RITRATTI DI SIGNORA NEL CINEMA: I DOPPELGANGER

Storie di doppelganger, di fantasmi che tornano, di reincarnazioni che restano, di persone che spariscono; molto spesso il cinema, soprattutto nel periodo classico, si è cimentato con questi argomenti, regalando capolavori indiscussi come il più volte acclamato dal blog Shining o l’ultima fatica di Park Chan-wook Stoker, ma anche Videodrome e Inseparabili di Cronenberg, Strade Perdute di Lynch, La doppia vita di Veronica di Kieslowski. Alcune pellicole appartenenti a questo filone sfruttano l’arte della pittura per trattare il tema, e nello specifico quadri raffiguranti belle donne, volti angelici che ricordano un amore perduto o da tempo agognato. Ecco i cinque film proposti dal Disoccupato Illustre.

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LA MIGLIORE OFFERTA

Tornatore, 2013. Virgil è un vecchio banditore d’asta che colleziona quadri di volti di donna che sostituiscano l’amore mai trovato nella sua vita sacrificata agli affari. Conosce e si innamora della agorafoba Claire. Ottimo film del regista premio Oscar (con Nuovo Cinema Paradiso), con un Geoffrey Rush in gran forma. Colpo di scena finale.

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LA DONNA DEL RITRATTO

Un Fritz Lang americano dirige questo piacevolissimo noir onirico in cui la visione del ritratto di una donna dà il via a una trama di omicidi, femme fatale e suspense. Edward G Robinson agitato e imbarazzato per tutta la pellicola, conquista lo spettatore più della poco carismatica Joan Bennett (si, quella di Suspiria), che visse poi realmente una situazione simile al film.

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REBECCA, LA PRIMA MOGLIE

Primo Hitch americano, primo Oscar per un film del grande regista inglese; a Montecarlo il miliardario Massimo de Winter conosce e si innamora di una dama di compagnia, che sposa e porta a vivere con sé. Qui dovrà affrontare il vuoto lasciato dalla sua ex moglie, Rebecca, morta in mare e amatissima da tutti, soprattutto dalla governante, la signora Danvers. Bellissimo, magnetico, mai pesante, ha il suo apice nella scena della festa in maschera, in cui la nuova moglie si veste come Rebecca.

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VERTIGINE

Otto Preminger dirige uno dei più bei noir realizzati durante il periodo classico. Il poliziotto Mark McPherson deve investigare sull’omicidio di Laura, trovata morta in casa con la faccia irriconoscibile. Durante le indagini si innamora del suo fantasma, grazie alla visione del quadro che troneggia nella sala. Colpo di scena e finale inaspettato. Ha una delle battute più fulminanti del cinema classico. Guardetelo e capirete.

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LA DONNA CHE VISSE DUE VOLTE

Da molti considerato il film più bello di sempre, è sicuramente uno delle massime espressioni della settima arte, con una trama troppo famosa e citata per esser raccontata nuovamente. Resta un mistero come facesse Hitchcock a tenere alto il livello di suspense anche quando mancavano 4 secondi alla fine del film. Un maestro.

Matteo Chessa

1941. REBECCA LA PRIMA MOGLIE, L’UNICO RICONOSCIMENTO AL MAESTRO DEL BRIVIDO

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Scelto come film d’apertura al primo Festival del Cinema di Berlino, Rebecca, la prima moglie fu incredibilmente il solo capolavoro di Hitchcock a ricevere l’ambita statuetta (il regista inglese ottenne diverse altre nomination ma nessuna vittoria fino all’Oscar alla Memoria nel 1968). Tratto dal’omonimo romanzo di Daphne du Maurier, questo thriller psicologico è costruito principalmente sull’ingombrante presenza/assenza spettrale della prima coniuge dell’aristocratico De Winter (un enigmatico Laurence Olivier), che fotogramma dopo fotogramma finisce col fondersi sempre di più con il volto e le fattezze della splendida Joan Fontaine (il cui personaggio è sapientemente privo di nome, proprio per sottolineare l’annullamento identitario della protagonista) e che andrà ad edificare quel particolare topos del maestro del brivido che analizza l’incombente e minaccioso passato che ritorna come accadrà successivamente ne La Donna che visse due volte e ne Il peccato di Lady Constantine.

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Cucù!

Nel condurre lo spettatore alla ricerca della verità riguardo l’assassinio di Rebecca (che non si vede mai in volto!), Hitchcock elabora un intricato labirinto di sospetti e bugie, di soggettività estreme e di illusioni oniriche, volte ad aumentare la suspense e la confusione spettatoriale a dismisura anche grazie al ruolo della Signora Danvers, uno dei personaggi più inquietanti di sempre. Scena finale da antologia del cinema.

CURIOSITA’: Come da tradizione, Hitchcock appare per un istante in un cameo. Lo si può individuare dietro la cabina telefonica dove c’è Jack Favell.

 

Francesco Pierucci