TOP 5- I CINQUE FILM PREFERITI DI QUENTIN TARANTINO

Con il suo ultimo lavoro The Hateful Eight, Quentin Tarantino ha riscritto ancora una volta la storia del cinema. Le sue ispirazioni, da buon videotecaro, mescolano l’alto e il basso, il film d’autore a quello di serie B. Vediamo allora quali sono i suoi cinque film preferiti:

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ANALISI STORICA DE “IL PADRINO PARTE III

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18 anni dopo Il Padrino e 16 anni dopo Il Padrino Parte II, Francis Ford Coppola diresse nel 1990 il capitolo conclusivo della saga ispirata al libro di Mario Puzo, che ancora una volta cura, insieme al regista, la sceneggiatura del film.

E’ un film diverso dagli altri due: non ci sono i vari, fantastici, James Caan (Sonny Corleone), Richard Castellano (Peter Clemenza), Robert Duvall (Tom Hagen). Andy Garcia, che interpreta il figlio illegittimo di Sonny, Vincent Mancini, ricorda il padre solo per l’istintività e il brutto carattere, non di certo per la personalità e il carisma del figlio primogenito di Vito Corleone. L’interpretazione della figlia di Coppola, Sofia, lascia il tempo che trova tant’è che è ritenuta unanimemente il punto debole della pellicola. Non abbiamo un personaggio come Fredo, interpretato nei primi due capitoli dal bravissimo John Cazale, un ruolo per cui lo spettatore prova attaccamento, tanto che vorremmo dargli noi quell’attenzione che non riceve dal padre e dai fratelli e che vorremmo salvare dall’ira irrefrenabile di Michael (quanti, come me, hanno sperato che su quella barca fosse lui a freddare Al Neri e non il contrario?). E’ quindi nel complesso un film di minore fattura rispetto agli altri due ma ha qualcosa che i due capitoli precedenti non hanno: un riferimento alle vicende reali, vicende storiche che hanno caratterizzato l’Italia negli anni Settanta ma per le quali la verità non è mai emersa, nemmeno nelle aule giudiziarie. Di questi importanti eventi Francis Ford Coppola, con invidiabile coraggio, utilizzando personaggi di finzione ma comunque sovrapponibili con quelli reali, prova a dire la sua, prova a darci quella verità della quale siamo sempre stati privati.

Tra queste vicende storiche poniamo l’accento su quella che nel film riceve più spazio: gli intrighi che portarono al presunto assassinio di Papa Giovanni Paolo I. Sappiamo che la versione ufficiale della morte di Papa Luciani parla di decesso per infarto acuto al miocardio. Ma i dubbi sono vari ed insistenti, partendo dal fatto che il collegio cardinalizio non autorizzò l’autopsia per scoprire le varie cause dell’improvvisa scomparsa del pontefice. Sono due i presunti protagonisti di questa vicenda, i cui nomi altisonanti fanno rizzare i capelli in testa: l’arcivescovo americano Paul Marcinkus, a capo dello IOR, e il “banchiere di Dio” Roberto Calvi. A queste due figure sono ispirati due personaggi presenti nel film: l’arcivescovo Gilday e Frederick Keinszig. Nel film vediamo che il nuovo Papa (anche qui abbiamo un personaggio di finzione, il cardinale Lamberto) ratifica l’acquisto dell’Internazionale Immobiliare da parte della famiglia Corleone e questo gli costa l’avvelenamento del suo tè che gli provoca la morte. Guardando ai fatti storici, sappiamo delle posizioni divergenti riguardo alla gestione dello IOR e al ruolo della Chiesa tra il neoeletto Papa e Marcinkus. Persone come quest’ultimo avevano sicuramente poco da gioire se il pontificato di Giovanni Paolo I fosse durato a lungo. Un altro personaggio che muove gli eventi della pellicola è Licio Lucchesi (che nel film è mandante dell’omicidio del Papa insieme a Gilday). Francis Ford Coppola affermò che tale personaggio riprendesse la figura dello statista Giulio Andreotti e ci sono due elementi nel film che la richiamano espressamente. Il primo è la frase “il potere logora chi non ce l’ha” pronunciata da Calò al momento dell’assassinio di Lucchesi, che richiama la stessa frase di Andreotti rivolta ad Enrico Berlinguer come risposta alla battuta di quest’ultimo “il potere logora”. Un secondo riferimento lo abbiamo nel nome “Licio”: il nome è probabilmente ispirato a Licio Gelli, vero capo della Loggia massonica P2, il cui rapporto con Andreotti è colmo di misteri che ormai probabilmente non verranno mai alla luce. Quello che sappiamo con certezza è che la giustizia italiana non ha mai emesso condanne nei confronti di nessuno dei protagonisti sopracitati (e i nomi non finiscono certamente qui). Ciò non ha permesso comunque di fare chiarezza su questi fatti storici, e di certo un film come Il Padrino Parte III contribuisce, come altre fonti, più o meno attendibili, ad alimentare i nostri dubbi e a lasciare spazio ai nostri interrogativi, che quasi sicuramente non riceveranno mai alcuna risposta.

 

Michael Cirigliano

1987. PLATOON: LA PESANTE EREDITA’ DI APOCALYPSE NOW

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“L’inferno è l’impossibilità della ragione”

Nell’anno di Hannah e le sue sorelle di Woody Allen e di Camera con vista di James Ivory, trionfa Platoon che su otto candidature vinse quattro oscar: miglior film, regia, montaggio e suono. Il film, che si ispira alle reale esperienze vissute dal regista Oliver Stone in Vietnam, racconta la storia di Chris Taylor che, arruolatosi come volontario, scoprirà la brutalità della guerra e sarà costretto a cambiare la sua concezione della vita. Trovatosi in mezzo al conflitto tra due sergenti, il sanguinario Barnes (Tom Berenger che fu nominato) e il razionale Elias (Willem Dafoe, anche lui candidato), il ragazzo affronterà metaforicamente (e fisicamente) i  due volti contrastanti della stessa America. Evidenti i richiami ad Apocalypse Now: il protagonista Charlie Sheen è il figlio di Martin Sheen, il Willard del capolavoro di Coppola (come se fosse un passaggio simbolico di consegne); entrambi i film sono stati girati sull’isola di Luzon nelle Filippine; casualmente tutte e due le opere hanno avuto problemi di produzione ma soprattutto il tema centrale dei lungometraggi è molto simile: la vera guerra non è quella contro il nemico ma quella che si combatte dentro se stessi. La differenza sostanziale con Apocalypse Now però è che il film di Stone non è un capolavoro. Vincitore dell’Orso d’Argento a Berlino per la Miglior Regia.

 

CURIOSITA’ 1:Il regista Oliver Stone fa una fugace apparizione nel film: è l’ufficiale al telefono nel bunker colpito da un kamikaze vietcong, verso la fine del film

CURIOSITA’ 2: Per il ruolo del sergente Barnes, la produzione pensò inizialmente a Kevin Costner come interprete, ma l’attore rifiutò perché impegnato nella pre-produzione del film Gli intoccabili. Fu allora scelto Tom Berenger.

Francesco Pierucci

1975. IL PADRINO-PARTE II: QUANDO IL SEQUEL E’ ALL’ALTEZZA DELL’ORIGINALE

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Quante volte è successo che un sequel sia stato qualitativamente all’altezza del film che l’ha preceduto? Pochissime. E’ possibile che un film del genere possa non solo essere meraviglioso come il primo ma forse addirittura migliore? Si, se parliamo de Il Padrino-Parte II. Come è possibile? Probabilmente perché non è definibile come un sequel canonico: l’opera infatti non si limita a raccontare esclusivamente i fatti accaduti dopo Il Padrino- Parte I ma approfondisce anche il prima (una sorta di prequel-sequel), evocando continuamente il film del 1972 e rendendo così le due parti autonome un unicum complementare.

Alla cerimonia del 1975, il capolavoro di Francis Ford Coppola ,che era oltretutto in competizione con l’altra sua splendida opera La Conversazione e con Chinatown, l’ode al noir di Polanski, ottiene undici nomination e ben sei premi Oscar (miglior film, regia, sceneggiatura, miglior attore non protagonista a Robert De Niro, scenografie, musica). Coppola, che voleva far dirigere la seconda parte a Scorsese per i problemi legati alla realizzazione del primo film, abbandona in secondo piano i canoni del gangster movie per dare vita ad una meravigliosa opera metaforica che racconta la tragicità dell’essere umano e sgretola la labile promessa di quel sogno americano che tanti aveva illuso. Inutile sottolineare la bravura di De Niro come giovane Vito Corleone (il suo italo-siciliano è decisamente migliore rispetto a quello di Al Pacino) che lega sapientement ela parte dell’ascesa a nuovo boss della mafia con la  triste parabola discendente (anche dal punto di vista umano) del nuovo Padrino, Michael Corleone. Ancora fotografia di Gordon Willis e musiche di Nino Rota.  Da segnalare l’esperimento della Godfather Saga (The Godfather  1901-1959) un rimontaggio in ordine cronologico che probabilmente perde il suo fascino.

CURIOSITA‘: È stato il primo sequel nella storia del cinema a vincere l’Oscar al miglior film, impresa in seguito riuscita anche a Il Signore degli Anelli – Il ritorno del Re. Tuttavia la saga de Il padrino è l’unica nella storia ad aver vinto più di un Premio Oscar come miglior film. Marlon Brando e Robert De Niro sono gli unici due attori ad aver vinto l’Oscar interpretando lo stesso personaggio, Vito Corleone, rispettivamente da anziano (nel primo film, del 1972) e da giovane. Don Vito è quindi l’unico personaggio della storia del cinema ad avere vinto 2 Oscar con 2 attori diversi.

Francesco Pierucci