LA GRANDE SCOMMESSA – ADAM MCKAY E LA CRISI FINANZIARIA DEL 2008

 

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Adam McKay dopo alterne fortune con varie commedie tra cui spiccano i due Anchorman, debutta nel cinema drammatico e lo fa senza perdere di vista la vena comedy che ha fin qui caratterizzato la sua carriera.

Il tema è quello della crisi finanziaria iniziata nel 2008 che sta diventando una sorta di Guerra del Vietnam in formato economico che gli Americani hanno cominciato a trasporre sempre più frequentemente col mezzo cinematografico.

Nel 2011 Inside Job aveva vinto l’Oscar come miglior documentario spiegando tutto ciò che era necessario sapere con un’insolita semplicità. Poi era stata la volta di Margin Call, di J.C. Chandor (con Kevin Spacey) che si concentrava su un aspetto poco conosciuto quanto ripugnante della vicenda, ovvero la truffa messa in atto dalle banche appena la bolla delle obbligazioni immobiliari era scoppiata, con i broker che avevano passato la notte a vendere titoli spazzatura prima che la notizia diventasse di dominio pubblico, truffando consapevolmente gli investitori. Continua a leggere

UN REGISTA TRE FILM – DAVID FINCHER

Se dovessimo valutare la grandezza di un regista dal valore della sua opera prima, questo articolo non avrebbe nemmeno ragione di esistere. Questo perché la pellicola di debutto alla regia di David Fincher (dopo una gavetta negli effetti speciali nella Industrial Light & Magic di George Lucas e un esordio dietro alla macchina da presa in spot e videoclip musicali) fu Alien³, seguito delle due famose pellicole Alien e Aliens – Conflitto Finale dirette rispettivamente da due guru della fantascienza quali Ridley Scott e James Cameron. Girare come primo lungometraggio il terzo capitolo di una saga tanto celebre fu un’arma a doppio taglio per l’allora nemmeno trentenne Fincher e, come c’era da aspettarsi, il lavoro non ebbe successo venendo poco apprezzato dai fan per i suoi toni eccessivamente cupi e una sceneggiatura oltremodo spuria, soprattutto a causa del taglio di oltre mezz’ora del film da parte dei produttori della pellicola.

Però Fincher non si diede per vinto e il successo non tardò ad arrivare: nel 1995 uscì Seven, che oltre ad avere un ottimo successo di critica e pubblico, divenne negli anni un vero e proprio cult degli anni Novanta. Lo stesso di può dire per l’opera più famosa di Fincher, Fight Club, che all’inizio non ebbe risultati soddisfacenti al botteghino e fu stroncato dalla critica in più occasioni ma fu risollevato ampiamente dalla successiva distribuzione per home video.  Collocato cronologicamente tra questi due colossi, una nota la merita The Game – Nessuna regola, uscito nel 1997 e, sebbene non riscosse lo stesso successo dei due film sopracitati, mise in mostra le ottime doti registiche di Fincher anche grazie all’ottimo cast nel quale svettavano Sean Penn e Michael Douglas.

Gli anni Duemila non iniziarono nel migliore dei modi per il regista di Denver: nel 2002 fu la volta di Panic Room, un thriller che ha nell’eccessiva frettolosità delle fasi di produzione e un calo nella seconda parte del film i suoi punti deboli. Le due pellicole successive furono Zodiac (2007, presentato a Cannes) e Il Curioso Caso di Benjamin Button (2008) che fece incetta di nomination agli Oscar (13, vincendone 3) e segnò la terza collaborazione del regista con Brad Pitt. Entrambi furono considerati ottimi film e permisero a Fincher di lanciarsi nell’opera che doveva consacrarlo definitivamente, The Social Network, uscito nel 2010. E così fu: il film ebbe un successo planetario e da più parti fu considerato il film dell’anno.

Arriviamo così agli ultimi due lavori di Fincher: Millennium-Uomini che odiano le donne, seconda trasposizione cinematografica del fortunato romanzo di Stieg Larsson e nel 2014 Gone Girl, uno splendido thriller hitchcockiano nettamente l’opera migliore di Fincher dopo i due cult Seven e Fight Club (ve ne abbiamo parlato qui).

Ecco dunque le tre scelte de IL Disoccupato Illustre, consci del fatto che le prime due sono meritatamente  scontate.

SEVEN

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Come sottolineavamo qualche settimana fa, Fincher è uno dei registi che maggiormente cura i titoli di testa (ne sono esempi, oltre a Seven, anche Zodiac o Millennium): sono sporchi e disturbanti, proprio come il criminale John Doe, antagonista del film, interpretato magnificamente da Kevin Spacey (negli anni in cui infilò quasi in sequenza I Soliti Sospetti, LA Confidential e American Beauty). Lo stesso attore ebbe la geniale idea di non volere il suo nome inserito nei titoli di testa per rendere alla perfezione l’effetto sorpresa causato dalla sua entrata in scena. Non ce ne vogliano i due attori protagonisti Brad Pitt e Morgan Freeman (comunque buone le loro interpretazioni) ma è lui la forza del film grazie alle sue frasi divenute leggendarie e al suo essere un villain atipico. Infatti John Doe colpisce le sue vittime secondo delle regole ben precise: sono tutti colpevoli di vizi capitali. E il disegno si rivela ancora più spiazzante quando scopriamo a chi si riferiscono i vizi dell’invidia e dell’ira…

Da segnalare l’ottimo doppiaggio in italiano di Francesco Pannofino per il personaggio di Doe oltre al sapiente montaggio di Richard Francis-Bruce, che portò a casa l’unica candidatura agli Oscar per la pellicola.

FIGHT CLUB

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Inserito in ogni possibile classifica dei migliori film di ogni tempo (gli utenti del sito imdb lo collocano addirittura al decimo posto) e citato a dismisura in film e canzoni degli ultimi quindici anni, Fight Club deve la sua immensa celebrità in larga misura alle varie frasi talmente entrate nell’immaginario collettivo da essere abusate, tra le più famose meritano di essere menzionate “le otto regole del Fight Club“: “Prima regola del Fight Club: non parlate mai del Fight Club. Seconda regola del Fight Club: non dovete parlare mai del Fight Club. Terza regola del Fight Club: se qualcuno grida “basta”, si accascia, è spompato, fine del combattimento. Quarta regola: si combatte solo due per volta. Quinta regola: un combattimento alla volta, ragazzi. Sesta regola: niente camicia, niente scarpe. Settima regola: i combattimenti durano per tutto il tempo necessario. Ottava ed ultima regola: se questa è la vostra prima sera al Fight Club… dovete combattere”. Chi le pronuncia? Tyler Durden, il miglior Brad Pitt che si sia mai visto al cinema. È un uomo eccentrico ma del personaggio vogliamo ricordare le critiche al consumismo e all’alienazione dell’uomo moderno, incredibilmente attuali ancora oggi. Ad affiancarlo il protagonista (il cui nome non viene mai pronunciato) interpretato da un Edward Norton a inizio carriera ma che poche altre volte sarà così convincente.

Ha insegnato qualcosa e forse è questo il fine ultimo della settima arte.

 THE SOCIAL NETWORK

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Fincher fu bravo a capire qual era il momento giusto per girare un film su Facebook: nel 2010 la moda era divampata una volta per tutte ma i social network non erano ancora al centro della vita delle persone come lo sono oggi. Il film, forse anche per questo motivo, non si rivelò banale. Al centro della storia vi è la genesi di Facebook e della causa milionaria tra il fondatore Mark Zuckenberg e i gemelli Cameron e Tyler Winklevoss che lo accusarono di avere rubato loro l’idea. Il cast è composto da attori giovani: i tre attori principali sono Jesse Eisenberg (Zuckenberg), Andrew Garfield (il co-fondatore Eduardo Severin) e Justin Timberlake (Sean Parker, boss di Napster che contribuì a dare a Facebook quella dimensione internazionale che ha oggi). Sul libro di Ben Mezrich Miliardari per caso – L’invenzione di Facebook: una storia di soldi, sesso, genio e tradimento si basa la sceneggiatura di Aaron Sorkin, come sempre notevole a creare dialoghi fulminanti e a creare personaggi “con la battuta pronta”, la stessa trovata che lo lanciò nell’olimpo degli sceneggiatori negli anni ’90 con la serie TV West Wing. Un difetto? Il personaggio di Zuckenberg, genio arrogante e tagliente nelle parole ma al contempo freddo e distaccato, al cinema sa di già visto (Good Will Hunting e A Beautiful Mind).

Candidato a otto Oscar nel 2011, ne vinse tre: miglior sceneggiatura non originale, miglior colonna sonora e miglior montaggio.

Michael Cirigliano

2014. 12 ANNI SCHIAVO: L’AMERICA IN CERCA DI CATARSI

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Tutto come ampiamente pronosticato. All’86esima cerimonia dell’Academy, nella serata del discutibile exploit di Gravity (sette Oscar tecnici e quello di Cuaròn per la miglior regia) e della vittoria nostrana con La grande bellezza di Paolo Sorrentino, vince 12 Anni schiavo che ottiene però solo tre statuette (Film, Attrice Non Protagonista e Sceneggiatura non originale). La storia vera di Solomon Northup nato uomo libero e virtuoso violinista, ingannato e condannato alla schiavitù per più di un decennio prima di riassaporare la vita. Primo film che tratta apertamente dello schiavismo a vincere il premio principale e unico lungometraggio tra quelli in concorso che avrebbe potuto convincere l’Academy, da sempre indisposta verso opere d’innovazione tecnologica e tematica (Gravity, Her) e dall’alba dei tempi sensibile ad argomenti delicati riconducibili a una forte impronta storiografica. E’ alquanto innegabile che nel corso degli ultimi anni l’amministrazione Obama abbia influito non poco sulla recente cinematografia statunitense. Se Django Unchained affrontava l’insensatezza della schiavitù con la solita ironia grottesca di Tarantino e The Butler evidenziava malamente i paradossi sociali di un’America teoricamente progressista, l’opera di McQueen adotta una visione decisamente più sentita. Nonostante lavori su una trasposizione letteraria, il regista inglese non perde il mordente della sua poetica focalizzata alla rappresentazione di una realtà cruda, ai limiti del sadismo. Hunger, Shame e 12 Anni schiavo sono opere dure da digerire per le tematiche ma altrettanto delicate e armoniose nello stile della messa in scena: la loro indubbia originalità e la continua ricerca dell’innovazione sottendono il grande lavoro di un neo-cineasta d’autore come Steve McQueen (che sarebbe potuto diventare il primo regista di colore a vincere l’Oscar). Le scioccanti immagini di violenze perpetrate nelle piantagioni di cotone che rendono l’uomo ambivalentemente vittima e carnefice sembrano rimandare di altri campi, quelli di concentramento e alle sofferenze dell’Olocausto. Troppe le scene da antologia del cinema orchestrate dal talentuoso regista britannico: come dimenticare lo straziante piano sequenza dell’impiccagione che vede Solomon, allo stremo delle forze, lottare disperatamente per la sopravvivenza o la scena del ballo in casa Epps quando Mary ferisce improvvisamente la povera Patsy con una bottiglia di vetro. Straordinarie le performance attoriali degli interpreti principali: dal protagonista Chiwetel Ejiofor che in un anno più fortunato (senza DiCaprio e McConaughey per intenderci) avrebbe portato a casa sicuramente la statuetta come Miglior Attore, alla sorprendente Lupita Nyong’o che da quasi esordiente conquista un Oscar assolutamente meritato, passando per un certo Michael Fassbender, attore feticcio di McQueen e perfetto schiavista crudele e sanguinario. Che altro aggiungere? Complimenti e all’anno prossimo!

Francesco Pierucci

I PERSONAGGI PIU’ CATTIVI DEI FILM

I CATTIVI DI MATTEO

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CIUFFO BIANCO – GREMLINS

Spaventoso mostriciattolo del film che ha traumatizzato milioni di bambini, vince al fotofinish il ballottaggio con Darth Vader (la redenzione finale ha fregato quest’ultimo) e trova meritatamente un posto nella classifica. Non bastassero le sembianze orribili e i versi da incubo, si fa odiare anche per la sua tenacia e il fatto di essere un “duro a morire”, non rimanendoci secco nell’esplosione del cinema in cui i Gremlins guardavano Biancaneve; non pago, continua a spaventare per un’altra decina di minuti tutti noi. Per fortuna che c’è Gizmo; fatti un bagno caldo nel brodo, maledetto!

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HAL 9000- 2001: ODISSEA NELLO SPAZIO

Può una macchina essere più espressiva degli umani??? Si, e lo dimostra Stanley Kubrick in 2001:Odissea nello spazio nella scena in cui HAL 9000, computer di bordo della nave spaziale Discovery, uccide l’astronauta Frank Poole. Un montaggio veloce, tre inquadrature che ci avvicinano sempre di più all’occhio rosso del computer, che per un attimo lascia intravedere la sua sete omicida. Basta questa scena per rendere HAL, una macchina, più spaventosa dei vari mostri “umani” del cinema.

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JACK TORRANCE- SHINING

E se chi dovrebbe proteggerti fosse la tua più grande minaccia? Rifacendosi più al mito di Saturno che al libro The Shining, Stanley Kubrick (sempre lui, secondo voi chi è il mio regista preferito?) crea il cattivo più spaventoso di sempre, una spanna superiore al palloso personaggio di Stephen King (che ha poco da incazzarsi). Il suo cambiamento graduale da pater familia rispettato e amorevole a sadico assassino impossessato fa accapponare la pelle. Personalmente fa più paura quando abbraccia il figlio nella stanza e gli dice di rimanere per sempre all’Overlook Hotel piuttosto che nella scena in cui pianta violentemente l’ascia nel cuore di Mr Halloran. Jack Nicholson da applausi, solo lui poteva interpretare questo ruolo (secondo voi chi è il mio attore preferito?).

I CATTIVI DI SALVATORE

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RYAN McCARTHY- NEVER BACK DOWN

Avversario di Jake Tyler in Never Back Down, è degno di entrare in questa mia classifica per il solo fatto che, dopo l’uscita del film, le iscrizioni nelle palestre con sala pesi sono aumentate in tutto il mondo vertiginosamente. Interpretato da Cam Gigandet che nel film sfodera un fisico micidiale, ha portato il 99 % dei ragazzi etero a fare subito una ventina di flessioni solo nel primo scontro con Tyler a bordo piscina; a fine film quel 99% ha continuato convinto a fare addominali, arrivando di colpo all’illuminazione d’iscriversi in una palestra di Body Building, farne una settimana a sfinimento ogni giorno, per poi  essere delusi dal non avere ancora un fisico come il suo e preferire mollare tutto dicendo la classica scusa : “Bah quello è un fisico ritoccato al computer, tonto io che ci ho creduto”.

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SCAR- IL RE LEONE

Se paragoniamo i disegni del cartone tra il personaggio di Scar a quello di Simba e Mufasa, notiamo da subito come gli autori ce l’abbiano messa tutta per far risultare ai nostri occhi Scar il personaggio antipatico. Contrapposto ai bei leoni sani, dorati e forti lui invece risulta anoressico, con una criniera nera e il pelo marrone scuro quasi a mostrarcelo come un leone malato. Ma nonostante tutto, sarà forse quella sua postura ondulata,quelle unghie affilate sempre ben in vista o quella fighissima cicatrice sull’occhio sinistro a renderlo esageratamente interessante. Lui molto invidioso del fratello Mufasa, Re della savana, viene descritto come personaggio cattivo senza che nessuno provi mai a biasimarlo, infatti cattivo o meno questo non toglie il fatto che  Mufasa meritava di morire, anche solo per l’essere stato cosi tanto egoista nei confronti del fratello, tenendosi il suo regno stretto e lasciando tutto in eredità al figlio Simba. Proprio per questo motivo, nonostante gli anni passino e a malincuore si debba crescere, la scena di Scar che uccide Mufasa resterà sempre nelle nostre menti : Lunga vita al Re !

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JOHN DOE- SEVEN

Il solito Kevin Spacey non delude mai nella parte del cattivo (Caparezza gli ha voluto dedicare addirittura una canzone a riguardo) ma nella parte di John Doe non offre solo una gran prova recitativa, ma qualcosa di più. L’assassino che giudica le sue vittime punendole con la morte perché colpevoli di vizi capitali, il killer che si placherà solamente quando ognuno dei sette peccati sarà punito. Sta a voi credere se quest’uomo uccida persone innocenti o reali peccatori che meritano realmente quelle fini atroci; a me non importa, basta soffermarmi sulla filosofia del personaggio e sulla sua visione del mondo; capace di farsi uccidere per mano di un uomo che peccherà d’ira ( Brad Pitt), solo perché conscio di avere anch’esso peccato  d’invidia per la bella vita del rivale. Mufasa non avrebbe mai avuto scampo con John Doe nei paraggi, sapete già il perché : Avarizia.

I CATTIVI DI PIETRO 

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KHAN- STAR TREK

Questo “realy bad guy” del universo Star Trek, viene portato al cinema nel 1982 nel film L’Ira di Kahn. La sua origine (narrata nella serie televisiva), è molto antica e risale al Ventesimo Secolo, quando venne creato grazie all’ingegneria genetica come esemplare della razza dei “Potenziati”, esseri con capacità fisiche e di apprendimento superiori a quelle degli umani. Riuscì a diventare il signore del Sud America nel 1992, ma venne subito sconfitto in una sanguinosa guerra. Allora si congelò assieme a 84 compagni per poi essere trovato, nel 2267, dal capitano Kirk, che lo sconfisse ancora (che sfiga!).  La sua unica missione è governare il mondo, anzi la galassia, e uccidere quelli inferiori a lui, ovvero tutti.

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SCERIFFO DI NOTTINGHAM- ROBIN HOOD

Bastardo con la faccia un po’ viscida del film Robin Hood: Il Principe dei Ladri, è il responsabile della morte di Lord Locksley, il padre di Robin. Pensa anche di avere qualche speranza con Lady Marian, ma fa bruciare un intero villaggio perché non riesce a trombarla. Il tipo finisce male, molto male, con grande gioia degli spettatori .Una storica parodia del personaggio, ad opera di Mel Brooks, aiuta a stemperarne la bastardaggine.

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JOBE- IL TAGLIAERBE

Nemico dello sconosciuto film I Tagliaerbe, del 1992, a cavallo tra Tron e Matrix. Jobe viene presentato a inizio film come lo scemo del villaggio, che lavora come giardiniere e vive, stile gobbo di Notre Dame, soggiogato a un prete che lo frusta ogni volta che ne combina una L Viene bombato di steroidi da Pierce Brosnan mentre gioca a una versione beta di GTA! Questa combo lascia il poveretto ancora più matto, più violento, con poteri mentali e manie di onnipotenza. Essendo stato a lungo collegato a macchine futuristiche è capace anche di impossessarsi del Cyberspazio (addirittura stupra “virtualmente” una ragazza).

I CATTIVI DI FRANCESCO

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HARRY POWELL- LA MORTE CORRE SUL FIUME 

Premettendo che Mitchum è già cattivo di per sé, il personaggio de La Morte Corre Sul Fiume e’ un sadico calcolatore senza scrupoli disposto a uccidere brutalmente adulti e bambini per ottenere i soldi nascosti. Le scritte LOVE e HATE sulle nocche rendono il protagonista talmente leggendario da riproporlo prima ne Il promontorio della paura di e poi nelle vesti dell’alter ego DeNiro in CapeFear.

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PIZZA MARGHERITA- BALLE SPAZIALI

Vero cattivo del parodico Balle Spaziali, Pizza Margherita e’ un boss della mafia spaziale che non disprezza attività di strozzinaggio. E’ praticamente una disgustosa pizza gigante con bocca e occhi (dovrebbe essere il corrispettivo di Jabba The Hutt)dall’accento vagamente napoletano. E’ talmente cattivo che spesso si mangia da solo (e si piace molto!) Ed e’ sempre accompagnato dal suo fedele scagnozzo Vincenzino (che non ne disdegna mai una fetta).

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JOKER- IL CAVALIERE OSCURO

Basterebbe il nome a spiegarne la scelta. Il cattivo per eccellenza, la vera nemesi di Batman, uno dei personaggi più complessi della storia del fumetto e del cinema. La sua folle imprevedibilità unita all’accentuata schizofrenia anarchica lo rendono un nemico decisamente difficile da affrontare. Anche se viene sconfitto Joker scalfisce l’animo dell’eroe, gli fa crollare delle certezze, lo rende meno puro. L’interpretazione di Ledger (cosi’ come quella di Jack Nicholson) e’ da incorniciare perché riesce a trasmettere esattamente i concetti espressi prima.

IL CATTIVO SCELTO DA TUTTI

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KEYSER SOZE- I SOLITI SOSPETTI

Dal film I soliti sospetti, un’altra grande interpretazione di, mmm meglio non dirvelo per non rovinare la sorpresa a chi non l’avesse visto. L’attore è stato meritatamente premiato con l’Oscar. Vi basti sapere che Kayser Soze ha ucciso tutta la sua famiglia, minacciata sotto le armi di suoi nemici, per dimostrare di non avere punti deboli e niente con cui venire minacciato. Un diavolo, introvabile, infermabile. Meglio non ritrovarselo davanti, anche se nessuno l’ha mai visto.