TOP 5- I MIGLIORI SEQUEL DELLA STORIA DEL CINEMA

In un panorama cinematografico sempre meno avvezzo all’originalità, assistiamo impotenti alla proliferazione di sequel, prequel, reboot e remake. Oggi iniziamo questo lungo viaggio con quelli che per noi sono i migliori sequel mai realizzati. E’ importante sottolineare che, nello stilare la classifica, oltre che considerare il valore intrinseco del film, abbiamo tenuto in conto soprattutto il miglioramento qualitativo che lo differenzia dalla pellicola capostipite.

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BATMAN RETURNS

Dopo l’eccellente Joker di Nicholson, Burton rilancia con il Pinguino di Danny DeVito e la Catwoman di Michelle Pfeiffer (l’unica vera Catwoman). Il sequel dimostra di essere più quadrato e probabilmente ancora più dark del primo lungometraggio. Un successo clamoroso (a esclusione del giudizio di Bob Kane).

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BEFORE MIDNIGHT

Che dire della Trilogia di Linklater? Storia semplice, dialoghi straordinari, attori incredibili. Raramente ci siamo così affezionati a dei personaggi di finzione. Before Midnight completa il meraviglioso percorso sentimentale di Jesse e Celine e lo fa nel migliore dei modi.

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IL PADRINO: PARTE II

Forse qualitativamente il miglior sequel di sempre. Nella nostra classifica è al terzo posto solo perché il primo Padrino è altrettanto meritevole. Ne avevamo già abbondantemente parlato qui.

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IL CAVALIERE OSCURO

Un altro lungometraggio su cui ci soffermiamo spesso. Sicuramente uno dei migliori di Nolan. The Dark Knight prende quello che di buono si era visto in Batman Begins (l’atmosfera dark, il conflitto interiore) e migliora tutte le lacune del primo film (un villain valido, un plot più accattivante).

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L’IMPERO COLPISCE ANCORA

Che dire? Il SEQUEL per eccellenza! Dopo il 1980, niente sarà più come prima. Più epico di Guerre Stellari, decisamente migliore de Il ritorno dello Jedi. Nell’immaginario collettivo, L’impero colpisce ancora rappresenta un punto di svolta non solo per il genere sci-fi ma per l’universo cinematografico in toto. E poi c’è la battuta più importante della storia del cinema…

ALTRI FILM MERITEVOLI: Ritorno al futuro 2, Terminator 2, Aliens, Spider-man 2

Nei prossimi giorni, proveremo qualcosa d’impossibile: stilare una Top 5 dei migliori prequel.

Francesco Pierucci

INTERSTELLAR DI CHRISTOPHER NOLAN. DUE VISIONI DIFFERENTI

INTERSTELLAR: QUANDO CERVELLOTICO È SINONIMO DI GENIALE, a cura di Michael Cirigliano

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È sempre un’impresa ardua riscrivere le sorti del genere fantascienza quando la storia ci ha consegnato, ormai da decenni, capolavori come BladeRunner di Ridley Scott e l’impareggiabile 2001: Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick.

Ma il nuovissimo Interstellar di Christopher Nolan (già regista degli ammirevoli The Prestige e Inception oltre che dell’ultima, originalissima, trilogia di Batman) ha cercato di dire la sua in questo senso, non incentrandosi più sulle varie meraviglie della tecnologia futura, aspetto tanto strabiliante nei capolavori sopracitati quanto quasi rivoltante negli ultimi anni con pellicole che scadevano spesso nel versante apocalittico e catastrofico.

Interstellar ha però la fortuna di essere diretto non da un artista qualsiasi ma da Nolan, che non opta per il solito pacchetto di eventi catastrofici triti e ritriti ma tratta il tema da un’angolazione completamente diversa, per la quale la fine del mondo, in cui l’umanità ha sempre vissuto, può essere concepita come la tappa di un viaggio che punta a nuovi mondi, a nuove dimensioni dove gli umani sono destinati a trasferirsi in cerca di una nuova luce. Ed è proprio il lato umano il tema pregnante del film sin dalla prima ora di visione, dove la crisi irreversibile delle coltivazioni funge da sfondo al rapporto tra Cooper (il premio Oscar Matthew McConaughey), un padre agricoltore, in realtà ex ingegnere, e i due figli, in particolare Murphy (interpretata da bambina dalla prodigiosa Mackhenzie Fonzie). L’amore è e rimarrà il tema centrale del film, accompagnato da un’altra tematica altrettanto importante, il tempo. Quest’ultimo era già stato accarezzato da Nolan in Inception, dove lo scorrere del tempo si dilatava vertiginosamente nel passare da un livello di sogno ad un altro; in Interstellar diventa la forza che muove e spiega ogni cosa. Il tempo cambia le persone, i luoghi, attenua i ricordi ma non distrugge l’amore, quello rimane. Il lato sentimentale (quell’amore tra padre e figli già apprezzato in Inception), travolge ogni cosa e alla fine permette che tutto possa volgere per il meglio. E un finale del genere è ipotizzabile anche perché il tempo non è una dimensione assoluta, anzi la sua relatività dà un senso al viaggio e al rapporto stesso tra padre e figlia. La teoria della relatività non è però l’unico spunto scientifico, altri esempi sono la singolarità dei buchi neri e soprattutto le teorie del fisico Kip Thorne (che figura tra i produttori esecutivi del film e ha collaborato al soggetto). Le teorie di quest’ultimo sui viaggi nel tempo tramite varchi nello spazio-tempo rappresentano la base su cui poggia l’impalcatura scientifica del film. Del resto una spiegazione scientifica si cerca di darla per ogni evento e per ogni fenomeno e anche i dialoghi stessi sono densi di scientificità, a volte al limite dell’incomprensibile. Però in tutta questa disperata tensione verso la scientificità, Nolan, probabilmente autolimitandosi e adeguandosi alle esigenze della distribuzione, alla fine molla la presa e proprio il finale dell’opera è qualcosa che la fisica non può spiegare. Sembra quasi che il regista abbia forzato la mano finendo per creare un universo più grande di sé, al quale è difficile dare credibilità fino alla fine. La conclusione finisce infatti per essere poco lucida e credibile dal punto di vista scientifico. È credibilissima invece dal punto di vista sentimentale. E qui sta il grande lavoro del regista: anche quando pensi che Nolan abbia dato vita ad una creatura talmente complicata da essere difficilmente manovrabile, interviene quella forza in più, l’amore, che tiene in piedi tutta la costruzione. Che dire poi di Matthew McConaughey, convincente ed appassionante come sempre, il che non è così scontato per i film di Nolan dove spesso ad idee geniali si legavano prestazioni interpretative nella media (DiCaprio in Inception ne è un esempio). Niente da dire anche su Michael Caine e John Lithgow, ormai intoccabili e impeccabili. Matt Damon fa il suo solito compitino nella parte dell’antagonista e nemmeno la prova di Anne Hathaway presenta sbavature. La vera perla però è la straordinaria Jessica Chestain, la cui interpretazione è tanto toccante da far passare, in alcuni frangenti, il viaggio intergalattico in secondo piano. L’Oscar da migliore attrice non protagonista,  con ogni probabilità, sarà nelle sue mani. L’ultima battuta la merita ancora una volta il regista. “Visionario“è un termine che nel mondo del cinema si usa spesse volte a sproposito, ma cosa significa veramente? Visionario è chi ha le idee chiare sull’avvenire, chi è dotato della capacità di creare situazioni, chi è in grado di inventare il futuro. Ebbene, Nolan visionario lo è veramente.

INTERSTELLAR E LA CONFUSIONE SUL TERMINE CAPOLAVORO, a cura di Matteo Chessa

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Tra modelli dichiarati come Uomini veri di Philip Kaufman (flop sugli esperimenti NASA di quasi tre ore), altri citati nella pellicola come 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, omaggiato più volte con i silenzi dello spazio profondo, le danze della navicella, i robot della stessa forma del monolite nero e la celeberrima porta delle stelle kubrickiana riprodotta qui con il viaggio all’interno del warmhole, è forse il sovietico Solaris di Andrej Tarkovskij il paragone scomodo più giusto per Interstellar, ultimo fatica cinematografica dell’inglese Christopher Nolan. Come nell’indiscusso capolavoro russo infatti è forte il tentativo di trattare la tematica della profonda solitudine dell’uomo nello spazio e la visione di questo come luogo di estinzione di debiti morali (il rapporto figlio- padre con Tarkovskij, padre- figlia con Nolan); ad avvalorare questa intertestualità ci pensano gli effetti speciali, con le visioni del buco nero Gargantua (chiamato così da Nolan non per le sue dimensioni ma perché il gigante di Rebelais vedeva i libri come maestri di vita; non a caso all’interno del warmhole sarà tramite i libri che comunicheranno padre e figlia) similari a quelle del pianeta Solaris, arancioni, fluide, in continuo movimento ondoso. Tutto ciò non basta per poter affermare che Interstellar sia un film riuscito, anzi.

La trama: America, in un futuro distopico. Cooper (Mattew McConaughey), agricoltore, ex ingegnere  aerospaziale della NASA, vedovo con due figli e un suocero, vive in una Terra (pianeta) dilaniata da una strana Piaga (mostrata come enorme polverone ottura polmoni, raccontata dal professor Brand/ Michael Caine come definitiva causa della morte del pianeta per la sua capacità di cibarsi di Azoto e consumare ossigeno) che distrugge le piantagioni e riduce al minimo le condizioni vitali dell’uomo. Scoperte casualmente, grazie a una anomalia gravitazionale nella cameretta della figlia Murphy (Mackenzie Foy), le coordinate della NASA, intanto smantellata dal governo, accetta la missione di partire per lo spazio per cercare un nuovo pianeta dove trasferire la razza umana, seguendo i segnali e i dati di altri astronauti partiti anni prima che hanno ristretto il campo a tre possibilità.

Se il film viene scambiato per quello che non è, un capolavoro, lo si deve soprattutto all’abilità di Nolan di creare mondi e riportarli sullo schermo con sequenze spettacolari, rivelandone la sorprendente abilità di “autore” di blockbuster. Tolto ciò, non regge minimamente il confronto con le trame filosofico- poetiche di Kubrick e Tarkovskij, ma si limita ad essere un mero spettacolo fantascientifico alla stregua dei lavori spielberghiani (Incontri ravvicinati del terzo tipo, Et) in cui la manifestazione viene prima del significato. Il film segue pari passo l’andamento di Inception, con una prima parte ordinaria e problematica (l’impossibilità di entrare negli USA e vedere i figli lì, la Piaga qui), una seconda straordinaria costruita su più livelli spazio- temporali e una terza ordinaria risolta. Come il film precedente, anche Interstellar si fa guardare piacevolmente, è godibile, ma imperfetto. A livello di sceneggiatura (non di credibilità fisica, con la collaborazione di Kep Thorne) si tende troppo ad accompagnare lo spettatore: tutto viene spiegato, anche in momenti in cui si dovrebbe tacere (il dialogo sull’amore nel buco nero, lo svelamento dell’identità degli “esseri”, che uno spettatore attento potrebbe capire da sé ma che Nolan sente di dover per forza rivelare apertamente); a livello di andamento della storia la parte centrale, dalla comparsa di Matt Damon, ha l’effetto della sveglia del mattino che ti strappa dal sogno e riporta violentemente alla realtà. Le musiche, bellissime, di Zimmer spesso sono ridondanti. In più le prove attoriali, salvo quella convincente di McConaughey e quelle amabilmente sotto le righe dell’onnipresente Caine e del depalmiano John Lithgow, irritano, in particolare gli sguardi persi, le lacrime finte e la sbalorditiva onicofagia di Jessica Chastain. Manca la scena capolavoro, il salto di qualità; per intenderci meglio il film non ha una danza senza gravità sulle note di Bach, non ha un ominide che lancia l’osso al cielo, non ha neanche Truffaut che dice “Io vi invidio…”. Tutto naviga sui livelli dell’accettabile, che spesso in questi tempi di siccità creativa viene confuso con l’esaltante; salvo poi farsi passare sotto gli occhi i veri capolavori, che non vengono riconosciuti e che finiranno, loro si, per estinguersi.

KNIGHTFALL: BATMAN DIVENTA BIONDO  

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Tutti avete visto la scena di The Dark Knight Rises dove Tom Hardy spezza la schiena a Christian Bale. Una pellicola davvero bella che trae però ispirazione da storie importantissime dei fumetti di Batman. Oggi vi parlo del lungo Batman: Knightfall e più in particolare dei capitoli centrali denominati Knightquest dove il protagonista è il biondo Jean Paul Valley, che non si vede nel film ma che ha impersonato Batman dopo che Bruce Waine si è ritirato per guarire dalla frattura alla schiena causatagli da Bane. Queste storie sono iniziate nel 1993 e proseguite fino al 1995. Non sto a raccontare tutti gli antefatti, la fuga dei criminali da Arkham, il combattimento con Bane e i tradimenti di Catwoman… va bene quello che avete visto al cinema più o meno; arriviamo allora a Jean Paul che ha ereditato il cappuccio e mantello del pipistrello ed è pian piano ossessionato dalla lotta al crimine ereditata dall’amico. Il costume viene modificato per una maggiore potenza offensiva e, di storia in storia, potenziato da nuove armi. IL NUOVO Batman riesce poi a sconfiggere Bane e riprendersi Gotham recitando una frase storica: “They will fear as they never feared him!”. La parte grafica dell’evento è abbastanza spigolosa, con tratteggi molto pesanti, in più il disegnatore cambia ogni numero o quasi; gli anni 90 escono da queste pagine in tutto il loro splendore: giacche in pelle, ciuffi improbabili, tettone, muscoli e mirabolanti scene d’azione al porto di Gotham.

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Le storie, sono un po’ confusionarie e leggibili benissimo da sole ma il loro unico scopo (si capisce) è mostrare un personaggio nuovo senza approfondirlo troppo … insomma, la trama generale dell’evento la si comprende anche senza leggere questi episodi che abbracciano sia ‘Detective Comics’ che ‘Batman’, più degni di nota ‘Shadow of The Bat’ #19-#20. Vediamo che i metodi del personaggio sono molto violenti e peggiorano di pagina in pagina fino a costringere il commissario Gordon a distruggere il bat-segnale per non avere più a che fare con Batman. Come già accennato nelle storie di Jean Paul c’è tutto: sparatorie, sangue, tecnologie strane, ma anche i fantasmi. Tutta la carriera del biondino come Pipistrello è costellata dalle visioni dell’angelo della morte Azrael, che lo spinge a essere sempre più deciso (e quindi violento) nella sua crociata, queste visioni gli erano procurate dalla suggestione psicologica di una setta che sperava di servirsene a scopi malvagi. Per rassicurare voi lettori, Bruce Wayne guarisce dalle ferite mortali che lo avevano costretto alla sedia a rotelle e riesce a riprendersi il nome di Batman, mentre Azrael si è dedicato con successo alla lotta della società segreta causa delle sue disgrazie.

Ps.“Batman Biondo” appare anche in un avventura in team-up con Punisher, consigliata se volete ridere e non leggere mai più un fumetto!

 

Pietro Micheli

TOP 10- I MIGLIORI CINECOMIC

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LA TRILOGIA DEGLI X-MEN

Non ho mai amato particolarmente gli X-men ma devo dire che gli iniziali tre film a loro dedicati non mi sono per niente dispiaciuti. D’altronde il lavoro di Bryan Singer che ha diretto il primo e il secondo (e si vede) è di buon livello per caratterizzazione dei personaggi e dinamizzazione delle scene. Gli effetti speciali non sono di buona fattura anche a causa dell’anno di uscita (2000 e 2003).

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SPIDER-MAN

Spider-man è forse il mio supereroe Marvel preferito e questo film al tempo non mi aveva affatto deluso. Ottima regia di Raimi e credibile interpretazione di Willem Dafoe nel ruolo del Goblin. Starebbe molto più in alto se non il protagonista non fosse Tobey McGuire.

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IRON MAN

C’è poco da fare: Iron Man è il supereroe più figo del mondo e questo lungometraggio non fa altro che ripetercelo in continuazione e facendoci ridere come pochi altri. La trama è un po’ deboluccia ma le incertezze narrative vengono nascoste dal bel faccione di Robert Downey Jr. Peccato per il secondo film al di sotto delle attese e per il terzo (lo scherzo del Mandarino non mi scende proprio).

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KICK-ASS

Se nelle mie fantasie mi ero immaginato una determinata trasposizione della graphic novel di Millar, quella corrisponde perfettamente al Kick-Ass di Vaughn: scene violente e al contempo divertenti ,ritmi adrenalinici, personaggi fuori dalle righe. Il merito più grande è però essere riuscito a fare un buon film nonostante Nicolas Cage. Chapeau.

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WATCHMEN

Con Watchmen non si può fare lo stesso discorso di Kick-Ass semplicemente perchè la complessità e la profondità del genio di Alan Moore non potranno mai essere rese correttamente su di un altro medium; eppure devo ammettere che questo Watchmen di Snyder (a cui non perdonerò mai Man of Steel) mi è piaciuto parecchio. La sequenza iniziale sui titoli di testa è stupefacente e nonostante il finale diverso dall’opera di Moore, per me il film merita di essere visto.

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Se Raimi con il primo Spider-man aveva confezionato un buon prodotto, con il secondo capitolo si supera. Forse perché libero dall’ingombranza del dover raccontare le soliti origini del supereroe, Raimi riflette sulla natura dell’uomo e in particolare su quella del Dottor Octopus (grande Alfred Molina) che nasconde echi di umanità. Uno dei sequel più riusciti.

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DARK KNIGHT RISES

E’ normale che dopo un film come Il Cavaliere Oscuro le aspettative sull’ultimo capitolo fossero più o meno gigantesche e che un prodotto non all’altezza del secondo sarebbe stato sicuramente criticato. Dark Knight Rises è ovviamente meno riuscito de Il Cavaliere Oscuro ma preso di per sé resta un’opera estremamente riuscita anche se con qualche scomodo buco di sceneggiatura. Bane non è Joker ma la delusione dei fan risiede per me nella considerazione che la più bella saga di supereroi sia inevitabilmente finita.

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THE AVENGERS

Il merito principale di Avengers e di Joss Whedon è sicuramente quello di essere riusciti a costruire un perfetto connubio tra le forti personalità dei più importanti supereroi della Marve e una storia piuttosto equilibrata. Le battute divertenti si sprecano (Hulk e Loki su tutte). Il 3D è una chicca. Il migliore tra i blockbuster. Aspettiamo Ultron. Orgasmo puro.

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V PER VENDETTA

Graphic novel magnifica, film altrettanto bello. Ho imparato a memoria la presentazione allitterata di V e ho apprezzato moltissimo la resa in immagini del capolavoro di Moore.

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IL CAVALIERE OSCURO

Che dire? Semplicemente il miglior cinecomic di sempre con il miglior cattivo di cinecomic di sempre, Joker by Heath Ledger. Un film perfetto, senza difetti, indimenticabile.

 

Francesco Pierucci