REVENANT: INARRITU CERCA IL SUO DIO

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Hugh Glass (Leonardo Di Caprio), trapper statunitense vedovo di moglie, indiana Pawnee uccisa dai soldati, e padre di Hawks (Forrest Goodluck ), guida i cercatori di pelle capitanati da Andrew Henry (Domhnall Gleeson) dalle montagne rocciose del Missouri verso il forte, cercando di salvarli dai continui attacchi degli Arikara, pellerossa in cerca della figlia del capo tribù. Aggredito da un’orsa che lo riduce in fin di vita, viene seppellito vivo da John Fitzgerald (Tom Hardy), che gli uccide suo figlio che si oppone. Hugh sopravvive e si incammina, nonostante le ingenti ferite, verso il forte per trovare la sua vendetta.

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GOLDEN GLOBES 2016 –  PER IL SECONDO ANNO DI FILA E’ INARRITU IL MATTATORE DELLA SERATA  

 

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Si è svolta la notte del 10 gennaio la 73esima edizione dei Golden Globe Awards, condotti per la quarta volta da Ricky Gervais. E’ stata una notte di conferme, delusioni e riscatti. Partiamo da questi ultimi che di solito rappresentano le storie più belle da raccontare con tutto il significato nostalgico che si portano dietro. A tal proposito, due sono i protagonisti della serata. Il primo è Sylvester Stallone, premiato come miglior attore non protagonista per Creed: si tratta del primo Golden Globe per lui in carriera, arrivato a 39 anni di distanza dalla doppietta di nomination come attore e per la sceneggiatura originale per quel sorprendente Rocky, che poi avrebbe vinto addirittura l’Oscar come miglior film. In questi decenni la stella di Sly si è eclissata a più riprese portandolo a prendere parte a film di bassissimo profilo che l’hanno portato a essere candidato quasi fisso ai Razzie Awards. Nonostante ciò, la stima e l’affetto del pubblico non sono mai venuti meno come testimonia l’entusiasmo generale in seguito a questa vittoria e le probabilità che Stallone trionfi anche agli Oscar sono tutt’altro che basse.

L’altra redenzione della serata è quella di Ridley Scott, cineasta capostipite del genere fantascienza che stravolse il mondo con i rivoluzionari Blade Runner e Alien ma poi spesso sprofondato negli abissi del blockbuster. Se pensiamo al fatto che solo un anno fa usciva al cinema quell’immondo adattamento biblico chiamato Exodus: Gods and Kings, un ritorno ad alti livelli del regista de Il Gladiatore era l’ultima cosa che ci aspettavamo. Eppure, sorprendendo tutti, The Martian è stato in grado di mettere d’accordo pubblico e critica. Per Scott non è arrivato il premio come migliore regista (dovrebbe arrivargli però l’Oscar, stando alle insistenti voci), al film sono andati comunque i prestigiosi Globes per la miglior commedia (???) e come miglior attore in una commedia ovvero Matt Damon, anche lui scomparso dal cinema che conta da troppo tempo.

Passiamo ora alle conferme e in testa vediamo il bel faccione di Alejandro González Iñárritu, dopo l’ottimo Birdman che l’anno scorso gli ha portato gli Oscar come miglior film, miglior regista e migliore sceneggiatura originale e un solo Golden Globe per la sceneggiatura. Quest’anno invece sono arrivati ben tre premi per Revenant – Redivivo: miglior film drammatico, miglior regista, e miglior attore in un film drammatico per Leonardo DiCaprio che porta a casa il terzo Golden Globe della carriera dopo quelli conquistati con The Aviator e The Wolf of Wall Street. Alla voce “Oscar” fa ancora rumore il numero zero, ma mai come quest’anno Leo è il favorito per portarsi a casa la statuetta.

Tra gli altri premi, abbiamo il terzo Golden Globe nelle ultime tre candidature per la giovane e bella Jennifer Lawrence, sempre guidata da David O. Russel, questa volta in Joy che però pare non avere riscosso grandi consensi da parte della critica d’oltreoceano.

Ha avuto anche buone soddisfazioni il biopic di Danny Boyle, Steve Jobs che ha ricevuto due premi: per la migliore attrice non protagonista (Kate Winslet, è il quarto per lei) e per la migliore sceneggiatura (Aaron Sorkin, al secondo Globe dopo The Social Network nel 2011).

Tra i delusi non si può non nominare Quentin Tarantino e il suo The Eightful Eight che ha ottenuto un solo premio, quello per la miglior colonna sonora al nostro Ennio Morricone, non presente alla cerimonia. In sua vece ha ritirato il premio lo stesso Tarantino proclamando Morricone il suo compositore preferito e mettendolo sullo stesso piano di Mozart, Schubert e Beethoven.

Nessun premio, poi, per Spotlight e Carol, tra i favoriti di quest’anno: in moltissimi danno certa una lotta tra loro due per l’Oscar principale ma i Golden Globes li hanno lasciati a bocca asciutta. Staremo a vedere, ora è difficile trarre conclusioni su cosa accadrà il mese prossimo al Dolby Theatre, in una delle awards season meno chiare e prevedibili degli ultimi anni. Negli ultimi undici anni solo tre vincitori del Golden Globe come miglior film drammatico hanno ottenuto l’Oscar (12 Anni Schiavo, Argo e The Millionaire) e solo una commedia (The Artist): la partita è, come non mai, aperta.

 

Michael Cirigliano

OSCAR 2015: BIRDMAN (O L’IMPREVEDIBILE VIRTU’ DELL’IGNORANZA)

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“Chi ha dato la green card a questo figlio di puttana?”. Con questa improbabile formula introduttiva Sean Penn ha svelato al mondo quello che in molti si aspettavano: al suo quinto film, il terzo in lingua inglese, Alejandro Gonzalez Iñárritu riesce a centrare l’en plein vincendo gli ambiti Oscar per il Miglior Film, per la Miglior Regia e per la Migliore Sceneggiatura Originale lasciando a bocca asciutta il povero Linklater, sbattutosi con Boyhood in una fatica lunga 11 anni.

In concorso alla 71esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, Birdman è un film che Hollywood sentiva il bisogno di fare. Per due motivi. Negli ultimi anni sono stati tanti (forse troppi) i film sui supereroi. L’imbarazzo negli ambienti cinefili della Città degli Angeliper avere fatto tanti soldi in questo modo è tanto lampante quanto fastidioso. Ed è un po’ la stessa vergogna che Riggan Thomson (Michael Keaton) prova per la fama guadagnatosi con la figura del supereroe piumato Birdman, che tanto gli ha dato ma dal quale vuole disperatamente allontanarsi mettendo in scena a Broadway uno spettacolo teatrale tratto dall’opera “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore” di Raymond Carver. Ma perché la scelta di rilanciarsi proprio con un’opera teatrale? Qui arriviamo al secondo motivo. Questo è un film che vuole, una volta per tutte, ammettere quel senso di inferiorità che da sempre è insito nel cinema nei confronti del teatro. Come dice Naomi Watts/Lesley: “Quando reciti a Broadway vuol dire che sei arrivato, come attore, sei un vero attore”.

Il protagonista è interpretato da Michael Keaton, un attore veramente in declino da anni (alla prima parte importante dai tempi dei due Batman di Tim Burton) e questo contribuisce a dare maggiore credibilità al personaggio di Thomson. La pellicola lo vede al centro di ognuna delle varie storie che si amalgamano alla perfezione. È un viaggio nella mente dell’attore, nelle sue paure, nei suoi deliri e nelle sue ossessioni. E la sceneggiatura co-scritta dallo stesso Iñárritu non perde l’occasione di giocare su questi vari piani tenendo in parallelo due sentieri narrativi, quello reale e quello immaginato da Thompson fino alla fusione finale.

La regia di Iñárritu è notevole soprattutto nel dare l’impressione che l’intero film sia stato girato in un unico piano sequenza. Il film dura 2 ore e sarebbe stato quasi impossibile riprenderlo tutto in un colpo solo: i piani sequenza sono quindi uniti e l’effetto finale è molto realistico, a tratti sbalorditivo. Gli attori hanno dovuto comunque fare i conti con scene che duravano più di 10 minuti e in alcune di esse la cinepresa passa da una stanza all’altra e dall’interno verso gli esterni. Iñárritu ha detto che con tale tecnica cinematografica ha voluto dare al pubblico l’impressione di una “realtà da cui non si può sfuggire, perché viviamo le nostre vite senza la possibilità di fare un montaggio”. Una scelta del genere non sarebbe stata plausibile senza la grande prova di un cast stellare. Non delude nessuno: da Edward Norton a Zack Galifianakis, passando per la sorprendente Emma Stone. Ma il rimpianto rimane per Michael Keaton, che a 63 anni ha dato vita all’interpretazione di gran lunga migliore della sua carriera e che avrebbe meritato l’Oscar per il Miglior Attore Protagonista. L’Academy gli ha preferito Eddie Redmayne, che a 33 anni chissà quante altre occasioni avrebbe avuto per vincerlo. Peccato per Mike che aveva il discorso già pronto.

Michael Cirigliano

OSCAR 2015: I PRONOSTICI DEI DISOCCUPATI ILLUSTRI

I pronostici della serata degli Oscar; I vincitori e gli interpreti migliori secondo gli Illustri.

MERITANO                                                                       VINCERANNO

MATTEO

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MIGLIOR FILM

BOYHOOD                                                                           BIRDMAN

MIGLIOR REGIA

LINKLATER                                                                        LINKLATER

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA

KEATON                                                                          REDMAYNE

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA

     COTILLARD                                                                              MOORE

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA

   SIMMONS                                                                                SIMMONS

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA

   ARQUETTE                                                                             ARQUETTE

MIGLIOR FILM STRANIERO

LEVIATHAN                                                                                          IDA

FRANCESCO

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MIGLIOR FILM

GRAND BUDAPEST HOTEL                                                      BOYHOOD

MIGLIOR REGIA

ANDERSON                                                                                 INARRITU

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA

REDMAYNE                                                                              REDMAYNE

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA

PIKE                                                                                           MOORE

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA

SIMMONS                                                                                     SIMMONS

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA

ARQUETTE                                                                                   ARQUETTE

MIGLIOR FILM STRANIERO

IDA                                                                                                IDA

MICHAEL

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MIGLIOR FILM

WHIPLASH                                                                                 BOYHOOD

MIGLIOR REGIA

ANDERSON                                                                             LINKLATER

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA

KEATON                                                                                 REDMAYNE

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA

MOORE                                                                                      MOORE

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA

SIMMONS                                                                                   SIMMONS

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA

STONE                                                                                   ARQUETTE

MIGLIOR FILM STRANIERO

IDA                                                                                               IDA

PIETRO

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MIGLIOR FILM

BIRDMAN                                                                            BIRDMAN

MIGLIOR REGIA

ANDERSON                                                                        LINKLATER

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA

KEATON                                                                                  KEATON

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA

PIKE                                                                                         MOORE

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA

SIMMONS                                                                                    SIMMONS

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA

ARQUETTE                                                                               ARQUETTE

MIGLIOR FILM STRANIERO

IDA                                                                                                       IDA