla realtà e proprio per questo non ha bisogno di fingere di essere chi non è. Dopo lo stupefacente Synecdoche, New York, Kaufman torna dietro la macchina da presa (grazie a KickStarter!) con l’obiettivo di lasciarci un altro insegnamento senza tempo: la vita è rilevante nella sua irrilevanza.

Fatevi un favore: andate a vedere Anomalisa e se dopo la proiezione vi sentirete depressi e con un vuoto incolmabile, non vi allarmate! E’ semplicemente il film che ha raggiunto il suo obiettivo…

 

Francesco Pierucci

LE MIGLIORI COPERTINE DI DYLAN DOG

GOLCONDA

Golconda

Omaggio all’omonima opera di Magritte, disegnata da Claudio Villa. Dylan Dog n.41.

NECROPOLIS

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Copertina di Angelo Stano per questo albo dell’indagatore dell’incubo, numerato 212.

PARTITA CON LA MORTE

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Copertina bergmaniana realizzata da Angelo Stano per l’albo n.66 ispirato al film Il Settimo Sigillo del regista svedese.

I CONIGLI ROSA UCCIDONO

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Albo n.24, uno dei migliori. Stupenda la copertina del solito Claudio Villa.

ANANGA

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Prima parte di una storia doppia (L’urlo del giaguaro è la seconda). Copertina di Stano, albo n.133

Matteo Chessa

LA SENILITA’ AL CINEMA

Non sono pochi, pensandoci bene, i film che riflettono sull’argomento vecchiaia, sull’avvicinamento della fine della vita; quasi sempre il tema viene accostato a quello della solitudine, della fine dignitosa di un’esistenza passata nell’anonimato ma anche di grandi avventure , gesti estremi, piccole rivoluzioni  personali. Sono tanti i film da citare in una eventuale classifica, dal premio Oscar A spasso con Daisy (QUI la recensione) a Harry e Tonto, da Harold e Maude a Tutto può succedere, non dimenticando capolavori recenti come Amour o ottimi film come Nebraska. Sono sicuro però che converrete con me che i film della mia personale Top 5 siano effettivamente quelli che hanno trattato meglio questo argomento.

 

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UP

Film d’animazione della Pixar, co- prodotto dalla Disney, racconta della grande avventura del vecchio Carl che, vedovo, decide di realizzare il sogno comune con la defunta moglie di raggiungere le cascate paradiso e vivere una memorabile esperienza. Accompagnato dal piccolo scout Russell, spostandosi con una casa volante trascinata da palloncini, raggiungerà il luogo e vivrà finalmente l’avventura sognata, scoprendo anche il suo coraggio. Commovente, divertente, giustamente premiato con l’Oscar al Miglior Film d’animazione nel 2009, può vantare un incipit capolavoro in cui raffigura la bellezza e la tristezza di una vita insieme. Ha fatto piangere e riflettere grandi e piccini.

 

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VIVERE

1952, Akira Kurosawa. Vecchio impiegato dell’ufficio richieste del comune di Tokio scopre di avere un tumore allo stomaco e solo 5 mesi di vita. Cerca con tutte le sue forze di trovare finalmente uno scopo dopo anni passati a sopravvivere. Non trovando aiuto nei parenti, si dedica anima e corpo alla trasformazione di una zona paludosa in un parco giochi per bambini. Alla sua morte, il sindaco si prende i meriti ma le donne del quartiere gli rendono omaggio e piangono sulla sua tomba. Capolavoro sulla vecchiaia e sulla solitudine, analizza con una trama di morte il miglior modo di vivere una vita, suggerendo però che solo quando si ha qualcosa da perdere è possibile giocarsi il tutto per tutto. Il protagonista Takashi Shimura riesce a parlare con gli occhi, esprimendo tristezza e gioia solo con gli sguardi. Bellissima la scena del canto solitario di una vecchia canzone giapponese che parla della brevità della vita. Poco conosciuto, da vedere.

 

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IL POSTO DELLE FRAGOLE

Il professor Isak Borg deve ricevere un prestigioso premio accademico e si mette in viaggio per ritirarlo. Nel tragitto, tra ricordi e sogni, riconsidera la sua vita. Considerato uno dei massimi capolavori di Bergman, recitato superbamente dal di lui maestro Victor Sjöström (che morirà tre anni dopo), mescola sequenze oniriche a ricordi passati a momenti presenti a rimpianti per le occasioni perdute e difficilmente recuperabili. Film sul tempo che scorre e sulla paura della morte imminente.  Famosissima la sequenza iniziale dell’incubo del professore. Le fragole del titolo sono un indizio temporale che indica l’arrivo della primavera. Orso d’oro a Berlino 1958.

 

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UMBERTO D

Umberto Domenico Ferrari, mite pensionato romano, non è più in grado di mantenersi economicamente. Pensa al suicidio ma rinuncia per non abbandonare il suo cagnolino. Capolavoro del cinema neorealista, da molti considerato la sua fine, analizza con lucida drammaticità il tema della vecchiaia e della solitudine, ma anche quello della de umanizzazione come conseguenza del capitalismo (memorabile e significativa l’uccisione di un cane per 50 lire di differenza tra la richiesta del canile e l’offerta del disperato padrone). Retto, umile ma orgoglioso, Carlo Battistini è da applausi. Il punto più alto di Vittorio De Sica.

 

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VIAGGIO A TOKIO

Due anziani genitori che vivono a Onomichi, nella provincia di Tokio, si recano in città per vedere i figli sposati ma questi, troppo indaffarati, non li considerano. L’unica che gli dedica attenzioni è la vedova del terzo figlio, la dolce Noriko, che chiede una giornata di ferie alla ditta pur di stare con loro. Finale tragico. Cine- poema sulla vita e sulla morte, analisi secca sulla distanza tra padri e figli, sul mondo degli adulti e quello degli anziani, spesso costretti alla solitudine. Più che la storia, è da esaltare la poesia racchiusa in ogni inquadratura, spesso vuota o irrilevante ai fini della trama ma che, quasi sempre, sottolinea il tema analizzato. Capolavoro di Ozu, maestro del cinema giapponese che ha sempre lavorato con un cinema poverissimo in cui scopriva ricchezze straordinarie e impensabili.

 

Matteo Chessa

UN REGISTA, TRE FILM: SION SONO

Oggi con la rubrica si torna in Oriente nel paese del Sol Levante per parlare di uno di quei registi poco conosciuti ma fondamentali nell’innovare la storia del cinema. Volendola farla breve si potrebbe affermare senza il minimo rischio di essere contraddetti che Sion Sono è pazzo: pazzo per il cinema come dimostra in ogni singola pellicola, ma forse anche pazzo in generale (if you know what I mean!). Ecco allora quali sono per me, le sue tre opere che più mi hanno entusiasmato:

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STRANGE CIRCUS

Quando ho finito di vedere l’undicesima opera di Sion Sono sono rimasto notevolmente colpito. Il finale di Strange Circus, fortemente debitore del Persona di Bergman, è uno dei più belli della storia del cinema. E’ da qui che bisogna partire per poter cerebrale giustamente uno dei più grandi autori della settima arte. Sion Sono non si limita a citare i film di genere giapponesi ma la sua bravura sta nel conciliare questa tendenza con un richiamo sottile voluto o meno ai grandi Maestri (oltre Bergman, basti ricordare Un borghese piccolo piccolo per Cold Fish). Sono è speciale perché in grado di stupire in ogni momento con la complessità della trama, con i tortuosi movimenti di macchina e in questo caso con la sovrapposizione tra realtà e finzione (il circo felliniano). La ghigliottina cade, tutto si ferma.

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LOVE EXPOSURE

Trovarsi davanti a Love Exposure può lasciare interdetti: a parte la durata proibitiva di quattro ore infatti (in origine erano sei), ciò che può disorientare i neofiti del Maestro è la follia della trama e dei personaggi. E’ tutto fuorché banale che il sogno di Yu, il protagonista, sia fotografare le mutandine delle ragazze. A parte gli aspetti più goliardici e superficiali però, l’autore torna ancora una volta a trattare con sensibilità il tema che gli sta più a cuore, ovvero quello relativo alle famiglie disfunzionali, incarnate in questo caso dal discutibile padre cattolico, che sono la principale causa delle problematiche che colpiscono i protagonisti. Vincitore di due premi a Berlino, Love Exposure, è forse il lungometraggio più famoso del regista: probabilmente per le innumerevoli scene memorabili (l’addestramento su tutte) o perché in fin dei conti un personaggio come Miss Scorpion e il suo rapporto con Yoko difficilmente potranno essere dimenticati dallo spettatore.

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WHY DON’T YOU PLAY IN HELL?

Suona strano ma l’ultimo film di Sion Sono è il primo che ho visto. Colpo di fulmine. Mi è piaciuto così tanto che mi sono andato a recuperare buona parte della sua filmografia. Anche in questo lungometraggio è racchiusa appieno tutta la poetica di Sono: il barocchismo visivo, le citazioni (Kill Bill, Lady Snowblood, gli yakuza eiga), l’amore per il cinema e gli straordinari personaggi dissacranti (il fonico della yakuza). Come se non bastasse il film oscilla continuamente tra un genere e un altro, assumendo una parabola ascendente che culmina con un‘esplosione meta-cinematografica, un vero e proprio testamento per i posteri.  Che altro dire? Non sono mai stato più disorientato nella visione di un film ma non ho mai neanche riso così tanto.  P.s. Ancora oggi canticchio il jingle della pubblicità di Mitsuko!

 

FILM CONSIGLIATI: Guilty of romance, Cold Fish, Himizu

 

Francesco Pierucci

1974. LA STANGATA: L’HEIST MOVIE PER ECCELLENZA

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Se qualcuno crede veramente che il recente American Hustle sia un heist movie entusiasmante e ben costruito , lo invito a riguardare più volte un capolavoro come La Stangata di George Roy Hill. Alla cerimonia del 1974, nonostante la presenza di opere quali American Graffiti di George Lucas, Sussurri e Grida di Ingmar Bergman e de L’esorcista del già citato William Friedkin, The Sting (questo il titolo originale) ottiene dieci nomination (che non comprendono inspiegabilmente quella per il grande Paul Newman) e si porta a casa ben sette statuette (miglior film, regia, sceneggiatura, scenografia, colonna sonora, costumi e montaggio). Per vendicarsi della morte di un amico, il giovane truffatore Johnny Hooker (Robert Redford) organizza una stangata ai danni del gangster Lonnegan assieme al truffatore più bravo in circolazione, Henry Gondorff (Paul Newman). Questa comedy suspancer coinvolge, diverte  e incuriosisce chi guarda grazie alla frizzante sceneggiatura di David S. Ward  e alle magistrali interpretazioni del cast principale (oltre ai soliti Newman e Redforf va segnalato un Robert Show perfetto nella parte del criminale) Il tema musicale più famoso del film The Entertainer, brano ragtime di Scott Joplin, raggiunse la seconda posizione in Svizzera, la terza nella Billboard Hot 100, la quinta in Norvegia e la sesta in Olanda, oltre al fatto che diventò la suoneria di molti cellulari.

CURIOSITA’: il famigerato brano The Entertainer venne arrangiato da Marvin Hamlish che in quell’anno ebbe la ventura più unica che rara di vincere anche un secondo Oscar per la canzone di “Come eravamo”.

Francesco Pierucci