CAROL:  C’E’ DIFFERENZA TRA LEGGERO E VUOTO

 

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Otto anni dopo Io non sono qui, strabiliante biopic sulla vita di Bob Dylan in cui il cantautore veniva interpretato da sei attori diversi (ognuno per una sua fase artistica), Todd Haynes torna a far coppia con Cate Blanchett, la cui interpretazione di Dylan era stata applaudita dal mondo intero, in Carol, drammatica storia d’amore saffico, senza riuscire a ripetere la magia.

Anni 50, New York. Therese (Rooney Mara), commessa  temporanea in un negozio di balocchi, durante le feste natalizie serve Carol (Cate Blanchett) intenta a comprare un regalo di natale per la figlia. Tra le due è colpo di fulmine e, nonostante le difficoltà e gli ostacoli dettati dal tempo e dalla situazione familiare della seconda (ha una figlia e un marito dal quale sta divorziando per una relazione randagia con una sua amica), partono assieme e vivono la loro storia d’amore. Ma la realtà le raggiungerà… Continua a leggere

OUTCAST, IL REIETTO – ALTRO OSCAR PER KIRKMAN?

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Arriva in questi giorni in edicola un nuovo mensile a fumetti, che ho letto per voi su una panchina della stazione di Milano.

Dunque, Outcas è la recente fatica di Robert Kirkman aiutato ora da Paul Azaceta, disegnatore dal tratto molto deciso e semplice, che non carica le vignette di troppi dettagli e che ben sa organizzare dentro la pagina la strabordante immaginazione del nostro Robert.

Venendo un po’ alla trama e all’ambientazione, siamo nel genere horror e in particolare quel filone di demoni, bambini pallidi e possessioni di sorta; il protagonista è Kyle, e ha a che fare con queste cose da tutta una vita; grazie a sporadici flashback e frasi dei personaggi si compone un puzzle di dolore e sofferenza che lo perseguita dal infanzia.

I protagonisti secondari sono molto stereotipati, come nel più classico dei film terrore: c’è il prete, la sorella e il cognato poliziotto che è anche uno stronzo; Poi ci sono le famiglie e gli abitanti di questa piccola cittadina della Virginia, che temo faranno una brutta fine man mano che la storia andrà avanti. I dialoghi sono molto concitati e semplici, Kirkman li usa per far progredire la trama e la comprensione del lettore su quanto sta leggendo, la caratterizzazione dei personaggi è invece affidata alle esperienze di ciascuno, di cui scopriamo i dettagli pagina dopo pagina.
Parlare di capolavoro è ancora prematuro.

Le potenzialità ci sono tutte, Rob non ha mai scritto nulla di brutto, la storia fino ad un certo livello è appetibile dalla maggior parte del pubblico e il protagonista mi ha già conquistato… siamo ancora al primo numero però ci vorrà ancora qualche mese per comprendere a pieno i piani di Kirkman per la serie.

Che Outcast dovesse arrivare in Italia era certo, ma non si sapeva ne quando, ne in che modo.

Un volumetto dedicato per le edicole non era scontato, si era pensato ai libri da fumetteria e persino a inserire la serie anche fisicamente nel già famoso universo di Robert K., ovvero in appendice al vendutissimo “The Walking Dead bonelliano”, ma in fans degli zombie si sono opposti.

Pietro Micheli