UN REGISTA, TRE FILM: HOWARD HAWKS

Nuovo appuntamento, nuovo regista: questa volta ho voglia di analizzare uno di quei grandi registi come Wylder o Preminger in grado di spaziare sapientemente tra i generi cinematografici più disparati. Hawks è stato acclamato per magnifici noir (Il grande sonno, Acque del sud), western (Un dollaro d’onore, Rio Lobo) e commedie musicali (Gli uomini preferiscono le bionde). E proprio delle commedie, in particolare di quelle associabili al sottogenere screwball, che tratterà questa (altrimenti impossibile) Top 3.

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ERO UNO SPOSO DI GUERRA

Premetto dicendo che per me Cary Grant è la screwball comedy. E’ questa splendida commedia può spiegarne certamente il motivo: è impossibile non ridere osservando le movenze del divo di Hollywood vestito in modo imbarazzante da donna. Ero uno sposo di guerra va amato innanzitutto per questo ma anche secondo me per la sua trama geniale: per seguire la moglie tenente in guerra, un capitano dell’esercito francese cerca di partire con lei chiedendo l’applicazione della legge a favore delle spose di guerra. Un film intelligente e divertente che parte come la solita “guerra dei sessi” per poi spostarsi su di una tematica più sociale della “lotta alla burocrazia”.

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SUSANNA!

Altro film, altra pietra miliare della storia del cinema. Un occhialuto Cary Grant sopra le righe, perfettamente affiancato da una sbadata Katharine Hepburn. Trionfano qui più che le battute scombussolate e taglienti, le gag fisiche come quella della cena oppure legate agli animali (come nell’altrettanto valido Il magnifico scherzo, sempre di Hawks). A onor di cronaca, è il primo film nel quale la parola gay viene pronunciata in riferimento all’omosessualità.

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LA SIGNORA DEL VENERDI’

E’ senza dubbio questa la mia screwball preferita di sempre. Perché? Interpretazioni magistrali della coppia Grant-Russell, situazioni paradossali, battute a raffica e ritmo incalzante: non a caso il film detiene il record per il dialogo più lungo e veloce della storia del cinema. La modernità della pellicola poi è fuori dal comune: Hildy Johnson, donna degli anni ’40, è in realtà una giornalista spietata e soprattutto rispettata dagli uomini dell’epoca. Un personaggio indimenticabile, insomma. Così come questo film. Vedetelo e non ve ne pentirete.

Francesco Pierucci

1934. CAVALCATA: VIAGGIO TRENTENNALE NELLA STORIA INGLESE

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Nell’anno di Addio alle armi di Borzage e della brillante commedia di Frank Capra Signora per un giorno, trionfa alla notte degli Oscar e si aggiudica la statuetta per il Miglior Film Cavalcata di Frank Lloyd, già premio Oscar alla Regia nel 1930 (ad Aprile quando trionfò La canzone di Broadway) per il fiacco Trafalgar (nemmeno candidato), che bissa il successo con questo dramma bellico che ripercorre 30 anni di storia inglese. Utilizzando come spunto la storia di un’agiata famiglia borghese di Londra, i Marryot, Lloyd ripropone tutti gli avvenimenti più importanti della storia britannica, iniziando dal capodanno del 1899, in piena guerra anglo-boera, passando per il disastroso naufragio del Titanic del 1912 (in cui i coniugi Jane e Robert perdono un figlio), la morte della regina Vittoria e l’inizio della Grande Guerra del 1914, in cui perirà un altro figlio. Diretto con caparbietà e solidità, offre le splendide prove recitative di Diana Wynyard (candidata all’Oscar che le verrà soffiato da Katharine Hepburn per La gloria del mattino) e Clive Brook che, nelle parti dei coniugi, accompagnano magnificamente la “cavalcata” lungo la storia inglese (il tema del tempo che passa è centrale nel film e si sprecano le riprese di orologi, da quello del Big Ben ai vari pendoli della casa). Tratto da una piéce teatrale del 1931 di Noël Coward, ha il grave difetto di non riuscire a discostarsi troppo dall’opera di teatro risultando a tratti pesante, ma anche tanti pregi, dalle interpretazioni citate alle sequenza belliche. Complessivamente porta a casa tre Oscar: Miglior Film, regia e scenografia di William Darling. Un capolavoro che a volte passa in televisione; monitorate le guide Tv perché è da non perdere.

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I coniugi Marryot, perno su cui ruota la cavalcata nella storia inglese

Matteo Chessa