MARZO-MAGGIO 2016: LE NOVITA’ CINEMATOGRAFICHE DA TENERE D’OCCHIO

Ogni anno il periodo immediatamente successivo agli Oscar si rivela piuttosto avaro in termini di qualità dei prodotti cinematografici. Nelle stagioni più recenti tale vuoto è stato colmato dai cinecomics grazie ai quali un minimo interesse è tornato a circolare attorno al cinema in questo periodo notoriamente privo di attrattiva. E, come vedremo, anche quest’anno i film sui supereroi non mancheranno.

Oltre a ciò, segnaliamo un’occasione in più per andare al cinema: dall’11 al 14 aprile si terranno i CinemaDays, un’iniziativa che permetterà di acquistare il biglietto a soli 3 Euro nelle moltissime sale aderenti e in tutti gli spettacoli delle quattro giornate.

Di seguito vi segnaliamo gli appuntamenti più interessanti dei prossimi due mesi.

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HORS SATAN – TUTTA LA BELLEZZA DEL CINEMA DI DUMONT

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Un uomo (Le Gars) occupa il tempo a girovagare lungo le paludi della Côte d’Opale, nei pressi di Boulogne sur Mer. L’unica che gli si avvicina è una ragazza, Elle, che gli prepara da mangiare, lo segue ovunque e lo osserva pregare. Lui la libera dal suo fardello, uccidendo il patrigno che la molestava.

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CAROL:  C’E’ DIFFERENZA TRA LEGGERO E VUOTO

 

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Otto anni dopo Io non sono qui, strabiliante biopic sulla vita di Bob Dylan in cui il cantautore veniva interpretato da sei attori diversi (ognuno per una sua fase artistica), Todd Haynes torna a far coppia con Cate Blanchett, la cui interpretazione di Dylan era stata applaudita dal mondo intero, in Carol, drammatica storia d’amore saffico, senza riuscire a ripetere la magia.

Anni 50, New York. Therese (Rooney Mara), commessa  temporanea in un negozio di balocchi, durante le feste natalizie serve Carol (Cate Blanchett) intenta a comprare un regalo di natale per la figlia. Tra le due è colpo di fulmine e, nonostante le difficoltà e gli ostacoli dettati dal tempo e dalla situazione familiare della seconda (ha una figlia e un marito dal quale sta divorziando per una relazione randagia con una sua amica), partono assieme e vivono la loro storia d’amore. Ma la realtà le raggiungerà… Continua a leggere

FLOP 5 – I PEGGIORI FILM DEL 2015

Ancora un mese e anche il 2015 andrà agli archivi e, come ogni anno, questo è il periodo dei bilanci. Se tra non molto vi presenteremo la tradizionale classifica da parte di tutti i componenti della redazione sui migliori film del 2015, con l’articolo di oggi vogliamo darvi nota dei peggiori prodotti cinematografici dell’anno che sta per volgere al termine.

Protagonisti di questa classifica non sono i film peggiori in assoluto (per ovvi motivi di imbarazzo della scelta) ma quei film che per budget, cast e aspettative avevano fatto ben sperare e che invece sono risultati dei fallimenti senza mezzi termini.

Non daremo conto dei vari Mortdecai e Child 44, che avrebbero cittadinanza in questa classifica ma che hanno gia avuto fin troppo spazio nel blog.

THE GUNMAN

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Non è che ci aspettassimo granché dal francese Pierre Morel, già regista dell’imbarazzante From Paris with Love del 2010 però con un cast che annovera Premi Oscar come Sean Penn e Javier Bardem (oltre ad Idris Elba), qualcosa di più era lecito attendersi.

È costato 40 milioni di dollari ma, oltre a essere un flop per la critica, ha avuto poco da dire anche al botteghino incassando solo 10,7 milioni.

E pensare che ci avevano straziato per mesi dicendo che sarebbe stato il primo film d’azione con Sean Penn ma il giochetto non ha funzionato. Meglio rimuovere questa parentesi e limitiamoci a ricordare il 2015 dell’attore di Milk e Mystic River esclusivamente per la battuta su Iñárritu agli ultimi Academy Awards.

TERMINATOR: GENISYS

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Completamente slegato dai precedenti capitoli, questo nuovo episodio della saga cinematografica con protagonista Arnold Schwarzenegger non ha fatto altro che confermare (se non peggiorare) l’indecente trend intrapreso dopo i primi due indimenticabili Terminator di James Cameron, che non voleva che la saga andasse avanti (il finale de Il giorno del giudizio è eloquente) e che infatti rifiutò di dirigere il terzo film della saga. Distrutto dalla critica di ogni angolo della Terra che l’ha paragonato (senza esagerare) ad un action comedy, è andato male anche al box office. Ma a salvare il tutto è stata la distribuzione in Cina che ha permesso alla produzione di andare in pari con i costi, oltre che mettere in cantiere due nuovi capitoli. Dio ce ne scampi.

JUPITER ASCENDING

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Noti alla stragrande maggioranza del pubblico per la geniale trilogia di Matrix, i fratelli Lana e Andy Wachowski ci avevano gia “deliziato” con Speed Racer che, uscito nel 2008, continua a fare la sua porca figura nella top 50 dei film con maggiori perdite di ogni tempo. A tre anni dal precedente lavoro, Cloud Atlas, quest’anno è uscito il loro settimo film alla regia: Jupiter – Il destino dell’universo. La storia è quella di una ragazza che pulisce i cessi (letteralmente), figlia di una famiglia immigrata in America che, tutto ad un tratto, scopre di essere al centro di una trama intergalattica (robe mai viste). Se bisogna dare il merito ai due registi di avere creato un mondo colmo di dettagli, di tecnologie plasmate da zero e con una mitologia originale, bisogna comunque arrendersi al fatto che se si tolgono gli occhi dalla bellissima Mila Kunis, resta ben poco.

PAN

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Ed ecco che al tanto desiderato primo posto nella classifica di cui parlavamo sopra sui film con il passivo più alto nella storia del cinema, svetta la recentissima (è uscito in Italia il 12 novembre) rivisitazione del classico Peter Pan. Nonostante sulla carta abbia tutto quel che serve, dal motivo romantico, al cattivo carismatico Hugh Jackman (privo di qualsiasi attrattiva), in realtà la regia di Joe Wright si rivela non essere all’altezza. Il film si accomoda quasi subito sulla poltrona della monotonia e anche le poche idee paiono essere stridenti e insensate come l’uso di Smells like teen spirit come inno malefico. Quel che dovrebbe emozionare ovvero la tensione e l’eccitazione della sfida al limite delle proprie possibilità in luoghi sconosciuti e incantevoli, in realtà puzza di racconto forzato.

Come detto, è stato un disastro in termini economici con perdite riportate maggiori di 180 milioni di dollari.

THE FANTASTIC FOUR

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Ci sono maledizioni nel mondo del cinema che non hanno alcuna voglia di svanire. Una di questa è quella dei film sul franchise dei Fantastici 4. Risalgono rispettivamente al 2005 e al 2007 I Fantastici 4 (di cui il film di quest’anno è il reboot) e I Fantastici 4 e Silver Surfer: entrambi furono dei clamorosi flop.

Il film uscito a settembre 2015 invece riduce la storia dell’origine del celebre gruppo di supereroi a un racconto di nerd post-adolescenti che hanno ottenuto poteri incredibili ma che non riescono a controllare. L’aspetto più difficile da tollerare, trattandosi di un film d’azione, è che ci sono pochissime scene di azione. Gli effetti speciali sono dello stesso livello del filmino della mia prima comunione, la recitazione è goffa e i dialoghi sono densi di pietosi cliché. Sconsacrato dagli stessi attori (in primis da Kate Mara), è di pochi giorni fa la notizia della cancellazione del seguito previsto nel 2017 da parte della 20th Century Fox.

Michael Cirigliano

CINQUE GRANDI FILM SULL’ALCOLISMO

“ Il mio fisico non lo tollera, l’alcol. Veramente! Ho bevuto due Martini, la vigilia dell’ultimo dell’anno, e ho tentato di dirottare un ascensore su Cuba!”

Questo fulminante aforisma di Woody Allen suggerisce una riflessione: il regista newyorkese, che nella sua lunga carriera ha affrontato diverse tematiche scomode e forti (sesso, Dio, esistenza dopo la morte, senso della vita, nulla assoluto) mai si è cimentato con l’alcolismo, rifiutato non solo dal suo fisico ma dal suo intero cinema. Non che nei suoi film non si beva mai, anzi, ma la patologia in sé, i suoi sintomi, le conseguenze e le possibili cure sono totalmente assenti. Se Allen evita l’argomento non mancano comunque esempi nella storia del cinema che lo trattano; da La gatta sul tetto che scotta di Richard Brooks a Sotto il vulcano di John Huston, da Barfly (o il più recente Mosche da bar di Steve Buscemi) o Factotum rispettivamente sceneggiato da e tratto da un romanzo di Bukowski al drammatico Amarsi di Luis Mandoki. Tantissimi sono i titoli e i registi che esaminano l’argomento; ecco i cinque migliori per Il Disoccupato Illustre.

VIA DA LAS VEGAS

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Tratto dall’ominimo romanzo di John O’Brien, diretto da Mike Figgis e magnificamente interpretato da Nicolas Cage nella parte della sua vita, quella che zittisce i detrattori. Ben, alcolizzato e solo, si reca a Las Vegas per bere fino alla morte. Conosce una prostituta, Sara, e nasce l’amore. Ma nonostante ciò non cambia il suo piano. Elisabeth Shue ottima spalla. Finale commovente.

I GIORNI DEL VINO E DELLE ROSE

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Joe e Kirsten, sposati, sono accaniti bevitori. Dopo la nascita della loro prima figlia decidono di smettere. Joe ci riesce grazie agli Alcolisti Anonimi, la moglie no. Lui decide di starle vicino. Primo film che Jack Lemmon gira con Blake Edwards, è forse il migliore del regista, sicuramente il più personale. Lieto fine evitato. Titolo tratto da una poesia di Ernest Dowson.

L’ANGELO UBRIACO

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Giovane mafioso di un quartiere dei bassifondi di Tokio malato di tbc si affida, dopo vari litigi, ad un dottore alcolizzato ma di buon cuore che cerca di salvargli la vita. Primo film di Toshiro Mifune, è uno dei grandi capolavori di Kurosawa con un Takashi Shimura in grande spolvero. Clint Eastwood e Gran Torino gli devono molto.

GIORNI PERDUTI

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Il film più famoso sull’argomento, premiato con l’Oscar al Miglior Film. Già tratto nel blog (QUI la recensione). Un capolavoro di Billy Wilder da vedere assolutamente.

FUOCO FATUO

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1963, Louis Malle. Tratto dall’omonimo romanzo di Pierre Drieu La Rochelle, racconta le ultime 36 ore di Alain, una vita distrutta dall’alcol e dai troppi momenti mancati. Decide di suicidarsi, non prima di un ultimo incontro con amici ed ex amanti parigine. Considerato da molti il miglior film del regista, è commovente perché “patetico a ripetizione” (Truffaut). Splendido bianco e nero di Cloquet.

Matteo Chessa

OSCAR – I VESTITI PEGGIORI DEL RED CARPET

La notte degli Oscar è certo da considerarsi, dopo il Natale, l’evento più celebre del globo. Per una notte, il mondo punta tutta l’attenzione verso la vanitosa Hollywood e attende che siano proclamati quelli che certamente saranno i personaggi più gettonati dell’anno ma; MA, prima che la fatidica frase “…And the Winner is….” venga pronunciata e prima che i riflettori inizino a roteare in cielo  offuscando le discrete stelle del firmamento, noi concentreremo la nostra attenzione su quelle più mortali ed appariscenti di Hollywood.

Perché se c’è una categoria di persone che è certamente più brava, anche del più possessivo regista, a convincere una donna, soprattutto un’attrice, a farle fare quello che vuole come ad esempio conciarsi come una derelitta sentendosi per di più insensatamente bella, è quella degli stilisti.

In attesa dunque della sfilata “TAPPETO ROSSO” Primavera/Estate/Autunno/Inverno 2015 in programma al Kodak Theatre questa Domenica, faremo anche noi delle Nomination divise in categorie, sui peggiori abiti che hanno calcato il tappeto rosso dell’evento: un monito; perché gli orrori del passato non vengano mai più ripetuti.

VINCE, per la categoria “Mr DEEDS GOES TO TOWN” o “la CAMPAGNOLA”:  SALLY FIELD, nel 1980, sfoggiando l’abito assolutamente meno glamour, meno fantasioso e più provinciale che una vincitrice di Oscar come Miglior Attrice Protagonista abbia mai indossato. Con un abito così, agli Oscar, ci puoi arrivare solo con un PICK-UP, baby.

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VINCE, per la categoria “BABY BIRBA” o “QUESTO NON E’ UNO SMOKING PER GRANDI”: Pharell Williams nel 2014 con uno sbarazzino pantaloncino corto et scarpa da “investigatopo”.

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Vince, per la categoria “WEIRD SCIENCE”: MARION COTILLARD, nel 2009 con un abito di Dior che potremmo bonariamente definire in termini di Decostruttivismo. Beffata dall’Alta Moda Francese. Questo abito fintamente colto potremmo differenziarlo tra l’alluminio e l’ Euro-spazzatura.

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Vincono pari merito, per la categoria “COME TU MI VUOI” o “LA MODA PASSA , LO STILE QUI NON C’ERA”: GEENA DAVIS , nel 1992 e KIM BASINGER alla cerimonia del 1990. Nel 1950 non fono state premiate, nel ruolo di miglior attrice protagonista, due miti del calibro di Gloria Swanson (per “Sunset Boulevard”) e Bette Davis ( AllaboutEve), forse perché la scelta sarebbe stata imbarazzante. Quando l’abito è imbarazzante, che cada Sansone con tutti i Filistei.

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Vince, per la categoria “LA MORTE TI FA BELLA”:TILDA SWINTON, nel 2008, indossando un drammatico abito in velluto nero che forse avrebbe valorizzato Greta Garbo nel 1930 ma che in technicolor ha tutta un’altra resa. Bambini, state lontani dagli arcolai.

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Vince, per la categoria “CABARET” o “QUESTO ABITO E’ UNO SCHERZO”: WHOOPI GOLBERG, nel 1993. Si dice che far ridere sia ciò di più difficile, per un attore. MA con questo abito ci sarebbe riuscita anche Miranda Priestly.

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Vince, per la categoria “IL COMUNE SENSO DEL PUDORE” o “SULLA LUNA C’E’ FINITO IL TUO SENNO DENTRO AD UNA BOCCETTA”: CHER nel 1988.  Solo una donna coraggiosa come lei avrebbe potuto osare tanto senza dover poi andare da uno psicologo per essersi sentita violata nell’intimo dai flash.

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Vince, per la categoria “IL VIZIETTO” o “IL PRIDE E’ A GIUGNO”: FAITH HILL, nel 2002. Mmmmmmmm……no. Dopo l’avventura Repubblicana in “StepfordWives” è visibilmente impazzita.

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Vince, nella categoria “LUCI DELLA RIBALTA” o “CREDERSI CHAPLIN E’ SOLO IL PRIMO PASSO VERSO NAPOLEONE”: DIANE KEATON/ Charlot

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MA IN REPARTO ABBIAMO ANCHE:

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Al CAPONE ( Celine Dion)

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UN CIGNO(Bjork)

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 Mr. GOLDFINGER ( Lizzy Gardiner)

E come disse il Diavolo (Al Pacino) una volta…..:“ La Vanità, decisamente il mio peccato preferito”

Andrea Bardusco

CINEMA: DIZIONARIO CRITICO-ITALIANO/ITALIANO-CRITICO

critico-cinematografico

Questo articolo ironico ha un unico obiettivo: agevolare un ipotetico lettore che si avvicina per la prima volta al mondo della critica cinematografica. L’adepto verrà aiutato a districarsi tra le sibilline frasi dei giornalisti distinguendo tra “ciò che scrivono” e “ciò che realmente intendono”.

COSA SCRIVE                                                                                COSA INTENDE

Interpretazione magistrale                                                         Il doppiatore è stato bravo

Trama complessa                                                                       Non ho capito un cazzo

Lo spettatore si diverte/annoia                                              IO mi sono divertito/annoiato

Film  intriso di significati                                                            Mi sono addormentato

Film adrenalinico                                                                    Non mi sono addormentato

Un remake scrupoloso                                                                        Una copia

AGGETTIVI USATI IN MODO IMPROPRIO

Cronenberghiano                                                       Ci sono sangue e schifezze random

Andersoniano                                                                                               Colori pastello

Tarantiniano                                                                                     Killer e dialoghi serrati

Felliniano/Lynchiano                                                                        C’è UNA scena onirica

Nolaniano                                                                                    Non ho capito un cazzo 2

Eastwoodiano                                                                           Antieroe violento e fascista

Burtoniano                                                                                         Film cupo e grottesco

Alleniano                                                                                  C’è UNA battuta sugli ebrei

Aiutateci ad aggiungere altre voci al nostro dizionario!

Francesco Pierucci

UN REGISTA TRE FILM: FRANCOIS TRUFFAUT

Francois Truffaut

Una delle menti più brillanti della storia del cinema, critico e appassionato della settima arte di cui ha una conoscenza spropositata (saprete tutto, oh voi cinefili incalliti, sul suo rapporto con Bazin e sui “giovani turchi” del Chariers du Cinema), si cimenta con la regia nel 1959 (prima alcuni corti) ed è subito capolavoro: I 400 colpi è un film imprescindibile per chi ha pretese di conoscere il cinema. Per molti però Francois Truffaut inizia e finisce con questo film; sono invece tanti (TUTTI) i titoli da recuperare del regista francese, dai quattro successivi lavori della saga di Antoin Doinel (il corto Antoin e Colette episodio del lungometraggio a più mani L’amore a vent’anni, Baci Rubati, Domicile Conjugal e L’amore fugge) al bellissimo La calda amante, da Adele H a, logicamente, Jules e Jim, il suo capolavoro. Impossibile scegliere i suoi tre migliori film, propongo i miei tre preferiti

LA SPOSA IN NERO

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Jeanne Moreau, già attrice di Jules e Jim, nelle vesti di una sposa vendicatrice decisa a uccidere i cinque responsabili della morte del neo-marito, freddato da un colpo di fucile fuori dalla chiesa. Esemplare opera sulla vendetta e sull’amore, ha tocchi di regia poetici.

IL RAGAZZO SELVAGGIO

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Victor , bambino cresciuto nella foresta in cattività, viene affidato al dottor Jean Itard che crede di poterlo educare nonostante l’età avanzata. Truffaut (qui anche attore) ha un rapporto stretto con i bambini, da Jean Pierre Laud ne I 400 colpi alle scolaresche di Gli anni in tasca; raggiunge il suo apice con l’emozionante Jeanne Pierre Cargol, di impressionante bravura. Aulica lezione di logopedia e educazione infantile.

EFFETTO NOTTE

Truffaut La Nuit Americaine

Un film sul cinema, un film per il cinema. Produzione e retroscena del lungometraggio Vi presento Pamela, mostra la vita di attori e staff quando sono impegnati nella realizzazione di un film. Premiato come Miglior Film straniero agli Oscar 1974, è il più grande film meta-cinematografico mai realizzato.

DA RECUPERARE ASSOLUTAMENTE (E NON ANCORA CITATI)

LA MIA DROGA SI CHIAMA JULIE

L’UOMO CHE AMAVA LE DONNE

LA CAMERA VERDE

L’ULTIMO METRO’

FINALMENTE DOMENICA

Matteo Chessa

NOMINATION OSCAR 2015 – FANNO LA VOCE GROSSA BOYHOOD, GRAND BUDAPEST HOTEL E BIRDMAN

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Dal Samuel Goldwyn Theatre di Beverly Hills, ieri sono state annunciate le nomination dell’87esima edizione dei premi Oscar (Academy Awards) da Chris Pine, Alfonso Cuarón (miglior regista lo scorso anno con Gravity), J. J. Abrams e il presidente dell’Academy Cheryl Boone Isaacs.

Non sono mancate le sorprese, anche tra i premi principali, ma non hanno deluso appassionati e bookmaker i tre titoli più attesi: Boyhood, Birdman e Grand Budapest Hotel, tutti e tre candidati per la statuetta di miglior film, con gli ultimi due che portano a casa addirittura nove nomination.

La cerimonia di premiazione, la Notte degli Oscar, avverrà il 22 febbraio.

Passiamo ora ad una rassegna dei premi principali.

Miglior Film

A differenza dello scorso anno, nella presente edizione degli Oscar si è verificato un certo distacco dalle corrispondenti candidature ai Golden Globes: delle nove nomination, sei erano candidate come Miglior Film nelle due categorie degli ambiti globi (l’anno scorso 8/9, con unico escluso Dallas Buyers Club). L’Academy ha snobbato, giustamente, i vari St.Vincent, Into The Woods, Foxcatcher e, immeritatamente, a detta di molti, Pride.

Il nuovo film di Clint Eastwood, American Sniper, escluso illustre ai Globes, invece sarà della partita con il maestro di San Francisco che raggiunge la quinta nomination per pellicole da lui dirette (dopo Gli Spietati, Mystic River, Million Dollar Baby e Lettere da Iwo Jima). Tra gli altri candidati sorprende la presenza di Whiplash, considerato Oltreoceano uno dei migliori film musicali degli ultimi anni, ma ancora senza distribuzione in Italia.

Come è da tradizione, non vengono presi in gran considerazione le pellicole uscite nella prima parte dell’anno ma, a dire il vero, quest’anno non ve n’erano di meritevoli eccezion fatta per Grand Budapest Hotel di Wes Anderson, puntualmente candidato. Assenti tra le candidature sia film stranieri (l’ultimo è stato il francese Amour nel 2013) sia film di animazione (l’ultimo ToyStory 3 nel 2011). Fanno rumore alcuni esclusi di spicco: se erano nell’aria le non candidature di Interstellar di Christopher Nolan (che comunque porta a casa cinque candidature tra gli Oscar tecnici) e Unbroken di Angelina Jolie, lo stesso non si può dire dell’ottimo Gone Girl di David Fincher, a mio giudizio una delle migliori pellicole dell’anno passato. Favoriti per portarsi a casa l’ambita statuetta sono comunque Boyhood e Birdman con il primo leggermente in vantaggio rispetto al secondo.

Queste le candidature:

AMERICAN SNIPER

BIRDMAN

BOYHOOD

GRAND BUDAPEST HOTEL

THE IMITATION GAME

SELMA

LA TEORIA DEL TUTTO

WHIPLASH

Miglior Regista

Qui i candidati sono cinque ma è come se fossero due perché Richard Linklater con Boyhood e  Alejandro González Iñárritu (già candidato come miglior regista nel 2006 per Babel) con Birdman sono gli unici seri registi accreditati a portarsi a casa la statuetta. Il GoldenGlobe è finito nelle mani di Linklater, quasi sicuramente andrà così anche agli Oscar. Seconda candidatura, dopo quella per Truman Capote, anche per Bennett Miller. Meritava una candidatura David Fincher con GoneGirl ma quest’anno l’Academy ha deciso di non considerare il regista di FightClub. Altro escluso eccellente: Paul Thomas Anderson con InherentVice (6 candidature agli Oscar per lui in carriera, di cui una come miglior regista per Il Petroliere nel 2008).

Queste le candidature:

BIRDMAN – Alejandro G. Iñárritu

BOYHOOD – Richard Linklater

FOXCATCHER – Bennett Miller

GRAND BUDAPEST HOTEL – Wes Anderson

THE IMITATION GAME – Morten Tyldum

Miglior attore protagonista

Ai GoldenGlobes sono stati premiati Michael Keaton e Eddie Redmayne e anche il 22 febbraio saranno loro i favoriti. Da non sottovalutare Bradley Cooper, clamorosamente non candidato ai Globes, ma che è alla terza nomination consecutiva (dopo Il Lato Positivo e American Hustle). Può essere l’anno del riscatto di Keaton che dopo un inizio di carriera brillante, si è perso negli ultimi 15 anni in prodotti non degni delle sue qualità artistiche. Io personalmente tifo per l’ex Batman ma la commovente interpretazione di Stephen Hawking in La teoria del tutto da parte dì Redmayne gli darà sicuramente filo da torcere. Esclusi eccellenti: Joaquin Phoenix (InherentVice), Matthew McConoughey (Interstellar), Christoph Waltz (BigEyes), Ralph Fiennes (Grand Budapest Hotel), Jake Gyllenhaal (Nightcrawler) e soprattutto David Oyelowo (Selma) che era dato tra i sicuri candidati alla vigilia. I candidati sono tutti alla prima nomination in carriera, eccezion fatta, come detto, per Bradley Cooper.

Queste le candidature:

MICHAEL KEATON per Birdman(per lui prima nomination in carriera all’età di 63 anni)

EDDIEREDMAYNE per La teoria del tutto

BENEDICT CUMBERBATCH per The Imitation game

STEVE CARELL per Foxcatcher

BRADLEYCOOPER per American Sniper

Miglior attrice protagonista

I GoldenGlobes avevano lasciato intendere che questo sarebbe stato l’anno di Julianne Moore viste le due candidature, per Still Alice e per Maps to the stars. L’Academy l’ha candidata solo per il primo e dopo quattro nomination che l’hanno lasciata a bocca asciutta, questa può essere davvero la volta buona per l’attrice dei cult Magnolia e Il Grande Lebowski. Alla prima candidatura Rosamund Pike (che porta a casa l’unica nomination per Gone Girl) e Felicity Jones. Cercheranno invece di bissare la vittoria del 2008 Marion Cotillard (vinse con La vie en rose) e del 2006 Reese Witherspoon (trionfò con Quando l’amore brucia l’anima). Ci speravano Jennifer Aniston con Cake e Amy Adams con Big Eyes con quest’ultima che aveva anche trionfato ai Globes nella sezione Comedy. Da notare l’assenza di attori di colore sia in questa categoria che in quella di Miglior attore.

Queste le candidature:

JULIANNE MOORE per Still Alice

FELICITY JONES per La teoria del tutto

MARION COTILLARD per Due giorni, una notte

REESE WITHERSPOON per Wild

ROSAMUND PIKE per Gone Girl

 

Queste le nomination per gli altri premi. Da segnalare la presenza di un’italiana, Milena Canonero nella sezione costumi per Grand Budapest Hotel (già costumista di Kubrick, portò a casa la statuetta per BarryLyndon oltre che per Momenti di Gloria e Marie Antoinette). Fa discutere l’assenza di The lego movie per l’Oscar al miglior film in animazione: a questo punto se la giocheranno Big Hero 6 e Dragon Trainer 2 nell’ennesimo Disney contro Dreamworks.

Miglior attore non protagonista

Robert Duvall per The Judge, Ethan Hawke per Boyhood, Edward Norton per Birdman, Mark Ruffalo per Foxcatcher, J.K. Simmons per Whiplash

Miglior attrice non protagonista

Patricia Arquette per Boyhood, Laura Dern per Wild, Keira Knightley per The Imitation Game, Emma Stone per Birdman, Meryl Streep per Into the Woods (19esima candidatura per lei!).

Miglior film danimazione

Big Hero 6 di Don Hall, Chris Williams e Roy Conli, The Boxtrolls di Anthony Stacchi, Graham Annable e Travis Knight, How to Train Your Dragon 2 – Dragon Trainer 2 di Dean DeBlois e Bonnie Arnold, Song of the Sea di Tomm Moore e Paul Young,The Tale of the Princess Kaguya di Isao Takahata e Yoshiaki Nishimura

Miglior film straniero

Ida (Polonia) di Pawel Pawlikowski, Leviathan (Russia) di Andrey Zvyagintsev, Tangerines (Estonia) di Zaza Urushadze, Timbuktu (Mauritania) di Abderrahmane Sissako, Wild Tales (Argentina) di Damián Szifron

Miglior sceneggiatura non originale

American Sniper, The Imitation Game, Inherent Vice – Vizio di forma, The Theory of Everything – La teoria del tutto, Whiplash

Miglior sceneggiatura originale

Birdman, Boyhood, Foxcatcher, The Grand Budapest Hotel, Nightcrawler – Lo sciacallo

Miglior fotografia

The Grand Budapest Hotel, The Imitation Game, Interstellar, Into the Woods, Mr. Turner

Miglior colonna sonora

Alexandre Desplat per The Grand Budapest Hotel, nuovamente Alexandre Desplat per The Imitation Game, Hans Zimmer per Interstellar, Gary Yershon per Mr. Turner, Jóhann Jóhannsson per The Theory of Everything – La teoria del tutto

Miglior canzone originale

Everything Is Awesome da The Lego Movie, Glory da Selma, Grateful da Beyond the lights, I’m Not Gonna Miss You da Glen Campbell… I’ll be me, Lost Stars da Begin again

Miglior scenografia

The Grand Budapest Hotel, The Imitation Game, Interstellar, Into the Woods, Mr. Turner

Migliori costumi

Milena Canonero per The Grand Budapest Hotel, Mark Bridges per Inherent Vice – Vizio di forma, Colleen Atwood per Into the Woods, Anna B. Sheppard e Jane Clive per Maleficent, Jacqueline Durran per Mr. Turner

Migliori effetti speciali

Captain America: The Winter Soldier, Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie, Guardiani della Galssia, Interstellar, X-Men: Giorni di un futuro passato

Miglior make up

Bill Corso e Dennis Liddiard per Foxcatcher, Frances Hannon e Mark Coulier per The Grand Budapest Hotel, Elizabeth Yianni-Georgiou e David White per Guardiani della galassia

Miglior montaggio

American Sniper, Boyhood, The Grand Budapest Hotel, The Imitation Game, Whiplash

Migliori effetti sonori

American Sniper, Birdman, Interstellar, Unbroken, Whiplash

Miglior montaggio sonoro

American Sniper, Birdman, Lo Hobbit: la battaglia delle cinque armate, Interstellar, Unbroken

Miglior documentario e miglior documentario corto

CitizenFour di Laura Poitras, Mathilde Bonnefoy e Dirk Wilutzky; Finding Vivian Maier di John Maloof e Charlie Siskel; Last Days in Vietnam di Rory Kennedy e Keven McAlester; The Salt of the Earth di Wim Wenders, Juliano Ribeiro Salgado e David Rosier; Virunga di Orlando von Einsiedel e Joanna Natasegara

Crisis Hotline: Veterans Press 1 di Ellen Goosenberg Kent e Dana Perry; Joanna di Aneta Kopacz; Our Curse di Tomasz S’liwin’ski and Maciej S’lesicki; The Reaper (La Parka) di Gabriel Serra Arguello; White Earth di J. Christian Jensen

Miglior cortometraggio e cortometraggio animati

Aya di Oded Binnun e Mihal Brezis; Boogaloo and Graham di Michael Lennox e Ronan Blaney; Butter Lamp (La Lampe au Beurre de Yak) di Hu Wei e Julien Féret; Parvaneh di Talkhon Hamzavi e Stefan Eichenberger; The Phone Call di Mat Kirkby e James Lucas

The Bigger Picture di Daisy Jacobs e Christopher Hees; The Dam Keeper di Robert Kondo e Dice Tsutsumi; Feast di Patrick Osborne e Kristina Reed; Me and My Moulton di Torill Kove; A Single Life di Joris Oprins

Michael Cirigliano

BIG EYES – IL SOLITO DISCRETO TIM BURTON

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Dal primo gennaio (data diventata di buon auspicio per l’uscita nelle sale di nuovi prodotti cinematografici dopo il successo de La Migliore Offerta di Giuseppe Tornatore due anni fa) è nei cinema Big Eyes, il nuovo film di Tim Burton, che racconta l’incredibile storia della pittrice Margaret Keane (ancora in vita) e del marito Walter Keane che si attribuì la paternità delle sue opere che avevano come protagonisti bambini con occhi enormi e segnarono una svolta epocale nella storia della pittura americana del secolo scorso.

Ad interpretare i due protagonisti abbiamo due tra i migliori interpreti della scena internazionale, l’eclettica Amy Adams (5 candidature all’Oscar, l’ultima lo scorso anno in American Hustle) e il bravissimo Christoph Waltz (due Oscar da miglior attore non protagonista). Si tratta di un importante cambio di passo per Burton (era ora!) visto che dai tempi di Big Fish nel 2003 questo è il primo film (non in animazione) in cui non appare il suo attore feticcio, Johnny Depp, impegnato per le riprese del patetico Trascendence (uno dei film più brutti visti lo scorso anno) e dei ben più promettenti Into the Woods e Mortdecai, in arrivo nelle prossime settimane.

Tornando alla Adams e a Waltz, va detto subito che sono loro il punto forte del film. La prima interpreta in modo convincente una Margaret che, se all’inizio sembra debole e in ombra della forte personalità del marito, caratterizzato da un’indole eccentrica al confine con la follia, emerge in un secondo momento con tutta la sua forza per rivendicare le proprie opere. Amy Adams riesce a farci cogliere entrambi i lati del personaggio portando in scena una perfetta moglie cristiana di metà Novecento, che non si oppone al volere del marito e sembra vivere in conflitto con il mondo in cui vive, ma che finisce per ribellarsi mostrando una determinazione inaspettata.Waltz non è ai livelli di perfezione raggiunti con Bastardi senza gloria e Django Unchained ma comunque sforna una prestazione di buona fattura in un ruolo dai toni esagerati che è totalmente differente dai personaggi tarantiniani. Il suo maggior merito è che, nonostante Walter sia l’antagonista, ci fa addirittura simpatia per larghi tratti della pellicola. Per quanto riguarda il cast di supporto, da segnalare la buona prova di Krysten Ritter, già vista nei panni di Jane Margolis (la fidanzata e vicina di casa di Jesse) in Breaking Bad.

Big Eyes segna anche il ritorno al genere biografico da parte del regista dopo Ed Wood a metà anni Novanta. E come in quel caso, a curare la sceneggiatura sono Scott Alexander e Larry Karaszewski, ed è proprio questa uno dei punti deboli della pellicola, spesso piatta e prevedibile, che non aggiunge nulla di più alla storia originale. Burton non fa niente per metterci quel suo tocco di magia e di surreale che, piaccia o no, era presente nelle sue pellicole precedenti, ma si concentra piuttosto a rimanere aderente il più possibile alla storia. Il regista si limita a dare un vivo colore alla scenografia (ottima, riproduce fedelmente la San Francisco di quegli anni) ma non vi è alcuna intenzione, da parte sua, di smuovere minimamente l’eccessiva linearità della trama.

Nonostante qualche buon momento come l’omaggio al Kubrick di Shining con Walter/Waltz che minaccia la moglie e sua figlia Jane dalla serratura della porta, la pellicola si rivela perciò spesso telefonata senza risparmiarsi alcune cadute nel vuoto come l’imbarazzante cameo di Guido Furlani che interpreta Dino Olivetti.

Peccato perché le premesse per fare un ottimo film c’erano, tra tutte una storia avvincente e un cast molto interessante. Invece Burton non emerge dal livello solamente accettabile che permea gran parte della sua filmografia (eccezion fatta per Edward Mani di forbice e i suoi Batman, non capolavori ma comunque film più che soddisfacenti, altri come Dark Shadows, Mars Attacks e Alice in Wonderland sono addirittura di basso livello), firmando l’ennesimo film discreto.

Ma del resto Burton non è un grande regista e quelli che amano definirlo “visionario” prima o poi se ne faranno una ragione.

Consigliato solo a chi non conosce già la storia e la vita di Margaret Keane. Gli altri possono anche risparmiarselo.

Michael Cirigliano