L’IMPERO DEI MORTI – ROMERO A FUMETTI

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Tra pochi giorni riprende The Walking Dead, contenti? Per ingannare l’attesa eccovi una carovana di zombie, cucinati dal creatore degli Azzannatori moderni George A. Romero

Come recita la 4° di copertina de L’Impero dei Morti sono passati 5 anni dal primo attacco zombie, quello visto in La Notte dei Morti Viventi, e il mondo ha trovato un nuovo equilibrio. Romero punta l’obbiettivo su New York City dove arriva una giovane dottoressa, Penny Jones, convinta di poter rendere mansueti gli ambulanti sfruttando il ricordo che questi hanno della loro vita passata.

L’ormai già stravisto “noi vivi siamo i veri morti che camminano” acquista nuovo significato se si scopre cosa nascondono i politici della città e soprattutto gli zombie.

I personaggi che popolano L’Impero dei Morti sono tanto inquietanti quanto affascinanti, Penny è una protagonista a modo suo originale visto il contesto in cui si muove e anche gli altri Chandrake, Bill e Paul hanno un certo senso nella storia. Come immaginabile, i costumi e le abitudini dell’umanità si sono quanto meno corrotti e non mancano prostitute, poliziotti violenti e mafiosetti da quartiere, delinquenti che non tengono il confronto con i politici! Chandrake ad esempio è il sindaco di NY, uomo di potere che non le manda certo a dire, controlla con la paura molte persone illustri della Grande Mela, si fa arrivare donne sempre fresche e ha molta voglia di farsi rieleggere. Il Sindaco è anche il protettore della città e fornisce ai cittadini tutti il cibo e il divertimento di cui hanno bisogno, infatti la grande attrazione di questa NY è “l’arena degli zombie”, dove i morti combattono l’un l’altro come gladiatori e sono addestrati da Paul. L’uomo di fiducia del sindaco scova per strada i più “intelligenti” e li fa diventare dei lottatori provetti… molto figo!

I disegni sono di Alex Maleev, un artista che personalmente amo molto e che ben si sposa con la scrittura di Romero (l’ha scelto lui non a caso). I colori sono molto cupi ma certi particolari saltano subito fuori dalla pagina come se ogni personaggio avesse un faro colorato puntato su di se.

Ormai vanno di moda quelle storie che hanno come copertina gli zombie ma che in realtà vogliono raccontare come se la passano i vivi, L’Impero dei Morti è un po il contrario, in queste pagine sono i morti ad avere più cose da dire e la psicologia da approfondire è la loro non quella dei personaggi normali, leggere per credere.

Pietro Micheli

TOP 10- I MIGLIORI ALBI DI DYLAN DOG

Tengo a precisare che la seguente classifica prende in considerazione la trama e la sceneggiatura degli albi. Non vengono giudicati i disegni e le copertine, che saranno protagonisti di classifiche future.

10

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IL MALE

Albo n.51 della serie in cui un blob infetta gli abitanti di Londra donando loro forza inarrestabile, grande resistenza e un’inspiegabile voglia di uccidere. Dylan, aiutato dallo scienziato americano Kyle McLachlan (ispirato allo Stallone di Cobra) cerca di fermare l’ondata di assassinii. Non il massimo della trama, questo albo presenta però la più bella sequenza iniziale realizzata fino ad oggi, con un tranquillo uomo, già infetto, che si risveglia accanto al cadavere decapitato della moglie e ammazza un bambino e alcuni poliziotti prima di essere abbattuto.

9

DYLAN DOG N.1 - L'ALBA DEI MORTI VIVENTI_Pagina_01

L’ALBA DEI MORTI VIVENTI

Famosissimo primo albo della serie, ispirato all’horror La notte dei morti viventi di George Romero, ci presenta il protagonista Dylan, il suo mestiere bizzarro, il suo strano assistente Groucho e una storia di zombie che porta l’eroe ad incontrare Xabaras, personaggio clou della serie, nella cittadina di Undead. Lo stile molto cinematografico fu uno schiaffo per i lettori dell’epoca, non abituati a sequenze così veloci, raccordi di sguardi, vignette realizzate come fossero inquadrature. L’entrata di Dylan come James Bond è oramai leggenda.

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CATTIVI PENSIERI

Quanto è bello questo albo, il 138, la cui storia si ispira a quella de Il Miglio Verde di Stephen King. Forrest, un uomo di colore, viene incolpato di un omicidio avvenuto in un grande magazzino. Dylan Dog, che lo incontra in carcere, lo reputa innocente. Il tema principale è il razzismo, piaga sociale e emblema dei cattivi pensieri della gente, ma anche l’inutilità delle legge che non è uguale per tutti e la contrapposizione tra la prigione reale, di cemento e ferro, in cui Dylan è rinchiuso per una serie di equivoci, e quella della mente, che incatenandoti agli errori (orrori) del passato non ti permette di andare avanti. Appare per la prima volta la migliore (a mio avviso) tra le Dog girls, Lee Rickers, piccola avvocatessa instancabile.

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LA STORIA DI DYLAN DOG

Epico albo n.100 della serie regolare in cui viene svelato molto del passato di Dylan: la figura del padre, il rapporto morboso tra l’eroe e Morgana. Trovato deludente e frettoloso dalla maggior parte degli appassionati, è invece un inno all’amore familiare che supera lo spazio e il tempo (che si mescolano inesorabilmente). Dylan sr, alchimista del ‘600 alla ricerca del siero dell’immortalità, non smette mai di amare sua moglie Morgana e il piccolo Dylan, ed è per loro che intraprende il viaggio in mare. Forse un po’ confusionario, effettivamente non degno del numero importante (il 100 era attesissimo), rimane comunque una delle storie più belle della serie. Deludenti i colori.

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PARTITA CON LA MORTE

Harvey Burton è morto ma non lo accetta. Decide di sfidare La Morte in persona ad una partita di scacchi, se vince riavrà la sua vita, se perde verrà portato via; ogni pezzo rubato dall’oscura signora durante la partita significa la morte di un caro dello sfidante. Ispirato al film Il settimo sigillo di Bergman, è il capolavoro del duo Chiaverotti-Roi, l’unico che ricordi in cui Dylan si fa investire passivamente dallo svolgersi delle situazioni senza poter fare nulla per poter fermare gli omicidi. Il colpo di scena finale è da applausi. La domanda di fondo è: sei disposto a sacrificare gli altri per salvare te stesso? Forse non dà una risposta.

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STORIA DI NESSUNO

L’albo n.43 della serie regala ai lettori una delle storie più riuscite. Già dall’inizio si susseguono fatti inspiegabili e difficilmente accomunabili (Dylan ubriaco che suona il sax, Xabaras psicanalista divorato dagli zombie, il signor Nessuno che ucciso dalla moglie e il miglior amico torna in vita, muore e rinasce, uccide e perdona, ma soprattutto incarna il personaggio sclaviano per eccellenza, il morto che si ritrova vivo, disperato e senza pace). La prima volta che lo si legge si pensa che Nessuno parli del Niente; solo in un secondo momento si capisce l’importanza per l’intera saga e per la vita di Dylan. Ottima l’immagine del signor Nessuno creatore di mondi.

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IL LUNGO ADDIO

Albo n.74, Il lungo Addio è forse il più amato dagli appassionati del fumetto, sicuramente la più grande storia d’amore presente nella serie. Dylan intraprende un viaggio notturno con il suo grande amore adolescenziale Marina. La relazione più importante e pura da lui avuta ci porta a conoscere il Dylan ragazzo, timido, impacciato, fifone ma anche capace di dimostrare il suo coraggio buttandosi da una rupe per manifestare il suo amore. Non ci sono indagini né mostri, nessuna battuta di Groucho o omicidi, solo un viaggio romantico nel passato dell’eroe. Il finale tocca corde del cuore che la gente nemmeno immagina di avere.

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FINCHE’ MORTE NON VI SEPARI

Dylan, che fa il poliziotto e non conosce ancora il suo fido assistente Groucho, si innamora di Lilie, una bella terrorista dell’IRA. Grande storia d’amore, svela alcuni dei segreti del passato dell’eroe scalviano, la sua discesa negli inferi dell’alcool, l’amore e il matrimonio con l’irlandese Lilie, la fine tragica della loro speranza di vita insieme. L’albo n.121 si interroga  sull’inutilità della violenza e sulla stupidità di chi la ritiene come unico mezzo per farsi accettare dagli altri e ci regala una storia in cui amore e orrore convivono e si palesano come differenti lati di una stessa medaglia.

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JOHNNY FREAK

Capolavoro assoluto, una storia d’amicizia in cui il ruolo mostro/umano viene ribaltato. Johnny, sordomuto dalla nascita, viene usato dai genitori come magazzino vivente di organi e arti per il fratello minore. Dylan e la bella infermiera Dora si prendono cura di lui. Una storia che fa riflettere sulla vera natura della mostruosità, con il male che si annida soprattutto nelle persone più rispettabili. Finale tragico e emozionante, in parte rovinato dal sequel “Il cuore di Johnny” che ribalta in chiava horror questa splendida storia d’amore fraterno e amicizia vera.

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IL NUMERO DUECENTO

Ecco il mio albo preferito, senza ombra di dubbio il più emozionante e importante. Al suo interno la storia degli inizi come indagatore dell’incubo, l’amicizia con Groucho, l’alcolismo di Dylan e i turbamenti dell’ispettore Bloch, bellissimo personaggio del fumetto e vera figura paterna dell’eroe. Per stare vicino a Dylan però evita suo figlio, causandone la morte. Una delle più toccanti trame del fumetto, storia d’amore familiare prima che d’amicizia; Bloch per la prima volta apre il suo cuore al pubblico e ci porta dentro la sua vita che non è fatta solo di casi e pensioni agognate. Da questo albo in poi la caduta del fumetto è inesorabile.

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Matteo Chessa