UN REGISTA TRE FILM – FRANK CAPRA

Tirato in ballo in molti articoli degli ultimi giorni che ricordano la sua gaffe alla notte degli Oscar del 1934, quando, candidato per Signora per un giorno  , salì sul palco al posto del premiato Frank Lloyd (che si portò a casa molte statuette per il suo Cavalcata, QUI la nostra recensione), Frank Capra è sicuramente uno dei registi più importanti del cinema classico hollywoodiano, autore di molte pietre miliari della settima arte. Pioniere del genere screwball comedy che tanto bene fece al cinema di quegli anni e che gettò le basi per le commedie che seguirono, ha realizzato una quantità innumerevole di capolavori; di seguito i tre secondo noi più meritevoli

 

ACCADDE UNA  NOTTE

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Da molti considerato il primo film del genere screwball, è una commedia brillante, incalzante, romantica e commovente, con uno straordinario Clark Gable e una irresistibile Claudette Colbert. Vinse l’Oscar al miglior film. QUI la nostra recensione estesa.

 

ARSENICO E VECCHI MERLETTI

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Cary Grant scapolo d’oro neosposo, due vecchiette assassine, un fratello serial killer identico a Boris Karloff, un fratello tocco che si crede presidente Teddy Roosevelt. Con delle premesse così non si può non innamorarsi di questo film, sicuramente il più divertente della sterminata filmografia di Capra.

 

È ARRIVATA LA FELICITÀ

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Molti avrebbero scelto altri film (La vita è meravigliosa, La donna di platino, Arriva John Doe) ma io non posso fare a meno di inserire questa stupenda commedia che a tratti fa piangere e in molti altri fa sbellicar dalle risate. Gary Cooper al suo apice, regala uno sguardo (quando scopre la vera natura di Jean Artur) da far vedere a chi vuol dare un volto alla delusione.

 

Matteo Chessa

1947. I MIGLIORI ANNI DELLA NOSTRA VITA: IL PRIMO FILM SUI REDUCI DI GUERRA

i migliori anni

Vincitore alla cerimonia del 1947 come Miglior Film a discapito dell’ Enrico V di Sir Laurence Olivier e del più rinomato La vita è meravigliosa di Frank Capra, I Migliori Anni della Nostra Vita (che condivide sciaguratamente il titolo con la canzone di Renato Zero) conquista altre sei statuette tra cui quelle per gli attori (March e Russell), per il montaggio e per la colonna sonora. La sceneggiatura di Robert Sherwood, tratta dal romanzo in versi sciolti Glory for me di MacKinley Kantor, è la prima a soffermarsi su un argomento duplicemente scomodo e importante come quello relativo ai reduci di guerra (gli Usa successivamente dedicheranno buona parte del loro cinema a questa tematica specifica: alla fine della seconda guerra mondiale, il rientro di tre combattenti nella società e nel rapporto con i propri cari si rivela difficoltoso. La regia dell’esperto Wyler (al suo secondo Oscar) è come sempre precisa, attenta e senza sbavature. Notevole lavoro di Gregg Toland sulla fotografia  che sfrutta abilmente le superfici riflettenti. Da recuperare.

CURIOSITA’: Harold Russell, l’attore canadese interprete del ruolo di Homer Parrish, era un vero reduce della seconda guerra mondiale e, da sergente dei parà, aveva veramente perduto entrambe le mani. Egli ricevette, durante la cerimonia di consegna degli Oscar una seconda statuetta (premio speciale), per “aver portato speranza e coraggio ai compagni veterani” grazie alla sua interpretazione nel film. A tutt’oggi, Russell resta il solo attore ad aver ricevuto 2 Oscar nel medesimo anno e per il medesimo film.

Francesco Pierucci

1940. VIA COL VENTO: IL FILM CHE SEGNO’ UN’EPOCA

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Sono importanti le opere che si contendono la statuetta per il Miglior Film nel 1940: Mister Smith va a Washington di Frank Capra, Ombre Rosse, manifesto western di John Ford, Ninotchka di Ernst Lubitsch, penultima apparizione della “divina” Greta Garbo, Il mago di Oz di Victor Fleming. Queste grandi pellicole vengono completamente schiacciate dalla potenza di Via col vento, megaproduzione della MGM prodotta da David O Selznick (vero autore del film dato che ha supervisionato la sceneggiatura, il montaggio e ha scelto personalmente buona parte del cast) e diretta da Victor Fleming, traghettatore finale di un film che ha visto dietro la cinepresa anche George Cukor e Sam Wood (e lo scenografo Menzies),silurati per diatribe con la produzione (Fleming stesso si allontanò dal set per una crisi nervosa dovuta alle liti con Selznick salvo poi tornare verso la fine delle riprese giusto per mettere in calce il suo nome nella storia del cinema). Considerato il più famoso film mai realizzato, è un monumentale melodramma a sfondo bellico la cui trama è talmente famosa e conosciuta che è inutile scriverla; tratto dal romanzo omonimo di Margaret Mitchell, è un’opera che prende spunto dalla vita dei suoi personaggi per parlare dell’amore faticoso e quello non riconosciuto, delle circostanze che implicano cambi di rotta inattesi, della vita vissuta con l’ombra della morte e della sua paura, dell’afasia, della guerra, dell’amicizia vera e di quella sfruttata, l’attaccamento alla terra natia e il ricominciare dalle cose piccole. Il fiore all’occhiello sono i personaggi, approfonditi magnificamente e tutti con le loro (fragili) personalità che non cambiano mai durante lo svolgimento del film; spiccano, per forza di cose, Rossella (interpretata dalla semi-sconosciuta Vivien Leigh, che per tutto il film splende di luce propria) e Rhett (Clark Gable, su gentile concessione di Gary Cooper che rifiutò la parte considerando il film un flop). Max Steiner, autore della famosissima colonna sonora, è stato fortemente voluto da Selznick nonostante fosse sotto contratto con una major rivale, la Warner (tanto da pagare una multa salata, come per tenere invariata la battuta Franly, my dear, I don’t give a damn, considerata una bestemmia). Otto premi Oscar (al tempo un record): Film, regia (mah), Vivien Leigh, Hattie McDaniel (prima attrice di colore a vincere la statuetta con l’interpretazione della serva Mami), sceneggiatura, fotografia, scenografia e montaggio. Clark Gable, nominato, viene beffato da Robert Donat di Addio Mr Chips (quasi ai livelli di Art Carney e Al Pacino). Tra le tante scene consegnate alle annali del cinema, la migliore è forse il primo incontro tra Rhett e Rossella, dopo che questa s’è dichiarata al suo grande amore Ashley, in cui si evince il carattere dei due: viziata e gigionesca la prima, simpatico, pungente e già profondamente innamorato il secondo.

CURIOSITA’: E’ stato il primo film a colori a vincere l’Oscar per il Miglior Film

Matteo Chessa

1939. L’ETERNA ILLUSIONE: QUANDO IL DENARO NON FA LA FELICITA’

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L’Eterna Illusione è il capolavoro di Frank Capra del 1938, ispirato ad una commedia, vincitrice del Premio Pulitzer scritta da George S. Kaufman e Moss Hart. Due famiglie a confronto: i Kirby, ricchi banchieri e i Sycamore-Vanderhof, artisti piuttosto bizzarri. Le tematiche sono sempre quelle più care al regista, in particolare il rigetto di ogni tipo d’avidità e soprattutto la conferma di una forte impronta anticapitalista, già echeggiata dal titolo originale (“You can’t take it with you“) che si riferisce esplicitamente all’inutilità del denaro dopo il trapasso. Il film, probabilmente il più complesso dal punto di vista della messa in scena, frutta a Capra il suo terzo (meritatissimo) Oscar: memorabile la sequenza in cui a casa Sycamore-Vanderhof si muovono armonicamente una dozzina di personaggi. Ulteriore merito della pellicola è quello di lanciare il grande James Stewart nell’Olimpo degli attori di Hollywood. Il denaro non fa la felicità, Capra si. Imperdibile.

 

CURIOSITA’: L’infermità di Lionel Barrymore era reale e gli sceneggiatori furono così costretti a giustificarla all’interno della trama.

 

Francesco Pierucci

 

 

1935. ACCADDE UNA NOTTE, IL PRIMO SCREWBALL ROAD MOVIE

Primo film ad aggiudicarsi i cinque Oscar più importanti (miglior film, regia, attore e attrice protagonisti e sceneggiatura)  come successivamente riusciranno a fare solo altri due capolavori della storia del cinema come Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975) e Il Silenzio degli Innocenti (1991), Accadde una notte fu un grande successo di pubblico (nonostante paradossalmente il copione fosse stato accantonato più volte perché ritenuto sgradito agli spettatori a causa delle scene che comprendevano lunghe traversate in autobus) ma non di critica.Il film di Capra per la sua particolare struttura drammaturgica è da considerare come il vero e proprio capostipite del genere del road movie: una ricca ereditiera scappa da Miami per raggiungere il suo amante aviatore a New York; durante il viaggio incontra un giornalista che decide di accompagnarla, fiutando lo scoop. I due ovviamente si innamoreranno e daranno vita ad alcuni dei dialoghi e delle gag più irriverenti e frizzanti del cinema mondiale. Come sempre succede per le grande commedie d’autore, al di là delle venature comiche si cela una profonda e arguta critica alla società (le differenze sociali tra ricchi e poveri) e un messaggio preciso e  relativo alla gigantesca crisi del 1929 che diede inizio a quel periodo disastroso che prende il nome di Grande Depressione.

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Come fare l’autostop…

Nonostante fosse stato girato in sole quattro settimane per una questione di budget, il film non ne risente minimamente ma coinvolge e affascina anche grazie alle straordinarie interpretazioni del vanesio Clark Gable e dall’intraprendente Claudette Colbert. La sceneggiatura perfetta (che anticipa di qualche anno le caratteristiche delle screwball di Hawks e Sturges), la regia invisibile di Capra, gli attori e le tematiche sentite rendono indiscutibilmente l’opera una delle commedie più belle di sempre.

CURIOSITA’: Accadde una notte consacrò Gable come sex symbol maschile mostrandolo a torso nudo nella celebre scena in cui si toglie la camicia. L’effetto sul costume dell’epoca fu tale che nessuno, specialmente tra i giovani, volle più portare la canottiera provocando un grave declino economico delle aziende del settore.

Francesco Pierucci