TOP 5: LE CINQUE VERITA’ INCOFFESSABILI DEI CARTONI ANIMATI

Prima dell’ingombrante naso di Peppa Pig, dell’aura da Sailor Jupiter di Ben Ten e delle prodezze dei Gormiti, vi era un mondo fatato che tutti i bambini aspettavano con fervore, sia che tenessero in ostaggio la Barbie Discoteca della sorellina, sia che stessero nutrendo il proprio tamagotchi fra una frazione e un diagramma di flusso. Puntuali come un orologio svizzero, i cartoni animati promossi da Bim Bum Bam irrompevano nei nostri schermi costringendoci a monopolizzare il telecomando per almeno un’ora e a incenerire nostra madre con lo sguardo laser di Ciclope qualora ci avesse ricordato della verifica di scienze del giorno dopo. Non ci sembra però, a distanza di anni, di aver dimenticato qualcosa, o meglio, di non esserci chiesti a dovere il perché e il percome di molte anomalie riscontrate all’interno degli snodi narrativi con protagonisti i nostri beniamini? Ebbene, ecco le cinque verità inconfessabili, almeno a parer mio, sui cartoni animati della nostra infanzia.

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 IL “TI VOGLIO BENE” DI PICCOLI PROBLEMI DI CUORE

Capiamo tutto: che sia un cartone animato per bambini, che le cose dovevano rendersi sempre più complicate per garantire la suspense e la crescita dei personaggi e che Yuri avesse il quoziente intellettivo di un comodino, ma è mai possibile che il “ti voglio bene” di Piccoli Problemi di Cuore creava più scandali del servizietto di Monica Lewinsky all’allora presidente Clinton? Un semplice “ti amo” era troppo forte per i bambini che erano abituati a vedere le principesse Disney sposarsi prima ancora di essersi presentate ai futuri consorti e di aver confessato di soffrire di meteorismo cronico?

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LE DEDUZIONI INFALLIBILI DEL DETECTIVE CONAN

Abbiamo capito che Conan fosse un genio incompreso, ma dal trovare un granello di sabbia sulla moquette di un albergo e scoprire che l’assassino fosse in realtà lo chef schizofrenico della Sirenetta; che la prima Legge di Ohm applicata a una rivoltella inclinata di 45° riesca a far fuori la vittima in appena un secondo e dieci millesimi e che la cognata del defunto fosse in realtà la compagna di merenda di Zac Efron in Rehab, mi sembra davvero troppo

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 CANDY CANDY PORTASFIGA

Alzi la mano chi non abbia mai pensato che Candy Candy fosse una piattola per qualsiasi uomo vi s’innamorasse, un’untrice di peste bubbonica o un Gremlin sotto mentite spoglie. E’ mai possibile che, ovunque andasse, Candy Candy riuscisse a spingere alla morte tutti i suoi spasimanti? C’è giunta voce che, dopo Anthony, Steve e Terence, la famiglia Brighton si fosse decisa finalmente a chiamare i tre orsi di Riccioli d’Oro sperando di sbarazzarsi dell’infermiera prezzemolina costringendola a trangugiare zuppe bollenti e accomodarsi su materassi Eminflex.

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CHE COSA FACEVANO I POKEMON NELLA SFERA POKE’

Ok, questa è davvero bella. In venti minuti di puntata, si può sapere in che maniera i Pokemon impiegavano il tempo all’interno della sfera Poké in cui erano custoditi? Completavano la Settimana Enigmistica, guardavano Tempesta d’Amore o mettevano a punto un’arma segreta per annientare Pikachu e spedirlo in tutti i luoghi e in tutti i laghi? E poi, perché Pikachu era l’unico pokemon autorizzato a scorrazzare tranquillo e beato insieme al suo padroncino? Perché era carino e coccoloso come i Pinguini di Madagascar? Chi gliel’ha pagata la terapia a Chikorita per superare questa spiacevole situazione? Il Professor Oak?

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L’ASCELLA SOLFOROSA DEL NONNO DI HEIDI

Ora, con tutto il bene che le vogliamo, non possiamo certo dire che Heidi fosse una bambina come le altre, sia perché accoglieva uno sgabello nuovo con la stessa euforia con cui Lindsay Lohan accoglierebbe un chupito di Amaro del Capo, sia per quel nonno, il Vecchio dell’Alpe, che sembrava la versione montanara di San Pietro. Perché una cosa, in fondo, me la sono sempre chiesta: è mai possibile che in tremilaottocento puntate, il nonno di Heidi non abbia mai pensato di togliersi quel gilet infeltrito e quei calzoni sdruciti liberandosi del tanfo solforoso di ore e ore impiegate a mungere le caprette e a coccolare Nebbia? Che poi, ricordiamolo, il Vecchio dell’Alpe era solito preparare il formaggio ogni mattina e, state pur certi che, con quei vestiti addosso un giorno si e l’altro anche, avrebbe fatto secchi il povero Gas Gas e il topolino della Parmareggio in meno di trenta secondi.

 

Mario Manca

TOP 7- LE MIGLIORI SIGLE DEI CARTONI ANIMATI

7

ROBIN HOOD

Suono di corni. Poi la musica accelera. L’antico e il moderno che si fondono armonicamente. Dal punto di vista testuale, Robin, al contrario di Jem, è veramente un figo e può essere celebrato con un’infinità di aggettivi perché un eroe come lui non si trova in tutto il mondo e sa che di più grandi non ce n’è. Punto.

6

MONSTER RANCHER

Cartone poco conosciuto ma molto bello così come la sigla che però a tratti ricorda il miglior Gigi D’Agostino. L’effetto iniziale ti catapulta in quel fantastico mondo avventuroso assieme a Genki. Il ritornello poi galvanizza come l’ultima scena di Scarface.

5

PAPA’ GAMBALUNGA

“Tutti abbiamo nel cuore una mamma e un papà. Ogni giorno il loro amore ci guida sempre più in là. Judy non ha nessuno che aiutarla potrà”. Lacrime. Basta questa malinconica frase iniziale per empatizzare sin da subito con la copia sputata di Pippi Calzelunghe che ne passa di tutti i colori per ritrovare l’etereo genitore che l’ha palesemente abbandonata. “Judy non sa chi sei, aiutarla vorrei ma tu sei soltanto un’ombra papà”. Straziante.

4

IL MISTERO DELLA PIETRA AZZURRA

Misteri, invenzioni futuristiche, amore interrazziale, un leoncino coccolone: non manca niente a questo splendido cartone per entrare nel gotha della musica d’animazione. La base è stupenda, le parole fanno sorridere e l’assolo di chitarra elettrica a metà canzone spacca i culi.

3

E’ QUASI MAGIA JOHNNY

Cristina D’Avena non è stupida: al momento della composizione di questa splendida sigla sapeva perfettamente che inserire quegli ohohohooo di sottofondo (intonati da vergini bambine) avrebbero facilmente trasmutato l’innocua canzone in un coro da stadio, urlato con commozione da camionisti ubriachi. Quelle tre note della tromba poi tra la parole “Johnny” e “è quasi magia” mi fanno impazzire.

2

KEN IL GUERRIERO

Il più bel testo di anime mai stato scritto. Chi non lo conosce a memoria è pregato di impararlo come un sermone o di inciderselo addosso con un ferro rovente. Cupo come un racconto di Poe e angosciante come una poesia di Baudelaire. Un must.

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NARUTO

La vera sorpresa è sul gradino più alto del podio. Naruto, anime non eccelso, è per me la sigla perfetta che unisce una base musicale ritmata e coinvolgente a un testo malinconico ma estremamente maturo e lirico (nonostante Giorgio Vanni). Naruto è solo, abbandonato sin da bambino ma “come un raggio che ha il coraggio di lasciarsi il sole dietro sé” (una delle metafore più belle che abbia mai sentito…si, sono serio…) riparte da zero e prova a costruirsi rapporti mai avuti prima come con Sakura “l’edelweiss dei suoi sogni” (anche se chi segue il manga sa perfettamente che lei vorrebbe intendersela con Sasuke!). La canzone ricorda che bisogna continuare a credere in se stessi per poter crescere, anche se per abbandonare definitivamente l’adolescenza non è facile dire addio ai propri “eroi puerili”. S-P-E-T-T-A-C-O-L-O!

ALTRE SIGLE NOTEVOLI: Batman, Street Shark, Lupin III, L’Uomo Tigre

 

Francesco Pierucci

FLOP 7- I PEGGIORI TESTI DELLE SIGLE DEI CARTONI ANIMATI

7

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I CAVALIERI DEL DRAGO O DELLA MANCATA INDIVIDUAZIONE DEL TARGET DI RIFERIMENTO

“C’è un ragazzo laggiù proprio come sei tu, ardito e fiero”. Certo questi sono sicuramente i primi due aggettivi che mi vengono in mente se dovessi descrivere il carattere di un bambino di dieci anni che probabilmente sentendosi additare con il termine ardito (che gioco di parole!) indicherebbe al massimo una sua falange.

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JEM O DELL’AUTOCELEBRAZIONE DI UNA MENTECATTA

Il soliloquio della popstar da quattro soldi con facepaint alla Sven Vath inizia modestamente con “Sono una cantante bella e stravagante, vesto assai elegante” e ancora “sono esuberante, frizzante, tenera e raggiante”Esalta le sue doti canore “dolce e sfavillante certo strabiliante la mia voce così tenera e squillante” e nel ritornello inneggia alla sua formazione di stampo stanislavskijiano “provo sempre un’emozione quando canto una canzone” e come se non bastasse il coro rincara la dose “sei bellissima e rampante(?!) non fermarti mai”. Ci ha pensato probabilmente la cocaina.

5

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PRINCE VALIANT O DELL’OSSIMORICO DUALISMO TRA TESTO E IMMAGINI

Prince Valiant nonostante il cavalleresco curriculum immacolato è sicuramente il personaggio più infame e bastardo dei cartoni animati ma la D’Avena, che forse non ha mai visto una puntata di questo discusso cartone, prova a sostenere incredibilmente che  codesto mercenario medioevale “è coraggioso, in gamba e generoso agisce sempre con grande umiltà. Condottiero valoroso, con grande volontà sempre onora gli ideali del regno di Camelot”. Le parole possono ingannare in un primo momento i più ingenui ma le crude immagini dicono ben altro…Vi invito ad osservare il simpatico siparietto al minuto 1.26 della sigla:

Non penso che gli ideali di Camelot tanto sbandierati comprendano lo scalciare vigliaccamente un uomo innocuo e indifeso (e per giunta vecchio) facendolo precipitare mortalmente in un burrone. Quest sigla è più bugiarda della copertina del Dvd di La piccola bottega degli orrori con il simpatico faccione di Jack Nicholson che viene spacciato per protagonista ma che in realtà appare per soli 5 minuti.

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WHAT’S MY DESTINY DRAGON BALL  O DELL’IMPORTANZA DELLA LINGUA INGLESE

Per anni abbiamo pensato che, a causa dell’inesperienza dovuta alla nostra giovane età, le sigle di Dragon Ball dovessero essere per forza formate da costrutti di senso compiuto ancora troppo complessi per essere compresi da noi bambini. Che erronea congettura! Bastava capire che le parole erano messe inevitabilmente a cazzo perché per forze di causa maggiore alla metrica non si comanda! Secondo la sigla di quello scoppiato di Giorgio Vanni (se uno parlasse inglese come lui, in Gran Bretagna lo scambierebbero sicuramente per un magrebino), il protagonista di DBZ sembra essere il fantomatico Dragon Ball ovvero il misterioso Drago Sfera. Il suo punto debole? Il genitivo sassone! Se qualcuno poi rileggendo questa grande poesia ritmica è riuscito a comprendere il significato dell’enigmatica frase “e guardando più in là il tuo cuore saprà ritrovare Dragon Ball” me lo comunichi immediatamente…

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CHE CAMPIONI HOLLY E BENJI!!! O DELLE SCOMODE MENZOGNE SU MR. PRICE

Che Campioni Holly e Benji sembra una canzone apparentemente normale finché non la si analizza attentamente dal punto di vista del portiere più forte del manga: “Hanno la forza dell’umiltà” ahahahaha…penso che Benji sia il calciatore meno umile di tutta la squadra al pari di Mark Lenders e dell’aquilotto Patrick Everett. “Benji para i calci di rigore” mai visto parargli un tiro dal dischetto, al massimo lo ha fatto Ed Warner nell’eroica semifinale con la Francia. Poi la frase che mi fa più incazzare: “Questa coppia eccezionale guiderà la nazionale” Ma io mi chiedo come diavolo fa Benji a guidare la nazionale se gioca una sola fottutissima partita? (tra l’altro se ben ricordo in tutto il cartone gioca solo due match ovvero le finali con la Muppets e con la Germania Ovest)

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DRAGON BALL O DELL’UBICAZIONE DI SHENRON

Insieme ai soliti Inglesismi incomprensibili (Fightingontheground Blastingthroughtheclouds) il sibillino Vanni sembra disperato nel narrare l’impossibile ricerca del Drago dei Desideri. La frase “Combatti per trovare il drago però nessuno sa dove sta” è di una falsità incredibile: lo sanno tutti che Shenron appare semplicemente nel posto in cui viene invocato. Punto. Una menzione speciale alla stupefacente strofa che rimanda a un precedente uso di sostanze illegali (e che non trova nessun riscontro nel cartone) “Se chiudi gli occhi vedi il drago e senti tutto il suo potere ma quando arrivi tu non c’è più”.

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TUTTI ALL’ARREMBAGGIO! O DELLE CRUENTE METAFORE INTRISE DI RIMANDI A LAPALISSE

Al primo posto non può che esserci One Piece. “ Questo grido è come un tatuaggio che s’incide dentro i nostri cuori” è una delle strofe più visionarie di sempre nonché una metafora quantomeno ardita che richiama un’operazione truculenta e dai contorni decisamente cronenberghiani. One Piece stordisce oltre che per la trama contorta anche per le frasi sconvolgenti come “Il tesoro non è più un miraggio ma soltanto quando lo ritroverai allora lo vedrai di lapalissiana memoria che rendono questa sigla un capolavoro dell’astrattismo.

 

Francesco Pierucci