UN REGISTA, TRE FILM: NANNI MORETTI

Dal folgorante esordio con Io sono un autarchico all’ultimo, straziante, autobiografico Mia Madre, in cui elabora il fresco lutto familiare di una figura sempre presente (direttamente come in Aprile) o indirettamente (Palombella Rossa, Caro Diario) nella sua filmografia, Nanni Moretti, più volente che nolente, ha portato una ventata di freschezza e ribellione a un cinema italiano in netta difficoltà nel sostituire i grandi autori dell’epoca passata (che continuano comunque a sfornare film di alto livello) e trovare nuovi modi di raccontare, filmare. Tra i più grandi registi attuali, adorato da Kieslowski che lo pretese nel suo Film Rosso (parte rifiutata per un presunto tumore, vedi Caro Diario), ha realizzato film indimenticabili e imprescindibili per chi pretende di poter parlare, anche con amici al bar, di cinema. Questi sono i tre preferiti dal Disoccupato Illustre.

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I GRANDI FLOP DELLA STORIA DEL CINEMA

“Eh se tutti quei soldi li avessero dati a me”… tutti almeno una volta nella vita (tolto qualche sceicco di Dubai) abbiamo detto questa frase, indignati per lo stipendio troppo alto di un calciatore o per il prezzo esorbitante di una villa che poi magari ha il bagno cieco. Ci sono casi della storia del cinema in cui la frase sopracitata casca a pennello e risulta addirittura giustificata. L’ultimo in ordine di tempo è John Carter di Andrew Stanton che,grazie al successo di Alla ricerca di Nemo e Wall-E, è riuscito a racimolare 300 milioni di Dollari per produrre e pubblicizzare il film salvo non guadagnarne neanche la metà. Ci sono però molti altri esempi di flop cinematografici che non hanno saputo conquistare pubblico e critica, ecco i cinque più altisonanti, che forse meritavano miglior sorte.

PIRATI

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Fortemente voluto da Polanski che aveva intenzione di girarlo immediatamente dopo Chinatown (1974) con Jack Nicholson come protagonista salvo poi rimandarlo per problemi legali (lo sostituì col capolavoro L’inquilino del terzo piano). Girato nell’86, costò più di 40 milioni e ne guadagnò 6 in tutto il mondo. Dieci anni dopo una sorte simili (ma ben più grave) toccò anche a Corsari. La pirateria non attira il pubblico, si diceva; poi arrivarono i Pirati dei Caraibi.

UN SOGNO LUNGO UN GIORNO

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1982, Francis Ford Coppola. Film famoso per aver fatto fallire la Zoetrope, casa di produzione del regista, costò 26 milioni e ne guadagno 636.796. Musical fiacco nella trama, sperimentale nelle tecniche di riprese e realizzazione.

I CANCELLI DEL CIELO

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Forse l’esempio più famoso di flop cinematografico, mandò quasi in bancarotta la United Artist che tentò anche di ridistribuirlo accorciando l’enorme durata (cinque ore), deturpandolo e rendendolo incomprensibile (ora dura tre ore e molte parti non sono connesse tra loro, il montaggio sembra realizzato da un alcolizzato). La perdita fu di 114 milioni di dollari. Io ancora aspetto che qualcuno mi giustifichi la morte di Christopher Walken.

STRANGE DAYS

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Basterebbe quello che dice Nanni Moretti in Aprile per capire il flop dello sci-fi distopico della Bigelow. Costò 60 milioni, ne guadagnò appena 7. Ma almeno si prende dei rischi.

LA CASA DEGLI SPIRITI

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Tratto dal bellissimo libro di Isabel Allende, diretto da Bille August, con un cast eccezionale che vanta la pluripremiata Meryl Streep, Glenn Close (che paura quando spunta il suo fantasma), Jeremy Irons, Winona Ryder, Antonio Banderas. Poi si lamentano se, dovendo pagare tutta sta gente, fanno flop.

FINO ALLA FINE DEL MONDO

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Magnifico film di Wim Wenders, troppo avanti per il pubblico del 1991 (anche odierno) che lo snobbò. Costato intorno ai 40 milioni di dollari, ne guadagnò 752.000. Certo la durata eccessiva non aiuta.

Matteo Chessa

I MIGLIORI PAPI DELLA STORIA

È notizia di qualche mese fa che il papa odierno abbia un debole per il cinema italiano, eleggendo a suoi film preferiti tre capolavori della settima arte nostrana come Roma città aperta di Rossellini, I bambini ci guardano di Vittorio De Sica e La Strada di Federico Fellini. Questo ha portato i fedeli (soprattutto quelli che di mestiere fanno i giornalisti e scrivono per riviste rosa) ad interrogarsi sulle altre passione cinematografiche del pontefice, sperando magari di condividerne qualcuna. Tra un Pranzo di Babette o classici del cinema argentino come Claro de luna, papa Francesco ha offerto, divertito, considerazioni sui film che più l’hanno segnato. Ed ora che Daniele Luchetti ha dichiarato che realizzerà un film su Bergoglio, viene spontaneo chiedersi: ma quali sono i tre migliori papi della storia (del cinema)????

 

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LA PAPESSA

Tratta dal romanzo omonimo di Donna Woolfolk Cross, ispirato a sua volta dalla leggenda medievale (anche se molti storici ne sostengono la fondatezza) di Giovanni VIII, papa successore di Leone IV che per tutti gli anni del suo pontificato riuscì a nascondere ai fedeli di essere una donna finché, caduta(o) da cavallo mentre era incinta, partorì. Scoperta, fu lapidata a morte dagli stessi fedeli che la osannavano. Diretto da Sönke Wortmann, romanzato per farne una storia romantica senza seguire la leggenda, offe comunque delle ricostruzioni fedeli delle difficoltà delle donne del tempo e del macabro modo di esercitare la fede. Eccessivamente lungo per non risultare noioso.

 

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NON ABBIATE PAURA – LA VITA DI GIOVANNI PAOLO II

Film inglese del 2005 che deve molto del suo successo al grande evento mediatico che fu la morte di Wojtyla il 2 Aprile di quell’anno, racconta uno spezzone della vita del papa dall’inizio del suo pontificato fino alla dipartita. Ben recitato da Thomas Kretschmann, oscuro vampiro in molti lavori della sua carriera, qui di bianco vestito. Sicuramente il papa più amato della storia. Si poteva fare di più, ma è comunque superiore alle altre trasposizioni cinematografiche della figura di Giovanni Paolo II, una delle quali con Jon Voight protagonista.

 

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HABEMUS PAPAM

Non c’erano molti dubbi. Nessun film analizza la fede, il ruolo pesante del pontefice e la scissione tra uomo e divinità come l’ultimo film di Nanni Moretti, che quando si cimenta direttamente con la chiesa realizza le sue opere migliori (La messa è finita). Simpatico, commovente, pessimistico e speranzoso, ma soprattutto premonitore. Ha il vantaggio di poter contare sulla straordinaria interpretazione di Michel Piccoli (già impegnato in un film che tratta indirettamente il ruolo del papa, L’udienza di Marco Ferreri). Il film più ambizioso di Moretti, anche il migliore. il torneo di pallavolo tra cardinali è un tocco di genio.

 

Matteo Chessa

FILM DA RISCOPRIRE – PADRE PADRONE (1977)

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Sardegna, anni 40. Dopo pochi giorni di scuola il piccolo Gavino Ledda (Fabrizio Forte) è costretto dal padre (Omero Antonutti) ad abbandonare gli studi per aiutarlo nella vita pastorale. Cresciuto coglie l’occasione della leva militare per ribellarsi al controllo del genitore e inseguire il suo sogno, laurearsi.

Premiato con la Palma d’oro a Cannes, il settimo film dei fratelli Taviani, tratto dal libro di successo di Gavino Ledda, annuncia fin da subito il suo intento: raccontare una storia reale attraverso un mezzo di finzione a cui la vicenda viene affidata. Così è da leggere il passaggio del bastone dello scrittore Ledda a Omero Antonutti nella primissima scena, o anche altre parti del film (il duello tra Gavino e la pecora munta, il saluto alle sacre querce sarde ma anche il suono della fisarmonica con sottotitoli che spiegano il suo messaggio celato, il finale con la troupe) che sottolineano questo rapporto realtà-finzione. Riflettendo sul concetto di potere autoritario, il film racconta un dramma familiare con lucidità, evitando accuratamente di prendere posizioni tra le due parti (il padre che ha bisogno del primogenito per garantire la sopravvivenza della famiglia; il figlio costretto a vivere una vita non sua), anche se a differenza del libro forse ci si sposta più verso il genitore, quasi come se si comprendesse la difficoltà del gestire una famiglia in quel periodo. Non mancano riferimenti alle vendette sarde, alle sue bellezze, alle sue debolezze.  Nonostante le riprese mozzafiato dell’incontaminato paesaggio sardo, è la colonna sonora di Egisto Macchi l’elemento migliore della pellicola, capace sempre di sottolineare i sentimenti delle scene e, a tratti, di far sentire i profumi di ciò che è mostrato. Omero Antonutti strepitoso nel suo lato severo, commovente in quello tenero (la bellissima scena del gelato al latte mangiato con gusto); piccola parte per Nanni Moretti che interpreta Cesare, compagno militare di Gavino. Il tema dei bambini cresciuti troppo in fretta è ripreso quasi 30 anni dopo da Salvatore Mereu in Sonetàula. Padre padrone ha un improbabile sequel, Ybris, diretto da Gavino Ledda e tratto dal suo libro Lingua di falce, pretenzioso e inutilmente autocelebrativa. A 37 anni dall’uscita ancora un capolavoro; da riscoprire.

 

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Matteo Chessa