1930. ALL’OVEST NIENTE DI NUOVO, IL PRIMO GRANDE CAPOLAVORO BELLICO

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Il 1930 rappresenta l’occasione per l’Academy di riproporre la doppia cerimonia  nel corso dello stesso anno (una prima si tenne ad aprile per i film compresi tra il 1927-1928 e una seconda invece a novembre per il biennio 1928-29). A trionfare in primavera fu il  musical La Canzone di Broadway,  primo film sonoro a vincere l’ambita statuetta ( tra i primi a sperimentare il Technicolor) e pellicola nota soprattutto per aver contribuito con le sue musiche al successo del metacinematografico Cantando Sotto la Pioggia.

In autunno invece il premio va allo splendido All’Ovest Niente Di Nuovo di Lewis Milestone (tratto dal noto romanzo Niente di nuovo sul fronte occidentale di Erich Maria Remarque). Emblema dell’antimilitarismo, il film ambientato durante la Prima Guerra Mondiale  racconta la storia di alcuni studenti di un piccolo borgo tedesco che decidono di arruolarsi come volontari( in seguito alla continua propaganda bellica portata avanti dal loro professore) e che scopriranno a loro spese che la cruda realtà della guerra è ben diversa da come viene descritta. Presto infatti, la fame sempre più pressante e il senso di colpa per gli omicidi perpetrati li condurranno a crisi nervose o addirittura alla pazzia. All’Ovest Niente Di Nuovo può quindi essere inteso come una grande critica del fallimento del ruolo pedagogico: da un lato il professore, colpevole di aver condizionato le loro scelte e dall’altro il gruppo di veterani che esorta la gioventù alla freddezza e al cinismo più bieco costituiscono due facce della stessa medaglia.

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Paul viene assalito dal senso di colpa

Traendo vigore dalle tematiche trattate, quella di Milestone si dimostra una regia straordinaria (non a caso premiata anch’essa con l’Oscar) che sfrutta i primi piani dei volti espressionisti e silenziosamente inquieti di ragazzi troppo giovani e inesperti per affrontare tale massacro. Magnifica  la carrellata sui nemici che, nel tentativo di conquistare la trincea, vengono crivellati di colpi uno dopo l’altro: l’esistenza dei soldati è così labile in guerra da perdere quasi ogni significato. I giovani, incolpevoli del proprio destino, “non sanno fare altro che morire”. Forse i capi di stato dovrebbero semplicemente seguire  il consiglio del buon Katczinsky: bastonarsi tra di loro in mutande per stabilire il vincitore, senza coinvolgere milioni d’innocenti. Meraviglioso il finale poetico con la farfalla.

Curiosità: i nazisti tentarono di boicottarne la visione, lanciando dei topi in platea all’anteprima di Berlino. Buontemponi!

Francesco Pierucci

1929. ALI, FILM DI GUERRA E AMORE

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La prima edizione degli Academy Awards of Merit, nominata più comunemente Oscar, presenta una particolarità rispetto alle edizioni successive: il premio per il Miglior Film è diviso in due sezioni, per Film e produzione artistica e per Produzione. La prima, vinta da Aurora di Murnau (un vero capolavoro che tratta della perdita dell’amore e del suo ritrovamento, non senza argomenti sociologici importanti come la contaminazione del mondo contadino da parte delle grandi metropoli), venne abolita l’anno seguente; la seconda diventa invece il premio Miglior Film che è perdurato fino ai giorni nostri. A vincere l’ambita statuetta fu una megafilm bellico prodotto dalla Paramount e diretto da William A. Wellman , Ali (Wings). Più che per la trama, con due amici che si arruolano nell’aviazione francese per la Grande Guerra, e sono rivali in amore a causa della magnetica Mary (una trama molto simile è presente nel film Gli angeli all’inferno di Howard Hughes realizzato quasi in contemporanea, ma è scopiazzata anche da Pearl Harbor ), viene ricordato per le rivoluzionarie riprese aeree create con le telecamere posizionate sulle ali di veri aeroplani e per il tragico finale. Film muto della durata di 139 minuti, ha nel cast un giovanissimo Gary Cooper, che interpreta un veterano di guerra all’inizio della pellicola. Da recuperare.

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Il trio amoroso

Matteo Chessa

LO HOBBIT 2 – LA DESOLAZIONE DI JACKSON

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Lunedì sera, freddo boia, davanti al cinema le aspettative sono alte, anzi altissime, finalmente si vedrà Smaug, prendo i pop corn ed entro…. Già partiamo bene, il 3d mi da fastidio. La scelta dei 48 fps si conferma pessima come l’anno scorso per “Un Viaggio Inaspettato” e boh il classico preambolo non ha l’epicità giusta. La fotografia luminosa e vivace, nota distintiva di questi prequel, stona con gran parte dei precedenti lavori del regista e con le atmosfere di questo particolare film. Si avverte un clima cupo, di “baratro prima della tempesta”, più simile alle atmosfere del ‘Signori degli Anelli’ che a quello di un periodo di pace come sostenuto da Jackson in qualche intervista… ribadisco, scelta di colori e luci inutile, anche fastidiosa se unita al pessimo 3D che toglie qualità alle immagini, invece che valorizzarle! Poi… Va detto che adattare la parte più pesante del romanzo (tutta la scampagnata a Bosco Fronzuto e la permanenza a Dale) non era facile e infatti a Jackson non è riuscito per niente… La prima metà della pellicola è davvero noiosissima. Parlando di questa parte di film, il grosso problema (e in generale di questa nuova Trilogia) sono i “filler”, infatti il buon Peter si è fatto convincere dalla WB a spalmare il romanzo su 3 film anzi che in 2 (come da preventivo) e quindi ha dovuto inserire nella sua trama elementi estranei al romanzo originale, cercando anche di inserire rimandi e collegamenti con la vecchia Trilogia. Vedere tutto bianco o nero non mi piace, siamo nel grigio e non tutti i “riempitivi” sono inutili come quella di Tauriel (Evangeline Lilly), che ha rotto i coglioni già dalla prima apparizione. L’elfa è stata creata apposta per dare una nota rosa al film ed è ridicolo il triangolo tra lei, Legolas e il nano Kili; parlando di Negromante e Azog, sono personaggi originali di Tolkien che vengono menzionati in alcuni libri tranne che ne ‘Lo Hobbit’ ma tutto è ben studiato.

lo-hobbit-desolazione-di-smaug-The-Hobbit-The-Desolation-of-Smaug-recensione-anteprimaUn fantastico incontro…

Il Negromante si rivela essere Sauron e il primo incontro tra questi e Gandalf, mostrato in questo ‘La desolazione di Smaug’ viene citato in un capitolo de ‘Il Signore degli Anelli’ e in un passaggio de ‘Lo Hobbit’ Gandalf si allontana dalla compagnia scusandosi con generici “affari da sbrigare a Sud”, a Dol Guldur appunto; stessa cosa per l’Orco Pallido, che era morto a Moria contro i nani, ma Jackson lo fa sopravvivere per mostrare come fosse profondo l’odio tra gli orchi e i nani e anche per meglio suggellare il passaggio di testimone con Bolg, a capo degli Orchi nella grande guerra oggetto del futuro terzo film. Discutibile poi che il regista abbia preferito realizzare il personaggio in CGI e non con la tecnica tradizionale, minuzie che però indicano un abbandono della “poesia” che ha fatto il successo dei 3 film su ‘Il Signore degli Anelli’. Insomma un’accozzaglia di roba che forse, e dico forse, si poteva evitare.Concludendo parliamo di Smaug, che è strepitoso!I dialoghi tra lui e Bilbo sono davvero divertenti e quasi ansiogeni, poi l’inseguimento attraverso Erebor e le montagne d’oro sono davvero ben realizzate e aggiungono il livello d’azione giusto che è mancato al film già dall’inizio. Sono curioso di vedere come Peter Jackson sfrutterà il filone della pazzia che aleggia sulla compagnia e che interessa Thorin, attanagliato da un genetico attaccamento al potere, e Bilbo, spinto dall’Anello a gesti impulsivi e violenti non appartenenti a un mite hobbit.

Pietro Micheli

I PERSONAGGI PIU’ CATTIVI DEI FILM

I CATTIVI DI MATTEO

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CIUFFO BIANCO – GREMLINS

Spaventoso mostriciattolo del film che ha traumatizzato milioni di bambini, vince al fotofinish il ballottaggio con Darth Vader (la redenzione finale ha fregato quest’ultimo) e trova meritatamente un posto nella classifica. Non bastassero le sembianze orribili e i versi da incubo, si fa odiare anche per la sua tenacia e il fatto di essere un “duro a morire”, non rimanendoci secco nell’esplosione del cinema in cui i Gremlins guardavano Biancaneve; non pago, continua a spaventare per un’altra decina di minuti tutti noi. Per fortuna che c’è Gizmo; fatti un bagno caldo nel brodo, maledetto!

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HAL 9000- 2001: ODISSEA NELLO SPAZIO

Può una macchina essere più espressiva degli umani??? Si, e lo dimostra Stanley Kubrick in 2001:Odissea nello spazio nella scena in cui HAL 9000, computer di bordo della nave spaziale Discovery, uccide l’astronauta Frank Poole. Un montaggio veloce, tre inquadrature che ci avvicinano sempre di più all’occhio rosso del computer, che per un attimo lascia intravedere la sua sete omicida. Basta questa scena per rendere HAL, una macchina, più spaventosa dei vari mostri “umani” del cinema.

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JACK TORRANCE- SHINING

E se chi dovrebbe proteggerti fosse la tua più grande minaccia? Rifacendosi più al mito di Saturno che al libro The Shining, Stanley Kubrick (sempre lui, secondo voi chi è il mio regista preferito?) crea il cattivo più spaventoso di sempre, una spanna superiore al palloso personaggio di Stephen King (che ha poco da incazzarsi). Il suo cambiamento graduale da pater familia rispettato e amorevole a sadico assassino impossessato fa accapponare la pelle. Personalmente fa più paura quando abbraccia il figlio nella stanza e gli dice di rimanere per sempre all’Overlook Hotel piuttosto che nella scena in cui pianta violentemente l’ascia nel cuore di Mr Halloran. Jack Nicholson da applausi, solo lui poteva interpretare questo ruolo (secondo voi chi è il mio attore preferito?).

I CATTIVI DI SALVATORE

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RYAN McCARTHY- NEVER BACK DOWN

Avversario di Jake Tyler in Never Back Down, è degno di entrare in questa mia classifica per il solo fatto che, dopo l’uscita del film, le iscrizioni nelle palestre con sala pesi sono aumentate in tutto il mondo vertiginosamente. Interpretato da Cam Gigandet che nel film sfodera un fisico micidiale, ha portato il 99 % dei ragazzi etero a fare subito una ventina di flessioni solo nel primo scontro con Tyler a bordo piscina; a fine film quel 99% ha continuato convinto a fare addominali, arrivando di colpo all’illuminazione d’iscriversi in una palestra di Body Building, farne una settimana a sfinimento ogni giorno, per poi  essere delusi dal non avere ancora un fisico come il suo e preferire mollare tutto dicendo la classica scusa : “Bah quello è un fisico ritoccato al computer, tonto io che ci ho creduto”.

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SCAR- IL RE LEONE

Se paragoniamo i disegni del cartone tra il personaggio di Scar a quello di Simba e Mufasa, notiamo da subito come gli autori ce l’abbiano messa tutta per far risultare ai nostri occhi Scar il personaggio antipatico. Contrapposto ai bei leoni sani, dorati e forti lui invece risulta anoressico, con una criniera nera e il pelo marrone scuro quasi a mostrarcelo come un leone malato. Ma nonostante tutto, sarà forse quella sua postura ondulata,quelle unghie affilate sempre ben in vista o quella fighissima cicatrice sull’occhio sinistro a renderlo esageratamente interessante. Lui molto invidioso del fratello Mufasa, Re della savana, viene descritto come personaggio cattivo senza che nessuno provi mai a biasimarlo, infatti cattivo o meno questo non toglie il fatto che  Mufasa meritava di morire, anche solo per l’essere stato cosi tanto egoista nei confronti del fratello, tenendosi il suo regno stretto e lasciando tutto in eredità al figlio Simba. Proprio per questo motivo, nonostante gli anni passino e a malincuore si debba crescere, la scena di Scar che uccide Mufasa resterà sempre nelle nostre menti : Lunga vita al Re !

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JOHN DOE- SEVEN

Il solito Kevin Spacey non delude mai nella parte del cattivo (Caparezza gli ha voluto dedicare addirittura una canzone a riguardo) ma nella parte di John Doe non offre solo una gran prova recitativa, ma qualcosa di più. L’assassino che giudica le sue vittime punendole con la morte perché colpevoli di vizi capitali, il killer che si placherà solamente quando ognuno dei sette peccati sarà punito. Sta a voi credere se quest’uomo uccida persone innocenti o reali peccatori che meritano realmente quelle fini atroci; a me non importa, basta soffermarmi sulla filosofia del personaggio e sulla sua visione del mondo; capace di farsi uccidere per mano di un uomo che peccherà d’ira ( Brad Pitt), solo perché conscio di avere anch’esso peccato  d’invidia per la bella vita del rivale. Mufasa non avrebbe mai avuto scampo con John Doe nei paraggi, sapete già il perché : Avarizia.

I CATTIVI DI PIETRO 

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KHAN- STAR TREK

Questo “realy bad guy” del universo Star Trek, viene portato al cinema nel 1982 nel film L’Ira di Kahn. La sua origine (narrata nella serie televisiva), è molto antica e risale al Ventesimo Secolo, quando venne creato grazie all’ingegneria genetica come esemplare della razza dei “Potenziati”, esseri con capacità fisiche e di apprendimento superiori a quelle degli umani. Riuscì a diventare il signore del Sud America nel 1992, ma venne subito sconfitto in una sanguinosa guerra. Allora si congelò assieme a 84 compagni per poi essere trovato, nel 2267, dal capitano Kirk, che lo sconfisse ancora (che sfiga!).  La sua unica missione è governare il mondo, anzi la galassia, e uccidere quelli inferiori a lui, ovvero tutti.

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SCERIFFO DI NOTTINGHAM- ROBIN HOOD

Bastardo con la faccia un po’ viscida del film Robin Hood: Il Principe dei Ladri, è il responsabile della morte di Lord Locksley, il padre di Robin. Pensa anche di avere qualche speranza con Lady Marian, ma fa bruciare un intero villaggio perché non riesce a trombarla. Il tipo finisce male, molto male, con grande gioia degli spettatori .Una storica parodia del personaggio, ad opera di Mel Brooks, aiuta a stemperarne la bastardaggine.

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JOBE- IL TAGLIAERBE

Nemico dello sconosciuto film I Tagliaerbe, del 1992, a cavallo tra Tron e Matrix. Jobe viene presentato a inizio film come lo scemo del villaggio, che lavora come giardiniere e vive, stile gobbo di Notre Dame, soggiogato a un prete che lo frusta ogni volta che ne combina una L Viene bombato di steroidi da Pierce Brosnan mentre gioca a una versione beta di GTA! Questa combo lascia il poveretto ancora più matto, più violento, con poteri mentali e manie di onnipotenza. Essendo stato a lungo collegato a macchine futuristiche è capace anche di impossessarsi del Cyberspazio (addirittura stupra “virtualmente” una ragazza).

I CATTIVI DI FRANCESCO

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HARRY POWELL- LA MORTE CORRE SUL FIUME 

Premettendo che Mitchum è già cattivo di per sé, il personaggio de La Morte Corre Sul Fiume e’ un sadico calcolatore senza scrupoli disposto a uccidere brutalmente adulti e bambini per ottenere i soldi nascosti. Le scritte LOVE e HATE sulle nocche rendono il protagonista talmente leggendario da riproporlo prima ne Il promontorio della paura di e poi nelle vesti dell’alter ego DeNiro in CapeFear.

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PIZZA MARGHERITA- BALLE SPAZIALI

Vero cattivo del parodico Balle Spaziali, Pizza Margherita e’ un boss della mafia spaziale che non disprezza attività di strozzinaggio. E’ praticamente una disgustosa pizza gigante con bocca e occhi (dovrebbe essere il corrispettivo di Jabba The Hutt)dall’accento vagamente napoletano. E’ talmente cattivo che spesso si mangia da solo (e si piace molto!) Ed e’ sempre accompagnato dal suo fedele scagnozzo Vincenzino (che non ne disdegna mai una fetta).

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JOKER- IL CAVALIERE OSCURO

Basterebbe il nome a spiegarne la scelta. Il cattivo per eccellenza, la vera nemesi di Batman, uno dei personaggi più complessi della storia del fumetto e del cinema. La sua folle imprevedibilità unita all’accentuata schizofrenia anarchica lo rendono un nemico decisamente difficile da affrontare. Anche se viene sconfitto Joker scalfisce l’animo dell’eroe, gli fa crollare delle certezze, lo rende meno puro. L’interpretazione di Ledger (cosi’ come quella di Jack Nicholson) e’ da incorniciare perché riesce a trasmettere esattamente i concetti espressi prima.

IL CATTIVO SCELTO DA TUTTI

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KEYSER SOZE- I SOLITI SOSPETTI

Dal film I soliti sospetti, un’altra grande interpretazione di, mmm meglio non dirvelo per non rovinare la sorpresa a chi non l’avesse visto. L’attore è stato meritatamente premiato con l’Oscar. Vi basti sapere che Kayser Soze ha ucciso tutta la sua famiglia, minacciata sotto le armi di suoi nemici, per dimostrare di non avere punti deboli e niente con cui venire minacciato. Un diavolo, introvabile, infermabile. Meglio non ritrovarselo davanti, anche se nessuno l’ha mai visto.

ONLY LOVERS LEFT ALIVE: JARMUSH E IL DECLINO DELL’UMANITA’

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La straordinaria vertiginosa sequenza iniziale di Only Lovers Left Alive è una vera e propria dichiarazione d’intenti: la musica, espressa simbolicamente dal 45 giri in dissolvenza incrociata, è forse la vera protagonista del film e l’ipnotica traiettoria circolare della telecamera sottende la lenta ciclicità esistenziale dei due vampiri (Tilda Swinton e Tom Hiddleston) che sono costretti loro malgrado ad abitare in un mondo dove gli uomini, che nel film vengono chiamati “zombie”, non sono utili neanche come nutrimento, essendo portatori di sangue oramai pericolosamente infetto. Jarmush ancora una volta prende a cuore un genere estremamente usurato (in questo caso il cult del vampirismo) e lo destruttura completamente, donandogli nuova linfa vitale: isolati nelle loro certezze ultrasecolari, i due protagonisti, più che un paletto conficcato nel cuore,sembrano temere inconsciamente la più totale apatia.

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Tilda, un vampiro perfetto…

Tra l’America e il Marocco, tra musiche funebri e capolavori della letteratura, ci si lascia sedurre volentieri da quel gioco prettamente intellettuale che con spiritosi riferimenti che spaziano da Byron a Mary Shelley oscura un’ulteriore forma di circolarità, quella della trama. Nella visione pessimistica di Jarmush la Motor City Detroit, metropoli obbligata a dichiarare bancarotta e forse per questo perfetta dimora per il vampiro Adam assetato di passato glorioso (il tentato suicidio testimonia un presente per lui invivibile), rappresenta il simbolo ultimo del fallimento dell’uomo, destinato a vagare senza meta per anonime strade deserte nel cuore della notte e costretto a  lasciarsi stancamente spezzare dalla crudeltà della vita come una pregiata Gibson d’inizio ‘900.

Il passato è ormai un ricordo, il presente una lotta per la sopravvivenza, il futuro un buco nero. Cosa resta allora ai due immortali? Solo l’amore salvifico che ha il suono profondo di un gong e le irradianti fattezze di un diamante incastonato in una stella.

 

Francesco Pierucci

FLOP 5: LE PEGGIORI SCENE DI LOST

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Ha fatto molto parlare di sé, e non sempre sono arrivate critiche positive per questo geniale telefilm. Armandoci di tanta pazienza vi proponiamo quelle che,dopo un duro lavoro di ricerca, possono essere considerate per noi le 5 Peggiori scene di Lost.

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MILES, I MORTI E LA SUA ASPIRAPOLVERE

Premettendo che il personaggio di Miles non è malvagio, non possiamo non criticarlo e farci due risate per una delle sue prime apparizioni. Lost ce lo fa conoscere durante  uno dei suoi “lavori”(ep.04×02), in visita nella casa di una signora ad Inglewood, California, per scacciare lo spirito del nipote assassinato. Se avete capito a che scena ci riferiamo, allora dovete assolutamente ricordarvi la mitica aspirapolvere che attacca alla corrente prima di avere un contatto con il defunto. Dopo averla azionata, il grande sensitivo Miles è pronto e nessuno lo può fermare: si siede sul letto del ragazzo, si concentra e poi, come per magia,  ha una sfilza di tic nervosi che lo portano a muovere la testa come un deficiente, dei tic sicuramente essenziali perché il contatto con il morto avvenga. Che grande scena ragazzi. Che dire, la prima volta che Lost ci fa conoscere Miles  lo presenta come un idiota, un povero sensitivo che gira con la sua mini aspirapolvere, dal rumore, tra l’altro, fastidiosissimo; peggio ancora, oltre a farsi ben pagare, ruba soldi e droga ai morti. Povero!!! Per fortuna avrà modo di rifarsi.

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BEN EVOCA LA NUBE DI FUMO

La nube di fumo, uno dei più grandi misteri della saga di Lost, è anche protagonista e vincitrice del premio “tranquilli la situazione la risolvo io”. Per via della caccia all’uomo istituita da Charles Widmore con lo scopo di catturare Benjamin Linus, il villaggio Dharma è sotto l’assedio di un gruppo di mercenari. I nostri personaggi sono senza speranze, chiusi come topi in trappola in una delle abitazioni. Ben,non consegnandosi a loro, causa addirittura la morte di sua figlia. Dopo questa straziante scena, dove lo sguardo di un Ben impassibile fa tremare il cuore a tutti gli spettatori, ecco che arriva una delle idee peggiori dei produttori : Ben corre nella sua stanza segreta in stile Batman ed evoca la nube di fumo, il mostro o chiamatelo come volete. Chissà che strane preghiere e riti avrà mai fatto e in che stanza sarà mai finito visto tutta la fuliggine nera che ha tolto, fatto sta che fuori si crea uno scontro esilarante tra quel fumo nero e i poveri mercenari, destinati a volare da una parte all’altra senza avere scampo. Scontro penoso.

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MORTE DI ILANA VERDANSKY

Appena letto il nome sicuramente starete pensando : Ma chi diavolo è questa? Ecco appunto chi è? Ilana è la donna che Jacob contatta per aiutarlo a salvare i suoi “candidati” dall’uomo in nero. Lasciamo perdere il fatto che questa donna è tutto un mistero, dato che ci viene presentta in un letto d’ospedale in Russia con il corpo completamente bendato, senza sapere chi sia e quanto meno perché l’illustre Jacob contatti proprio lei. Arrivata sull’isola con il volo Ajira 316 gli autori la dipingono come l’eroina di turno, colei che ha delle risposte, che è arrivata per mostrare la luce ai nostri personaggi. Ma luce di cosa???  Fa la fine più stupida di tutto il telefilm (assieme a quella di Leslie Artz), pensate che viene uccisa da uno scoppio di dinamite, ma precisiamo, una dinamite spenta che lei stessa trasportava. Ma Vaf*****lo Và !

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RODRIGO SANTORO, KIELE SANCHEZ

L’INCREDIBILE STORIA D’AMORE DI NIKKI E PAULO

Ed ecco ci risiamo, chi diavolo sono questi???  Scusate se vi stiamo facendo impazzire, ma come dimenticare questa bellissima storia d’amore, talmente bella che gli autori di Lost, per farci contenti, dedicano un’intera puntata a questi due personaggi fino ad ora incredibilmente inutili. Nikki e Paulo, amanti innamoratissimi che in passato rubarono dei gioielli di grande valore, precipitano sfortunatamente nell’isola assieme alla refurtiva. Proprio qui Paulo (il cui attore interpreterà Serse in 300)  si appropria dei gioielli e ciò causa la fine dell’amore tra i due (innamoratissimi proprio eh). Non so voi ma noi guardando questa puntata, (la 03×14 se volete rifarvi un regalo) non vedevamo l’ora che finisse. Poi finalmente la svolta, a fine puntata muoiono entrambi soffocati, visto che dopo essere stati paralizzati dal morso di un ragno vengono seppelliti vivi dagli altri personaggi che li credevano morti. Per fortuna il lieto fine.

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L’ARRIVO AL TEMPIO E I SUOI PROTETTORI: LENNON E DOGEN

Ed ecco arrivata la prima classificata che non poteva non essere una scena della VI^ stagione del telefilm, dove ce ne sono molte degne di entrare in questa flop 5. Noi abbiamo voluto premiarne una in particolare, quella dell’arrivo al tempio sacro dei personaggi principali. Finalmente dopo tanto tempo siamo degni di vedere questo misterioso tempio, di cui si sa solo che è un luogo in cui accadono  i miracoli. Sarebbe dovuta essere una scena entusiasmante, piena di passione e mistero. E invece? Invece ecco una grande delusione, i nostri eroi vengono accolti dai due personaggi più brutti di tutto il telefilm : il misterioso e saggio Dogen protettore del tempio e il suo consigliere e traduttore Lennon. Dogen, più adatto a fare la parte di un maestro ninja in un film di Karate Kid, addirittura ci fa imbestialire parlando solo in giapponese, con il suo schiavetto Lennon, ex alcolizzato sicuramente, a fargli da traduttore (il suo compito è solo questo). Lost non meritava questi due personaggi e le loro inutili storie, per fortuna ci ha pensato il solito Sayid a toglierli di mezzo, annegando Dogen e sgozzando Lennon; che grande!!!

 

Salvatore Sau

VENERE IN PELLICCIA: QUANDO IL LIMITE ESALTA LA FORMA

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Se ultimamente il teatro sta vivendo un periodo di gradevole connubio con il cinema, lo si deve fondamentalmente a un signore di nome Polanski Roman. Dopo il frizzante Carnage girato totalmente all’interno di un’abitazione, il regista francese decide di autolimitarsi ancora di più, sfruttando un semplice palcoscenico e due attori straordinari.

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Il cinema si teatralizza…

L’opera del titolo, riadattata dall’autore, è di una modernità destabilizzante che sprizza attraverso le delicate battute di Severin von Kusiemski/ Mathieu Amalric contrapposte alle ruvide risposte di Wanda von Dunayev/Emmanuelle Seigner. Il sadomasochismo, tema dominante della pièce, viene utilizzato come punto di partenza per analizzare gli istinti primordiali e ancestrali dell’uomo e della donna. L’inconscio represso, insolitamente oscuro come l’ angolo della ribalta, trova più volte la sua ragion d’essere prima come nuovo abito da indossare, poi come nuova parte da recitare e infine come tragedia greca da commemorare.

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Il teatro è il cinema

Dopo pochi minuti dall’inizio, realtà e finzione si sovrappongono e finiscono inesorabilmente col confondersi. Niente è come appare: la recita naturale e le pause ritmicamente orchestrate mettono in luce un erotismo iconico, una sorta di sessualità asessuata che attrae e respinge contemporaneamente. Venere in Pelliccia è per questo un film splendido che intrattiene, diverte, affascina, scuote e lacerando la mente dello spettatore come l’ira di una Baccante dimostra di essere un film ancora più complesso di quello che sembra.

 

Francesco Pierucci