TOP 5: I POLIZIOTTI CORROTTI DEL CINEMA AMERICANO

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TRAINING DAY

Alonzo Harris (Denzel Washingtown) supervisiona, nel suo giorno di addestramento, la recluta Hoyt (Ethan Hawke), incastrandolo ben presto in un piano riguardante un ingente traffico di droga. Spietato, sboccato, violento, senza scrupoli, il personaggio di Alonzo valse a Washingtown il premio Oscar come Miglior Attore Protagonista.

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THE DEPARTED

Colin Sullivan (Matt Damon), poliziotto corrotto al servizio di un boss di Boston, Frank Costello (Jack Nicholson), cerca dall’interno di scoprire chi è la talpa che la polizia ha infiltrato nella banda criminale del suo capo. L’odioso Matt Damon, schicciato da DiCaprio e gli altri attori, interpreta comunque un ruolo memorabile, la parte della sua carriera.

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IL PADRINO

Sterling Hayden impersona il corrotto sergente McCluskey, al servizio del malavitoso Sollozzo (Al Lettieri) nella guerra contro i Corleone. Famosa la scena del pugno in faccia (vero) a Michael (Al Pacino). La foto che ho scelto fa capire la sua fine. Beh, quando scappa scappa, le sue ultime parole riferendosi al bisogno impellente del figlio del padrino di andare in bagno (per prendere la pistola).

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IL CATTIVO TENENTE

Emblema del poliziotto corrotto. Un film potentissimo di Abel Ferrara interpretato magnificamente dal sempre convincente Harvey Keitel, qui più in forma che mai. Dedito alla droga, alla violenza, al furto, all’alcool, viene sconvolto dal perdono della suora stuprata.

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LEON

Stansfield è un corrotto poliziotto della DEA che, a New York, trucida la famiglia di uno spacciatore. Sopravvive solo la piccola Mathilda (Natalie Portman) che si rifugia dal dirimpettaio Leon (Jean Renò), killer di professione, che la addestra per vendicarsi. Ottimo Gary Oldman nella parte di questo “agente cattivo” che fiuta i crimini e i criminali. Film bellissimo.

Matteo Chessa

TOP 5- I MIGLIORI SEQUEL DELLA STORIA DEL CINEMA

In un panorama cinematografico sempre meno avvezzo all’originalità, assistiamo impotenti alla proliferazione di sequel, prequel, reboot e remake. Oggi iniziamo questo lungo viaggio con quelli che per noi sono i migliori sequel mai realizzati. E’ importante sottolineare che, nello stilare la classifica, oltre che considerare il valore intrinseco del film, abbiamo tenuto in conto soprattutto il miglioramento qualitativo che lo differenzia dalla pellicola capostipite.

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BATMAN RETURNS

Dopo l’eccellente Joker di Nicholson, Burton rilancia con il Pinguino di Danny DeVito e la Catwoman di Michelle Pfeiffer (l’unica vera Catwoman). Il sequel dimostra di essere più quadrato e probabilmente ancora più dark del primo lungometraggio. Un successo clamoroso (a esclusione del giudizio di Bob Kane).

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BEFORE MIDNIGHT

Che dire della Trilogia di Linklater? Storia semplice, dialoghi straordinari, attori incredibili. Raramente ci siamo così affezionati a dei personaggi di finzione. Before Midnight completa il meraviglioso percorso sentimentale di Jesse e Celine e lo fa nel migliore dei modi.

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IL PADRINO: PARTE II

Forse qualitativamente il miglior sequel di sempre. Nella nostra classifica è al terzo posto solo perché il primo Padrino è altrettanto meritevole. Ne avevamo già abbondantemente parlato qui.

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IL CAVALIERE OSCURO

Un altro lungometraggio su cui ci soffermiamo spesso. Sicuramente uno dei migliori di Nolan. The Dark Knight prende quello che di buono si era visto in Batman Begins (l’atmosfera dark, il conflitto interiore) e migliora tutte le lacune del primo film (un villain valido, un plot più accattivante).

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L’IMPERO COLPISCE ANCORA

Che dire? Il SEQUEL per eccellenza! Dopo il 1980, niente sarà più come prima. Più epico di Guerre Stellari, decisamente migliore de Il ritorno dello Jedi. Nell’immaginario collettivo, L’impero colpisce ancora rappresenta un punto di svolta non solo per il genere sci-fi ma per l’universo cinematografico in toto. E poi c’è la battuta più importante della storia del cinema…

ALTRI FILM MERITEVOLI: Ritorno al futuro 2, Terminator 2, Aliens, Spider-man 2

Nei prossimi giorni, proveremo qualcosa d’impossibile: stilare una Top 5 dei migliori prequel.

Francesco Pierucci

ANALISI STORICA DE “IL PADRINO PARTE III

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18 anni dopo Il Padrino e 16 anni dopo Il Padrino Parte II, Francis Ford Coppola diresse nel 1990 il capitolo conclusivo della saga ispirata al libro di Mario Puzo, che ancora una volta cura, insieme al regista, la sceneggiatura del film.

E’ un film diverso dagli altri due: non ci sono i vari, fantastici, James Caan (Sonny Corleone), Richard Castellano (Peter Clemenza), Robert Duvall (Tom Hagen). Andy Garcia, che interpreta il figlio illegittimo di Sonny, Vincent Mancini, ricorda il padre solo per l’istintività e il brutto carattere, non di certo per la personalità e il carisma del figlio primogenito di Vito Corleone. L’interpretazione della figlia di Coppola, Sofia, lascia il tempo che trova tant’è che è ritenuta unanimemente il punto debole della pellicola. Non abbiamo un personaggio come Fredo, interpretato nei primi due capitoli dal bravissimo John Cazale, un ruolo per cui lo spettatore prova attaccamento, tanto che vorremmo dargli noi quell’attenzione che non riceve dal padre e dai fratelli e che vorremmo salvare dall’ira irrefrenabile di Michael (quanti, come me, hanno sperato che su quella barca fosse lui a freddare Al Neri e non il contrario?). E’ quindi nel complesso un film di minore fattura rispetto agli altri due ma ha qualcosa che i due capitoli precedenti non hanno: un riferimento alle vicende reali, vicende storiche che hanno caratterizzato l’Italia negli anni Settanta ma per le quali la verità non è mai emersa, nemmeno nelle aule giudiziarie. Di questi importanti eventi Francis Ford Coppola, con invidiabile coraggio, utilizzando personaggi di finzione ma comunque sovrapponibili con quelli reali, prova a dire la sua, prova a darci quella verità della quale siamo sempre stati privati.

Tra queste vicende storiche poniamo l’accento su quella che nel film riceve più spazio: gli intrighi che portarono al presunto assassinio di Papa Giovanni Paolo I. Sappiamo che la versione ufficiale della morte di Papa Luciani parla di decesso per infarto acuto al miocardio. Ma i dubbi sono vari ed insistenti, partendo dal fatto che il collegio cardinalizio non autorizzò l’autopsia per scoprire le varie cause dell’improvvisa scomparsa del pontefice. Sono due i presunti protagonisti di questa vicenda, i cui nomi altisonanti fanno rizzare i capelli in testa: l’arcivescovo americano Paul Marcinkus, a capo dello IOR, e il “banchiere di Dio” Roberto Calvi. A queste due figure sono ispirati due personaggi presenti nel film: l’arcivescovo Gilday e Frederick Keinszig. Nel film vediamo che il nuovo Papa (anche qui abbiamo un personaggio di finzione, il cardinale Lamberto) ratifica l’acquisto dell’Internazionale Immobiliare da parte della famiglia Corleone e questo gli costa l’avvelenamento del suo tè che gli provoca la morte. Guardando ai fatti storici, sappiamo delle posizioni divergenti riguardo alla gestione dello IOR e al ruolo della Chiesa tra il neoeletto Papa e Marcinkus. Persone come quest’ultimo avevano sicuramente poco da gioire se il pontificato di Giovanni Paolo I fosse durato a lungo. Un altro personaggio che muove gli eventi della pellicola è Licio Lucchesi (che nel film è mandante dell’omicidio del Papa insieme a Gilday). Francis Ford Coppola affermò che tale personaggio riprendesse la figura dello statista Giulio Andreotti e ci sono due elementi nel film che la richiamano espressamente. Il primo è la frase “il potere logora chi non ce l’ha” pronunciata da Calò al momento dell’assassinio di Lucchesi, che richiama la stessa frase di Andreotti rivolta ad Enrico Berlinguer come risposta alla battuta di quest’ultimo “il potere logora”. Un secondo riferimento lo abbiamo nel nome “Licio”: il nome è probabilmente ispirato a Licio Gelli, vero capo della Loggia massonica P2, il cui rapporto con Andreotti è colmo di misteri che ormai probabilmente non verranno mai alla luce. Quello che sappiamo con certezza è che la giustizia italiana non ha mai emesso condanne nei confronti di nessuno dei protagonisti sopracitati (e i nomi non finiscono certamente qui). Ciò non ha permesso comunque di fare chiarezza su questi fatti storici, e di certo un film come Il Padrino Parte III contribuisce, come altre fonti, più o meno attendibili, ad alimentare i nostri dubbi e a lasciare spazio ai nostri interrogativi, che quasi sicuramente non riceveranno mai alcuna risposta.

 

Michael Cirigliano

TOP 5 – PERSONAGGI NON PROTAGONISTI

Spesso ci capita, durante la visione di un film, di affezionarci molto a personaggi che non sono i protagonisti ma che comunque per merito della prestazione sopra la media dell’attore in questione, per scelta del regista o per dinamiche di trama, tendono a rubare la scena a colui che formalmente è il protagonista. Sono vari gli esempi: il Dr. Shultz e Calvin Candie nell’ultima fatica di Tarantino, Django Unchained, il buonissimo Brutal ne Il Miglio Verde, e tanti altri ancora. Ecco in questa TOP 5, quelli che, in questa sede, meritano particolare riflessione.

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FRANK COSTELLO – THE DEPARTED

Nell’unico film di Martin Scorsese che gli ha portato l’Oscar come Miglior Regista e per il Miglior Film, a fare la voce grossa non sono i vari Leonardo DiCaprio e Matt Damon ma ancora lui, uno dei più grandi interpreti della storia del cinema, Jack Nicholson, che a 69 anni suonati sforna una prestazione di altissimo livello. Il personaggio che interpreta è un boss della malavita irlandese a Boston, Frank Costello. È il personaggio che muove la trama, è lui che la polizia tramite l’infiltrato Billy Costigan (DiCaprio) vuole incastrare ed è lui che inserisce come proprio infiltrato Colin Sullivan (Damon) nell’unità speciale anticrimine per capirne e anticiparne le mosse. Costello agisce come un padre nei confronti di Sullivan e Costigan, li protegge ma li fa anche sentire vicini al pericolo che corrono attraverso le sue intimidazioni. Un antagonista completo, spietato ma anche ironico, istintivo ma anche riflessivo, che non fa rimpiangere per nulla i cattivi di quello che è considerato il vero gangster movie di Scorsese, Quei Bravi Ragazzi.

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TOM HAGEN – IL PADRINO, IL PADRINO PARTE II 

Se possiamo individuare uno dei vari motivi per cui Il Padrino Parte III è complessivamente di un livello più basso rispetto ai primi due capitoli della trilogia, questo è l’assenza del personaggio del consigliere e poi avvocato della famiglia Corleone, Tom Hagen, interpretato dall’immenso Robert Duvall. Se ne Il Padrino, l’astro di Tom (come quello di altri personaggi unici quali Fredo e Clemenza) è oscurato dalla grandezza indiscutibile del personaggio di Vito Corleone, con l’uscita di scena di quest’ultimo e con l’arrivo al potere del figlio Michael, vediamo l’ex consigliere (ora solo avvocato per alcuni interessi della famiglia) ricoprire un ruolo sempre più importante. Il suo carisma  gli fa ritagliare un posto di rilievo nella famiglia, nonostante non sia figlio naturale ma solo adottivo di Vito Corleone e da Michael stesso viene considerato un fratello molto più del debole Fredo, che invece è suo fratello naturale. La lunga e prestigiosa carriera di Robert Duvall meritava almeno un Oscar per questa straordinaria interpretazione ma tutto ciò che riuscì a raccogliere fu una nomination per la parte ne Il Padrino.

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HARVEY DENT – IL CAVALIERE OSCURO

Il secondo capitolo della trilogia del genio Christopher Nolan è l’esasperazione di una tendenza presente in tutta la trilogia: Batman non è il protagonista. Ne “Il cavaliere oscuro” oltre allo stupefacente James Gordon interpretato da Gary Oldman e al Joker di Heath Ledger (ci sarà posto anche per lui in questa classifica), abbiamo spazio per uno dei cattivi più famosi della storia dei fumetti, Harvey Dent. Non si tratta di un vero e proprio cattivo, Dent diventa cattivo successivamente nel segno della ormai leggendaria frase “O muori da eroe, o vivi tanto a lungo da diventare cattivo”. Per gran parte del film infatti, abbiamo un personaggio carismatico, il classico eroe americano, che ammira Batman ma non può dargli la sua approvazione pubblica. Dopo l’incidente invece, che gli comporta un trauma psichico, Dent diventa il criminale “Due Facce”, un personaggio spietato che decide il destino delle sue vittime usando una monetina. Questo ruolo rappresenta il vertice assoluto, una prestazione ineguagliabile in una carriera priva di altri acuti come quella di Aaron Eckhart.

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GIUSEPPE CONLON – NEL NOME DEL PADRE

 Il punto più alto della carriera del compianto Pete Postlethwaite, che con la sua interpretazione in questo film attira spesso l’attenzione su di sé e, per una volta, Daniel Day-Lewis (che interpreta il figlio Gerry, il protagonista) non è l’unico che riesce a far parlare bene della propria prestazione attoriale. Il rapporto tra padre e figlio è uno dei punti di forza della pellicola: Giuseppe rincorre il figlio, lo difende e crede in lui nonostante le continuemenzogne e le delusioni che gli provoca, perché Giuseppe, come dice Gerry, “vede sempre il lato buono della gente”. L’amore per il figlio lo porta a raggiungerlo a Londra quando questi viene improvvisamente arrestato, e la polizia sbatte in galera entrambi. Giuseppe Conlon è un uomo reso forte umanamente dai propri valori e stanco fisicamente dalla fermezza con cui li porta avanti. Il tema del nome, Giuseppe, così particolare per un irlandese, ricorre più volte nel film, ed evidenzia l’autorevolezza per la quale il personaggio si distingue dalla massa e ottiene il rispetto di tutti. L’uomo, un animo dolce che non ha bisogno di imporsi per innalzarsi al di sopra degli altri, rappresenta simbolicamente la forza della verità, tema centrale nel film. Candidato agli Oscar per questo ruolo nel 1994, non vinse.

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JOKER – IL CAVALIERE OSCURO

Scelto da Empire Magazine come il terzo miglior personaggio cinematografico di sempre, il Joker è il vero protagonista del secondo capitolo della trilogia di Nolan con tanti saluti al Batman di Christian Bale e al comunque superbo Harvey Dent (vedi sopra). Nella pellicola, il Joker è un criminale che vedeil caos come suo habitat naturale, che attacca la mafia di Gotham City per poi prenderne il controllo. Heath Ledger riuscì nell’impresa memorabile di far dimenticare il Joker interpretato da Jack Nicholson nel film di Tim Burton diciannove anni prima. Questa versione è molto più realistica della precedente sia per quanto riguarda l’aspetto fisico (il volto bianco, le labbra rosso rubino e i capelli verdinon costituiscono il suo aspetto naturale ma si tratta di semplice trucco facciale che il criminale Joker applica al suo volto per terrorizzareil nemico. Il ghigno è inoltre accentuato da due cicatrici che dagli angoli delle labbra arrivano fino alle guance) sia per le armi utilizzate: questo Joker non sfrutta più marchingegni divertenti, sostituiti da coltelli, benzina, bombe e armi da fuoco. A migliorare il tutto c’è l’alone di mistero che circonda il personaggio: Joker spiega le origini delle sue cicatrici, che rivelano il suo passato, alle sue vittime, ma cambiando ogni volta la versione. È l’unico personaggio in questa classica ad essere stato premiato con un Oscar, postumo: il dubbio che gli sia stato assegnato solo a causa della prematura scomparsa di Heath Ledger rimane…

Michael Cirigliano

1975. IL PADRINO-PARTE II: QUANDO IL SEQUEL E’ ALL’ALTEZZA DELL’ORIGINALE

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Quante volte è successo che un sequel sia stato qualitativamente all’altezza del film che l’ha preceduto? Pochissime. E’ possibile che un film del genere possa non solo essere meraviglioso come il primo ma forse addirittura migliore? Si, se parliamo de Il Padrino-Parte II. Come è possibile? Probabilmente perché non è definibile come un sequel canonico: l’opera infatti non si limita a raccontare esclusivamente i fatti accaduti dopo Il Padrino- Parte I ma approfondisce anche il prima (una sorta di prequel-sequel), evocando continuamente il film del 1972 e rendendo così le due parti autonome un unicum complementare.

Alla cerimonia del 1975, il capolavoro di Francis Ford Coppola ,che era oltretutto in competizione con l’altra sua splendida opera La Conversazione e con Chinatown, l’ode al noir di Polanski, ottiene undici nomination e ben sei premi Oscar (miglior film, regia, sceneggiatura, miglior attore non protagonista a Robert De Niro, scenografie, musica). Coppola, che voleva far dirigere la seconda parte a Scorsese per i problemi legati alla realizzazione del primo film, abbandona in secondo piano i canoni del gangster movie per dare vita ad una meravigliosa opera metaforica che racconta la tragicità dell’essere umano e sgretola la labile promessa di quel sogno americano che tanti aveva illuso. Inutile sottolineare la bravura di De Niro come giovane Vito Corleone (il suo italo-siciliano è decisamente migliore rispetto a quello di Al Pacino) che lega sapientement ela parte dell’ascesa a nuovo boss della mafia con la  triste parabola discendente (anche dal punto di vista umano) del nuovo Padrino, Michael Corleone. Ancora fotografia di Gordon Willis e musiche di Nino Rota.  Da segnalare l’esperimento della Godfather Saga (The Godfather  1901-1959) un rimontaggio in ordine cronologico che probabilmente perde il suo fascino.

CURIOSITA‘: È stato il primo sequel nella storia del cinema a vincere l’Oscar al miglior film, impresa in seguito riuscita anche a Il Signore degli Anelli – Il ritorno del Re. Tuttavia la saga de Il padrino è l’unica nella storia ad aver vinto più di un Premio Oscar come miglior film. Marlon Brando e Robert De Niro sono gli unici due attori ad aver vinto l’Oscar interpretando lo stesso personaggio, Vito Corleone, rispettivamente da anziano (nel primo film, del 1972) e da giovane. Don Vito è quindi l’unico personaggio della storia del cinema ad avere vinto 2 Oscar con 2 attori diversi.

Francesco Pierucci