RIMPIANTI DA OSCAR – INCEPTION E IL TORMENTATO RAPPORTO TRA NOLAN E L’ACADEMY

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Memento, The Prestige, Il Cavaliere Oscuro, Inception, Interstellar. Tutti grandi titoli diretti dal britannico Christopher Nolan ma sempre ignorati, vergognosamente, dall’Academy. Quello che Nolan ha portato a casa con questi cinque film è la miseria di tre candidature (e neanche una vittoria): due per la Miglior Sceneggiatura Originale per Memento e Inception e una per il Miglior Film per Inception. E proprio su quest’ultimo titolo vogliamo concentrare la nostra attenzione nell’appuntamento finale di Rimpianti da Oscar, alla vigilia della cerimonia di consegna degli ambiti premi.

Nel 2011 vinse l’Oscar per il Miglior Film Il Discorso del Re di Tom Hooper che, intendiamoci, è un ottima pellicola, fedele dal punto di vista storico e che può vantare prove attoriali indimenticabili da parte di Colin Firth e Goeffrey Rush. Ma, a differenza di Inception, non ha quel valore aggiunto che serve a far entrare un film tra gli intoccabili della storia della settima arte.

La storia è quella di Dom Cobb (Leonardo DiCaprio), un ladro con una capacità peculiare: è in grado di rubare pensieri e idee dal subconscio di una persona mentre sogna. La sua ultima missione, che gli permetterebbe di ritornare negli USA e rivedere i suoi figli dopo tanto tempo, è però quella più ardua: invece di rubare un’idea dal subconscio di una persona, deve attuare il processo inverso, cioè immetterla entrando nel sogno di un soggetto.

Inception è un thriller d’azione fantascientifica basato interamente sul sogno e su come è strutturato il nostro subconscio. Ma la dimensione onirica non è tutto: come in tutti i film di Nolan, i personaggi devono fare i conti con la loro solitudine e con delle realtà parallele che spesso si confondono con il mondo reale.

In questo disegno, DiCaprio (con una prova senza particolari acuti, qui l’Oscar non lo meritava e la mancata candidatura è ineccepibile) non interpreta un personaggio così lontano da quello visto alcuni mesi prima in Shutter Island. Non deludono gli attori feticcio di Nolan Michael Caine, Joseph Gordon-Lewitt, Ken Watanabe e Tom Hardy. La fotografia (come al solito curata da Wally Pfister) sembra ricordare quella di Matrix in termini di spettacolarità e ingegnosità.La colonna sonora di Hans Zimmer è una delle migliori mai composte dal compositore.

Film da vedere e rivedere, da capire e interpretare. Il finale fa riflettere e induce a porci svariate domande. Cosa che probabilmente l’Academy non ha fatto visto che ha snobbato il film premiandolo con 4 Oscar (tutti tecnici, nessuno al regista). Ma resta la consolazione di essere ritenuto dai più uno dei prodotti più rivoluzionari dai tempi di PulpFiction.

Maestri come Kubrick e Hitchcock sono passati a miglior vita senza vincere alcuna delle statuette principali a cui possa ambire un regista (Miglior Film, Miglior Regia, Migliore Sceneggiatura).Non resta che augurarci che a Nolan non tocchi lo stesso spietato destino.

Michael Cirigliano

2011. IL DISCORSO DEL RE: QUANDO L’ACADEMY IGNORO’ INCEPTION

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Ci sono anni in cui la cerimonia degli Oscar mi ha fatto sorridere, anni in cui mi ha fatto commuovere ma soprattutto anni in cui mi ha fatto incazzare e indiscutibilmente quella del 2011 è stata la premiazione che più mi ha fatto roteare i cosiddetti. Prendete questi due film in concorso: Il discorso del re di Tom Hooper e Inception di Christopher Nolan. Cos’hanno in comune? Assolutamente niente! Il primo è una commediola modesta ma ben curata sulla nobiltà inglese, il secondo è un’opera (seppur debitrice del Paprika di Satoshi Kon) affascinante e complessa che analizza i misteri onirici dell’inconscio. Ora, se avete letto il titolo dell’articolo o se anche voi come me stavate a mangiarvi le falangi davanti al televisore, sapete chi ha vinto. Ispirato a una storia reale, Il discorso del re (dodici nomination!) ruota attorno ai problemi di balbuzie di re Giorgio VI (Colin Firth) e del suo tentativo di risolverli. Unanimemente acclamato da pubblico e critica, il film del britannico Hooper è un prodotto storicamente accurato, fotograficamente apprezzabile ma in ogni caso privo di quel quid che gli conferirebbe lo spessore necessario per diventare un film immortale. Unica vera nota di merito l’incredibile interpretazione del mostro sacro Geoffrey Rush (che ovviamente non vince l’Oscar) nel ruolo dell’eccentrico logopedista Lionel Logue. Tra un ringraziamento e l’altro durante la notte del 27 febbraio, Il discorso del re si porta a casa immeritatamente quattro statuette mentre io dopo quattro anni mi sto ancora chiedendo se la trottola cade o no. Misteri  della vita.

Francesco Pierucci