2007. THE DEPARTED: QUANDO L’ACADEMY SI RICORDO’ DI MR. SCORSESE

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Esiste un momento nella storia in un anno particolare, in cui improvvisamente l’Academy rinsavisce e si accorge di aver ignorato per anni un maestro della settima arte che meriterebbe ogni anno l’Oscar alla carriera: così come era successo con John Wayne per Il Grinta, l’allegra congrega si ricorda di dover premiare un signorotto italoamericano di nome Martin Charles Scorsese, che avrebbe già dovuto omaggiare per una serie infinita di capolavori (o perlomeno per l’incredibile lavoro registico relativo a L’età dell’innocenza) ma che invece attribuisce a un film Minore (con la M maiuscola). The Departed (nell’anno dello splendido Little Miss Sunshine) porta a casa oltre il premio della regia, anche miglior film, sceneggiatura non originale e montaggio all’incredibile Thelma Schoonmaker. L’opera del regista di Quei Bravi Ragazzi è un remake del film hongkonghese Infernal Affairs che lo ricorda nella trama ma si differenzia per alcune sfumature stilistiche (l’atmosfera generale, le scene di violenza, le scenografie urbane).  Al centro tra poliziotti e criminali, tra spionaggio e controspionaggio, si staglia il tema dell’identità e soprattutto della sua perdita, che influenza inevitabilmente le azioni del trio magico di protagonisti (DiCaprio, Demon, Nicholson).  Da segnalare l’energetica Shipping up to Boston dei Dropkick Murphys nella sequenza dell’allenamento in prigione in cui Scorsese si autocita per il lavoro di Capefear- Il promontorio della paura. Scorsese non fa mai brutti film.

CURIOSITA’ 1: Nel film, Scorsese pone una ‘X’ nei pressi di chiunque stia per morire, un riferimento a Scarface – Lo sfregiato di Howard Hawks.

CURIOSITA’ 2: Al termine del film, dopo il funerale di Costigan, Madolyn passa davanti a Sullivan che le parla senza degnarlo di uno sguardo, come Alida Valli nel finale de Il terzo uomo di Carol Reed.

 

Francesco Pierucci

1969. OLIVER!: GLI EFFETTI DISASTROSI DEL DOPPIAGGIO

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73esimo nella classifica dei cento film britannici migliori della storia (che vede al primo posto Il terzo uomo dello stesso regista), diretto da Carol Reed e tratto dal romanzo di Charles Dickens. Povero orfanello rinchiuso in un ospizio di periferia, Oliver Twist (Mark Lester) fugge e si dirige a Londra. Qui incontra Dodger (Jack Wild), giovane ladro che lo conduce dal suo padrone Fagin (Ron Moody), che gli insegna come diventare un bravo borseggiatore. Arrestato per il furto di un fazzoletto, viene adottato dal ricco e gentile Mr Brownlow (Joseph O’Conor) ma ben presto la sua vecchia banda si rifà viva.

Commedia musicale troppo lunga e noiosa, sfrutta al massimo l’ingente budget di produzione per imponenti scenografie, precise nella ricostruzione della Londra ottocentesca, e le bellissime coreografie di Onna White (che ebbe un Oscar speciale), allegre e gioiose nonostante la drammaticità della trama. La versione originale in inglese ha dei motivetti orecchiabili e simpatici, non riproposti nel Bel Paese a causa di una ridicola italianizzazione delle canzoni, stonate, metricamente errate e impossibili da ascoltare. 5 oscar (più quello speciale) e un grande successo mondiale. Il Mereghetti lo sintetizza in una frase “film bello da vedere, pessimo da ascoltare”. Giù il cappello.

 

Matteo Chessa