LAPUTA IL CASTELLO NEL CIELO

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Natale per me arriva in anticipo.

È uscita una collana di blu ray con la filmografia completa del maestro Miyazaki e mi ci sono fiondato come un buzzurro su di un aragosta.

Sono solo all’inizio della “maratona” rigorosamente in ordine cronologico e volevo condividere con voi l’esperienza; già qualche articolo fa avevo parlato del fumetto di Nusicaa e del relativo film (il suo primo); a sto giro punto i riflettori su Laputa: Il Castello nel Cielo, il lungometraggio successivo che si porta dietro i temi cari a Nausicaa.

Sempre protagonista una ragazzina, sempre protagonista il volo e sempre protagonista l’avarizia e la sete di distruzione dell’uomo, a salvare la situazione amicizia e amore non ancora dimenticati dai bambini.

La storia è semplice: Pazu incontra una bambina caduta dal cielo, Sheeta, e dopo averla assistita e curata inizia la ricerca di Laputa, che rappresenta un’importante meta formativa per entrambi; durante la ricerca non mancheranno grattacapi come pirati che vogliono sfruttare i poteri della città fluttuante a cui sembrano in qualche modo legati entrambi i ragazzi.

L’incipit ad alta quota come in Nausicaa, ripreso poi in Si Alza il Vento, garantisce il marchio di fabbrica, ma al contrario del deserto post apocalittico troviamo un’ambientazione inventata ma riconducibile a un periodi storico ben preciso, i colori e la geografia ricordano quasi le coste del Galles visitato anni prima da Miyazakie la città di Pazu ricalca il mondo dei minatori gallesi che il regista ha conosciuto e intervistato nel suo viaggio.

Siamo sempre li, progresso umano contro natura, a simboleggiarlo il castello fluttuante oggetto delle ricerche di tutto il cast: Laputa rappresenta un potere militare formidabile, occasione di conquista per Muska, riconciliazione col padre perduto per Pazu.

Pietro Micheli

FILM E REMAKE DI UNO STESSO REGISTA

Tutti conoscono il caso di Funny Games di  Michael Haneke, prima austriaco poi americano; famoso è anche L’uomo che sapeva troppo di Hitchcock, girato prima (1934) in Inghilterra poi 22 anni dopo riproposto in versione americana con James Stewart e Doris Day. Ma non sono gli unici casi, nella storia del cinema, di remake girati dallo stesso regista. I motivi possono essere molteplici: Hitch ad esempio era molto deluso dalla versione inglese e sapeva che con forze economiche più ingenti e star al suo fianco avrebbe sfruttato al meglio la storia del suo film (che tra l’altro è uno dei migliori). Fattori economici, creativi, di cast, di possibilità tecnologiche differenti che spingono i registi a ricimentarsi con un’opera, a volte migliorandola, altre volte fotocopiandola, altre ancora facendogli perdere l’alone di magia suscitato nel primo tentativo. Gli esempi di auto- remake sono più di quel che si può pensare; il D.I ve ne propone cinque. Gli altri proponeteli voi .

I DIECI COMANDAMENTI

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La prima versione, del 1923, è muta, dura 146’ e ha una seconda parte di stampo contemporaneo che annacqua la sorprendente prima parte storica. Cecil B. DeMille imparò dai suoi errori e rifece il film a colori, con l’audio e un’ora e venti in più, eliminando completamente l’ambientazione ai giorni d’oggi. Ben presto il remake divenne più famoso dell’originale che, anzi, è sconosciuto ai più.

MATRIMONIO A QUATTRO – UN’ORA D’AMORE

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Lubitsch girò questa allegra commediola sul tradimento nel 1924 salvo poi ridirigerla, aiutato dal giovane George Cukor, come musical con un irresistibile Maurice Chevalier. La leggenda narra che Cukor abbia fatto tutto il lavoro e il buon Lubitsch abbia solo messo la firma, e che il primo non fece causa alla Paramount per farsi liberare dal contratto gratuitamente. Un’ora d’amore si trova in DVD nella preziosa collezione curata da Vieri Razzini.

STORIA DI ERBE FLUTTUANTI – ERBE FLUTTUANTI

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Curiosa la storia di questo remake del grande regista nipponico Ozu. Girò Storia di erbe fluttuanti nel 1934, convincendo critica e pubblico. Nel 1959 doveva invece dirigere un film intitolato Un povero attore, sul teatro kabuki. A causa delle condizioni atmosferiche della regione di Niigata, dove il film doveva esser ambientato, Ozu decise di riscrivere la sceneggiatura per adattarla al tempo, clonando di fatto  Storia di erbe fluttuanti  e decidendo, quindi, di farne un remake a colori.

 UNA PALLOTTOLA PER ROY- GLI AMANTI DELLA CITTA’ SEPOLTA

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Stessa storia, stessa trama, diversa ambientazione per questi due capolavori di Raoul Walsh. Il primo è a sfondo gangsteristico, il secondo è sito nel vecchio e lontano West. Entrambi i prodotti sono riuscitissimi e trattano finemente il tema del tradimento. Se proprio ci si chiede un paragone è più godibile il primo.

FRANKENWEENIE

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Remake in lungometraggio animato in Puppet Animation dell’originale cortometraggio girato in live action, entrambe le versioni sono in bianco e nero. Il film è stato rifatto dallo stesso regista seguendo le sue idee originali ed ha aspettato di avere maggiore budget per rifarlo come lo aveva pensato.

Matteo Chessa