REGISTI EMERGENTI: DEREK CIANFRANCE

Secondo appuntamento con la nostra nuova rubrica. Questa volta cambiamo genere e dalla fantascienza ci spostiamo al dramma sentimentale con l’analisi del protagonista di oggi: Derek Cianfrance.

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Classe ’74, Cianfrance dirige il suo primo film Brother Tied a 24 anni. L’opera viene presentata al Sundance ma non riesce a essere distribuito nelle sale.  La svolta nella carriera del regista avviene nel 2003 quando conosce Michelle Williams e Ryan Gosling, attori ideali per il suo Blue Valentine. Dopo anni di tribolazione, il film esce nel 2010 e incanta critica e pubblico.

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Questo splendido capolavoro nasce dall’esigenza del regista di esorcizzare la separazione dei suoi genitori, avvenuta quando aveva vent’anni. Lasciate le redini dell’opera in mano all’improvvisazione e all’estro dei due attori (la Williams riceve una nomination agli Oscar), Cianfrance gestisce sapientemente  le due fasi del rapporto, l’innamoramento e la crisi, con un’accuratezza tecnica (la fotografia calda/fredda, il mutamento dei dialoghi e del body language) che eleva il significato dell’opera su più livelli. Amore e sofferenza, gioia e dolore trovano in questo film il loro scopo ultimo: quello di sottolineare poeticamente la complessità della vita.

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Passano due anni e Cianfrance dirige Come un tuono, un’opera che si colora di thriller pur mantenendo il focus centrale sui rapporti umani, non solo di coppia ma anche padre-figlio. Questa volta, oltre al solito Gosling, ci sono Eva Mendes e soprattutto Bradley Cooper (il regista disse che senza di lui non avrebbe girato il film). Anche dopo il suo terzo film, Cianfrance conferma di essere un autore non tanto focalizzato sulla maestosità dell’inquadratura (comunque di alto livello) quanto alla cura dell’interpretazione degli attori. Più che per le storie, i film di Cianfrance si ricordano per la profondità dei loro personaggi, per la personalità e per i patemi emotivi.

Oltre a essere uno dei registi più talentuosi degli ultimi anni, Cianfrance merita il successo soprattutto perché è un grande indagatore dell’animo umano.

Il prossimo The Light Between The Oceans sarà sicuramente un film straordinario.

Francesco Pierucci

AMERICAN SNIPER- L’AZZARDO RIUSCITO DI CLINT EASTWOOD

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Raccontare una storia vera è sempre un azzardo. Raccontare una storia vera che in pochi conoscono…anche. Se qualcuno volesse imparare a farlo, è invitato a guardare American Sniper, lungometraggio del Maestro Clint sulla storia vera di Chris Kyle, che tutti conoscono grazie a wikipedia una volta visto il film. Scherzi a parte. Personalmente la sua storia non la conoscevo per niente e di questo me ne dispiaccio. Ma ho voluto sapere di più prima di andare a vedere il film. Errore imperdonabile, ho pensato una volta sedutomi sulla poltrona del cinema vicino casa. A fine film, non ci ho neanche fatto caso. Clint Eastwood mette in campo la sua immensa maestria da regista, la sua conoscenza degli eventi bellici americani e la capacità di raccontarli come nessun altro. Flags of Our Fathers ne è una prova (senza contare Lettere da Iwo Jima).

Bradley Cooper è azzeccatissimo al ruolo, interpreta il personaggio nella sua mentalità e fragilità. Perché Kyle è uno di quelli che viene alimentato dalla paura  e dalla tensione. Riesce a sorprendere il suo linguaggio non verbale, la sua stazza fisica dà idea del personaggio. L’essere cecchino è un dono, ma anche una dannazione. La sua vita privata si intreccia inesorabilmente con quella professionale. Il suo senso patriottico è tensione più per chi ha paura di non vederlo rientrare a casa che per lo Stato. Sienna Miller, sua moglie Taya, è altrettanto brava. Ma Cooper fisicamente e professionalmente la sovrasta.

Interessante come, in questo caso, la denuncia alla guerra sia sottilissima e quasi inavvertibile. Viene resa nota solo quando Cooper dovrà fare i conti con la sua fragilità e con il tatuaggio della guerra che in cuore batte. Lo Stato non viene mai nominato. Nessuna carica politica ha a che fare con i combattenti in Iraq, nessun ordine risulta assurdo o controproducente. Forse perché è il principio in sé ad essere assurdo. Clint rischia anche su questo e da buon calcolatore sa che non fallirà nel suo intento. Kyle-Cooper è ipnotizzante, le persone che gli stanno attorno sembrano non esistere. Ha una moglie, due figli e tante persone che gli sono riconoscenti. Ma l’ex cowboy prende tutta la scena. D’altronde, un cecchino è tale solo se prende tutto il merito per sé.

Potrei dare una lista di 3-5 o 10 motivi per andare a vedere il film. Ma non sono un illustre come lo sono gli amici che qui vi scrivono più spesso di me. Uno perché non sono illustre, due perché non ne so di cinema quanto loro. Ma potrei dare un motivo valido per spingervi a pagare il biglietto. Anzi, due.

Uno. Il film è di Clint Eastwood.

Due. Anche se siete a conoscenza della storia e quindi della sua fine, vi sembrerà di vedere una trama sconosciuta, ma che non è minimamente diversa dall’originale.

Il vostro Billy

. Ps: il parlare in prima persona è amichevole e mai presuntuoso. Anche perché non posso competere, come detto…

Adios.