L’AMORE SPEZZATO: I VEDOVI NELLA STORIA DEL CINEMA

La classifica che sto per proporvi è unica nel suo genere, dato che nessuno si è mai interessato all’argomento che la caratterizza (fate un giro sul web se non ci credete). Eppure di vedovi nel mondo del cinema ce ne sono tanti: il solitario Mastroianni che desira rivedere i suoi figli, cresciuti e indipendenti,  in Stanno tutti bene di Tornatore (da pochi anni rifatto in salsa USA con Robert DeNiro); il burbero Carl, indimenticabile personaggio di UP (che tuttavia non comparirà nella classifica perché più volte trattato nel blog, ad esempio QUI); molti dei protagonisti della filmografia di Christopher Nolan che sembra non poter fare a meno di un vedovo per creare una trama (Memento, Inception, Interstellar, ma in un certo senso anche Al Pacino in Insomnia resta vedovo del collega); lo scontroso Walt interpretato da Clint Eastwood in Gran Torino, che troverà poi conforto nell’amicizia col vicino di casa Thao, ma anche Stallone nell’ultimo Rocky, Nicolas Cage in tantissimi film e altri ancora. Vi propongo qui quelle che per me sono le più belle figure di vedovi della storia del cinema; aspetto le vostre scelte.

LA CAMERA VERDE

La-camera-verde-2-460x230

Francois Truffaut, 1978. Julien Davenne (interpretato dal regista) ha perso la moglie da 11 anni, e a lei ha riservato una camera in cui commemorarla. Durante un temporale scoppia un incendio e Julien riesce a salvare le foto dell’amata defunta; capisce che una stanza sola non basta e decide di adibire una cappella abbandonata al culto delle persone care, sperando così di superare il trauma. Tratto da due racconti di Henry James, affronta il solipsismo distruttivo attraverso una storia di morte e amore.

A PROPOSITO DI SCHMIDT

A_proposito_di_Schmidt_(film_2002)

Prova attoriale maiuscola di Jack Nicholson che sfiora il suo quarto Oscar (sarebbe stato meritatissimo ma gli venne soffiato dallo strepitoso Adrien Brody de Il Pianista). Warren Schmidt ha appena perso la moglie ed è un uomo distrutto; quando scopre che lei aveva una relazione extra-coniugale con un loro amico comune, parte con il camper per l’America, con l’obiettivo di convincere la figlia, che sta per sposarsi, a ripensarci. Commovente la scena finale in cui un uomo solo e apparentemente inutile si scopre indispensabile per il bambino che ha adottato a distanza, leggendo la sua lettera.

ULTIMO TANGO A PARIGI

Immagine

La trama la conoscerete tutti, il film anche. Non occorre che vi dica io chi sia Marlon Brando né tantomeno le controversie sul set con Maria Schneider, trattata violentemente dall’attore e Bertolucci. La bellezza della sporca figura del vedovo Paul risiede tutta nella indimenticabile scena del duro discorso alla moglie, morta e completamente ricoperta di fiori. Una lezione di regia, una prova attoriale pazzesca. Sicuramente la scena migliore del film.

A SINGLE MAN

a_single_man_fa0062522541b46e3b02067111378f2c

George, elegante professore omosessuale, non supera la morte del compagno di una vita. Tentato dal suicidio, attira a sé le attenzioni di un alunno, che gli dona una visione più rosea del futuro. Finale amaro.

Ottimo Colin Firth alla prima esperienza da regista di Tom Ford, stilista di lusso. Tanti stereotipi sull’omosessualità, tanti begli abiti e musiche colte. Ma cosa resta? Gli occhi gonfi dal pianto per un amore infranto.

I RACCONTI DELLA LUNA PALLIDA D’AGOSTO


Film tra i più belli della storia del cinema, diretto dal maestro nipponico Kenji Mizoguchi, narra le vicende di due fratelli che, per inseguire i loro sogni materiali, dimenticano di coltivare quelli già realizzati, le due mogli. Uno la recupererà; l’altro la perderà in guerra, uccisa da un soldato mentre lui, lontano, amava un’altra donna. Straziante pianto finale sulla tomba dell’amata e commovente frase finale della defunta “Ora che ho il marito che sognavo non posso viverlo”. Recuperatelo.

Matteo Chessa

TOP 5: L’AMORE OMOSESSUALE AL CINEMA

Fin dalle sue origini il cinema racconta, in modi diversi e tra molti ostacoli, l’amore omosessuale. Dalla danza tra due maschi in Dickson Experimental Sound Film, un prodotto sperimentale della Edison Studios datato 1895 al bacio tra Marlene Dietrich, travestita da uomo, e una donna in Marocco (1930), da Charlie Chaplin che bacia una donna mascherata da uomo in Charlot macchinista c(1916) ai tormenti della MacLaine, innamorata di Audrey Hepburn in Quelle due (1962). Nonostante le censure che ne hanno brutalmente dimezzato (se non di più) i titoli, principalmente il codice Hays a Hollywood durante il periodo classico che elimina i riferimenti omosessuali presenti nei libri da cui sono stati tratti capolavori come Giorni Perduti di Billy Wilder o Rebecca la prima moglie di Hitchcock, sono tanti i film che trattano questa tematica. Gli ultimi Pride, The Imitation Game o La vita di Adele, che hanno avuto molto successo di critica e pubblico, non fanno altro che confermare e rilanciare una tematica che in passato ha regalato molti capolavori. Ecco qui i nostri cinque preferiti.

5

brokebackmountain

I SEGRETI DI BROKEBACK MOUNTAIN

Ang Lee, 2000. Due cowboy che lavorano occasionalmente assieme per la stagione estiva nella località di Brokeback Mountain, hanno un’attrazione reciproca che sfocia in un rapporto sessuale. La vita li porta in direzioni differenti, ma il cuore resta sulle montagne. Un film sensibilissimo, emozionante, ben girato. La tematica è prima gettata come un macigno sulla trama poi trattata con leggerezza disarmante. “Heath Ledger sembra Marlon Brando”, disse Ang Lee. Come dargli torto.

4

fetchimg_autore

GIOVENTU’ BRUCIATA

I protagonisti del film sono altri, ma il personaggio di Sal Mineo è indimenticabile.

3

qualcosa

QUALCOSA E’ CAMBIATO

Una sceneggiatura tra le migliori degli ultimi anni; il film ha negli scambi di battute tra il perfido disturbato Melvin e il sensibile omosessuale Simon i suoi momenti più alti. In questo film c’è la dichiarazione d’amore più bella della storia del cinema. Nicholson e Hunt ebbero meritatamente l’Oscar nell’anno di Titanic; lo meritava anche Greg Kinnear come Non Protagonista. Peccato.

2

milk

MILK

Non devo certo parlarne io; il film ha avuto un successo tale da esser conosciuto e osannato da tutti. Sean Penn, attore protagonista, ebbe l’Oscar come Miglior Attore.

1

il-vizietto-visore.6234_big

IL VIZIETTO

La vita di Renato e Albin, coppia omosessuale che da anni gestisce un locale a Saint Tropez, viene sconvolta dalla comparsa del figlio del primo, frutto di un’unica, randagia esperienza etero. Film cult di Eduard Molinaro, con Tognazzi e Serrault in forma smagliante. Commedia deliziosa.

Matteo Chessa

1975. IL PADRINO-PARTE II: QUANDO IL SEQUEL E’ ALL’ALTEZZA DELL’ORIGINALE

download

Quante volte è successo che un sequel sia stato qualitativamente all’altezza del film che l’ha preceduto? Pochissime. E’ possibile che un film del genere possa non solo essere meraviglioso come il primo ma forse addirittura migliore? Si, se parliamo de Il Padrino-Parte II. Come è possibile? Probabilmente perché non è definibile come un sequel canonico: l’opera infatti non si limita a raccontare esclusivamente i fatti accaduti dopo Il Padrino- Parte I ma approfondisce anche il prima (una sorta di prequel-sequel), evocando continuamente il film del 1972 e rendendo così le due parti autonome un unicum complementare.

Alla cerimonia del 1975, il capolavoro di Francis Ford Coppola ,che era oltretutto in competizione con l’altra sua splendida opera La Conversazione e con Chinatown, l’ode al noir di Polanski, ottiene undici nomination e ben sei premi Oscar (miglior film, regia, sceneggiatura, miglior attore non protagonista a Robert De Niro, scenografie, musica). Coppola, che voleva far dirigere la seconda parte a Scorsese per i problemi legati alla realizzazione del primo film, abbandona in secondo piano i canoni del gangster movie per dare vita ad una meravigliosa opera metaforica che racconta la tragicità dell’essere umano e sgretola la labile promessa di quel sogno americano che tanti aveva illuso. Inutile sottolineare la bravura di De Niro come giovane Vito Corleone (il suo italo-siciliano è decisamente migliore rispetto a quello di Al Pacino) che lega sapientement ela parte dell’ascesa a nuovo boss della mafia con la  triste parabola discendente (anche dal punto di vista umano) del nuovo Padrino, Michael Corleone. Ancora fotografia di Gordon Willis e musiche di Nino Rota.  Da segnalare l’esperimento della Godfather Saga (The Godfather  1901-1959) un rimontaggio in ordine cronologico che probabilmente perde il suo fascino.

CURIOSITA‘: È stato il primo sequel nella storia del cinema a vincere l’Oscar al miglior film, impresa in seguito riuscita anche a Il Signore degli Anelli – Il ritorno del Re. Tuttavia la saga de Il padrino è l’unica nella storia ad aver vinto più di un Premio Oscar come miglior film. Marlon Brando e Robert De Niro sono gli unici due attori ad aver vinto l’Oscar interpretando lo stesso personaggio, Vito Corleone, rispettivamente da anziano (nel primo film, del 1972) e da giovane. Don Vito è quindi l’unico personaggio della storia del cinema ad avere vinto 2 Oscar con 2 attori diversi.

Francesco Pierucci

1955. FRONTE DEL PORTO: QUANDO LA VITA E L’ARTE SI SOVRAPPONGONO

On_the_Waterfront_poster

La cerimonia del 1955 sancisce due eventi egualmente importanti: da un lato testimonia il trionfo dello stile di recitazione dell’Actor Studio e del Metodo (con l’interpretazione di Marlon Brando) e dall’altro la vittoria di un film debitamente intriso di storia personale da parte dello stesso regista che lo ha diretto. Fronte del Porto, tratto da un romanzo di Budd Schulberg (che è anche autore anche della sceneggiatura), si aggiudica sette Oscar (film, regia, sceneggiatura, fotografia, scenografia, Marlon Brando, Eva Marie Saint, montaggio) oltre che un Leone d’argento a Venezia. L’opera, girata quasi completamente a New York in ambiente esterno, si sofferma su tematiche particolari quali il senso di colpa legato alla delazione e le conseguenze di un tradimento che richiamano ovviamente il percorso di denuncia maccartista compiuto dal regista nei confronti di alcuni colleghi: la storia di Terry Malloy in poche parole è la storia di Elia Kazan. Un atto terapeutico di redenzione a ventiquattro fotogrammi al secondo. Tutti gli attori sono straordinari: da Brando a Cobb passando per Steiger. Il doppiaggio italiano penalizza la performance di Brando mentre il bianco e nero di Boris Kaufman è eccezionale. Capolavoro assoluto.

CURIOSITA’: Un aneddoto particolare riguarda la scena (quasi totalmente improvvisata) del confronto in automobile tra i due fratelli: questo celebre pezzo di storia del cinema fu girato in un angolino di un teatro di posa, in una sezione di taxi. Sul finestrino posteriore, per nascondere lo studio, era stata posta una veneziana (arredamento assai improbabile per un taxi newyorchese), mentre il lampeggiare delle luci di scena creava l’illusione del traffico e della vita della metropoli.

Francesco Pierucci

1936. LA TRAGEDIA DEL BOUNTY: CAPOLAVORO DI FOTOGRAFIA E INTERPRETAZIONE

medium_la-tragedia-del-bounty

Due anni dopo Cavalcata il regista Frank Lloyd dirige un altro film premio Oscar, stavolta tratto non da un’opera teatrale ma da un capolavoro della letteratura inglese, Mutiny of the Bounty di Charles Nordhoff e James Norman Hall. C’è poco da dire, siamo di fronte ad uno dei più grandi capolavori della storia del cinema, sicuramente l’Oscar più meritato degli anni 30. La trama è famosissima e racconta del viaggio verso Tahiti del vascello britannico Bounty, con a capo il capitano William Blight, e dell’ammutinamento ai danni di questo da parte degli uomini, capeggiati dal secondo ufficiale Christian. La bellezza della pellicola sconfina su più fronti: la fotografia perfetta di Arthur Ederson, capace di rendere “colorato” il B/n del film con inquadrature del mare e dei paesaggi esotici dell’America del Sud, e di giocare con le luci e le ombre del B/n per approfondire psicologicamente i personaggi e farci distinguere più semplicemente vittime e carnefici  (gioco da ragazzi per il DoP di capolavori del periodo quali ll Mistero del Falco, Casablanca o l’horror Frankenstein); l’interpretazione degli attori, da Clark Gable nelle vesti del tenente Christian a, soprattutto, Charles Laughton (conosciuto dai più per Spartacus di Kubrick) in quelle del capitano Blight, che rende alla perfezione la coesistenza tra dittatore feroce e perfetto gentleman inglese che non perde l’aplomb. Raro caso di film con 8 nomination e 1 sola statuetta vinta (incredibile quella per il migliore attore, con tre interpreti su quattro nel cast di questo film che vengono beffati da Victor McLaglen per Il Traditore), vanta due sequel, Gli ammutinati del Bounty del  1962 con Marlon Brando (nella parte che fu di Gable) e Il Bounty, brutto remake del 1984 con la coppia Gibson/Hopkins. Due anni di lavorazione, due milioni spesi, cinquemila indigeni di Tahiti di sei tribù diverse scritturati per le riprese; difficile da reperire in Italia. Consigliata la visione in lingua originale per non perdersi la fiera voce “paffuta” di Charles Laughton, in profondo contrasto con le parole che pronuncia.

Matteo Chessa