DRAGON BALL SUPER E QUELL’ATTESA LUNGA 18 ANNI

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In 18 anni una persona fa in tempo a nascere e diventare maggiorenne ed è anche lo stesso arco tempo che abbiamo dovuto attendere per avere un seguito di DragonBall Z.

Il 31 gennaio 1996 infatti andò in Giappone onda l’ultima puntata della serie ispirata al famoso manga di Akira Toriyama, seguita una settimana dopo dall’inizio del non eccelso Dragon Ball GT, osteggiato dai fan della serie per vari motivi, uno su tutti la mancata ispirazione al suddetto manga. Dal lontano 1996 il prodotto di DragonBall però non ha esaurito il suo fascino e oltre alle speculazioni sul web riguardo a fantomatici seguiti (per anni si è parlato di un improbabile Dragon Ball AF) e le continue repliche su Italia 1, sono stati prodotti vari film e speciali TV originali fino agli ultimi, direttamente supervisionati da Toriyama, La Battaglia degli Dei e La Rinascita di Freezer (quest’ultimo ancora inedito in Italia).

Proprio da questi due lavori ripartirà la nuova serie, che si svilupperà su almeno 100 episodi, che potrebbero aumentare in caso di un successo di pubblico che, vista la spasmodica attesa, ci appare scontato. L’epoca degli eventi sarà quella immediatamente successiva alla sconfitta del mostro Majin Bu quindi gli eventi di Dragon Ball GT non dovrebbero essere presi in considerazione. Non corriamo perciò il pericolo di rivedere un Goku di nuovo bambino, grazie al cielo.

Cosa ci aspetterà invece sul fronte del cast? Oltre agli imprescindibili Goku, Vegeta, Gohan, Goten, Trunks e Junior, dovrebbe ritornare meritatamente a ricoprire un ruolo di primo piano Crilin, relegato a personaggio secondario durante Dragon Ball GT. Niente è stato confermato invece per quanto riguarda Yamcha (nella serie italiana Iamko), Tenshinhan (Tensing) e Jiaozi (Rif), presenze fisse tra gli amici di Goku fino alla Saga di Cell ma usciti di scena in quella di Majin Bufino ad arrivarea Dragon Ball GTdurante il quale nemmeno prendono parola.

Parlando invece dei nemici che i nostri eroi andranno ad affrontare, si è fatto il nome di Shanpa, che dalle prime immagini sembra molto simile a Bills, il villain combattuto da Goku durante La Battaglia degli Dei. E dopo lo scioccante debutto in quest’ultimo lungometraggio, vedremo anche Whis, maestro di Bills. Mentre è certo che Majin Bu in versione ciccione sarà dalla parte dei buoni, così come lo avevamo apprezzato, in compagnia di Mr. Satan (anche lui confermato), in Dragon Ball GT fino alla sua fusione con Ub.

Ricordiamo anche che l’anime sarà adattato in un manga di accompagnamento che inizierà la serializzazione ad agosto 2015.

Dopo questa breve infarinatura, ora non ci resta che prepararci per il ritorno di questa amata serie il 5 luglio 2015 sull’emittente giapponese Fuji TV mentre nulla è stato detto riguardo ad una trasmissioni sulle reti italiane. Ma, come sempre, bisogna attendere con pazienza.

Michael Cirigliano

IL MITO DEI CAVALIERI DELLO ZODIACO

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In originale si chiamavano Saint Seiya, tradotto alla lettera sarebbe ‘Il Cavaliere Seiya’ (nome del protagonista) ma a noi piace il più generico Cavalieri dello Zodiaco.

Questo bellissimo cartone arriva in Italia nel 1990 su Odeon TV ed è subito un gran successo, anche se nessuno sa che le storie di Pegasus e Sirio sono tratte da avventure a fumetti.

Il creatore di questo universo è Masami Kurumada, che ha esordito nei manga nel ’71 con una banda di teppisti donne che regge per soli tre numeri. Seguono altri prodotti più o meno buoni, con protagonisti ninja e soprattutto boxer (da giovane Kurumada era fan di Rocky Joe) per poi arrivare nell’86 alla svolta con ‘Saint Seiya in cui, sacrificando il realismo dei precedenti lavori, dà spazio alla fantasia e al meraviglioso. Nel 1990 dopo 28 volumi e 145 episodi l’editore gli impone tuttavia di chiudere la serie perche la trama risultava troppo ripetitiva.

Un indiscutibile contributo all’amore dei fans per i Cavalieri dello Zodiaco sono i personaggi: Pegasus (o Seiya) dal carattere determinato e ribelle; Sirio, il primo amico di Pegasus e il più “spirituale” del gruppo; Cristal, biondo che controlla il ghiaccio e Andromeda, di cui nessuno ha colto il sesso ma che sta simpatico lo stesso; ultimo Phoenix, che nasce come nemico, per poi schierarsi con Pegasus diventando il più forte del gruppo e prezioso in varie situazioni critiche.

Un segno caratteristico sia della serie animata che del manga sono poi le mitiche armature, forgiate nell’antica Grecia con materiali indistruttibili. Esse si differenziano per forma e poteri richiamando le costellazioni da cui traggono i poteri. Ce ne sono 88 (come le costellazioni) che si dividono in varie categorie: più sono potenti maggiore è la porzione di corpo che proteggono. Tra i cavalieri di Atena abbiamo quindi quelli con l’armatura di Bronzo (Pegasus e compagnia), di Argento e d’Oro; ci sono anche le armature del Nord, che si vedono nella saga di Asgard del cartone e poi quelle a scaglie d’oro che fanno riferimento al dio Nettuno… e poi ci sono le Surplici appartenenti ai soldati di Hades.

Chi possiede un’armatura si è dimostrato in grado di padroneggiare il famoso Cosmo, una forza spirituale come l’aura di Dragonball, che cresce di pari passo con la forza di volontà del soggetto. Con il cosmo di può invertire lo scorrere delle cascate, distruggere montagne o semplicemente colpire gli avversari; più cosmo si brucia e più energie si consumano, in certi casi si rischia anche la morte ma se ben sfruttato se ne può servire paradossalmente per ricaricarsi e ricostruire un armatura danneggiata.

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Veniamo alle curiosità: come ogni brand che si rispetti, la storia non è unica e sono diversi i manga usciti in seguito che si ispirano agli originali Cavalieri dello Zodiaco. Ci sono i prequel, che raccontano la precedente guerra tra Hades e Atena citata da Doko in qualche puntata, sono Lost Canvas e Next Dimension.

La prima racconta le vicende di tre personaggi ovvero Tenma, il Pegasus di quel periodo, Sasha, che poi sarebbe Atena e Aron incarnazione di Hades. Questo manga non sembra avere una rilevanza nella storia ufficiale visto che il nostro Masami si sta occupando in parallelo degli stessi eventi in maniera completamente diversa. Ed eccoci a parlare di Next Dimension, manga a colori curata interamente dal padre dei Cavalieri. In questa serie i personaggi ormai noti Andromeda e Lady Isabel viaggiano indietro nel tempo per rubare la spada di Hades prima che la stessa ferisca a morte Pegasus nel 1990, nella loro quest incontreranno i precedenti Cavalieri d’Oro e Tenma di Pegasu che gli darà una mano.

Vi accenno anche che si racconta anche quello che accade pochi anni prima la serie classica, quando Micene fu accusato di tradimento e i cavalieri d’oro stavano combattendo un’altra guerra santa contro i Titani. Questa collana si chiama Episode G ed è solo supervisionata da Kurumada.

Tornando a noi la Odeon TV inizialmente si era aggiudicata solo le prime 52 puntate (più o meno quando si arriva alla casa del Leone) e le trasmetteva a ripetizione, gli altri 62 episodi sono arrivati in tv dopo grazie a Italia 7 Gold… per un edizione quanto meno integrale si dovette aspettare il 2000 su Italia 1, ma su questa versione pesano le moltissime censure. Gli episodi di Hades sono stati “animati” in Giappone tra il 2002 e il 2007 e nel 2008 abbiamo potuto guardarli anche noi sempre su Italia 1 e con grande gioia il doppiaggio italiano è stato affidato al precedente cast.

Ringrazio allora Ivo De Palma, e a voi lettori un saluto e arrivederci al prossimo articolo.

Pietro Micheli

LA SENILITA’ AL CINEMA

Non sono pochi, pensandoci bene, i film che riflettono sull’argomento vecchiaia, sull’avvicinamento della fine della vita; quasi sempre il tema viene accostato a quello della solitudine, della fine dignitosa di un’esistenza passata nell’anonimato ma anche di grandi avventure , gesti estremi, piccole rivoluzioni  personali. Sono tanti i film da citare in una eventuale classifica, dal premio Oscar A spasso con Daisy (QUI la recensione) a Harry e Tonto, da Harold e Maude a Tutto può succedere, non dimenticando capolavori recenti come Amour o ottimi film come Nebraska. Sono sicuro però che converrete con me che i film della mia personale Top 5 siano effettivamente quelli che hanno trattato meglio questo argomento.

 

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UP

Film d’animazione della Pixar, co- prodotto dalla Disney, racconta della grande avventura del vecchio Carl che, vedovo, decide di realizzare il sogno comune con la defunta moglie di raggiungere le cascate paradiso e vivere una memorabile esperienza. Accompagnato dal piccolo scout Russell, spostandosi con una casa volante trascinata da palloncini, raggiungerà il luogo e vivrà finalmente l’avventura sognata, scoprendo anche il suo coraggio. Commovente, divertente, giustamente premiato con l’Oscar al Miglior Film d’animazione nel 2009, può vantare un incipit capolavoro in cui raffigura la bellezza e la tristezza di una vita insieme. Ha fatto piangere e riflettere grandi e piccini.

 

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VIVERE

1952, Akira Kurosawa. Vecchio impiegato dell’ufficio richieste del comune di Tokio scopre di avere un tumore allo stomaco e solo 5 mesi di vita. Cerca con tutte le sue forze di trovare finalmente uno scopo dopo anni passati a sopravvivere. Non trovando aiuto nei parenti, si dedica anima e corpo alla trasformazione di una zona paludosa in un parco giochi per bambini. Alla sua morte, il sindaco si prende i meriti ma le donne del quartiere gli rendono omaggio e piangono sulla sua tomba. Capolavoro sulla vecchiaia e sulla solitudine, analizza con una trama di morte il miglior modo di vivere una vita, suggerendo però che solo quando si ha qualcosa da perdere è possibile giocarsi il tutto per tutto. Il protagonista Takashi Shimura riesce a parlare con gli occhi, esprimendo tristezza e gioia solo con gli sguardi. Bellissima la scena del canto solitario di una vecchia canzone giapponese che parla della brevità della vita. Poco conosciuto, da vedere.

 

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IL POSTO DELLE FRAGOLE

Il professor Isak Borg deve ricevere un prestigioso premio accademico e si mette in viaggio per ritirarlo. Nel tragitto, tra ricordi e sogni, riconsidera la sua vita. Considerato uno dei massimi capolavori di Bergman, recitato superbamente dal di lui maestro Victor Sjöström (che morirà tre anni dopo), mescola sequenze oniriche a ricordi passati a momenti presenti a rimpianti per le occasioni perdute e difficilmente recuperabili. Film sul tempo che scorre e sulla paura della morte imminente.  Famosissima la sequenza iniziale dell’incubo del professore. Le fragole del titolo sono un indizio temporale che indica l’arrivo della primavera. Orso d’oro a Berlino 1958.

 

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Umberto Domenico Ferrari, mite pensionato romano, non è più in grado di mantenersi economicamente. Pensa al suicidio ma rinuncia per non abbandonare il suo cagnolino. Capolavoro del cinema neorealista, da molti considerato la sua fine, analizza con lucida drammaticità il tema della vecchiaia e della solitudine, ma anche quello della de umanizzazione come conseguenza del capitalismo (memorabile e significativa l’uccisione di un cane per 50 lire di differenza tra la richiesta del canile e l’offerta del disperato padrone). Retto, umile ma orgoglioso, Carlo Battistini è da applausi. Il punto più alto di Vittorio De Sica.

 

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VIAGGIO A TOKIO

Due anziani genitori che vivono a Onomichi, nella provincia di Tokio, si recano in città per vedere i figli sposati ma questi, troppo indaffarati, non li considerano. L’unica che gli dedica attenzioni è la vedova del terzo figlio, la dolce Noriko, che chiede una giornata di ferie alla ditta pur di stare con loro. Finale tragico. Cine- poema sulla vita e sulla morte, analisi secca sulla distanza tra padri e figli, sul mondo degli adulti e quello degli anziani, spesso costretti alla solitudine. Più che la storia, è da esaltare la poesia racchiusa in ogni inquadratura, spesso vuota o irrilevante ai fini della trama ma che, quasi sempre, sottolinea il tema analizzato. Capolavoro di Ozu, maestro del cinema giapponese che ha sempre lavorato con un cinema poverissimo in cui scopriva ricchezze straordinarie e impensabili.

 

Matteo Chessa