2005. MILLION DOLLAR BABY: IL PICCO MASSIMO DELL’ARTE CINEMATOGRAFICA CONTEMPORANEA

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Mo cuishle significa mio tesoro. Mio sangue.

Tratto da un racconto della raccolta Rope Burns di F.X. Toole, alla cerimonia del 2005 Million Dollar Baby sbaraglia tutti i rivali (Sideways- In viaggio con Jack, Ray) che gli sono nettamente inferiori e conquista quattro statuette su sette nomination. Dopo il western crepuscolare Gli Spietati, l’Academy decide giustamente di premiare ancora una volta l’immenso talento registico del texano dagli occhi di ghiaccio, da sempre alla spasmodica ricerca di una meritata consacrazione da parte della critica. In più di quarantanni di onorata carriera dietro la macchina da presa, l’ex Ispettore Callaghan ha contribuito enormemente alla rinascita del cinema contemporaneo soprattutto grazia a film come Million Dollar Baby che, forse assieme a Mystic River e Gran Torino, rappresenta il picco massimo della sua poeticaAmarezza, senso di colpa, fallimento, Clint Eastwood racconta il sogno americano come solo Eastwood sa fare: Maggie Fitzgerald, cameriera trentenne senza prospettive, irrompe nella vita del vecchio manager di pugilato Frankie Dunn il quale, nonostante l’iniziale riluttanza (“Io non alleno le donne”), si lascia coinvolgere dall’entusiasmo della donna e decide di trasformarla in una vera e propria campionessa. In Million Dollar Baby tutto è perfetto: la regia di Eastwood così classicheggiante ma così moderna, la toccante sceneggiatura di Paul Haggis che affronta egregiamente un tema scottante come l’eutanasia (non a caso l’anno seguente da regista vincerà l’Oscar Miglior Film per Crash-Contatto fisico), le interpretazioni sensazionali della camaleontica Hilary Swank e del saggio Morgan Freeman (entrambe premiate con la statuetta), la cupa fotografia di Tom Stern. E poi quando ti trovi a osservare la commovente sequenza della spiegazione del termine Mo Chuisle, c’è veramente bisogno di aggiungere altro? Probabilmente il miglior film vincitore Oscar dal 2000 a oggi. Capolavoro assoluto.

CURIOSITA’: Durante il suo acceptance speech per l’Oscar, Eastwood disse di aver girato il film in soli 37 giorni!

Francesco Pierucci

1993. GLI SPIETATI: IL WESTERN PERFETTO DEL MAESTRO EASTWOOD

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Chi è il padrone di questo cesso?

Con questa epica frase William Munny (un Clint Eastwood in grande spolvero), ex assassino che ha rinnegato il proprio passato, si presenta nel saloon per uccidere lo sceriffo Little Bill Duggett (un crudele e convincente Gene Hackman), nonostante ciò voglia dire infrangere la promessa fatta alla moglie in punto di morte.

Il rapporto tra l’Academy e i grandi maestri si sa è sempre stato controverso. Eastwood, indiscutibilmente uno dei più grandi autori della storia del cinema (forse l’unico in grado di fondere così armonicamente classicismo e modernismo), non fa eccezione e deve aspettare il suo sedicesimo (!) film da regista per ricevere quel riconoscimento tanto agognato e meritato. L’unico vero antagonista de Gli Spietati (orrenda traduzione dell’originale  Unforgiven, letteralmente “coloro che non vengono perdonati”) nella corsa al Miglior Film era Scent of a Woman- Profumo di donna di Martin Brest che si accontentò della statuetta per il Migliore Attore Protagonista (uno straordinario Al Pacino che interpreta un cieco). Il film di Eastwood invece si portò a casa altri tre riconoscimenti (regia, attore non protagonista a Gene Hackman e montaggio), oltre al diventare il terzo western della storia del cinema ad aver vinto l’Oscar di miglior film, dopo I pionieri del West (1931) e Balla coi lupi (1990) di Kevin Costner. Ma chi sono in fondo gli “Unforgiven“? Forse lo è William Munny, che convive da sempre con il senso di colpa (tema centrale nella filmografia eastwoodiana) per il suo passato da bandito o probabilmente lo è Little Bill Duggett con la sua morte che non contempla alcuna catarsi. Il film non dà risposte certe ma, tra una sparatoria e un’esecuzione, ragiona sapientemente sul tema della violenza che è da sempre insito nella cultura americana. Un western crepuscolare che è probabilmente il migliore del suo genere. Capolavoro assoluto.

CURIOSITA’: Nei titoli di coda Eastwood inserisce una dedica particolare, “a Sergio e Don”, per ricordare i due maestri che lanciarono la sua carriera e che gli insegnarono ad amare il cinema: Sergio Leone e Donald Siegel

Francesco Pierucci