1983. GANDHI: IL MAHATMA KINGSLEY DOMINA LA SCENA

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34º nella classifica dei migliori cento film britannici del XX secolo, Gandhi diretto e prodotto da Richard Attenborough fa parte della categoria di quei film storiografici che riuscirono a convincere l’Academy. Il film dominò agli Oscar del 1983, surclassando E.T.-l’extraterrestre di Steven Spielberg e soprattutto Il Verdetto di Sidney Lumet (che forse meritava qualcosa in più) e vincendo ben otto statuette (su undici nomination) tra cui miglior film, regia, attore protagonista (Ben Kingsley) , sceneggiatura (John Briley), fotografia, costumi, scenografie, montaggio.  L’opera analizza sapientemente tutti i momenti più rilevanti della vita del  Mahatma: dalla scuola a Londra, all’apprendistato in Sudafrica, dagli esordi dell’attività politica all’insegna della non violenza passando per il famigerato digiuno di protesta fino al tragico assassinio da parte di un bramino.  La produzione rimase sorpresa dall’enorme successo internazionale della pellicola poiché per la realizzazione, il film ebbe un budget di soli 22.000.000 di dollari. Nonostante la pesante eredità del contenuto biografico, Gandhi, pur non privo di difetti (qualche eccesso di leziosismi) riesce comunque a coinvolgere ed appassionare. Forse l’eccessiva lunghezza lo penalizza con il passare del tempo. L’interpretazione di Kingsley, inutile dirlo, è sorprendentemente realistica e intensa (anche grazie alla discreta somiglianza fisica). Una delle migliori biografie mai state realizzate.

 

 

CURIOSITA’: Per la sequenza dei funerali di Gandhi, che apre il film, furono dirette ben 350.000 comparse e attualmente è la scena con il maggior numero di persone mai eseguita nella storia del cinema. Questa scena è poi entrata nel Guinness dei Primati.

 

Francesco Pierucci

PHILIP SEYMOUR HOFFMAN: UN RICORDO

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La morte di Philip Seymour Hoffman scrive un ulteriore nefasto capitolo sugli attori morti prematuramente. Non cercherò di giudicare Hoffman come uomo ma mi limito a omaggiarlo come artista. La prima volta che l’ho visto, scolaretto riccastro e infame, era proprio in uno dei miei film preferiti Scent of a Woman-Profumo di donna. La conferma del suo talento arrivò per me con quel piccolo ruolo ne Il Grande Lebowski che in pochi ricordano ma che è decisamente divertente, esilarante come il suo Allen di Happiness- Felicità, timido ma ossessionato dal sesso. L’esplosione definitiva per la sua carriera avviene grazie al connubio con Paul Thomas Anderson: da Sydney a Boogie Nights passando per lo splendido Magnolia sino a Ubriaco d’amore, i due danno vita  ad opere poetiche e originali. In generale, ciò che più mi piace ricordare di Hoffman è stata la sua straordinaria capacità di esasperare la tragicità di tutti i suoi personaggi, sia comici che drammatici: il Sandy di ….e alla fine arriva Polly non ha niente da invidiare al cinico Truman Capote così come il Conte di I Love Radio Rock merita la medesima considerazione del Lancaster Dodd di The Master, senza tralasciare il tormentato Caden Cotard di Synecdoche, New York. La sua filmografia, sebbene eterogenea (si va dal cinema indipendente ai blockbuster), è indubbiamente costituita da lungometraggi che rimarranno a lungo nella memoria degli spettatori. Personalmente, il mio ultimo ricordo, va al suo Andrew Hanson di Onora il padre e la madre di Lumet: raramente ho visto raggiungere da un attore tale livello di bravura. Peccato.

 

Francesco Pierucci