MARZO-MAGGIO 2016: LE NOVITA’ CINEMATOGRAFICHE DA TENERE D’OCCHIO

Ogni anno il periodo immediatamente successivo agli Oscar si rivela piuttosto avaro in termini di qualità dei prodotti cinematografici. Nelle stagioni più recenti tale vuoto è stato colmato dai cinecomics grazie ai quali un minimo interesse è tornato a circolare attorno al cinema in questo periodo notoriamente privo di attrattiva. E, come vedremo, anche quest’anno i film sui supereroi non mancheranno.

Oltre a ciò, segnaliamo un’occasione in più per andare al cinema: dall’11 al 14 aprile si terranno i CinemaDays, un’iniziativa che permetterà di acquistare il biglietto a soli 3 Euro nelle moltissime sale aderenti e in tutti gli spettacoli delle quattro giornate.

Di seguito vi segnaliamo gli appuntamenti più interessanti dei prossimi due mesi.

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HORS SATAN – TUTTA LA BELLEZZA DEL CINEMA DI DUMONT

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Un uomo (Le Gars) occupa il tempo a girovagare lungo le paludi della Côte d’Opale, nei pressi di Boulogne sur Mer. L’unica che gli si avvicina è una ragazza, Elle, che gli prepara da mangiare, lo segue ovunque e lo osserva pregare. Lui la libera dal suo fardello, uccidendo il patrigno che la molestava.

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CAROL:  C’E’ DIFFERENZA TRA LEGGERO E VUOTO

 

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Otto anni dopo Io non sono qui, strabiliante biopic sulla vita di Bob Dylan in cui il cantautore veniva interpretato da sei attori diversi (ognuno per una sua fase artistica), Todd Haynes torna a far coppia con Cate Blanchett, la cui interpretazione di Dylan era stata applaudita dal mondo intero, in Carol, drammatica storia d’amore saffico, senza riuscire a ripetere la magia.

Anni 50, New York. Therese (Rooney Mara), commessa  temporanea in un negozio di balocchi, durante le feste natalizie serve Carol (Cate Blanchett) intenta a comprare un regalo di natale per la figlia. Tra le due è colpo di fulmine e, nonostante le difficoltà e gli ostacoli dettati dal tempo e dalla situazione familiare della seconda (ha una figlia e un marito dal quale sta divorziando per una relazione randagia con una sua amica), partono assieme e vivono la loro storia d’amore. Ma la realtà le raggiungerà… Continua a leggere

FLOP 5 – I PEGGIORI FILM DEL 2015

Ancora un mese e anche il 2015 andrà agli archivi e, come ogni anno, questo è il periodo dei bilanci. Se tra non molto vi presenteremo la tradizionale classifica da parte di tutti i componenti della redazione sui migliori film del 2015, con l’articolo di oggi vogliamo darvi nota dei peggiori prodotti cinematografici dell’anno che sta per volgere al termine.

Protagonisti di questa classifica non sono i film peggiori in assoluto (per ovvi motivi di imbarazzo della scelta) ma quei film che per budget, cast e aspettative avevano fatto ben sperare e che invece sono risultati dei fallimenti senza mezzi termini.

Non daremo conto dei vari Mortdecai e Child 44, che avrebbero cittadinanza in questa classifica ma che hanno gia avuto fin troppo spazio nel blog.

THE GUNMAN

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Non è che ci aspettassimo granché dal francese Pierre Morel, già regista dell’imbarazzante From Paris with Love del 2010 però con un cast che annovera Premi Oscar come Sean Penn e Javier Bardem (oltre ad Idris Elba), qualcosa di più era lecito attendersi.

È costato 40 milioni di dollari ma, oltre a essere un flop per la critica, ha avuto poco da dire anche al botteghino incassando solo 10,7 milioni.

E pensare che ci avevano straziato per mesi dicendo che sarebbe stato il primo film d’azione con Sean Penn ma il giochetto non ha funzionato. Meglio rimuovere questa parentesi e limitiamoci a ricordare il 2015 dell’attore di Milk e Mystic River esclusivamente per la battuta su Iñárritu agli ultimi Academy Awards.

TERMINATOR: GENISYS

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Completamente slegato dai precedenti capitoli, questo nuovo episodio della saga cinematografica con protagonista Arnold Schwarzenegger non ha fatto altro che confermare (se non peggiorare) l’indecente trend intrapreso dopo i primi due indimenticabili Terminator di James Cameron, che non voleva che la saga andasse avanti (il finale de Il giorno del giudizio è eloquente) e che infatti rifiutò di dirigere il terzo film della saga. Distrutto dalla critica di ogni angolo della Terra che l’ha paragonato (senza esagerare) ad un action comedy, è andato male anche al box office. Ma a salvare il tutto è stata la distribuzione in Cina che ha permesso alla produzione di andare in pari con i costi, oltre che mettere in cantiere due nuovi capitoli. Dio ce ne scampi.

JUPITER ASCENDING

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Noti alla stragrande maggioranza del pubblico per la geniale trilogia di Matrix, i fratelli Lana e Andy Wachowski ci avevano gia “deliziato” con Speed Racer che, uscito nel 2008, continua a fare la sua porca figura nella top 50 dei film con maggiori perdite di ogni tempo. A tre anni dal precedente lavoro, Cloud Atlas, quest’anno è uscito il loro settimo film alla regia: Jupiter – Il destino dell’universo. La storia è quella di una ragazza che pulisce i cessi (letteralmente), figlia di una famiglia immigrata in America che, tutto ad un tratto, scopre di essere al centro di una trama intergalattica (robe mai viste). Se bisogna dare il merito ai due registi di avere creato un mondo colmo di dettagli, di tecnologie plasmate da zero e con una mitologia originale, bisogna comunque arrendersi al fatto che se si tolgono gli occhi dalla bellissima Mila Kunis, resta ben poco.

PAN

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Ed ecco che al tanto desiderato primo posto nella classifica di cui parlavamo sopra sui film con il passivo più alto nella storia del cinema, svetta la recentissima (è uscito in Italia il 12 novembre) rivisitazione del classico Peter Pan. Nonostante sulla carta abbia tutto quel che serve, dal motivo romantico, al cattivo carismatico Hugh Jackman (privo di qualsiasi attrattiva), in realtà la regia di Joe Wright si rivela non essere all’altezza. Il film si accomoda quasi subito sulla poltrona della monotonia e anche le poche idee paiono essere stridenti e insensate come l’uso di Smells like teen spirit come inno malefico. Quel che dovrebbe emozionare ovvero la tensione e l’eccitazione della sfida al limite delle proprie possibilità in luoghi sconosciuti e incantevoli, in realtà puzza di racconto forzato.

Come detto, è stato un disastro in termini economici con perdite riportate maggiori di 180 milioni di dollari.

THE FANTASTIC FOUR

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Ci sono maledizioni nel mondo del cinema che non hanno alcuna voglia di svanire. Una di questa è quella dei film sul franchise dei Fantastici 4. Risalgono rispettivamente al 2005 e al 2007 I Fantastici 4 (di cui il film di quest’anno è il reboot) e I Fantastici 4 e Silver Surfer: entrambi furono dei clamorosi flop.

Il film uscito a settembre 2015 invece riduce la storia dell’origine del celebre gruppo di supereroi a un racconto di nerd post-adolescenti che hanno ottenuto poteri incredibili ma che non riescono a controllare. L’aspetto più difficile da tollerare, trattandosi di un film d’azione, è che ci sono pochissime scene di azione. Gli effetti speciali sono dello stesso livello del filmino della mia prima comunione, la recitazione è goffa e i dialoghi sono densi di pietosi cliché. Sconsacrato dagli stessi attori (in primis da Kate Mara), è di pochi giorni fa la notizia della cancellazione del seguito previsto nel 2017 da parte della 20th Century Fox.

Michael Cirigliano

CINQUE GRANDI FILM SULL’ALCOLISMO

“ Il mio fisico non lo tollera, l’alcol. Veramente! Ho bevuto due Martini, la vigilia dell’ultimo dell’anno, e ho tentato di dirottare un ascensore su Cuba!”

Questo fulminante aforisma di Woody Allen suggerisce una riflessione: il regista newyorkese, che nella sua lunga carriera ha affrontato diverse tematiche scomode e forti (sesso, Dio, esistenza dopo la morte, senso della vita, nulla assoluto) mai si è cimentato con l’alcolismo, rifiutato non solo dal suo fisico ma dal suo intero cinema. Non che nei suoi film non si beva mai, anzi, ma la patologia in sé, i suoi sintomi, le conseguenze e le possibili cure sono totalmente assenti. Se Allen evita l’argomento non mancano comunque esempi nella storia del cinema che lo trattano; da La gatta sul tetto che scotta di Richard Brooks a Sotto il vulcano di John Huston, da Barfly (o il più recente Mosche da bar di Steve Buscemi) o Factotum rispettivamente sceneggiato da e tratto da un romanzo di Bukowski al drammatico Amarsi di Luis Mandoki. Tantissimi sono i titoli e i registi che esaminano l’argomento; ecco i cinque migliori per Il Disoccupato Illustre.

VIA DA LAS VEGAS

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Tratto dall’ominimo romanzo di John O’Brien, diretto da Mike Figgis e magnificamente interpretato da Nicolas Cage nella parte della sua vita, quella che zittisce i detrattori. Ben, alcolizzato e solo, si reca a Las Vegas per bere fino alla morte. Conosce una prostituta, Sara, e nasce l’amore. Ma nonostante ciò non cambia il suo piano. Elisabeth Shue ottima spalla. Finale commovente.

I GIORNI DEL VINO E DELLE ROSE

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Joe e Kirsten, sposati, sono accaniti bevitori. Dopo la nascita della loro prima figlia decidono di smettere. Joe ci riesce grazie agli Alcolisti Anonimi, la moglie no. Lui decide di starle vicino. Primo film che Jack Lemmon gira con Blake Edwards, è forse il migliore del regista, sicuramente il più personale. Lieto fine evitato. Titolo tratto da una poesia di Ernest Dowson.

L’ANGELO UBRIACO

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Giovane mafioso di un quartiere dei bassifondi di Tokio malato di tbc si affida, dopo vari litigi, ad un dottore alcolizzato ma di buon cuore che cerca di salvargli la vita. Primo film di Toshiro Mifune, è uno dei grandi capolavori di Kurosawa con un Takashi Shimura in grande spolvero. Clint Eastwood e Gran Torino gli devono molto.

GIORNI PERDUTI

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Il film più famoso sull’argomento, premiato con l’Oscar al Miglior Film. Già tratto nel blog (QUI la recensione). Un capolavoro di Billy Wilder da vedere assolutamente.

FUOCO FATUO

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1963, Louis Malle. Tratto dall’omonimo romanzo di Pierre Drieu La Rochelle, racconta le ultime 36 ore di Alain, una vita distrutta dall’alcol e dai troppi momenti mancati. Decide di suicidarsi, non prima di un ultimo incontro con amici ed ex amanti parigine. Considerato da molti il miglior film del regista, è commovente perché “patetico a ripetizione” (Truffaut). Splendido bianco e nero di Cloquet.

Matteo Chessa

OSCAR – I VESTITI PEGGIORI DEL RED CARPET

La notte degli Oscar è certo da considerarsi, dopo il Natale, l’evento più celebre del globo. Per una notte, il mondo punta tutta l’attenzione verso la vanitosa Hollywood e attende che siano proclamati quelli che certamente saranno i personaggi più gettonati dell’anno ma; MA, prima che la fatidica frase “…And the Winner is….” venga pronunciata e prima che i riflettori inizino a roteare in cielo  offuscando le discrete stelle del firmamento, noi concentreremo la nostra attenzione su quelle più mortali ed appariscenti di Hollywood.

Perché se c’è una categoria di persone che è certamente più brava, anche del più possessivo regista, a convincere una donna, soprattutto un’attrice, a farle fare quello che vuole come ad esempio conciarsi come una derelitta sentendosi per di più insensatamente bella, è quella degli stilisti.

In attesa dunque della sfilata “TAPPETO ROSSO” Primavera/Estate/Autunno/Inverno 2015 in programma al Kodak Theatre questa Domenica, faremo anche noi delle Nomination divise in categorie, sui peggiori abiti che hanno calcato il tappeto rosso dell’evento: un monito; perché gli orrori del passato non vengano mai più ripetuti.

VINCE, per la categoria “Mr DEEDS GOES TO TOWN” o “la CAMPAGNOLA”:  SALLY FIELD, nel 1980, sfoggiando l’abito assolutamente meno glamour, meno fantasioso e più provinciale che una vincitrice di Oscar come Miglior Attrice Protagonista abbia mai indossato. Con un abito così, agli Oscar, ci puoi arrivare solo con un PICK-UP, baby.

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VINCE, per la categoria “BABY BIRBA” o “QUESTO NON E’ UNO SMOKING PER GRANDI”: Pharell Williams nel 2014 con uno sbarazzino pantaloncino corto et scarpa da “investigatopo”.

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Vince, per la categoria “WEIRD SCIENCE”: MARION COTILLARD, nel 2009 con un abito di Dior che potremmo bonariamente definire in termini di Decostruttivismo. Beffata dall’Alta Moda Francese. Questo abito fintamente colto potremmo differenziarlo tra l’alluminio e l’ Euro-spazzatura.

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Vincono pari merito, per la categoria “COME TU MI VUOI” o “LA MODA PASSA , LO STILE QUI NON C’ERA”: GEENA DAVIS , nel 1992 e KIM BASINGER alla cerimonia del 1990. Nel 1950 non fono state premiate, nel ruolo di miglior attrice protagonista, due miti del calibro di Gloria Swanson (per “Sunset Boulevard”) e Bette Davis ( AllaboutEve), forse perché la scelta sarebbe stata imbarazzante. Quando l’abito è imbarazzante, che cada Sansone con tutti i Filistei.

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Vince, per la categoria “LA MORTE TI FA BELLA”:TILDA SWINTON, nel 2008, indossando un drammatico abito in velluto nero che forse avrebbe valorizzato Greta Garbo nel 1930 ma che in technicolor ha tutta un’altra resa. Bambini, state lontani dagli arcolai.

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Vince, per la categoria “CABARET” o “QUESTO ABITO E’ UNO SCHERZO”: WHOOPI GOLBERG, nel 1993. Si dice che far ridere sia ciò di più difficile, per un attore. MA con questo abito ci sarebbe riuscita anche Miranda Priestly.

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Vince, per la categoria “IL COMUNE SENSO DEL PUDORE” o “SULLA LUNA C’E’ FINITO IL TUO SENNO DENTRO AD UNA BOCCETTA”: CHER nel 1988.  Solo una donna coraggiosa come lei avrebbe potuto osare tanto senza dover poi andare da uno psicologo per essersi sentita violata nell’intimo dai flash.

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Vince, per la categoria “IL VIZIETTO” o “IL PRIDE E’ A GIUGNO”: FAITH HILL, nel 2002. Mmmmmmmm……no. Dopo l’avventura Repubblicana in “StepfordWives” è visibilmente impazzita.

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Vince, nella categoria “LUCI DELLA RIBALTA” o “CREDERSI CHAPLIN E’ SOLO IL PRIMO PASSO VERSO NAPOLEONE”: DIANE KEATON/ Charlot

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MA IN REPARTO ABBIAMO ANCHE:

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Al CAPONE ( Celine Dion)

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UN CIGNO(Bjork)

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 Mr. GOLDFINGER ( Lizzy Gardiner)

E come disse il Diavolo (Al Pacino) una volta…..:“ La Vanità, decisamente il mio peccato preferito”

Andrea Bardusco

CINEMA: DIZIONARIO CRITICO-ITALIANO/ITALIANO-CRITICO

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Questo articolo ironico ha un unico obiettivo: agevolare un ipotetico lettore che si avvicina per la prima volta al mondo della critica cinematografica. L’adepto verrà aiutato a districarsi tra le sibilline frasi dei giornalisti distinguendo tra “ciò che scrivono” e “ciò che realmente intendono”.

COSA SCRIVE                                                                                COSA INTENDE

Interpretazione magistrale                                                         Il doppiatore è stato bravo

Trama complessa                                                                       Non ho capito un cazzo

Lo spettatore si diverte/annoia                                              IO mi sono divertito/annoiato

Film  intriso di significati                                                            Mi sono addormentato

Film adrenalinico                                                                    Non mi sono addormentato

Un remake scrupoloso                                                                        Una copia

AGGETTIVI USATI IN MODO IMPROPRIO

Cronenberghiano                                                       Ci sono sangue e schifezze random

Andersoniano                                                                                               Colori pastello

Tarantiniano                                                                                     Killer e dialoghi serrati

Felliniano/Lynchiano                                                                        C’è UNA scena onirica

Nolaniano                                                                                    Non ho capito un cazzo 2

Eastwoodiano                                                                           Antieroe violento e fascista

Burtoniano                                                                                         Film cupo e grottesco

Alleniano                                                                                  C’è UNA battuta sugli ebrei

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Francesco Pierucci