MOMMY: IL MIGLIOR FILM DEL 2014

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Ci tengo ad annunciarlo qui e ora: Mommy è il miglior film del 2014.

Così, con un mese d’anticipo e senza troppi fronzoli. Perché? Perché raramente un lungometraggio è riuscito a emozionarmi ininterrottamente per tutta la sua durata e a colpirmi così nel profondo da spingermi a desiderarne una seconda visione(forse l’ultimo in ordine di tempo era stato nel 2004 Million Dollar Baby).

Premiato ex aequo a Cannes con Audieu au langage di Godard, l’ultima opera di Dolan (25 anni e gia cinque film all’attivo!) ha il grande pregio di raccontare una storia archetipica (il complicato rapporto madre-figlio) in modo del tutto originale. Basti pensare semplicemente alla scelta dell’aspect ratio e alla sua declinazione nel corso della pellicola:se infatti  il formato 1:1 ribattezzato polaroid o selfie  è estremamente funzionale per accentuare il lavoro d’introspezione (sia da parte del regista che da parte del pubblico) sui protagonisti con lo stesso intento che un tempo spettava al Kammerspiel tedesco, la sua successiva mutazione è più emozionale e facilmente riconoscibile rispetto ad esempio a quella che componeva il  Grand Budapest Hotel di Wes Anderson, che da buon cinefilo aveva scelto coraggiosamente di utilizzare  il passaggio dal 16:9 al 4:3 per omaggiare un certo tipo di cinema del passato (Lubitsch in primis).

Eppure, dopo la scettica visione di Tom à la ferme, mai avrei pensato di potermi innamorare dei personaggi di questo più che promettente regista canadese. E così piuttosto inaspettatamente mi sono perdutamente innamorato di Diane, una madre forte, una donna debole così come debole e contemporaneamente forte è suo figlio Steve che vorrebbe spaccare il mondo ma che invece si limita all’autodistruzione. E inevitabilmente  mi sono invaghito anche di Kyla e  della sua timidezza forzata che cela enorme sofferenza. Queste tre meravigliose anime tormentate, abbandonate a se stesse da una società che promulga leggi eticamente discutibili, finiscono con il formare una delle famiglie più affascinanti e atipiche mai viste sullo schermo. Dolan accudisce teneramente i membri di questo trio, ce li fa odiare e amare in un vorticoso parossismo sentimentale e con la sua regia ci stupisce e ci tiene in ansia per il loro futuro incerto che oramai è anche un po’ nostro. Impossibile tralasciare le interpretazioni degli attori: da una maestosa Anne Dorval (attrice feticcio del regista) al fragoroso Antoine Olivier Pilon fino ovviamente  al tocco delicato di Suzanne Clément. Ma una menzione speciale la merita senz’altro la toccante colonna sonora che spazia tranquillamente da Einaudi agli Eiffel 65 passando per Celine Dion e gli Oasis (la loro Wonderwall accompagna  quella che secondo me è la sequenza migliore del film) e che probabilmente rasenta la perfezione  delle ballate folk di Inside Llewyn Davis.
Domani tornerò a vedere Mommy.

E poi lo farò ancora una volta.E ancora.

Poi nel buio della sala  a un certo punto piangerò  e mi sentirò finalmente libero, anche solo per due ore.

Questa è per me la magia del cinema.

Francesco Pierucci

INSIDE LLEWYN DAVIS: TOP 3 DELLA SOUNDTRACK

Diciamoci la verità: quando ho visto l’ultima opera dei Coen al cinema, non ne sono rimasto affatto impressionato. Bel film, ok. Fotografia particolare. Personaggi come al solito azzeccatissimi. Come mai allora non sono riuscito ad apprezzarlo? Forse per l’impellente disorientamento emotivo e sensoriale che il film mi ha trasmesso. Tutte le frustrazioni del buon Davis mi appartenevano improvvisamente. E poi? E poi assolutamente niente per qualche giorno, finché il film, o meglio il mood che trasmette e soprattutto le canzoni mi sono entrate dentro e dopo quasi un anno non mi abbandonano ancora. E’ per questo che A proposito di Davis entra di diritto nel mio podio ideale dei migliori film dell’anno. Il soundtrack invece è senza dubbio perfetto. Qui di seguito la classifica dei tre brani che mi hanno emozionato di più:

3

HANG ME, OH HANG ME

La canzone d’apertura del film che ci proietta subito nel mondo disastrato di Llewyn Davis. Una melodia triste che racconta perfettamente la sciagurata storia del cantante folk in declino, del suo girare il mondo rimanendo fermo su se stesso, del suo involontario istinto verso l’autodistruzione (“Impiccatemi”) e dell’evasione da una vita priva di soddisfazioni.

2

PLEASE MR. KENNEDY

Il solo brano allegro di tutto il soundtrack. La canzone è divertente, così come la sua interpretazione da parte del trio magico di attori: oltre al buon Isaac infatti ci sono Timberlake e Driver. In particolare i controcori di quest’ultimo alzano inesorabilmente il valore della scena. Se il testo scherza su di un’improbabile avventura spaziale, il sottotesto vuole testimoniare il dualismo tra pop e folk che vedrà prevalere la prima corrente.

1

THE DEATH OF QUEEN JANE

Nella scena più bella del film, Davis è riuscito finalmente a ottenere un provino con un famoso agente musicale. L’occasione più importante della sua vita si manifesta a pochi metri dal palco, quasi al buio e con la sola chitarra a sostenerlo. Il meraviglioso brano parla della regina Jane che sta morendo per dare alla luce suo figlio. Le complicazioni del parto la spingono a chiedere al marito di tagliarle il fianco per far vivere il futuro re. L’interpretazione di Davis è emozionante e sentita, considerando il fatto che Jean, la madre di suo figlio, ha appena deciso di abortire. L’agente guarda Llewyn intensamente durante l’esecuzione e poi, lapidario, gli comunica che il suo genere non ha futuro. Commovente.

Francesco Pierucci