PROSSIMAMENTE IN SALA- MORTDECAI DI DAVID KOEPP

LOCANDINA MORTDECAI

Già nelle sale in America (uscito il 23 Gennaio), in Italia dal 19 Febbraio, Mordecai è l’attesissimo film diretto da David Koepp, talentuoso regista in cerca del riscatto dopo i fiacchi Secret Window (2004) e Senza Freni (2012) ma con un ottimo passato da sceneggiatore di numerose opere di successo hollywoodiane quali Mission: Impossible, Jurassic Park e Spiderman. Tratto dalla serie di quattro romanzi del britannico  Kyril Bonfiglioli, scovata casualmente dallo sceneggiatore del film Eric Aronson (al suo primo lavoro per il cinema) in una libreria londinese vicino a Trafalgar Square, narra le vicende dell’affabile e baffuto mercante d’arte Charlie Mortdecai, spesso immischiato in faccende dalla dubbia legalità, contattato dall’MI5, il servizio segreto inglese (da non confondere con l’MI6 dei film di Bond, quella è un’altra storia) per ritrovare un importante dipinto di Goya di cui si sono perse le tracce e a cui bramano molti nemici. Accompagnato dal fido braccio destro Jock Strapp e dalla bella moglie Johanna, si lancia nella ricerca del dipinto scomparso, dietro cui si cela il codice per accedere ad un conto bancario in cui era stato depositato l’oro dei Nazisti. La trama è accattivante, le scenografie e i costumi ricordano i film di Wes Anderson, ma il fiore all’occhiello è il cast stellare, capitanato da Johnny Depp (Mortdecai) sempre più a suo agio nel ruolo di personaggi spregevoli, codardi, ma allo stesso tempo adorabili. Al suo fianco Gwyneth Paltrow (Sliding Doors), Paul Bettany (Il Codice DaVinci), Ewan McGregor (Big Fish) e Jeff Goldblum (La Mosca). La premessa è quella di una commedia irresistibile. Vedremo tra un mesetto.

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Matteo Chessa

1999. SHAKESPEARE IN LOVE: L’OSCAR CHE CHIUSE IL MILLENNIO

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Inutile dire che alla cerimonia dell’Academy del 1999 doveva vincere indubbiamente La vita è bella di Roberto Benigni, non per un eccesso di pattriottismo ma perché rimane semplicemente uno dei film più originali e commoventi tra quelli che hanno affrontato la tematica del nazismo. A vincere, o meglio, a trionfare invece fu purtroppo il discreto Shakespeare in Love di John Madden che ottenne tredici nomination  (secondo posto dietro a Eva contro Eva e Titanic con 14 nomine) e sette statuette: miglior film, attrice protagonista a Gwyneth Paltrow, attrice non protagonista a Judy Dench, sceneggiatura originale, scenografia, costumi e colonna sonora. L’opera di Madden si sofferma sulla crisi creativa che colpì l’immortal bardo britannico William Shakespeare (Joseph Fiennes) nell’estate del 1593: l’incontro con la giovanissima Lady Viola, (Gwyneth Paltrow) che si travesta d’attore per ottenere la parte di Romeo, lo farà rinsavire poeticamente grazie all’amore per la bella fanciulla. Il tentativo di postmodernizzare l’ambiente ottocentesco del teatro elisabettiano riesce abbastanza bene ma la sensazione che permane alla fine della visione è che ci si trova di fronte a un’opera piacevole ma fine a se stessa, non necessaria. Da sottolineare che Judy Dench  vinse l’Oscar come non protagonista per il ruolo della regina Elisabetta con una presenza di soli otto minuti(!). Sicuramente un film non indimenticabile.

CURIOSITA’: Nel film, quando Lord Wessex si trova al funerale di Marlowe, credendo che invece che il morto sia Shakespeare, si ritrova davanti Will stesso e, credendolo il suo spirito giunto a vendicarsi minaccioso, fugge via inorridito supplicandolo di risparmiarlo. L’allusione è un chiaro riferimento alla tragedia dello stesso Shakespeare, Macbeth, nella quale al protagonista appare lo spirito di Banco, che egli aveva fatto uccidere poco prima dai suoi sicari.

Francesco Pierucci