A NATALE ARRIVA NETFLIX IN ITALIA: LO STREAMING UCCIDERA’ LA PAY TV TRADIZIONALE ?

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Netflix è una società sorta nel 1997 come servizio di noleggio di DVD e videogiochi da Internet ma è arrivata a fare il salto di qualità solamente nel 2008 quando ha introdotto il famoso servizio di streaming online che l’ha portata lo scorso anno a superare l’ambito tetto dei 50 milioni di abbonati.

Ma se negli Stati Uniti si tratta di una realtà ormai consolidata, in Italia i servizi di questo tipo stentano a decollare. Cause principali sono soprattutto l’insoddisfacente numero di utenti che in Italia godono di una connessione ADSL o fibra ottica e il patetico catalogo di contenuti che gli stessi servizi offrono. Tra questi, i più famosi nel Bel Paese (ma nemmeno lontanamente paragonabili a Netflix per la quantità di serie tv e film offerti, né per il prezzo) sono Infinity di Mediaset e Sky Online. Se il primo offre contenuti in HD e le solite, poche, serie TV che da anni Mediaset offre in chiaro su Italia 1 e sulla Pay TV (Big Bang Theory, Hannibal e compagnia bella) oltre a qualche piacevole novità (Mad Men e Breaking Bad), il catalogo cinema invece si rivela non all’altezza. Sky Online ha dal canto suo un ottimo catalogo di Serie TV (tra cui le produzioni originali di Sky Italia, vi abbiamo parlato recentemente di 1992), ma vergognosamente (e l’avverbio non è esagerato nel 2015 dove l’alta definizione dovrebbe essere una conquista ormai affermata) non dà la possibilità di fruire dei contenuti in HD senza dimenticare, come per il suo principale competitor, un catalogo di film quantitativamente insufficiente.

In un panorama così deludente, Netflix, il cui arrivo in Italia, secondo quanto rivela Repubblica, è previsto per il prossimo Natale, si rivelerà un rullo compressore forte anche del prezzo irrisorio (si vocifera) di 7.99 Euro. Ricordiamo che dal 2011 Netflix ha cominciato a produrre serie originali debuttando col botto con la pluripremiata House of Cards e confermandosi successivamente con ottimi prodotti quali Lilyhammer, Orange is the New Black e l’ultimissima Daredevil di Marvel, distribuita addirittura in Ultra HD (4K, superiore al 1080p!!!).

Tutti felici e contenti? No, aspettiamo a brindare. In Italia, come anticipato, gli utenti che hanno una connessione ADSL non sono così tanti quanti comunemente si crede. E non si è nemmeno certi che la classica “7Mega” (che poi molto spesso arriva sì e no a 3 mb/s) sia sufficiente per godere dello spettacolo dell’alta definizione. Per non parlare della Fibra Ottica, per la quale Telecom (che si sta occupando di portare Netflix in Italia) è lontana dal coprire l’intero territorio nazionale. E non è tutto: il catalogo di contenuti con cui Netflix sbarcherà da noi potrebbe essere diverso da quello sterminato a cui sono abituati gli abbonati d’Oltreoceano a causa della rinegoziazione dei diritti con Sky e Mediaset. Intanto questi ultimi due colossi tremano tant’è che Sky Online ha già annunciato novità per il 21 maggio.

La nota potrebbe essere ancor più lieta se si considera il fatto che l’avvento di Netflix potrebbe davvero sferrare un colpo ben assestato alla pirateria: molti appassionati perderanno il vantaggio di scaricare illegalmente se si troveranno di fronte ad un servizio a basso costo con dei contenuti invitanti.

Comunque sia, la notizia è roboante ed attesa ma le novità a riguardo nei prossimi giorni non tarderanno ad arrivare e noi de Il Disoccupato Illustre saremo qui a raccontarvele.

Michael Cirigliano

I GRANDI FLOP DELLA STORIA DEL CINEMA

“Eh se tutti quei soldi li avessero dati a me”… tutti almeno una volta nella vita (tolto qualche sceicco di Dubai) abbiamo detto questa frase, indignati per lo stipendio troppo alto di un calciatore o per il prezzo esorbitante di una villa che poi magari ha il bagno cieco. Ci sono casi della storia del cinema in cui la frase sopracitata casca a pennello e risulta addirittura giustificata. L’ultimo in ordine di tempo è John Carter di Andrew Stanton che,grazie al successo di Alla ricerca di Nemo e Wall-E, è riuscito a racimolare 300 milioni di Dollari per produrre e pubblicizzare il film salvo non guadagnarne neanche la metà. Ci sono però molti altri esempi di flop cinematografici che non hanno saputo conquistare pubblico e critica, ecco i cinque più altisonanti, che forse meritavano miglior sorte.

PIRATI

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Fortemente voluto da Polanski che aveva intenzione di girarlo immediatamente dopo Chinatown (1974) con Jack Nicholson come protagonista salvo poi rimandarlo per problemi legali (lo sostituì col capolavoro L’inquilino del terzo piano). Girato nell’86, costò più di 40 milioni e ne guadagnò 6 in tutto il mondo. Dieci anni dopo una sorte simili (ma ben più grave) toccò anche a Corsari. La pirateria non attira il pubblico, si diceva; poi arrivarono i Pirati dei Caraibi.

UN SOGNO LUNGO UN GIORNO

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1982, Francis Ford Coppola. Film famoso per aver fatto fallire la Zoetrope, casa di produzione del regista, costò 26 milioni e ne guadagno 636.796. Musical fiacco nella trama, sperimentale nelle tecniche di riprese e realizzazione.

I CANCELLI DEL CIELO

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Forse l’esempio più famoso di flop cinematografico, mandò quasi in bancarotta la United Artist che tentò anche di ridistribuirlo accorciando l’enorme durata (cinque ore), deturpandolo e rendendolo incomprensibile (ora dura tre ore e molte parti non sono connesse tra loro, il montaggio sembra realizzato da un alcolizzato). La perdita fu di 114 milioni di dollari. Io ancora aspetto che qualcuno mi giustifichi la morte di Christopher Walken.

STRANGE DAYS

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Basterebbe quello che dice Nanni Moretti in Aprile per capire il flop dello sci-fi distopico della Bigelow. Costò 60 milioni, ne guadagnò appena 7. Ma almeno si prende dei rischi.

LA CASA DEGLI SPIRITI

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Tratto dal bellissimo libro di Isabel Allende, diretto da Bille August, con un cast eccezionale che vanta la pluripremiata Meryl Streep, Glenn Close (che paura quando spunta il suo fantasma), Jeremy Irons, Winona Ryder, Antonio Banderas. Poi si lamentano se, dovendo pagare tutta sta gente, fanno flop.

FINO ALLA FINE DEL MONDO

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Magnifico film di Wim Wenders, troppo avanti per il pubblico del 1991 (anche odierno) che lo snobbò. Costato intorno ai 40 milioni di dollari, ne guadagnò 752.000. Certo la durata eccessiva non aiuta.

Matteo Chessa