TOP 5-LE MIGLIORI SAGHE DI ONE PIECE

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SKYPIEA

Perché il flashback di Noland, assieme a quelli di Nami e Nico Robin, vale da solo una saga intera. Perché Ener con la sua strafottenza è uno dei miei villain preferiti. Perché la gag della capriola acrobatica di Usopp mi ha fatto scompisciare dalle risate. Perché quando Rufy suona la campana è una gioia immensa. Perché, Ener a parte, gli altri avversari non mi hanno coinvolto più di tanto.

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MARINEFORD

Perché ci sono tutti ma proprio tutti. Perché veramente non hai idea di cosa possa accadere. Perché il tradimento di Squardo e il perdono del padre fanno venire un groppo alla gola. Perché la morte di Barbabianca commuove e fa venire un’erezione contemporaneamente. Perché non si capisce una mazza dei reali livelli di forza e vorresti vedere molti più scontri. Perché Akainu è un pezzo di merda. Perché Ace muore da coglione.

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WATER 7- ENIES LOBBY

Perché più che una saga è una vera storia nella storia. Perché lo scontro Rufy vs Usopp spezza i cuori. Perché la scena in cui Rufy usa per la prima volta il Gear 2nd contro Blueno mi ha emozionato tanto quanto la trasformazione in Super Sayan di Goku. Perché la Cp9 è troppo stilosa. Perché l’urlo di Nico Robin fa venire la pelle d’oca. Perché il duello con Lucci è forse il combattimento più bello di tutto il manga.

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ALABASTA

Perché la trama è arzigogolata al punto giusto, perché facciamo la conoscenza di Ace, perché Crocodile non è solo fico ma anche estremamente forte e randella Rufy in più occasioni. Perché Ciglione e Chelotto non si possono dimenticare. Perché la Baroque Works è in piccolo quello che poi sarà la Cp9. Perchè gli scontri Sanji vs Mr.2 e Zoro vs Mr. 1 sono meravigliosi e ben orchestrati. Perché allora il secondo posto? Perché il modo in cui Rufy sconfigge Crocco è disarmante e perché Pell doveva morire, caspiterina!

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ARLONG PARK

Perché è la prima vera saga di One Piece. Perché è la prima vera saga che mi ha fatto innamorare del manga di Oda sensei. Perché c’è tutto quello che ci deve essere: un cattivo con i controcoglioni, un flashback meraviglioso di Nami, frasi epiche che rimarranno scolpite nella memoria (“Chi di voi uomini pesce è Arlong?”). Perché per la prima volta insomma vediamo il grande potenziale dei Mugiwara quando combattono assieme. Perché non la dimenticherò mai…TOP!

Francesco Pierucci

TOP 6 – I CATTIVI DI ONE PIECE

anteprima

Per la sezione Giappone, oggi parliamo del manga preferito del sottoscritto, e degli antagonisti che si trova a confrontare l’eroe Rufy nel suo viaggio per ottenere lo ONE PIECE.

 

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CROCODILE

Pirata di fama mondiale, ex membro dei Shichibukai (Flotta dei Sette), ma forse più conosciuto per essere l’ex capo, Mr Zero, della Baroque Woks, ed aver tentato con i suoi sottoposti la conquista di una delle nazioni più vecchie al mondo. La perfidia è forte in lui ma ,in fin dei conti, quando viene ritrovato da Rufy, il suoi aiuto per raggiungere Marineford e scappare di prigione è fondamentale.

 

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LUCCY

Il temibile agente della Cipher Pol 9 che da la caccia ai progetti di un arma ancestrale per conto del governo mondiale; per l’ uomo-leopardo conta solo la missione, e per raggiungere l’obbiettivo non ha importanza sacrificare uomini o alleati. Fin da bambino si sporca le mani di sangue nelle sue missioni, ed è uno dei nemici che più di tutti ha messo in crisi Rufy e la ciurma.

 

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ARLONG

Perfido Uomo Pesce a capo di una banda di pirati che ha lo scopo di schiavizzare gli abitanti di superficie. L’odio di Arlong per il genere umano è quasi ossessivo, e appena apre bocca non riesce ad evitare commenti denigranti sui deboli umani. Dai, se si cresce nel quartiere più povero del Isola degli Uomini Pesce è matematico mettersi in testa certi pensieri. Raggira e terrorizza per tutta l’infanzia la povera Nami, che si accolla la responsabilità di tenerlo a bada e di non farlo sfogare sugli abitanti del arcipelago Konomi.

 

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AKAINU- SAKAZUKI

Nuovo Grand Ammiraglio della Marina, assasino di Portuguese D. Ace, è riuscito a ferire Newgate ed ha ingannato la flotta di Barbabianca inventandosi un accordo tra il pirata e la marina. Il suo motto è: “Giustizia Assoluta” e non si fermerà finché ogni pirata non sarà morto, anche a costo di far fuori civili innocenti.

 

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DOFLAMINGO [ero indeciso se metterlo al primo posto]

Il pirata con più affari loschi di tutti, ha una flotta numerosa ed è ha conoscenza di molti segreti sul Governo, la Marina e i Frutti del Diavolo. Il suo passato è avvolto nel mistero. Già dalle sue prime apparizioni si vede che è molto forte, non a caso è tra gli Shichibukai (Flotta dei Sette), ha un ghigno davvero spaventoso e nasconde sempre gli occhi sotto occhiali da sole un po’ ambigui. Doflamingo è in oltre uno dei maggioro avversari che la ciurma di Rufy deve fronteggiare raggiunto il Nuovo Mondo

 

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MARSHALL D.TEACH- BARBANERA

Bastardo di prima categoria, per gran parte della storia è stato in disparte, e anche quando dava la caccia a Rufy si è sempre tenuto molto a distanza. Si è macchiato del omicidio di un compagno di ciurma (quando stava con Ace e Barbabianca), atto gravissimo in mare, ed ha formato una ciurma con gente potenzialmente molto forte ma mai vista al opera. Il grande passo lo ha fatto solo nella guerra a Marineford, uccidendo Barbabianca e rubandogli i poteri, per poi demolire pezzo su pezzo il Quartier Generale della Marina. Quello che questo pirata e la sua ciurma sanno fare non è ancora chiaro e il dubbio spaventa ogni lettore.

 

Pietro Micheli

UN REGISTA, TRE FILM: KIM KI-DUK

Primo appuntamento con la nuova rubrica Un regista, tre film, nata con l’intento di sviscerare la poetica di un autore attraverso i suoi tre lungometraggi (soggettivamente) più significativi. L’esordio della rassegna non poteva che essere dedicato al mio regista preferito, il maestro del cinema sudcoreano Kim Ki-duk. Andiamo a scoprire assieme quali sono i film che mi hanno fatto innamorare dell’ex pittore, ex predicatore, ex militare nonché cineasta autodidatta di Bonghwa.

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BAD GUY

Han-ki è un criminale che gestisce un giro di prostituzione nel quartiere a luci rosse di Seul. Un giorno camminando per strada viene attratto dalla studentessa Sun-hwa e decide di baciarla davanti al suo ragazzo. Dopo l’intervento delle forze dell’ordine, la ragazza lo umilia pubblicamente e così Han-ki progetta un’atroce vendetta: con uno stratagemma machiavellico infatti mette Sun-hwa con le spalle al muro e la costringe a prostituirsi per lui.

Inserito tra due opere di stampo prettamente sociale (Address Unknown e The Cost Guard), Bad Guy segna il ritorno di Kim Ki-duk a un tipo di cinema che gli è più congeniale e che raggiungerà il suo massimo splendore con Ferro 3- La casa vuota.  Nelle opere di Kim Ki-duk quasi tutti i bad guys sono in qualche modo delle vittime ma solo alcuni di loro poi si trasformano effettivamente in carnefici (solitamente sempre uomini, eccezion fatta per Hee-jin de L’isola): in entrambi i casi il rapporto che si viene a creare tra gli aguzzini e i prigionieri, tra gli uomini e le donne è un rapporto di estrema dipendenza esistenziale in cui la sofferenza, mai fine a se stessa, non allontana i protagonisti ma finisce per fortificarli ancor di più. E lo stesso vale per Han-ki e Sun-hwa che, nella scena più bella del film, incarnano la versione asiatica dei Travis e Jane di Paris, Texas.

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DREAM

Jin è un intagliatore di timbri che una notte sogna di fare un incidente con la propria auto. L’esperienza è così realistica che l’uomo si reca sul posto per scoprire che l’evento è realmente accaduto e che è stato causato dalla sarta Ran. In seguito alla visita di una psicologa, i due estranei si renderanno conto che tutto ciò che sogna Jin, la ragazza lo realizza da sonnambula per poi svegliarsi senza alcuna memoria. 

Il quindicesimo film del regista sudcoreano rappresenta l’anello di congiunzione tra la fine del periodo più poetico della sua filmografia (da Crocodile a Time) e l’inizio di una nuova fase maggiormente sperimentale (Arirang, Amen, Pietà, Moebius). Kim Ki-duk si interroga ancora una volta, dopo Real Fiction e Ferro 3, sulla contaminazione tra mondo reale e onirico ma questa volta lo fa dichiaratamente, scegliendo una storia che parla di sogni e delle loro conseguenze sull’amore. Dream sarà oltremodo importante per l’autore perché a causa di un incidente che rischierà di uccidere la protagonista, Kim Ki-duk affronterà un periodo di profonda depressione che verrà poi narrato in Arirang. La scena del sogno comunitario e della liberazione finale sono i punti più alti di questa splendida pellicola.

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FERRO 3-LA CASA VUOTA

Tae-suk è un giovane che trascorre le sue giornate abitando case momentaneamente abbandonate che usa per mangiare e dormire e che cura con estrema perizia. Un giorno penetra nell’abitazione di Sun-hwa, un ex-modella che viene picchiata quotidianamente dal despotico marito: Tae-suk decide così di punirlo per le sue malefatte e Sun-hwa, che ritrova nel ragazzo la sua stessa solitudine, comincerà a seguire il suo lungo peregrinare attraverso i quartieri di Seul.

Leone d’Argento alla 61ma Mostra del Cinema di Venezia, Ferro 3-La casa vuota  è l’opera che consacra definitivamente la poetica del regista sudcoreano, impreziosita da immagini pittoriche e modellata sui solitari silenzi dei protagonisti che da sempre sono l’unica forma di comunicazione possibile in un universo in cui le assenze incidono più delle presenze. È tutta rinchiusa in questo concetto la grande metafora esistenziale del film di Kim Ki-duk: solo l’immaginazione, ovvero lo strumento meno sfruttato da una società sempre più logorroica e autodistruttiva, è in grado di oltrepassare i limiti invalicabili (o le soglie di case disabitate) dell’opprimente statuto di realtà per cercare di raggiungere ciò che più le interessa ovvero la forma ultima dell’amore. La bilancia che segna zero: il peso della libertà, o forse della morte. L’immagine sublima e si dissolve in un amore senza tempo mentre la comparsa della frase che recita Difficile dire se il mondo in cui viviamo sia una realtà o un sogno obbliga chi guarda a un silenzio inevitabile, ancora più profondo di quello dei due protagonisti. Indubbiamente il mio film preferito.

DA SEGNALARE: Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera, Soffio, La samaritana, Pietà.

Francesco Pierucci