TOP 5: I MIGLIORI ERRORI DEI FILM

Chi è che non ha mai pensato che in una particolare scena di un film c’era qualcosa che non andava? Conscio o inconscio, lo spettatore in questione aveva appena scoperto un blooper, un vero e proprio errore (di continuità, di scena, ecc.) all’interno della pellicola. Oggi presentiamo i nostri cinque migliori errori preferiti:

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UN REGISTA TRE FILM – RON HOWARD

Era ancora Richie Cunningham, il miglior amico di Fonzie in Happy Days, quando nel 1977 Ron Howard diresse il suo primo lungometraggio, Attenti a quella pazza Rolls Royce dove, sfruttando l’onda di Happy Days, interpreta anche il personaggio principale. Si trattava di una commediola a basso costo, non proprio un gran film ma fu l’inizio di un’ ottima carriera dietro alla macchina da presa. Poi Howard decise di lasciare Happy Days per seguire definitivamente la carriera di regista e contemporaneamente Richie Cunningham entrò nel servizio militare…  Dopo dei buoni film negli anni ’80, la svolta arriva con Apollo 13 con protagonista Tom Hanks (attore feticcio di Howard), svolta che raggiunge il culmine con A Beautiful Mind. Seguono altri ottimi film quali A Cinderella Man, Frost/Nixon e l’ultimo, bellissimo, Rush nel 2013. Da non dimenticare anche il famosissimo film natalizio Il Grinch (chi non l’ha visto almeno una volta nelle feste?). Durante la sua ormai trentennale carriera, il buon Ron si è dimostrato un artista eclettico, in grado di spaziare tra generi e tematiche diverse: dai biopic ai film storici ai (bisogna dire: non riuscitissimi) thriller basati sui best-seller di Dan Brown. Era difficile migliorare la fama ottenuta con uno dei personaggi principali di quella che forse è la mamma di tutte le serie TV, ma Ron Howard può dire di avercela fatta con successo. Tra i suoi vari lavori (alcuni dei quali francamente da evitare) dunque ecco i miei preferiti.

 

A BEAUTIFUL MIND

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Cominciamo col dire, senza mezzi termini, che questa è l’opera maxima del regista di Duncan. Racconta la vita del matematico ed economista John Nash, Premio Nobel per l’economia nel 1994, dall’ingresso a Princeton giovanissimo, passando per la schizofrenia, l’amore per la futura moglie Alicia (interpretata da Jennifer Connely, bellissima come sempre e convincente come non mai nel ruolo che le valse l’oscar da migliore attrice non protagonista. La ritroveremo così in forma solo in Blood Diamond cinque anni dopo) fino al Premio Nobel finale. Ad interpretare John Nash è il Russell Crowe degli anni d’oro fresco della gloria de Il Gladiatore che gli era valsa l’Oscar l’anno precedente. Per questo ruolo inspiegabilmente non lo vinse, ma la pellicola se ne portò a casa cinque tra cui quelli di Miglior Film ( QUI la recensione) e  di Miglior Regista per Ron Howard, finora l’unico della sua carriera. Commovente dall’inizio alla fine, il film ha il pregio non indifferente (e qui sta il merito del regista) di far vivere la malattia del protagonista direttamente allo spettatore in empatia con John Nash dall’inizio in cui le visioni sembrano normali e reali, alla tragica scoperta della malattia, fino all’inevitabile convivenza con essa. Difficilmente superabile, uno dei migliori film degli ultimi quindici anni.

 

FROST/NIXON – IL DUELLO

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Lo scandalo americano di Watergate (scoppiato nel 1972, portò alle dimissioni del presidente Nixon a seguito di alcune intercettazioni abusive effettuate nel quartier generale del Comitato Nazionale Democratico, ad opera di uomini legati al Partito Repubblicano)è una delle pagine più brutte della storia americana che, dopo il pluripremiato Tutti gli uomini del Presidente con Dustin Hoffman, la grande opera di Oliver Stone Gli Intrighi del potere e il geniale episodio in Forrest Gump, Ron Howard torna coraggiosamente a raccontare nel 2008. Si tratta dell’adattamento cinematografico delle vere interviste a Nixon del giornalista britannico David Frost e dell’omonimo dramma teatrale scritto da Peter Morgan, che cura anche la sceneggiatura del film. La pellicola ha ottenuto grandi consensi e apprezzatissima è stata la recitazione di Frank Langella che interpreta un Nixon altezzoso e ostinato, parte che gli valse una nomination all’Oscar come migliore attore protagonista (ma quell’anno c’era Sean Penn con Milk e non si poteva vincere). Howard riesce a dare la giusta tensione narrativa in un film storico, risultato sempre arduo in una pellicola che racconta avvenimenti già noti e soprattutto, a differenza degli altri film su Nixon, guarda l’ex presidente con pietà e non solo come il simbolo della vergogna del Watergate. La scelta tra questo e il comunque imperdibile A Cinderella Man è dettata proprio da questo: a sorprendere è il fatto che non si tratta di uno dei tanti biopic sulla vita di un presidente americano (in questo caso un presidente che può essere un facile bersaglio) ma è un incontro tra due mondi (quello di Frost e quello di Nixon) che comunque si stimano e si compatiscono.

 

RUSH

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L’ultima fatica di Howard, uscito nel 2013 e ignorato completamente dall’Academy agli ultimi Oscar. Narra una delle rivalità più belle nella storia dello sport, quella tra i due piloti Niki Lauda e James Hunt che si contesero il campionato del mondo di Formula 1 nel 1976. La pellicola ci fa rivivere la rivalità tra quelli che sono soprattutto due uomini con le loro passioni e i loro difetti, prima che due grandi piloti. La storia è tutta incentrata sulla contrapposizione tra i due stili di corsa dei due piloti, che sono soprattutto due stili di vita agli antipodi: metodico, risoluto, attento e calcolatore Lauda, ribelle (amante del vizio e della bella vita), pronto ad affrontare ogni rischio pur di vincere, Hunt. Siamo di fronte ad una ricostruzione fedele che si nota, oltre che nei costumi e nel trucco, anche nella scelta del cast: sorprendente è la somiglianza tra Daniel Brühl e il Lauda di quegli anni. Chris Hemsworth invece interpreta un Hunt che in realtà non è mai stato così gagliardo e muscoloso, ma bisogna dargli il merito di coglierne a pieno il fascino un po’ spaccone e scapestrato dell’originale. Bravo Ron che è riuscito a girare un gran film di sport, impresa tutt’altro che scontata. Uno dei film più sottovalutati negli ultimi anni.

 

Michael Cirigliano

TOP 10 – I MIGLIORI BRANI DEI FILM

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Premetto che non si è tenuto conto dei generici temi musicali, dei franchise (007, Star Wars, Indiana Jones) ma solo dei singoli brani dei film. Non si giudica la semplice bellezza della canzone ma anche il suo rapporto con le immagini.

10

MY HEART WILL GO ON-TITANIC

La Top10 inizia con il classico dei classici che ha fatto innamorare intere generazioni di adolescenti e che io ho imparato a suonare col flauto. La voce di Celine Dion allegerisce la fastidiosa interpretazione di un giovane di Caprio.

9

NOW WE ARE FREE-IL GLADIATORE

Il timbro così primordialmente delicato di Enya contrasta con la brutalità della guerra che produce sofferenze insostenibile. I Campi Elisi non sono poi così lontani.

8

QUIZAS QUIZAS QUIZAS-IN THE MOOD FOR LOVE

Questo magnifico brano cantato dal grande Nat King Cole ritorna più volte nel corso del film per sostenere l’eterea storia d’amore tra Chow e la Signora Chan, traditi dai rispettivi coniugi.

7

GIMME SOME LOVIN‘-THE BLUES BROTHERS

Ok, questa Top10 poteva essere costituita esclusivamente dal soundtrack dei Blues Brothers ma dovendo scegliere un singolo brano opto per il divertente Gimme some lovin’ che costituisce l’incipit di un’esibizione esilarante in una gabbia di fronte ad un centinaio di rednecks che non apprezzano e che troveranno conforto solo con la sigla di Rawhide.

6

I TUOI FIORI-BAD GUY

In questo splendido film piuttosto sconosciuto del maestro Kim Ki-duk, Han-ki e Sun-hwa, ovvero aguzzino e vittima, instaurano un contorto rapporto d’amore senza tempo che trova riscontro nelle malinconiche parole di Etta Scollo che ritornano nei due momenti fondamentali dell’opera.

5

HE GOT GAME-HE GOT GAME

Public Enemies, Spike Lee e Denzel Washington: c’è bisogno di aggiungere altro? Semplicemente la più bella canzone rap di film che descrive metaforicamente il sofferto rapporto padre-figlio.

4

NAIVE MELODY-THIS MUST BE THE PLACE

Cheyenne osserva un pattinatore che si sfracella al suolo e distoglie lo sguardo, poi partono le prime note su di uno sfondo che non sembra uno sfondo nella scena in piano sequenza più bella del film. David Byrne (dopo Wall Street) illumina il palco e prova a descriverci il disorientamento emotivo e sensoriale che attraversa il protagonista.

3

SHIPPING UP TO BOSTON-THE DEPARTED

Ci sono poche cose che mi gasano di più di questa canzone e una di queste è Jack Nicholson con un pene di gomma nella mano: non c’è bisogno quindi di spiegarvi perchè i Dropkick Monkeys si ritrovino in terza posizione.

2

STUCK IN THE MIDDLE WITH YOU-LE IENE

I leggendari soundtrack di Tarantino partono decisamente da questa scena epica. Quel pazzo di Mr Blonde, il sadico fratello di Vincent Vega,che  balla sulle travolgenti note degli Stealers Wheel davanti all’incredulo poliziotto che di lì a poco si ritroverà senza un orecchio rende questa sequenza assolutamente indimenticabile.

1

LLORANDO– MULHOLLAND DRIVE

No hay banda. La scena del Club Silencio resterà nella storia del cinema soprattutto per questa toccante esecuzione di Miss Del Rio che racconta perfettamente i sentimenti che Betty/Diane e Rita/Camilla non sanno inconsciamente di aver provato. Rebeka muore sul palco ma la musica continua. Altre parole sono inutili, bisogna solo ascoltare.

 

Francesco Pierucci