REGISTI EMERGENTI: STEVE MCQUEEN

Quarto appuntamento con la rubrica più apprezzata dai talent scout cinematografici (qui gli articoli precedenti). Dopo fantascienza e dramma sentimentale, oggi affrontiamo il realismo sociale con l’omonimo del leggendario attore de La grande fuga: Steve McQueen.

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Nato a Londra nel 1969, il regista inglese conquista subito la Camèra d’Or a Cannes con lo scioccante Hunger (2008).

La sua opera d’esordio, crudo ritratto del militante dell’IRA Bobby Sands, segna l’inizio del fortunato connubio con l’attore-feticcio Michael Fassbender.

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Hunger racconta con crudele realismo l’efferatezza delle guardie carcerarie e l’incredibile forza di volontà del protagonista intento a perseguire uno sciopero della fame.

Il film esce in Italia quattro anni dopo, in seguito al grande successo di Shame.

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Presentato in concorso alla 68ma Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, Shame (2011) conferma le grandi qualità di McQueen alla regia, nonché la sua innata capacità di raccontare l’individuo in relazione alla società che lo circonda. Protagonista del film è un uomo che ha sviluppato una dipendenza cronica dal sesso, interpretato magistralmente da Fassbender (la sua performance gli garantirà la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile), che soffre il dualismo tra la sua immagine pubblica e quella privata.

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E’ il 2 marzo 2014 quando il suo terzo lungometraggio 12 anni schiavo conquista tre statuette durante la notte degli Oscar (Miglior film, Miglior attrice, Miglior sceneggiatura non originale). Le avrebbero sicuramente meritate anche il regista stesso e uno straordinario Chiwetel Ejiofor nei panni di Solomon Northup, talentuoso violinista trasformato in schiavo.

Date le tematiche trattate, 12 anni schiavo è forse il film più intimamente politico e controverso di Steve McQueen e, nonostante alcuni inevitabili compromessi (il passaggio traumatico da film indipendenti a blockbuster), conserva una notevole forza intrinseca nell’uso delle immagini.  

 

Francesco Pierucci

ARIANNA: NUOVA LINFA PER IL CINEMA ITALIANO

Quando mi chiedono di suggerire titoli di film italiani degli ultimi anni che mi abbiano notevolmente colpito, mi ritrovo sempre in grande difficoltà. Storie banali, sempre gli stessi volti, regia piatta e così via. Per fortuna all’ultimo Festival di Venezia da giurato delle Giornate degli Autori ho avuto modo di visionare la splendida opera prima di Carlo Lavagna e me ne sono perdutamente innamorato.

In uscita il 24 settembre, Arianna racchiude in sé il significato originario della parola film: una sequenza d’immagini suggestive e narrativamente potenti che ti catturano senza mai lasciarti scappare. Buona parte del merito va ovviamente alla fotografia. Basterebbe analizzare la scena iniziale per capire ciò di cui sto parlando (vedi foto).

Il lungometraggio affronta un tema piuttosto delicato (i differenti tipi di sessualità) così come delicata è la regia di Lavagna (influenzata da uno stile prettamente documentaristico) quando si muove armoniosamente all’interno della casa o quando si sofferma a osservare il corpo nudo della giovane donna.

E altrettanto delicata è la convincente interpretazione dell’esordiente Ondina Quadri fisiognomicamente perfetta per il ruolo di protagonista e con uno sguardo magnetico che lo spettatore si porterà dietro ben oltre la durata del film.

Un ulteriore merito del regista è quello di saper lavorare sapientemente su più livelli: in un’opera filmica che parla della natura del corpo umano, la Natura per Lavagna non può che ergersi a co-protagonista. Gli alberi, i boschi, i laghi, i fiumi infatti aiutano e supportano magistralmente Arianna nel suo lungo e doloroso processo di scoperta (ad esempio quando la ragazza si specchia nelle acque). Da sottolineare inoltre anche la scelta dell’intreccio narrativo che, non a caso. ricalca la mitologia di Ermafrodito.

Per concludere, Arianna è un film che si nutre della forza e del coraggio dell’opera prima e che potrebbe rappresentare una pietra miliare per un nuovo tipo di cinema d’autore italiano. Lo spero vivamente.

Intanto voi correte a vederlo e ne rimarrete sicuramente soddisfatti!

 

Francesco Pierucci