TOP 5: I MIGLIORI FILM DI STEVE BUSCEMI

Se c’è un attore che ritengo sottovalutato quello è Steve Buscemi.

Relegato a ruolo di perenne comprimario a causa della sua fisionomia da caratterista, l’attore americano ha dimostrato di poter essere un protagonista fantastico (basti pensare alla recente serie tv Boardwalk Empire). Oggi vorrei ripercorrere con voi le sue cinque migliori interpretazioni:

5

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FUGA DA LOS ANGELES

Nel fortunato sequel di 1997: Fuga da New York, Steve Buscemi interpreta Eddie “Mappa delle stelle”, un imbroglione che vende tour interattivi di L.A. e che aiuterà Jena Plisken nella sua missione impossibile.

4

GHOST WORLD

Forse il film in cui ho provato più pena per Buscemi. Tratto dalla bellissima graphic novel di Daniel Clowes, Ghost World ci presenta Seymour, il classico sfigato (appassionato di blues) che viene in un primo momento raggirato e deriso dalla giovane Enid. Un animo malinconico e sofferente che non riesco a dimenticare.

3

IL GRANDE LEBOWSKI

Se Il grande Lebowski è entrato di diritto nell’immaginario collettivo degli spettatori, il merito è anche del Donny di Buscemi. Schiacciato da due personalità ingombranti quali Drugo e Walter, Donny passa sempre in secondo piano anche quando perisce per mano dei tremendi nichilisti. Poveretto.

2

FARGO

Altro film dei Coen, altra interpretazione memorabile. Questa volta il Nostro interpreta Carl Showalter, uno dei sicari incaricati di rapire la moglie del protagonista. Buscemi forma una coppia irresistibilmente agli antipodi con Peter Stormare e il suo silenzioso Gaear.

1

LE IENE

Non riesco a immaginare il film di Tarantino senza il mitico Mr. Pink. Oltre a rivestire un ruolo centrale nella trama, il personaggio di Buscemi recita le battute più belle dell’intera pellicola ( “Non do mance”, “Il violino più piccolo del mondo”, “Perché devo essere io Mr. Pink?” e tante altre).

Francesco Pierucci

AVE CESARE: UNA COMMEDIA “SUI GENERIS”

 

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Vorrei iniziare questa recensione con una riflessione blasfema: dopo l’inarrivabile Stanley Kubrick,  gli unici registi che riescono ad affrontare (e destrutturare a piacimento) i diversi generi cinematografici con profonda conoscenza della materia e conservando il loro inconfondibile stile poetico sono proprio i Coen.

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1997. IL PAZIENTE INGLESE: IL DISCUTIBILE FILM CHE BATTE’ FARGO

Paziente inglese

Alla cerimonia dell’Academy del 1997 avviene qualcosa di discutibile ma che in realtà fa parte di una sorta di tradizione usuale: non viene premiato il film migliore (Fargo dei Coen). Ma non solo. A vincere infatti è il film peggiore che, come se non bastasse, ottiene ben nove statuette (miglior film, regia, attrice non protagonista a Juliette Binoche, fotografia a John Seale), scenografia, costumi, montaggio, colonna sonora drammatica, sonoro) come Gigi di Vincent Minnelli o L’ultimo imperatore di Bernardo Bertolucci. Tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore canadese Michael Ondaatje. Il paziente inglese, ambientato in Toscana durante la seconda guerra mondiale, racconta la storia di Hana (Juliettte Binoche), un’ infermiera che si prende cura di un misterioso paziente (Ralph Fiennes), sfigurato il cui passato cela un’illegittima passione per Katharine (Kristin Scott Thomas). L’opera di Anthony Minghella per farla breve è semplicemente un calderone grezzo composto dagli elementi più disparati: le scene di  stampo bellico, la sfumatura melodrammatica, la componente avventurosa  e spettacolare, la suspense e l’arte figurativa sono tutte aggiunte fallimentari, miranti a nascondere la povertà e i numerosi difetti del noiso lungometraggio. Uno spettatore attento, comunque, difficilmente viene abbindolato. Juliette Binoche fu premiata inoltre con l’Orso d’Argento a Berlino come miglior attrice. Perdibilissimo.

Francesco Pierucci