TOP 10 – LE MIGLIORI BATTUTE FINALI DEI FILM

Indimenticabili, poetiche, rivelatorie: le battute finali rappresentano l’ultimo frammento della pellicola che portiamo con noi all’uscita della sala. Noi abbiamo selezionato le 10 migliori:

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EYES WIDE SHUT

“Ma io ti amo, e lo sai, c’è qualcosa di molto importante che dobbiamo fare il prima possibile” – “Cosa?” – “Scopare”

9

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IL SORPASSO

“Si chiamava Roberto, il cognome non lo so, l’ho conosciuto ieri mattina”

8

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CHINATOWN

“Lascia perdere, Jake, è Chinatown.”

7

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RITORNO AL FUTURO

“Strade? Dove andiamo noi non ci servono strade”

6

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LE ALI DELLA LIBERTA’

“Spero di incontrare il mio amico e stringergli la mano. Spero che il pacifico sia blu come nei miei sogni. Spero.”

5

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CASABLANCA

“Sai Louis, credo che questo sia l’inizio di una splendida amicizia”

4

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I SOLITI SOSPETTI

“La beffa più grande che il diavolo abbia mai fatto è stata convincere il mondo che lui non esiste. E come niente, sparisce”

3

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VIALE DEL TRAMONTO

“Non c’è altro, solo noi e la macchina e nell’oscurità il pubblico che guarda in silenzio. Eccomi De Mille sono pronta per il mio primo piano”

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APOCALYPSE NOW

“L’orrore! L’orrore!”

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A QUALCUNO PIACE CALDO

“Beh… Nessuno è perfetto”

E le vostre preferite quali sono? Fatecelo sapere nei commenti!

Francesco Pierucci

 

1944. CASABLANCA: TRA MELO’, NOIR E PROPAGANDA

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L’americano Rick, nel bel mezzo della Seconda Guerra Mondiale, gestisce un locale (il famosissimo Rick’s Cafè Amèricain) a Casablanca, in Marocco. Questi aiuta Ilsa, ex- amante ancora amata, a fuggire dal paese assieme a suo marito Victor, perseguitato politico. Ispirato dalla piéce teatrale Everybody come to Rick’s scritta da Murray Burnett e Joan Allison (che però non fu mai portata in scena), è uno dei film leggendari, esponente principale del cinema americano classico degli anni 40; a metà tra il melodramma, da cui prende la storia d’amore, e il noir, come si evince dalle interazioni tra i differenti personaggi (un americano a cui non interessa l’esito della guerra, due perseguitati politici, un capo della polizia corrotto) che sono più importanti dell’esito della storia; oltre ciò è anche un film anti-guerra, una denuncia alla posizione degli USA di fronte alle gesta dei nazisti che stavano sconvolgendo il mondo, ma anche un ottimo documentario per descrivere le varie illegalità che avvenivano in territori franchi come Casablanca, tra cui la tratta dei profughi e la speculazione. È il film che elegge Humprey Bogart vera e propria star di Hollywood e lo catapulta nell’Olimpo dei grandi del cinema; l’inquadratura, firmata Arthur Edeson, con cui ci viene presentato all’inizio del film, con un  low key lighting, l’illuminazione dal basso, ne sottolinea la maestosità. Ottima Ingrid Bergman con una interpretazione forte e determinata che lascia intravedere la tristezza per il tempo (e l’amore) passato. Film immortale, il migliore del regista Michael Curtiz (ungherese), vinse tre Oscar: film, sceneggiatura non originale e regia. La versione italiana è stata censurata per eliminare qualsiasi riferimento al fascismo.

CURIOSITA’: la famigerata battuta “Suonala ancora, Sam” in realtà non viene mai pronunciata. La frase della Bergman è infatti “Suonala, Sam. Suona Mentre il tempo passa”

Matteo Chessa

1936. LA TRAGEDIA DEL BOUNTY: CAPOLAVORO DI FOTOGRAFIA E INTERPRETAZIONE

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Due anni dopo Cavalcata il regista Frank Lloyd dirige un altro film premio Oscar, stavolta tratto non da un’opera teatrale ma da un capolavoro della letteratura inglese, Mutiny of the Bounty di Charles Nordhoff e James Norman Hall. C’è poco da dire, siamo di fronte ad uno dei più grandi capolavori della storia del cinema, sicuramente l’Oscar più meritato degli anni 30. La trama è famosissima e racconta del viaggio verso Tahiti del vascello britannico Bounty, con a capo il capitano William Blight, e dell’ammutinamento ai danni di questo da parte degli uomini, capeggiati dal secondo ufficiale Christian. La bellezza della pellicola sconfina su più fronti: la fotografia perfetta di Arthur Ederson, capace di rendere “colorato” il B/n del film con inquadrature del mare e dei paesaggi esotici dell’America del Sud, e di giocare con le luci e le ombre del B/n per approfondire psicologicamente i personaggi e farci distinguere più semplicemente vittime e carnefici  (gioco da ragazzi per il DoP di capolavori del periodo quali ll Mistero del Falco, Casablanca o l’horror Frankenstein); l’interpretazione degli attori, da Clark Gable nelle vesti del tenente Christian a, soprattutto, Charles Laughton (conosciuto dai più per Spartacus di Kubrick) in quelle del capitano Blight, che rende alla perfezione la coesistenza tra dittatore feroce e perfetto gentleman inglese che non perde l’aplomb. Raro caso di film con 8 nomination e 1 sola statuetta vinta (incredibile quella per il migliore attore, con tre interpreti su quattro nel cast di questo film che vengono beffati da Victor McLaglen per Il Traditore), vanta due sequel, Gli ammutinati del Bounty del  1962 con Marlon Brando (nella parte che fu di Gable) e Il Bounty, brutto remake del 1984 con la coppia Gibson/Hopkins. Due anni di lavorazione, due milioni spesi, cinquemila indigeni di Tahiti di sei tribù diverse scritturati per le riprese; difficile da reperire in Italia. Consigliata la visione in lingua originale per non perdersi la fiera voce “paffuta” di Charles Laughton, in profondo contrasto con le parole che pronuncia.

Matteo Chessa