AVE CESARE: UNA COMMEDIA “SUI GENERIS”

 

54358_ppl

 

Vorrei iniziare questa recensione con una riflessione blasfema: dopo l’inarrivabile Stanley Kubrick,  gli unici registi che riescono ad affrontare (e destrutturare a piacimento) i diversi generi cinematografici con profonda conoscenza della materia e conservando il loro inconfondibile stile poetico sono proprio i Coen.

Continua a leggere

1997. IL PAZIENTE INGLESE: IL DISCUTIBILE FILM CHE BATTE’ FARGO

Paziente inglese

Alla cerimonia dell’Academy del 1997 avviene qualcosa di discutibile ma che in realtà fa parte di una sorta di tradizione usuale: non viene premiato il film migliore (Fargo dei Coen). Ma non solo. A vincere infatti è il film peggiore che, come se non bastasse, ottiene ben nove statuette (miglior film, regia, attrice non protagonista a Juliette Binoche, fotografia a John Seale), scenografia, costumi, montaggio, colonna sonora drammatica, sonoro) come Gigi di Vincent Minnelli o L’ultimo imperatore di Bernardo Bertolucci. Tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore canadese Michael Ondaatje. Il paziente inglese, ambientato in Toscana durante la seconda guerra mondiale, racconta la storia di Hana (Juliettte Binoche), un’ infermiera che si prende cura di un misterioso paziente (Ralph Fiennes), sfigurato il cui passato cela un’illegittima passione per Katharine (Kristin Scott Thomas). L’opera di Anthony Minghella per farla breve è semplicemente un calderone grezzo composto dagli elementi più disparati: le scene di  stampo bellico, la sfumatura melodrammatica, la componente avventurosa  e spettacolare, la suspense e l’arte figurativa sono tutte aggiunte fallimentari, miranti a nascondere la povertà e i numerosi difetti del noiso lungometraggio. Uno spettatore attento, comunque, difficilmente viene abbindolato. Juliette Binoche fu premiata inoltre con l’Orso d’Argento a Berlino come miglior attrice. Perdibilissimo.

Francesco Pierucci

1994. SCHINDLER’S LIST: IL VERO CAPOLAVORO DI SPIELBERG

MV5BMzMwMTM4MDU2N15BMl5BanBnXkFtZTgwMzQ0MjMxMDE@._V1_SX214_

“Chiunque salva una vita salva il mondo intero

Se fino al 1994 Steven Spielberg era sempre stato considerato semplicemente un grande tecnico della spettacolarità del mezzo cinematografico più che un autore vero, fu proprio in quell’anno che  lo straordinario Schindler’s List gli permise di raggiungere la definitiva consacrazione tra il gotha dei cineasti, conquistando l’Oscar per il miglior film (Nel nome del padre di Jim Sheridan  e Lezioni di piano di Jane Campion, seppure fossero opere pregevoli, gli erano inferiori)e la miglior regia (persino Altman con il suo I protagonisti dovette cedere il passo). Ispirato al romanzo La lista di Schindler di Thomas Keneally, basato sulla vera storia di Oskar Schindler, l’uomo che durante la seconda guerra mondiale riuscì a salvare all’incirca 1200 ebrei dalla Shoah, assumendoli come impiegati della sua fabbrica di oggetti smaltati. Il cast è eccezionale: Liam Neeson incarna magistralmente le contraddizioni shakesperiane che affliggono il protagonista, un perfetto Ralph Fiennes nel ruolo del comandante nazista e un sorprendente Ben Kingsley, ingegnoso contabile ebreo. Spielberg per una volta si libera dal mero enterteinment dei blockbuster per dedicarsi a un capitolo fondamentale della storia dell’umanità: il risultato è  un film commovente, monumentale che unisce perfettamente l’impronta testimoniale alla narrazione drammatica (comunque meno hollywoodiana del solito). Oscar meritatissimi anche per la fotografia di Janusz Kaminski e le musiche del maestro John Williams (oltre che per il montaggio, sceneggiatura e scenografia. Indubbiamente il miglior film del regista americano.

CURIOSITA’: Caratteristica saliente del film è quello di esser stato girato interamente in bianco e nero, fatta eccezione per quattro scene: la prima è la scena iniziale, in cui si vedono due candele spegnersi. La seconda e la terza scena quando appare una bambina con un cappotto, solo quest’ultimo colorato di rosso, dapprima durante il rastrellamento del ghetto, poi durante la riesumazione delle vittime. Esiste infine tutta una sequenza nel finale del film, interamente a colori, quando, ai giorni nostri, vengono rispettosamente deposti i sassi sulla tomba del vero Oskar Schindler presso il cimitero di Gerusalemme.

Francesco Pierucci