1953. IL PIU’ GRANDE SPETTACOLO DEL MONDO: DRAMMA E REALISMO NELL’OPERA DI DEMILLE

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Agli Oscar del 1953, Il Più Grande Spettacolo del Mondo prevalse un po’ a sorpresa su Mezzogiorno di Fuoco di Zinnemann e su di Un Uomo Tranquillo di John Ford, portandosi a casa due statuette: miglior film e miglior soggetto. Il titolo si rifà al nome del circo presente nel film, teatro d’ insoliti triangoli amorosi (tra l’acrobata Sebastian, la trapezista Holly e il responsabile del circo Brad), continui (e forse eccessivi) colpi di scena, scene straordinarie e incidenti visivamente impattanti (il disastro ferroviario). DeMille, nonostante la spettacolarità delle riprese, riuscì comunque a mettere in scena perfettamente il realismo del contesto circense, forse proprio perché si servì di un celebre circo americano, il Ringling Bros. e Barnum & Bailey Circus, il cui personale partecipò attivamente alle riprese. Un forte dramma con qualche luogo comune ma che rimane ancora oggi godibile.

CURIOSITA‘: fu il primo film che vide Spielberg e che maggiormente lo ispirò ad avvicinarsi alla carriera di regista. La scena dell’incidente del treno esercitò una tale influenza su di lui che venne riproposta in Super8, film da lui prodotto.

Francesco Pierucci

1945. LA MIA VIA: CROSBY-FITZGERALD IN UNA COMMEDIA PARROCCHIALE

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Oltre ad avere il (de)merito di aver conquistato l’Oscar  per il Miglior Film a discapito del capolavoro wylderiano La Fiamma del Peccato, La Mia Via di Leo McCarey (al suo secondo premio come Miglior Regista dopo L’Orribile Verità) si porta casa addirittura altre sei statuette. Il film, che generò vent’anni dopo una serie televisiva dal titolo Going My Way e che ebbe un enorme successo negli Usa durante il secondo conflitto mondiale, racconta la storia di un giovane prete che, assegnato a una decadente parrocchia, ne risolleva le sorti anche grazie al particolare rapporto che riesce ad instaurare con il burbero prelato uscente. Vista oggi, la commedia paga il passare degli anni ma resta comunque piacevole. Ottime le prove di Bing Crosby e Barry Fitzgerald, entrambe coronate con la statuetta. La pellicola ebbe un seguito intitolato Le Campane di Santa Maria.

CURIOSITA’: Barry Fitzgerald vinse la statuetta come miglior attore non protagonista ma fu nominato anche come miglior attore protagonista, unico caso nella storia degli Oscar

Francesco Pierucci

1935. ACCADDE UNA NOTTE, IL PRIMO SCREWBALL ROAD MOVIE

Primo film ad aggiudicarsi i cinque Oscar più importanti (miglior film, regia, attore e attrice protagonisti e sceneggiatura)  come successivamente riusciranno a fare solo altri due capolavori della storia del cinema come Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975) e Il Silenzio degli Innocenti (1991), Accadde una notte fu un grande successo di pubblico (nonostante paradossalmente il copione fosse stato accantonato più volte perché ritenuto sgradito agli spettatori a causa delle scene che comprendevano lunghe traversate in autobus) ma non di critica.Il film di Capra per la sua particolare struttura drammaturgica è da considerare come il vero e proprio capostipite del genere del road movie: una ricca ereditiera scappa da Miami per raggiungere il suo amante aviatore a New York; durante il viaggio incontra un giornalista che decide di accompagnarla, fiutando lo scoop. I due ovviamente si innamoreranno e daranno vita ad alcuni dei dialoghi e delle gag più irriverenti e frizzanti del cinema mondiale. Come sempre succede per le grande commedie d’autore, al di là delle venature comiche si cela una profonda e arguta critica alla società (le differenze sociali tra ricchi e poveri) e un messaggio preciso e  relativo alla gigantesca crisi del 1929 che diede inizio a quel periodo disastroso che prende il nome di Grande Depressione.

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Come fare l’autostop…

Nonostante fosse stato girato in sole quattro settimane per una questione di budget, il film non ne risente minimamente ma coinvolge e affascina anche grazie alle straordinarie interpretazioni del vanesio Clark Gable e dall’intraprendente Claudette Colbert. La sceneggiatura perfetta (che anticipa di qualche anno le caratteristiche delle screwball di Hawks e Sturges), la regia invisibile di Capra, gli attori e le tematiche sentite rendono indiscutibilmente l’opera una delle commedie più belle di sempre.

CURIOSITA’: Accadde una notte consacrò Gable come sex symbol maschile mostrandolo a torso nudo nella celebre scena in cui si toglie la camicia. L’effetto sul costume dell’epoca fu tale che nessuno, specialmente tra i giovani, volle più portare la canottiera provocando un grave declino economico delle aziende del settore.

Francesco Pierucci

04 FILM BRUTTI- FROZEN: CHE FINE HA FATTO LA CARA VECCHIA DISNEY?

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Nel corso della mia lunga gavetta da spettatore, posso affermare di non aver mai visto un cartone animato più noioso e inutile di Frozen-Il regno di ghiaccio (i 30 minuti di pubblicità che mi sono dovuto sorbire sono niente a confronto…). Il problema principale della pellicola è che ci sono troppe canzoni: a chi sostiene con voce querula che e’ normale che ci siano perché è un musical e i film Disney sono da sempre strutturati così, rispondo che è un’emerita cazzata! Se nei grandi classici infatti le splendide musiche vengono utilizzate per esaltare i momenti più toccanti (come dimenticare il favoloso enguegnamaenguenababara i de Il Re Leone?), in questo caso servono solo per coprire gli enormi buchi di trama grandi quanto le narici di Cirano. I pessimi sceneggiatori (probabilmente ex eroinomani, ora cocainomani) s’ incasinano sin da subito col triangolo amoroso più insignificante dai tempi di Pocahontas 2 (povero John Smith!) e non hanno la più pallida idea di come risolvere il pasticcio.

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Il fidanzato perfetto, vittima di sceneggiatura…

Nel frattempo, come se non bastasse si dimenticano per circa metà film pure di creare un cattivo e allora, grazie alle “stupefacenti” proprietà del nuovo alcaloide bianco (guarda caso la neve è protagonista assoluta del film), s’inventano la genialata del secolo per poter prendere due piccioni con una fava: il cattivo deve essere un membro del ménage à trois! Peccato che riflettendoci un secondo, è una minchiata colossale: il cattivo in questo caso è l’unico che non può esserlo! Questo povero cristiano infatti è affascinante, gentile,elegante, palesemente innamorato; si prende senza problemi un intero regno in difficoltà sulle sue possenti spalle, inizia a distribuire coperte alla plebaglia che manco a Lampedusa e soprattutto salva la regina da morte certa (che a posteriori è sicuramente un gesto molto sensato!?!)

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Il re demente che ho dovuto screenshottare dallo streaming perché non si trova su Internet …

Per concludere, più di ogni cosa mi piacerebbe per un momento rivolgermi a quel mentecatto del re per provare a ragionare insieme sulle sue discutibili scelte. Allora, tu hai una figlia (Serena Autieri spero che tu muoia di freddo!!) con poteri magici che ha rischiato di uccidere la sorella.Niente paura! Non si sa bene come, ma hai fortunatamente la possibilità che il capotroll (Granpapà?!?!) la liberi da questo fardello per permetterle di vivere una vita normale e tu che fai? Ti rifiuti sostenendo che da grande riuscirà a controllare la magia anche se e’ palesemente evidente che non sarà così (ti ricordo che stava per compiere un fottuto genicidio!). A questo punto io sorrido e mi chiedo…E anche se fosse? Anche se diventasse la risposta femminile a Aokiji, tu inutile omuncolo irresponsabile cosa diavolo ci guadagneresti? Quali benefici potrebbe ottenere il regno conservatore di Arendelle da questo terribile potere? Ti do un aiutino: NESSUNO!

P.S. Bella morte di merda hai fatto…

 

Francesco Pierucci

1930. ALL’OVEST NIENTE DI NUOVO, IL PRIMO GRANDE CAPOLAVORO BELLICO

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Il 1930 rappresenta l’occasione per l’Academy di riproporre la doppia cerimonia  nel corso dello stesso anno (una prima si tenne ad aprile per i film compresi tra il 1927-1928 e una seconda invece a novembre per il biennio 1928-29). A trionfare in primavera fu il  musical La Canzone di Broadway,  primo film sonoro a vincere l’ambita statuetta ( tra i primi a sperimentare il Technicolor) e pellicola nota soprattutto per aver contribuito con le sue musiche al successo del metacinematografico Cantando Sotto la Pioggia.

In autunno invece il premio va allo splendido All’Ovest Niente Di Nuovo di Lewis Milestone (tratto dal noto romanzo Niente di nuovo sul fronte occidentale di Erich Maria Remarque). Emblema dell’antimilitarismo, il film ambientato durante la Prima Guerra Mondiale  racconta la storia di alcuni studenti di un piccolo borgo tedesco che decidono di arruolarsi come volontari( in seguito alla continua propaganda bellica portata avanti dal loro professore) e che scopriranno a loro spese che la cruda realtà della guerra è ben diversa da come viene descritta. Presto infatti, la fame sempre più pressante e il senso di colpa per gli omicidi perpetrati li condurranno a crisi nervose o addirittura alla pazzia. All’Ovest Niente Di Nuovo può quindi essere inteso come una grande critica del fallimento del ruolo pedagogico: da un lato il professore, colpevole di aver condizionato le loro scelte e dall’altro il gruppo di veterani che esorta la gioventù alla freddezza e al cinismo più bieco costituiscono due facce della stessa medaglia.

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Paul viene assalito dal senso di colpa

Traendo vigore dalle tematiche trattate, quella di Milestone si dimostra una regia straordinaria (non a caso premiata anch’essa con l’Oscar) che sfrutta i primi piani dei volti espressionisti e silenziosamente inquieti di ragazzi troppo giovani e inesperti per affrontare tale massacro. Magnifica  la carrellata sui nemici che, nel tentativo di conquistare la trincea, vengono crivellati di colpi uno dopo l’altro: l’esistenza dei soldati è così labile in guerra da perdere quasi ogni significato. I giovani, incolpevoli del proprio destino, “non sanno fare altro che morire”. Forse i capi di stato dovrebbero semplicemente seguire  il consiglio del buon Katczinsky: bastonarsi tra di loro in mutande per stabilire il vincitore, senza coinvolgere milioni d’innocenti. Meraviglioso il finale poetico con la farfalla.

Curiosità: i nazisti tentarono di boicottarne la visione, lanciando dei topi in platea all’anteprima di Berlino. Buontemponi!

Francesco Pierucci

I PERSONAGGI PIU’ CATTIVI DEI FILM

I CATTIVI DI MATTEO

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CIUFFO BIANCO – GREMLINS

Spaventoso mostriciattolo del film che ha traumatizzato milioni di bambini, vince al fotofinish il ballottaggio con Darth Vader (la redenzione finale ha fregato quest’ultimo) e trova meritatamente un posto nella classifica. Non bastassero le sembianze orribili e i versi da incubo, si fa odiare anche per la sua tenacia e il fatto di essere un “duro a morire”, non rimanendoci secco nell’esplosione del cinema in cui i Gremlins guardavano Biancaneve; non pago, continua a spaventare per un’altra decina di minuti tutti noi. Per fortuna che c’è Gizmo; fatti un bagno caldo nel brodo, maledetto!

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HAL 9000- 2001: ODISSEA NELLO SPAZIO

Può una macchina essere più espressiva degli umani??? Si, e lo dimostra Stanley Kubrick in 2001:Odissea nello spazio nella scena in cui HAL 9000, computer di bordo della nave spaziale Discovery, uccide l’astronauta Frank Poole. Un montaggio veloce, tre inquadrature che ci avvicinano sempre di più all’occhio rosso del computer, che per un attimo lascia intravedere la sua sete omicida. Basta questa scena per rendere HAL, una macchina, più spaventosa dei vari mostri “umani” del cinema.

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JACK TORRANCE- SHINING

E se chi dovrebbe proteggerti fosse la tua più grande minaccia? Rifacendosi più al mito di Saturno che al libro The Shining, Stanley Kubrick (sempre lui, secondo voi chi è il mio regista preferito?) crea il cattivo più spaventoso di sempre, una spanna superiore al palloso personaggio di Stephen King (che ha poco da incazzarsi). Il suo cambiamento graduale da pater familia rispettato e amorevole a sadico assassino impossessato fa accapponare la pelle. Personalmente fa più paura quando abbraccia il figlio nella stanza e gli dice di rimanere per sempre all’Overlook Hotel piuttosto che nella scena in cui pianta violentemente l’ascia nel cuore di Mr Halloran. Jack Nicholson da applausi, solo lui poteva interpretare questo ruolo (secondo voi chi è il mio attore preferito?).

I CATTIVI DI SALVATORE

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RYAN McCARTHY- NEVER BACK DOWN

Avversario di Jake Tyler in Never Back Down, è degno di entrare in questa mia classifica per il solo fatto che, dopo l’uscita del film, le iscrizioni nelle palestre con sala pesi sono aumentate in tutto il mondo vertiginosamente. Interpretato da Cam Gigandet che nel film sfodera un fisico micidiale, ha portato il 99 % dei ragazzi etero a fare subito una ventina di flessioni solo nel primo scontro con Tyler a bordo piscina; a fine film quel 99% ha continuato convinto a fare addominali, arrivando di colpo all’illuminazione d’iscriversi in una palestra di Body Building, farne una settimana a sfinimento ogni giorno, per poi  essere delusi dal non avere ancora un fisico come il suo e preferire mollare tutto dicendo la classica scusa : “Bah quello è un fisico ritoccato al computer, tonto io che ci ho creduto”.

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SCAR- IL RE LEONE

Se paragoniamo i disegni del cartone tra il personaggio di Scar a quello di Simba e Mufasa, notiamo da subito come gli autori ce l’abbiano messa tutta per far risultare ai nostri occhi Scar il personaggio antipatico. Contrapposto ai bei leoni sani, dorati e forti lui invece risulta anoressico, con una criniera nera e il pelo marrone scuro quasi a mostrarcelo come un leone malato. Ma nonostante tutto, sarà forse quella sua postura ondulata,quelle unghie affilate sempre ben in vista o quella fighissima cicatrice sull’occhio sinistro a renderlo esageratamente interessante. Lui molto invidioso del fratello Mufasa, Re della savana, viene descritto come personaggio cattivo senza che nessuno provi mai a biasimarlo, infatti cattivo o meno questo non toglie il fatto che  Mufasa meritava di morire, anche solo per l’essere stato cosi tanto egoista nei confronti del fratello, tenendosi il suo regno stretto e lasciando tutto in eredità al figlio Simba. Proprio per questo motivo, nonostante gli anni passino e a malincuore si debba crescere, la scena di Scar che uccide Mufasa resterà sempre nelle nostre menti : Lunga vita al Re !

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JOHN DOE- SEVEN

Il solito Kevin Spacey non delude mai nella parte del cattivo (Caparezza gli ha voluto dedicare addirittura una canzone a riguardo) ma nella parte di John Doe non offre solo una gran prova recitativa, ma qualcosa di più. L’assassino che giudica le sue vittime punendole con la morte perché colpevoli di vizi capitali, il killer che si placherà solamente quando ognuno dei sette peccati sarà punito. Sta a voi credere se quest’uomo uccida persone innocenti o reali peccatori che meritano realmente quelle fini atroci; a me non importa, basta soffermarmi sulla filosofia del personaggio e sulla sua visione del mondo; capace di farsi uccidere per mano di un uomo che peccherà d’ira ( Brad Pitt), solo perché conscio di avere anch’esso peccato  d’invidia per la bella vita del rivale. Mufasa non avrebbe mai avuto scampo con John Doe nei paraggi, sapete già il perché : Avarizia.

I CATTIVI DI PIETRO 

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KHAN- STAR TREK

Questo “realy bad guy” del universo Star Trek, viene portato al cinema nel 1982 nel film L’Ira di Kahn. La sua origine (narrata nella serie televisiva), è molto antica e risale al Ventesimo Secolo, quando venne creato grazie all’ingegneria genetica come esemplare della razza dei “Potenziati”, esseri con capacità fisiche e di apprendimento superiori a quelle degli umani. Riuscì a diventare il signore del Sud America nel 1992, ma venne subito sconfitto in una sanguinosa guerra. Allora si congelò assieme a 84 compagni per poi essere trovato, nel 2267, dal capitano Kirk, che lo sconfisse ancora (che sfiga!).  La sua unica missione è governare il mondo, anzi la galassia, e uccidere quelli inferiori a lui, ovvero tutti.

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SCERIFFO DI NOTTINGHAM- ROBIN HOOD

Bastardo con la faccia un po’ viscida del film Robin Hood: Il Principe dei Ladri, è il responsabile della morte di Lord Locksley, il padre di Robin. Pensa anche di avere qualche speranza con Lady Marian, ma fa bruciare un intero villaggio perché non riesce a trombarla. Il tipo finisce male, molto male, con grande gioia degli spettatori .Una storica parodia del personaggio, ad opera di Mel Brooks, aiuta a stemperarne la bastardaggine.

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JOBE- IL TAGLIAERBE

Nemico dello sconosciuto film I Tagliaerbe, del 1992, a cavallo tra Tron e Matrix. Jobe viene presentato a inizio film come lo scemo del villaggio, che lavora come giardiniere e vive, stile gobbo di Notre Dame, soggiogato a un prete che lo frusta ogni volta che ne combina una L Viene bombato di steroidi da Pierce Brosnan mentre gioca a una versione beta di GTA! Questa combo lascia il poveretto ancora più matto, più violento, con poteri mentali e manie di onnipotenza. Essendo stato a lungo collegato a macchine futuristiche è capace anche di impossessarsi del Cyberspazio (addirittura stupra “virtualmente” una ragazza).

I CATTIVI DI FRANCESCO

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HARRY POWELL- LA MORTE CORRE SUL FIUME 

Premettendo che Mitchum è già cattivo di per sé, il personaggio de La Morte Corre Sul Fiume e’ un sadico calcolatore senza scrupoli disposto a uccidere brutalmente adulti e bambini per ottenere i soldi nascosti. Le scritte LOVE e HATE sulle nocche rendono il protagonista talmente leggendario da riproporlo prima ne Il promontorio della paura di e poi nelle vesti dell’alter ego DeNiro in CapeFear.

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PIZZA MARGHERITA- BALLE SPAZIALI

Vero cattivo del parodico Balle Spaziali, Pizza Margherita e’ un boss della mafia spaziale che non disprezza attività di strozzinaggio. E’ praticamente una disgustosa pizza gigante con bocca e occhi (dovrebbe essere il corrispettivo di Jabba The Hutt)dall’accento vagamente napoletano. E’ talmente cattivo che spesso si mangia da solo (e si piace molto!) Ed e’ sempre accompagnato dal suo fedele scagnozzo Vincenzino (che non ne disdegna mai una fetta).

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JOKER- IL CAVALIERE OSCURO

Basterebbe il nome a spiegarne la scelta. Il cattivo per eccellenza, la vera nemesi di Batman, uno dei personaggi più complessi della storia del fumetto e del cinema. La sua folle imprevedibilità unita all’accentuata schizofrenia anarchica lo rendono un nemico decisamente difficile da affrontare. Anche se viene sconfitto Joker scalfisce l’animo dell’eroe, gli fa crollare delle certezze, lo rende meno puro. L’interpretazione di Ledger (cosi’ come quella di Jack Nicholson) e’ da incorniciare perché riesce a trasmettere esattamente i concetti espressi prima.

IL CATTIVO SCELTO DA TUTTI

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KEYSER SOZE- I SOLITI SOSPETTI

Dal film I soliti sospetti, un’altra grande interpretazione di, mmm meglio non dirvelo per non rovinare la sorpresa a chi non l’avesse visto. L’attore è stato meritatamente premiato con l’Oscar. Vi basti sapere che Kayser Soze ha ucciso tutta la sua famiglia, minacciata sotto le armi di suoi nemici, per dimostrare di non avere punti deboli e niente con cui venire minacciato. Un diavolo, introvabile, infermabile. Meglio non ritrovarselo davanti, anche se nessuno l’ha mai visto.

ONLY LOVERS LEFT ALIVE: JARMUSH E IL DECLINO DELL’UMANITA’

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La straordinaria vertiginosa sequenza iniziale di Only Lovers Left Alive è una vera e propria dichiarazione d’intenti: la musica, espressa simbolicamente dal 45 giri in dissolvenza incrociata, è forse la vera protagonista del film e l’ipnotica traiettoria circolare della telecamera sottende la lenta ciclicità esistenziale dei due vampiri (Tilda Swinton e Tom Hiddleston) che sono costretti loro malgrado ad abitare in un mondo dove gli uomini, che nel film vengono chiamati “zombie”, non sono utili neanche come nutrimento, essendo portatori di sangue oramai pericolosamente infetto. Jarmush ancora una volta prende a cuore un genere estremamente usurato (in questo caso il cult del vampirismo) e lo destruttura completamente, donandogli nuova linfa vitale: isolati nelle loro certezze ultrasecolari, i due protagonisti, più che un paletto conficcato nel cuore,sembrano temere inconsciamente la più totale apatia.

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Tilda, un vampiro perfetto…

Tra l’America e il Marocco, tra musiche funebri e capolavori della letteratura, ci si lascia sedurre volentieri da quel gioco prettamente intellettuale che con spiritosi riferimenti che spaziano da Byron a Mary Shelley oscura un’ulteriore forma di circolarità, quella della trama. Nella visione pessimistica di Jarmush la Motor City Detroit, metropoli obbligata a dichiarare bancarotta e forse per questo perfetta dimora per il vampiro Adam assetato di passato glorioso (il tentato suicidio testimonia un presente per lui invivibile), rappresenta il simbolo ultimo del fallimento dell’uomo, destinato a vagare senza meta per anonime strade deserte nel cuore della notte e costretto a  lasciarsi stancamente spezzare dalla crudeltà della vita come una pregiata Gibson d’inizio ‘900.

Il passato è ormai un ricordo, il presente una lotta per la sopravvivenza, il futuro un buco nero. Cosa resta allora ai due immortali? Solo l’amore salvifico che ha il suono profondo di un gong e le irradianti fattezze di un diamante incastonato in una stella.

 

Francesco Pierucci

FLOP 5: LE PEGGIORI SCENE DI LOST

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Ha fatto molto parlare di sé, e non sempre sono arrivate critiche positive per questo geniale telefilm. Armandoci di tanta pazienza vi proponiamo quelle che,dopo un duro lavoro di ricerca, possono essere considerate per noi le 5 Peggiori scene di Lost.

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MILES, I MORTI E LA SUA ASPIRAPOLVERE

Premettendo che il personaggio di Miles non è malvagio, non possiamo non criticarlo e farci due risate per una delle sue prime apparizioni. Lost ce lo fa conoscere durante  uno dei suoi “lavori”(ep.04×02), in visita nella casa di una signora ad Inglewood, California, per scacciare lo spirito del nipote assassinato. Se avete capito a che scena ci riferiamo, allora dovete assolutamente ricordarvi la mitica aspirapolvere che attacca alla corrente prima di avere un contatto con il defunto. Dopo averla azionata, il grande sensitivo Miles è pronto e nessuno lo può fermare: si siede sul letto del ragazzo, si concentra e poi, come per magia,  ha una sfilza di tic nervosi che lo portano a muovere la testa come un deficiente, dei tic sicuramente essenziali perché il contatto con il morto avvenga. Che grande scena ragazzi. Che dire, la prima volta che Lost ci fa conoscere Miles  lo presenta come un idiota, un povero sensitivo che gira con la sua mini aspirapolvere, dal rumore, tra l’altro, fastidiosissimo; peggio ancora, oltre a farsi ben pagare, ruba soldi e droga ai morti. Povero!!! Per fortuna avrà modo di rifarsi.

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BEN EVOCA LA NUBE DI FUMO

La nube di fumo, uno dei più grandi misteri della saga di Lost, è anche protagonista e vincitrice del premio “tranquilli la situazione la risolvo io”. Per via della caccia all’uomo istituita da Charles Widmore con lo scopo di catturare Benjamin Linus, il villaggio Dharma è sotto l’assedio di un gruppo di mercenari. I nostri personaggi sono senza speranze, chiusi come topi in trappola in una delle abitazioni. Ben,non consegnandosi a loro, causa addirittura la morte di sua figlia. Dopo questa straziante scena, dove lo sguardo di un Ben impassibile fa tremare il cuore a tutti gli spettatori, ecco che arriva una delle idee peggiori dei produttori : Ben corre nella sua stanza segreta in stile Batman ed evoca la nube di fumo, il mostro o chiamatelo come volete. Chissà che strane preghiere e riti avrà mai fatto e in che stanza sarà mai finito visto tutta la fuliggine nera che ha tolto, fatto sta che fuori si crea uno scontro esilarante tra quel fumo nero e i poveri mercenari, destinati a volare da una parte all’altra senza avere scampo. Scontro penoso.

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MORTE DI ILANA VERDANSKY

Appena letto il nome sicuramente starete pensando : Ma chi diavolo è questa? Ecco appunto chi è? Ilana è la donna che Jacob contatta per aiutarlo a salvare i suoi “candidati” dall’uomo in nero. Lasciamo perdere il fatto che questa donna è tutto un mistero, dato che ci viene presentta in un letto d’ospedale in Russia con il corpo completamente bendato, senza sapere chi sia e quanto meno perché l’illustre Jacob contatti proprio lei. Arrivata sull’isola con il volo Ajira 316 gli autori la dipingono come l’eroina di turno, colei che ha delle risposte, che è arrivata per mostrare la luce ai nostri personaggi. Ma luce di cosa???  Fa la fine più stupida di tutto il telefilm (assieme a quella di Leslie Artz), pensate che viene uccisa da uno scoppio di dinamite, ma precisiamo, una dinamite spenta che lei stessa trasportava. Ma Vaf*****lo Và !

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RODRIGO SANTORO, KIELE SANCHEZ

L’INCREDIBILE STORIA D’AMORE DI NIKKI E PAULO

Ed ecco ci risiamo, chi diavolo sono questi???  Scusate se vi stiamo facendo impazzire, ma come dimenticare questa bellissima storia d’amore, talmente bella che gli autori di Lost, per farci contenti, dedicano un’intera puntata a questi due personaggi fino ad ora incredibilmente inutili. Nikki e Paulo, amanti innamoratissimi che in passato rubarono dei gioielli di grande valore, precipitano sfortunatamente nell’isola assieme alla refurtiva. Proprio qui Paulo (il cui attore interpreterà Serse in 300)  si appropria dei gioielli e ciò causa la fine dell’amore tra i due (innamoratissimi proprio eh). Non so voi ma noi guardando questa puntata, (la 03×14 se volete rifarvi un regalo) non vedevamo l’ora che finisse. Poi finalmente la svolta, a fine puntata muoiono entrambi soffocati, visto che dopo essere stati paralizzati dal morso di un ragno vengono seppelliti vivi dagli altri personaggi che li credevano morti. Per fortuna il lieto fine.

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L’ARRIVO AL TEMPIO E I SUOI PROTETTORI: LENNON E DOGEN

Ed ecco arrivata la prima classificata che non poteva non essere una scena della VI^ stagione del telefilm, dove ce ne sono molte degne di entrare in questa flop 5. Noi abbiamo voluto premiarne una in particolare, quella dell’arrivo al tempio sacro dei personaggi principali. Finalmente dopo tanto tempo siamo degni di vedere questo misterioso tempio, di cui si sa solo che è un luogo in cui accadono  i miracoli. Sarebbe dovuta essere una scena entusiasmante, piena di passione e mistero. E invece? Invece ecco una grande delusione, i nostri eroi vengono accolti dai due personaggi più brutti di tutto il telefilm : il misterioso e saggio Dogen protettore del tempio e il suo consigliere e traduttore Lennon. Dogen, più adatto a fare la parte di un maestro ninja in un film di Karate Kid, addirittura ci fa imbestialire parlando solo in giapponese, con il suo schiavetto Lennon, ex alcolizzato sicuramente, a fargli da traduttore (il suo compito è solo questo). Lost non meritava questi due personaggi e le loro inutili storie, per fortuna ci ha pensato il solito Sayid a toglierli di mezzo, annegando Dogen e sgozzando Lennon; che grande!!!

 

Salvatore Sau

VENERE IN PELLICCIA: QUANDO IL LIMITE ESALTA LA FORMA

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Se ultimamente il teatro sta vivendo un periodo di gradevole connubio con il cinema, lo si deve fondamentalmente a un signore di nome Polanski Roman. Dopo il frizzante Carnage girato totalmente all’interno di un’abitazione, il regista francese decide di autolimitarsi ancora di più, sfruttando un semplice palcoscenico e due attori straordinari.

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Il cinema si teatralizza…

L’opera del titolo, riadattata dall’autore, è di una modernità destabilizzante che sprizza attraverso le delicate battute di Severin von Kusiemski/ Mathieu Amalric contrapposte alle ruvide risposte di Wanda von Dunayev/Emmanuelle Seigner. Il sadomasochismo, tema dominante della pièce, viene utilizzato come punto di partenza per analizzare gli istinti primordiali e ancestrali dell’uomo e della donna. L’inconscio represso, insolitamente oscuro come l’ angolo della ribalta, trova più volte la sua ragion d’essere prima come nuovo abito da indossare, poi come nuova parte da recitare e infine come tragedia greca da commemorare.

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Il teatro è il cinema

Dopo pochi minuti dall’inizio, realtà e finzione si sovrappongono e finiscono inesorabilmente col confondersi. Niente è come appare: la recita naturale e le pause ritmicamente orchestrate mettono in luce un erotismo iconico, una sorta di sessualità asessuata che attrae e respinge contemporaneamente. Venere in Pelliccia è per questo un film splendido che intrattiene, diverte, affascina, scuote e lacerando la mente dello spettatore come l’ira di una Baccante dimostra di essere un film ancora più complesso di quello che sembra.

 

Francesco Pierucci

TOP 5: LE CINQUE VERITA’ INCOFFESSABILI DEI CARTONI ANIMATI

Prima dell’ingombrante naso di Peppa Pig, dell’aura da Sailor Jupiter di Ben Ten e delle prodezze dei Gormiti, vi era un mondo fatato che tutti i bambini aspettavano con fervore, sia che tenessero in ostaggio la Barbie Discoteca della sorellina, sia che stessero nutrendo il proprio tamagotchi fra una frazione e un diagramma di flusso. Puntuali come un orologio svizzero, i cartoni animati promossi da Bim Bum Bam irrompevano nei nostri schermi costringendoci a monopolizzare il telecomando per almeno un’ora e a incenerire nostra madre con lo sguardo laser di Ciclope qualora ci avesse ricordato della verifica di scienze del giorno dopo. Non ci sembra però, a distanza di anni, di aver dimenticato qualcosa, o meglio, di non esserci chiesti a dovere il perché e il percome di molte anomalie riscontrate all’interno degli snodi narrativi con protagonisti i nostri beniamini? Ebbene, ecco le cinque verità inconfessabili, almeno a parer mio, sui cartoni animati della nostra infanzia.

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 IL “TI VOGLIO BENE” DI PICCOLI PROBLEMI DI CUORE

Capiamo tutto: che sia un cartone animato per bambini, che le cose dovevano rendersi sempre più complicate per garantire la suspense e la crescita dei personaggi e che Yuri avesse il quoziente intellettivo di un comodino, ma è mai possibile che il “ti voglio bene” di Piccoli Problemi di Cuore creava più scandali del servizietto di Monica Lewinsky all’allora presidente Clinton? Un semplice “ti amo” era troppo forte per i bambini che erano abituati a vedere le principesse Disney sposarsi prima ancora di essersi presentate ai futuri consorti e di aver confessato di soffrire di meteorismo cronico?

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LE DEDUZIONI INFALLIBILI DEL DETECTIVE CONAN

Abbiamo capito che Conan fosse un genio incompreso, ma dal trovare un granello di sabbia sulla moquette di un albergo e scoprire che l’assassino fosse in realtà lo chef schizofrenico della Sirenetta; che la prima Legge di Ohm applicata a una rivoltella inclinata di 45° riesca a far fuori la vittima in appena un secondo e dieci millesimi e che la cognata del defunto fosse in realtà la compagna di merenda di Zac Efron in Rehab, mi sembra davvero troppo

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 CANDY CANDY PORTASFIGA

Alzi la mano chi non abbia mai pensato che Candy Candy fosse una piattola per qualsiasi uomo vi s’innamorasse, un’untrice di peste bubbonica o un Gremlin sotto mentite spoglie. E’ mai possibile che, ovunque andasse, Candy Candy riuscisse a spingere alla morte tutti i suoi spasimanti? C’è giunta voce che, dopo Anthony, Steve e Terence, la famiglia Brighton si fosse decisa finalmente a chiamare i tre orsi di Riccioli d’Oro sperando di sbarazzarsi dell’infermiera prezzemolina costringendola a trangugiare zuppe bollenti e accomodarsi su materassi Eminflex.

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CHE COSA FACEVANO I POKEMON NELLA SFERA POKE’

Ok, questa è davvero bella. In venti minuti di puntata, si può sapere in che maniera i Pokemon impiegavano il tempo all’interno della sfera Poké in cui erano custoditi? Completavano la Settimana Enigmistica, guardavano Tempesta d’Amore o mettevano a punto un’arma segreta per annientare Pikachu e spedirlo in tutti i luoghi e in tutti i laghi? E poi, perché Pikachu era l’unico pokemon autorizzato a scorrazzare tranquillo e beato insieme al suo padroncino? Perché era carino e coccoloso come i Pinguini di Madagascar? Chi gliel’ha pagata la terapia a Chikorita per superare questa spiacevole situazione? Il Professor Oak?

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L’ASCELLA SOLFOROSA DEL NONNO DI HEIDI

Ora, con tutto il bene che le vogliamo, non possiamo certo dire che Heidi fosse una bambina come le altre, sia perché accoglieva uno sgabello nuovo con la stessa euforia con cui Lindsay Lohan accoglierebbe un chupito di Amaro del Capo, sia per quel nonno, il Vecchio dell’Alpe, che sembrava la versione montanara di San Pietro. Perché una cosa, in fondo, me la sono sempre chiesta: è mai possibile che in tremilaottocento puntate, il nonno di Heidi non abbia mai pensato di togliersi quel gilet infeltrito e quei calzoni sdruciti liberandosi del tanfo solforoso di ore e ore impiegate a mungere le caprette e a coccolare Nebbia? Che poi, ricordiamolo, il Vecchio dell’Alpe era solito preparare il formaggio ogni mattina e, state pur certi che, con quei vestiti addosso un giorno si e l’altro anche, avrebbe fatto secchi il povero Gas Gas e il topolino della Parmareggio in meno di trenta secondi.

 

Mario Manca