TOP 5 – LA FIGURA DI HITLER AL CINEMA

Se i film sullo sterminio nazista, sulla seconda guerra mondiale e sulle SS si sprecano e sono spesso premiati da critica e pubblico, non superano nemmeno la trentina le pellicole che mostrano la figura del Fuhrer Adolf Hitler, e ancora meno sono quelle che la trattano in prima persona. Tolte le fugaci apparizioni di pochi minuti (laddove non secondi) di Martin Wuttke in Bastardi senza gloria e Michael Sheard in Indiana Jones e l’ultima crociata o film tv britannici quali Il giovane Hitler con Robert Carlyle o Bunker con Antonhy Hopkins, sono pochi film che prendono in considerazione il più grande dittatore della storia dell’uomo (almeno secondo i libri di storia, qualcuno in America Latina potrebbe guardare gli Stati Uniti e chiedersi di che si lamentano). Ecco la top 5 dei film con Hitler secondo Il Disoccupato Illustre

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MAX
Gioiellino poco conosciuto, racconta del rapporto tra il giovane Hitler e Max Rothman (John Cusack), mercante d’arte che lo stimola a coltivare il suo talento nella pittura. Noah Taylor interpreta il Furher senza l’ansia di affrontare il suo periodo politico, ma è comunque abile nel farci scorgere il dittatore dietro la maschera del giovane artista.

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LA CADUTA
Bruno Ganz ci porta dentro gli ultimi giorni di vita di Hitler con un’interpretazione nevrotica, depressa, tetra che spinge lo spettatore a parteggiare per lui. Candidato all’Oscar Miglior Film Straniero 2005 (che andò a Mare Dentro di Amenabar), deve molta della sua fama ad una scena in particolare, diventata base di video virali sul web. È caldamente consigliato recuperare l’intera pellicola. Unica pecca: un po’ troppi 150 minuti.

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IL GRANDE DITTATORE
Primo film della storia del cinema ad affrontare, e mostrare, la figura di Hitler, quando ancora le atrocità nei campi di concentramento non erano notizia diffusa. Charlie Chaplin racconta di Charlotte, un barbiere ebreo che per una serie di eventi si ritrova, data la sua somiglianza con il dittatore tedesco, a parlare in pubblico rivolgendo un celeberrimo discorso all’umanità. Tra le tante scene famose la migliore è quella di Hitler che gioca col mappamondo gonfiabile, che scoppierà.

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LUI È TORNATO
Cosa accadrebbe se Hitler tornasse in vita ai giorni nostri? Verrebbe riconosciuto? La gente lo seguirebbe? Abbiamo imparato dagli errori del passato o ricommetteremmo le stesse ingenuità?
Originale, ironico, a tratti più vicino a un mockumentary che a una commedia, ha il suo punto di forza nella splendida interpretazione di Oliver Masucci (acclamato da tutto il mondo per la serie tv Dark). Travolgente

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VOGLIAMO VIVERE
Mai il termine capolavoro fu utilizzato con tanta cognizione di causa. La commedia satirica di Lubitsch tratta di una compagnia teatrale polacca che ferma una spai nazista a Varsavia. Uscito in concomitanza con Il grande dittatore ma accusato di leggerezza, gli è superiore in tutto. “Lubitsch è un principe” scriveva Truffaut; in questo film si capisce perché.

 

Matteo Chessa

UN REGISTA TRE FILM – FRANK CAPRA

Tirato in ballo in molti articoli degli ultimi giorni che ricordano la sua gaffe alla notte degli Oscar del 1934, quando, candidato per Signora per un giorno  , salì sul palco al posto del premiato Frank Lloyd (che si portò a casa molte statuette per il suo Cavalcata, QUI la nostra recensione), Frank Capra è sicuramente uno dei registi più importanti del cinema classico hollywoodiano, autore di molte pietre miliari della settima arte. Pioniere del genere screwball comedy che tanto bene fece al cinema di quegli anni e che gettò le basi per le commedie che seguirono, ha realizzato una quantità innumerevole di capolavori; di seguito i tre secondo noi più meritevoli

 

ACCADDE UNA  NOTTE

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Da molti considerato il primo film del genere screwball, è una commedia brillante, incalzante, romantica e commovente, con uno straordinario Clark Gable e una irresistibile Claudette Colbert. Vinse l’Oscar al miglior film. QUI la nostra recensione estesa.

 

ARSENICO E VECCHI MERLETTI

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Cary Grant scapolo d’oro neosposo, due vecchiette assassine, un fratello serial killer identico a Boris Karloff, un fratello tocco che si crede presidente Teddy Roosevelt. Con delle premesse così non si può non innamorarsi di questo film, sicuramente il più divertente della sterminata filmografia di Capra.

 

È ARRIVATA LA FELICITÀ

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Molti avrebbero scelto altri film (La vita è meravigliosa, La donna di platino, Arriva John Doe) ma io non posso fare a meno di inserire questa stupenda commedia che a tratti fa piangere e in molti altri fa sbellicar dalle risate. Gary Cooper al suo apice, regala uno sguardo (quando scopre la vera natura di Jean Artur) da far vedere a chi vuol dare un volto alla delusione.

 

Matteo Chessa

FILM IN SALA – LA LA LAND

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Basta poco per innamorarsi di La La Land, nuova fatica del regista di Whiplash Damien Chazelle plurinominata alla prossima serata degli Oscar (hanno tenuto fuori Silence di Scorsese quindi lasciano il tempo che trovano). Basta il lungo piano sequenza ballato iniziale (sei minuti, in realtà con tre stacchi abilmente montati), con i pendolari di Los Angeles che, imbottigliati nel traffico, cantano e danzano funambolicamente a ritmo di Another Day of Sun e ci danno il benvenuto nella città dei sogni. Alla fine dell’incipit rimani catturato ed estasiato, pronto a vedere un film divertente e, soprattutto, elegante.

La trama è semplice e già vista: aspirante attrice e pianista di jazz sognano di poter realizzare i rispettivi progetti; la prima di sfondare ad Hollywood, il secondo di aprire un locale Jazz in cui poter far rivivere un genere che sta lentamente morendo. Si conosceranno, si ameranno, si sproneranno e, per inseguire i sogni, si divideranno. Ma il loro amore resterà.

Canto d’amore al cinema diviso in quattro stagioni, gioia per gli occhi prima che per le orecchie, conferma lo straordinario momento dei film sulla musica, dopo il gioiellino Sing Street, Whiplash dello stesso regista e gli acclamati (e un po’ più anzianotti) Les Miserables, Mouline Rouge e Chicago. Ogni inquadratura è un omaggio all’arte, che sia essa musicale o cinematografica, dalle carrellate sui muri di Los Angeles che celebrano i divi (Chaplin, Keaton, Hepburn) ai feticci del cinema del passato (il balcone di Casablanca, l’osservatorio astronomico Griffith presente in Gioventù Bruciata), dallo sgabello su cui si è seduto Hoagy Carmichael alle fantastiche scene dei concerti jazz, degne dei film evento sui migliori gruppi musicali.

Tutto è intertestualità, nostalgia di un tempo cinematografico passato e da far rivivere; è presente il melò di Douglas Sirk, con una scena riproposta di Come le foglie al vento, i dialoghi serrati delle migliori screwball con i formidabili Ryan Gosling ed Emma Stone (amabilmente goffi nei balli) che si completano alla perfezione e che a tratti suggeriscono la stessa energia amorosa che legava Spencer Tracy e Katharine Hepburn. E poi c’è tanto, tanto musical, da Cantando sotto la pioggia, omaggiato in più salse fino al mitico lampione, a All that Jazz, da Un americano a Parigi (la camminata lungo Senna) a Cappello a cilindro fino ai balli corali di West Side Story con tanto di fuochi d’artificio finali.

Un sogno in immagini, una storia d’amore che vi farà ridere, ballare, pensare e commuovere, fino allo stupendo sguardo finale. E che lascia una domanda: sogni e ambizioni sono sinonimi? E può l’ambizione scavalcare il sogno?

Regia sicura, fotografia illuminata (nonostante il livello enorme di difficoltà di alcune scene), montaggio convincente. Ma sono le musiche e canzoni bellissime a convincere maggiormente.

Almeno tre scene da regalare agli annali della storia del cinema: scelgo il loro ballo tra le stelle. Magnifico.

 

Matteo Chessa

FILM IN SALA – ANIMALI NOTTURNI

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Tom Ford, stilista e imprenditore in grado di rilanciare il marchio Gucci negli anni Novanta e poi di riscuotere grandissimo successo con il brand che porta il suo nome, torna al cinema sette anni dopo la sua brillante opera prima da regista, A Single Man, che si guadagnò anche una nomination agli Oscar del 2010 (Colin Firth come migliore attore protagonista).

Il secondo lavoro, Animali Notturni, è uscito il 17 novembre nelle sale italiane, dopo essere stato presentato all’ultima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia in anteprima il 2 settembre dove si è aggiudicato il prestigioso Leone d’argento – Gran premio della giuria.

Animali Notturni è tratto dal romanzo di Austin Wright Tony e Susan e può contare su un cast d’alto livello, composto dai due protagonisti Amy Adams (Susan) e Jake Gyllenhaal (Edward), coadiuvati nei ruoli secondari dagli ottimi Michael Shannon e Aaron Taylor-Johnson.

Partendo dalla trama, non si può non sottolinearne la complessità: si intrecciano infatti tre linee temporali, di cui una non reale. Susan è una gallerista d’arte di grande successo che un giorno riceve dal suo ex marito, Edward, il manoscritto del suo primo romanzo, prossimo alla pubblicazione, a lei dedicato. Edward e Susan si erano lasciati diciannove anni prima, perché lei lo considerava debole e soprattutto non credeva nel suo talento. Susan inizia la lettura, che racconta la storia di una famiglia che viene aggredita in autostrada nel cuore della notte da una banda di balordi.

Il primo piano temporale riguarda il presente in cui Susan ha ormai divorziato da Edward ed è sposata con Walker, un uomo d’affari che la trascura a causa degli impegni lavorativi e probabili relazioni extraconiugali, che vengono giustamente tralasciate da Ford perché non si tratta di punti centrali nel film e perché il personaggio del marito è irrilevante rispetto all’ingombrante e onnipresente ruolo di Edward.

La lettura del romanzo, dal titolo Animali Notturni, è l’espediente narrativo che permette innanzitutto una connessione tra le tre linee temporali: il romanzo diventa ben più di una semplice lettura, ma un’analisi della vita di Susan, delle sue decisioni passate e di ciò che si è lasciata alle spalle, forse sbagliando. Molte delle caratteristiche della coppia del romanzo sono chiaramente ispirate a lei ed Edward, come dimostrano i flashback sul loro incontro in gioventù e sulle loro incompatibilità che hanno segnato prima, e stroncato poi, la loro relazione (che costituiscono il secondo piano temporale). Edward e Susan sono entrambi vittime del proprio status: il primo scrittore maledetto a ogni costo, la seconda radical chic che vorrebbe affrancarsi da ciò che è stata sua madre che finisce per esserne la copia finendo per umiliare Edward e a non considerarlo degno del suo amore.

Ford riesce a spiegare tutto questo attraverso l’unico modo possibile: la storia raccontata nel romanzo (la terza linea temporale, non reale come anticipavamo all’inizio), una storia di vendetta ed espiazione allo stesso tempo, perché in fin dei conti in questo consiste vivere una vera storia d’amore: sapere di essere proiettati verso un dolore insopportabile, di cui non si può però fare a meno. Il plot del romanzo conferisce altresì al film una nota di suspense che permette allo spettatore di rimanere incollato alla sedia nella speranza che la moglie e la figlia di Tony (interpretato dallo stesso Jake Gyllenhaal) non vadano incontro al più nefasto destino, e che Tony, successivamente, raggiunga il proprio proposito di vendetta grazie al determinante aiuto del Detective Bobby Andes (Michael Shannon).

Ecco, la vendetta è il filo conduttore di tutto il film, che permette anche di comprendere a pieno un finale a prima vista deludente ma coerente se analizzato a mente fredda.

L’innato gusto estetico di Ford lo si respira ovunque: dalla fotografia (alcune inquadrature paiono veri e propri dipinti) ai raccordi di movimento tra una scena e l’altra (che ricordano vagamente quel grande capolavoro registico che fu Traffic di Steven Soderbergh).

Sebbene meno riuscito di A Single Man, Animali notturni è comunque un passo avanti nell’iter cinematografico di Tom Ford, che ha ancora ampi spazi di miglioramento sia tecnico che narrativo, viste certe avventatezze presenti nel film e che la giovane età cinematografica di Ford ancora non riesce a nascondere, come alcuni tagli di montaggio poco riusciti.

Per il resto, il film merita una visione (sebbene molto attenta) visto anche il lungo intervallo tra la prima e la seconda opera che contribuisce a farne di per sé un evento raro ed eccezionale.

Michael Cirigliano

REGISTI EMERGENTI: STEVE MCQUEEN

Quarto appuntamento con la rubrica più apprezzata dai talent scout cinematografici (qui gli articoli precedenti). Dopo fantascienza e dramma sentimentale, oggi affrontiamo il realismo sociale con l’omonimo del leggendario attore de La grande fuga: Steve McQueen.

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Nato a Londra nel 1969, il regista inglese conquista subito la Camèra d’Or a Cannes con lo scioccante Hunger (2008).

La sua opera d’esordio, crudo ritratto del militante dell’IRA Bobby Sands, segna l’inizio del fortunato connubio con l’attore-feticcio Michael Fassbender.

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Hunger racconta con crudele realismo l’efferatezza delle guardie carcerarie e l’incredibile forza di volontà del protagonista intento a perseguire uno sciopero della fame.

Il film esce in Italia quattro anni dopo, in seguito al grande successo di Shame.

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Presentato in concorso alla 68ma Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, Shame (2011) conferma le grandi qualità di McQueen alla regia, nonché la sua innata capacità di raccontare l’individuo in relazione alla società che lo circonda. Protagonista del film è un uomo che ha sviluppato una dipendenza cronica dal sesso, interpretato magistralmente da Fassbender (la sua performance gli garantirà la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile), che soffre il dualismo tra la sua immagine pubblica e quella privata.

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E’ il 2 marzo 2014 quando il suo terzo lungometraggio 12 anni schiavo conquista tre statuette durante la notte degli Oscar (Miglior film, Miglior attrice, Miglior sceneggiatura non originale). Le avrebbero sicuramente meritate anche il regista stesso e uno straordinario Chiwetel Ejiofor nei panni di Solomon Northup, talentuoso violinista trasformato in schiavo.

Date le tematiche trattate, 12 anni schiavo è forse il film più intimamente politico e controverso di Steve McQueen e, nonostante alcuni inevitabili compromessi (il passaggio traumatico da film indipendenti a blockbuster), conserva una notevole forza intrinseca nell’uso delle immagini.  

 

Francesco Pierucci

MARZO-MAGGIO 2016: LE NOVITA’ CINEMATOGRAFICHE DA TENERE D’OCCHIO

Ogni anno il periodo immediatamente successivo agli Oscar si rivela piuttosto avaro in termini di qualità dei prodotti cinematografici. Nelle stagioni più recenti tale vuoto è stato colmato dai cinecomics grazie ai quali un minimo interesse è tornato a circolare attorno al cinema in questo periodo notoriamente privo di attrattiva. E, come vedremo, anche quest’anno i film sui supereroi non mancheranno.

Oltre a ciò, segnaliamo un’occasione in più per andare al cinema: dall’11 al 14 aprile si terranno i CinemaDays, un’iniziativa che permetterà di acquistare il biglietto a soli 3 Euro nelle moltissime sale aderenti e in tutti gli spettacoli delle quattro giornate.

Di seguito vi segnaliamo gli appuntamenti più interessanti dei prossimi due mesi.

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REVENANT: INARRITU CERCA IL SUO DIO

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Hugh Glass (Leonardo Di Caprio), trapper statunitense vedovo di moglie, indiana Pawnee uccisa dai soldati, e padre di Hawks (Forrest Goodluck ), guida i cercatori di pelle capitanati da Andrew Henry (Domhnall Gleeson) dalle montagne rocciose del Missouri verso il forte, cercando di salvarli dai continui attacchi degli Arikara, pellerossa in cerca della figlia del capo tribù. Aggredito da un’orsa che lo riduce in fin di vita, viene seppellito vivo da John Fitzgerald (Tom Hardy), che gli uccide suo figlio che si oppone. Hugh sopravvive e si incammina, nonostante le ingenti ferite, verso il forte per trovare la sua vendetta.

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