TOP 5 – I FILM CON PIÙ PAROLACCE

Ci sono film senza pretese artistiche che mirano a far ridere la gente solo con le volgarità (Natale in India, stracolmo di parole scurrili, la maggior parte sconclusionate e decontestualizzate), altri che non ne fanno utilizzo (i film del principe della risata Totò sono ancora oggi molto vantati anche per questa caratteristica, tant’è che è celebre la sua scenata per evitare di dire la famosa battuta “e ci si pulisca il culo” ne I due colonnelli), altri ancora che sono considerati capolavori della storia del cinema e che, per meglio descrivere una realtà, un costume o un uso e far immergere meglio lo spettatore nel mondo che si intende raccontare, ne fanno un uso spropositato. Ecco la classifica dei film con più parolacce (esclusi i porno) della storia del cinema:

 

5

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QUEI BRAVI RAGAZZI

300 tonde tonde le parolacce nel capolavoro di Martin Scorsese

4

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PULP FICTION

399. Che rientrasse in classifica il film di Tarantino nessuno lo metteva in dubbio; che fosse solo al quarto posto è una sorpresa.

3

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CASINÒ

Robert DeNiro, Joe Pesci, Sharon Stone e 435 parolacce.

2

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SUMMER OF SAM

435 parolacce nel film di Spike Lee sull’assassino di coppiette a Manhattan.

1

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THE WOLF OF WALL STREET

Solo nella prima ora supera gli altri film presenti in classifica; considerato che il film ne dura tre vince ampiamente la disputa. 506 “fuck” all’attivo per il gioiello di Scorsese (di sicuro il vero vincitore della classifica, tre su cinque dei film citati sono da lui diretti)

Matteo Chessa

 

UN REGISTA TRE FILM: MARTIN SCORSESE

Lo so, lo so, può sembrare una blasfemia. Solo 3 film??? Impossibile! Come darvi torto? Visto che la filmografia di Martin Scorsese è quasi perfetta, ho deciso di selezionare tre pellicole per me straordinarie, e che magari sono meno conosciute rispetto alla Trinità composta da Taxi Driver, Toro scatenato e Quei bravi ragazzi. Siete pronti? Via!

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THE DEPARTED

Di The Departed ne ho parlato diverse volte. Potete trovare un articolo qui. Probabilmente meno riuscito rispetto all’originale Infernal Affairs, questa mi è rimasta nel cuore per una serie di motivi: dall’interpretazione di Nicholson, ai continui colpi di scena passando per la colonna sonora. Forse non è uno dei film migliori del regista americano ma per me rappresenta un’opera tanto imperfetta quanto magnifica.

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RE PER UNA NOTTE

Un lato poco conosciuto del maestro Scorsese, lo vede estremamente capace nell’orchestrare commedie grottesche. Nell’arco di tre anni (1983-1985), prima con Re per una notte e poi con Fuori Orario, il buon Martin riscriverà il genere (entrambi furono insuccessi clamorosi al botteghino). Credo che non si parli mai abbastanza dell’importanza di questo film che vede DeNiro nel ruolo di un aspirante comico e che affronta la smania del successo e la pazzia che comporta l’insuccesso come solo poche altre opere hanno saputo fare. Da recuperare assolutamente.

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L’ETA’ DELL’INNOCENZA

Quando penso a un regista con la R maiuscola, penso a Martin Scorsese e quando penso a un film girato da Scorsese penso a L’età dell’innocenza. Perché? Perché credo rappresenti il suo testamento artistico. E’ un film registicamente perfetto: la messa in scena è straordinaria, la cura del dettaglio è maniacale, i movimenti di macchina sono leggiadri e l’equilibrio delle inquadrature è sorprendente. Scorsese è IL regista tanto quanto Scorsese è IL cinema. E qui si diverte mostrando tutto il suo immenso talento.  Se dovessi consigliare una sua pellicola da vedere ad aspiranti videomakers, consiglierei senza dubbio questa.

 

Francesco Pierucci

1991. BALLA COI LUPI: QUANDO IL WESTERN TORNO’ DI MODA

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63sima edizione degli Academy Awards: a giocarsi il titolo per il Miglior Film un’epopea colossale come Quei  bravi ragazzi di Martin Scorsese (che avrebbe meritato la vittoria!), un’opera sentimentale come Ghost- Fantasma di Jerry Zucker e un insolito “neowestern” come Balla coi lupi (Dances With Wolves in originale) che conquista la statuetta più importante assieme a quelle per Miglior regia, sceneggiatura non originale, fotografia, montaggio, sonoro e colonna sonora. Diretto e interpretato da Kevin Costner (al suo esordio da regista), come accennato in precedenza, restituì al western l’antico splendore, fungendo da apripista per altri film dello stesso genere (due anni dopo vincerà Gli spietati di Clint Eastwood). La pellicola tratta dall’omonimo romanzo di Michael Blake (autore anche della sceneggiatura) non è certo il primo western dalla parte dei nativi americani (basti pensare  a capolavori quali Sentieri Selvaggi di John Ford o  Piccolo grande uomo di Arthur Penn) ma è forse il primo che premia gli Indiani (Costner infatti è un diretto discendente della tribù Cherokee). Grande successo di pubblico e di critica, Balla coi lupi ha il merito di venire incontro alle esigenze della maggior parte degli spettatori: il mito del West analizzato con un realismo fuori dalla norma viene controbilanciato dalle numerose sequenze spettacolari e drammatiche che stemperano l’apparente pesantezza dell’opera. Le durata delle tre diverse versioni (181, 224 e 235 minuti) appaiono in ogni caso eccessive.

CURIOSITA’ 1:Nella scena dove i coloni vengono massacrati dagli indiani Pawnee, compaiono la moglie e la figlia (che interpreta Christine, futura Alzata Con Pugno) di Kevin Costner.

CURIOSITA’ 2: Per girare la scena del passaggio dei tatanka (bisonti) nella prateria è stato impiegato un branco di 3.500 animali presso il Triple U Buffalo Ranch. Sono stati utilizzati 24 attori indiani a cavallo.

Francesco Pierucci