UN REGISTA TRE FILM: LEONARDO PIERACCIONI

C’è sempre un momento preciso in cui un autore ti entra nel cuore, difficilmente dimenticabile. Di Kubrick ad esempio  mi innamorai guardando Shining nascosto dietro il divano e pronto, in ogni momento, a percorrere il breve corridoio che separava il salotto dalla cameretta, spaventato a morte; questo non mi ha impedito di ammirare la bellezze delle scene, l’interpretazione di Nicholson, le musiche invadenti e fredde come la neve del labirinto. L’interesse per il cinema di Leonardo Pieraccioni, regista toscano nonché attore dei suoi film, nasce un po’ più tardi e non attraverso la settima arte ma grazie a un documentario su Guccini in onda su Rai Tre (destino si dirà, Pieraccioni è partito dal piccolo schermo); li, mentre sorridente si autodefiniva gucciniano da sempre, pensai di approfondire le mie conoscenze su di lui (non che iniziassi da zero, avevo già visto alcuni suoi film). Ebbene, in mezzo a qualche opera infelice (molti criticano Io e Marilyn, a me proprio non piace Il paradiso all’impprovviso) affiorano delle perle di comicità e grande cinema da preservare e far conoscere. Propongo ora i, secondo me, tre miglior film di Leonardo Pieraccioni.

 

IL CICLONE

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Secondo film da regista, un anno dopo (1996) l’esordio con I laureati. Successo di pubblico eclatante, parla della vita di Levante, ragioniere toscano, sconvolta dall’arrivo accidentale in casa sua di un gruppo di ballerine di flamenco. Una di queste, Caterina (la bella Lorena Forteza), ruba il cuore di Levante. Bella storia romantica, qua e la risate a crepapelle, ottimi tempi comici, bravi attori (affiatati). Una grande e indimenticabile scena: Levante entra nella stanza d’albergo per consolare Caterina dopo il litigio con il fidanzato. Tosca D’Aquino in una memorabile scena scimmiotta Harry ti presento Sally. La voce di Gino è di Mario Monicelli.

 

FUOCHI D’ARTIFICIO

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Sarà per il simpatico cameo di Bud Spencer, cantante cieco che canta Serenata Rap, sarà che Pieraccioni dà il meglio di sé ad inizio carriera, ma h trovato particolarmente riuscito il suo terzo film, uscito con grandi attese dopo il botto dell’anno precedente de Il Ciclone. Qualitativamente si ripete, quantitativamente anche (nonostante il tornado Titanic). Cornificato dalla moglie, il trentenne toscano  Ottone cerca di ripartire ma deve scegliere tra tre donne: l’italiana Lorenza (Claudia Gerini), la spagnola Luna (Vanessa Lorenzo) e la sudamericana Demiù (Mandala Tayde). Comicità leggera, che non sfocia mai nel gretto e nel volgare e piace a grandi e piccini. Pieraccioni si conferma ottimo regista corale, gestendo al meglio tutti i personaggi, tra i quali spicca Er Patata Roberto (Roberto Brunetti). Ho imparato con questo film a diffidare dai macellai se il freezer abbonda di carne surgelata.

 

TI AMO IN TUTTE LE LINGUE DEL MONDO

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Settimo film da regista (2005), è al momento il suo zenith autoriale. Gilberto, insegnate d’educazione fisica tradito dalla moglie, vive con il fratello ritardato Cateno (Giorgio Panariello) ed è perseguitato sentimentalmente dall’alunna Paolina (G.E Gorietti)che ogni giorno gli lascia un biglietto con scritto Ti Amo, in tutte le lingue del mondo. Destino vuole che Gilberto si fidanzi proprio con la di lei madre Margherita (Marjo Berasategui), scatenando le ire della ragazza. Come trama siamo ai soliti livelli, migliora esponenzialmente la caratterizzazione dei personaggi di contorno tra cui spiccano il fratello Cateno, bidello rancoroso col sogno di diventare campione di apnea, e il preside della scuola, interpretato dallo straordinario Guccini. C’è una scena che lo rende un grande film, quella in cui Gilberto nuota sulle note di Musica di Tricarico. Sono cose importanti.

Matteo Chessa

TOP 5: I MIGLIORI FILM DI BUD SPENCER E TERENCE HILL

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CHI TROVA UN AMICO TROVA UN TESORO

Uno dei due film in cui la coppia è diretta da Sergio Corbucci (l’altro è Pari e dispari).  Alan (Hill), inseguito da killer, si intrufola clandestinamente nella barca di Charlie (Spencer) che si appresta a fare il giro del mondo. La barca viene dirottata verso un’isola del Pacifico in cui, secondo il primo, si troverebbe un ingente tesoro. Al loro undicesimo film assieme, Bud e Terence regalano una commedia simpatica e godibile giocando con i pezzi forti del loro cinema: le liti, l’alleanza per un obiettivo comune, le immancabili scazzottate. La marcia in più è Pietro Tiberi nella parte del poco informato giapponese Kamasuka. Indimenticabile la colonna sonora Corbucci’s Island.

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NON C’E’ DUE SENZA QUATTRO

I ricchissimi cugini Coimbra, temendo di essere ammazzati da un loro concorrente in affari, ingaggiano come sosia il saxofonista Greg (Spencer) e lo stunt man Elliot (Hill) che li sostituiranno in tutto e per tutto per sette giorni. Film del 1984 diretto da E.B Clucher (Enzo Barboni) gioca sugli equivoci che lo scambio di due raffinati miliardari con un galeotto e un attore possono comportare. Il messaggio finale è: la vita va goduta fino in fondo. Alcune scene di comicità irresistibile come l’agguato ninja ai danni di Greg o l’ingresso nel peggiore bar del porto di Rio con addosso abiti da miliardari (e immancabile scazzottata). Ultimo film della coppia con Clucher, a cui devono molto.

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… ALTRIMENTI CI ARRABBIAMO

Kid e Ben, rispettivamente un camionista e un meccanico, si imbattono in una banda di malviventi al servizio di uno speculatore edilizio che vuole demolire un Luna Park in cui i due si contendono una dune baggy rossa, che viene incendiata.  Decisi a riprendersi quello che gli hanno sottratto, collaborano per difendere il parco giochi. Diretto da Marcello Fondato nel 1974, è uno dei film più amati della coppia, sicuramente il più riuscito fuori dal contesto dei fagioli-western. Molte delle scene più famose del cinema del duo sono in questo film, una su tutte il coro in cui canta Ben/Spencer mentre il sicario del Boss cerca di ucciderlo. John Sharp nei panni del malvivente pasticcione è credibile e simpatico ma Donald Pleasence ruba la scena a tutti nei panni dello psicologo di origine tedesca. La frase altrimenti ci arrabbiamo è entrata nel vocabolario comune.

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…CONTINUAVANO A CHIAMARLO TRINITA’

Sequel del successo Lo chiamavano Trinità, realizzato un anno dopo con stessi attori e regista, riprende le vicende dei fratelli/pistoleri Trinità (Hill) e Bambino (Spencer). Qui i due promettono al padre, finto morente, di intraprendere la carriera da fuorilegge assieme e, spacciandosi per agenti federali, cercano di accaparrarsi i soldi che Parker, signorotto cittadino, paga a falsi frati per usare il convento come deposito di armi. Se il primo capitolo ha lanciato la moda dei fagioli western, questo bellissimo film del 1971 l’ha consolidata. La trama scorre via veloce e divertente come i due personaggi principali, in cui Bambino/Bud Spencer prevale per forza e simpatia. Tante scene consegnate di diritto alla storia del cinema italiano, dai ripetuti incontri con gli agricoltori e il neonato “scorreggione” alla partita a football col malloppo finale, o ancora la partita a poker con annessa dimostrazione di velocità con la pistola da parte di Trinità. Successo che continua a far ridere e appassionare.

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LO CHIAMAVANO TRINITA’…

Questo era facile. Non si può immaginare la coppia Bud Spencer/Terence Hill senza pensare immediatamente a Lo chiamavano Trinità, film che li ha lanciati e consacrati (dopo le buone prove dei più pretenziosi film di Colizzi). Trinità, velocissimo pistolero detto la mano destra del diavolo, giunge in un paese dove risiede lo sceriffo Bambino, suo fratello e mano sinistra del diavolo, in realtà ladro di cavalli. Insieme ma per motivi differenti aiutano gli agricoltori mormoni che stanno per esser scacciati dal maggiore Harriman che vuole utilizzare le loro terre per la sua mandria di cavalli. Prima scazzottata finale della coppia, che inaugura un’era. Quasi allo stesso livello del sequel per simpatia, interpretazioni e regia, ha come marcia in più la bellissima colonna sonora cantata da Annibale (sfruttata di meno nel secondo). Bud Spencer irresistibile sceriffo che aspetta i suoi scagnozzi, Terence Hill pistolero buono sempre pronto a difendere le donzelle. Da guardare e riguardare e guardare ancora.

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Matteo Chessa