2013. ARGO: LA RIVINCITA DI BEN

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Era il lontano 1998 quando Will Hunting- Genio Ribelle di Gus Van Sant vinse l’Oscar per la miglior sceneggiatura originale. Scritta  a quattro mani da Matt Damon e Ben Affleck, l’opera venne attribuita soprattutto al talento del primo mentre per Ben, a causa di una filmografia che presenta titoli veramente imbarazzanti, solo scherno e derisione da parte della critica. L’uscita di Gone Baby Gone segna un primo punto importante a favore dell’ex marito di Jennifer Lopez, The Town (sebbene privo della canzone di Eminem tanto pubblicizzata nel trailer!) ne conferma la predisposizione alla regia. Argo ne segna la definitiva consacrazione.  La pellicola, tratta dall’omonimo libro di Tony Mendez e Matt Baglio, narra fatti realmente accaduti a Teheran dopo la rivoluzione iraniana del 1979. Il film si focalizza infatti sul cosiddetto Canadian Caper, ossia l’operazione segreta orchestrata da Stati Uniti e Canada, organizzata dallo stesso Mendez, per liberare, nell’ambito della crisi degli ostaggi, sei cittadini americani rifugiatisi nell’ambasciata canadese della capitale iraniana. Nonostante diversi titoli gli siano artisticamente superiori (Django Unchained, Vita di Pi e Re delle terra selvaggia), Argo porta comunque a casa tre statuette (oltre al miglior film, sceneggiatura non originale e montaggio). Affleck, dopo le due buone prove precedenti, decide di osare di più con una tematica scottante e riesce ad amalgamare armonicamente il lato comedy al thriller e al dramma sociale. Ottime tutte le interpretazioni, coadiuvate da una sceneggiatura frizzante e intelligente, in particolar modo quelle dei due fenomeni John Goodman e Alan Arkin. Non un capolavoro ma comunque una grande soddisfazione per il ragazzino di Berkeley.

Francesco Pierucci

2009. THE MILLIONAIRE: LA PICCOLA FAVOLA DI DANNY BOYLE

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La cerimonia dell’Academy del 2009 è ricca di tensione perché forse per la prima volta nella storia non c’è un vero favorito in grado di surclassare gli avversari. The Millionaire di Danny Boyle, Milk di Gus Van Sant, Il curioso caso di Benjamin Button di David Fincher, Frost/Nixon-Il duello di Ron Howard sono tutti buoni film che però in annate meno fortunate non avrebbero mai potuto lottare per aggiudicarsi la statuetta più importante. A trionfare come sappiamo è The Millionaire (in originale Slumdog Millionaire), ottavo film del regista inglese, che decide di trasportare la policromatica suggestività delle sue inquadrature nella sua ambientazione ideale ovvero l’India. Tratto dal romanzo di Vikas Swarup Le dodici domande, il film racconta la storia di Jamal, un ragazzo povero di Mumbai e delle sue vicissitudini che lo porteranno a partecipare al Chi vuol essere milionario indiano per poter riscattare la sua amata Latika da un pericoloso criminale. Dopo aver raccontato l’esistenza dei tossici scozzesi di Trainspotting e dell’epidemia con zombie annessi di 28 giorni dopo, Boyle si confronta con la Bollywood moderna, prima industria cinematografica nel mondo che, dopo il periodo d’oro incarnato dalle gesta di Amitabh Bathchan, ha bisogno di trovare una nuova collocazione nell’universo della settima arte. Non potendo contare su uno stampo narrativo innovativo, l’opera scorre piacevole ma senza regalare eccessivi sussulti. Ciò che più resta nella mente di chi guarda, oltre all’infinita povertà delle baraccopoli, è forse l’orecchiabile canzone  Jai Ho (vincitrice dell’Oscar) cantata dalle Pussycat Dolls con Allah Rahman. Troppo poco per un film che si porta a casa ben otto statuette.

CURIOSITA’: Nel maggio 2009, nonostante gli Oscar, le case delle famiglie di due degli attori bambini, quella di Azharuddin Mohammed Ismail che rappresenta il giovane Salim e quella di Rubina Ali che rappresenta Latika nel film, furono demolite a colpi di ruspa dalle autorità indiane senza alcun preavviso. Nel corso della demolizione il ragazzo e il padre della ragazza furono bastonati dalla polizia.

Francesco Pierucci