OUTCAST, IL REIETTO – ALTRO OSCAR PER KIRKMAN?

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Arriva in questi giorni in edicola un nuovo mensile a fumetti, che ho letto per voi su una panchina della stazione di Milano.

Dunque, Outcas è la recente fatica di Robert Kirkman aiutato ora da Paul Azaceta, disegnatore dal tratto molto deciso e semplice, che non carica le vignette di troppi dettagli e che ben sa organizzare dentro la pagina la strabordante immaginazione del nostro Robert.

Venendo un po’ alla trama e all’ambientazione, siamo nel genere horror e in particolare quel filone di demoni, bambini pallidi e possessioni di sorta; il protagonista è Kyle, e ha a che fare con queste cose da tutta una vita; grazie a sporadici flashback e frasi dei personaggi si compone un puzzle di dolore e sofferenza che lo perseguita dal infanzia.

I protagonisti secondari sono molto stereotipati, come nel più classico dei film terrore: c’è il prete, la sorella e il cognato poliziotto che è anche uno stronzo; Poi ci sono le famiglie e gli abitanti di questa piccola cittadina della Virginia, che temo faranno una brutta fine man mano che la storia andrà avanti. I dialoghi sono molto concitati e semplici, Kirkman li usa per far progredire la trama e la comprensione del lettore su quanto sta leggendo, la caratterizzazione dei personaggi è invece affidata alle esperienze di ciascuno, di cui scopriamo i dettagli pagina dopo pagina.
Parlare di capolavoro è ancora prematuro.

Le potenzialità ci sono tutte, Rob non ha mai scritto nulla di brutto, la storia fino ad un certo livello è appetibile dalla maggior parte del pubblico e il protagonista mi ha già conquistato… siamo ancora al primo numero però ci vorrà ancora qualche mese per comprendere a pieno i piani di Kirkman per la serie.

Che Outcast dovesse arrivare in Italia era certo, ma non si sapeva ne quando, ne in che modo.

Un volumetto dedicato per le edicole non era scontato, si era pensato ai libri da fumetteria e persino a inserire la serie anche fisicamente nel già famoso universo di Robert K., ovvero in appendice al vendutissimo “The Walking Dead bonelliano”, ma in fans degli zombie si sono opposti.

Pietro Micheli

RAT-MAN N.106 – LA NOTTE DEI RATTI VIVENTI

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Eccoci qua cari lettori a parlare ancora del fumetto più divertente del mondo, che in questo inizio di 2015 si tinge di rosso, rosso sangue.

Leo Ortolani, padre e autore di Rat-Man è un grande fan di The Walking Dead ed ha deciso di cimentarsi nella parodia dell’acclamato fumetto/serie TV: ci porta a conoscere la vita di un piccolo zombie già conosciuto in qualche pagina del N.100, a cui non piace la vita monotona dei mangiacarne e non senza difficoltà cerca di riscattare la categoria zombie con risultati esilaranti. L’occasione di cambiare vita gli si presenta quando arrivano Brick e i suoi allegri compagni. Il gruppo di sopravissuti accampati fuori città ricordano ovviamente i personaggi di Kirkman, e la forza di Ortolani emerge a questo punto: il Venerabile sfrutta a suo vantaggio le prerogative trovate nella serie tv e le fa un pò sue e, aggiungo, si trova a suo agio anche con l’impostazione del fumetto The Walking Dead dove anche Kirkman si fa trascinare dalla storia e nulla è dato per scontato: quello che deve succedere succede perché così è la storia, “non si fa il tifo per nessuno”, proprio come nelle storie di Leo.

Ovviamente aiuta anche il bianco e nero, tratto distintivo di entrambe le pubblicazioni, in più se come me siete abituati a leggere Kirkman in formato bonelliano, Rat-Man 106 vi convincerà ancora di più! Quando leggerete la storia The Walking Rat noterete l’espediente semplice ma inaspettato e spassoso usato per portare Rat-Man in un avventura che non è sua. Prova che anche Ortolani è ancora bravo con i cliffhanger. Il volume è accompagnato in edicola da un albetto extra dove l’autore ci racconta del suo amore per gli zombie e per il cinema; qui trovano spazio gli schizzi originali usati per preparare la storia e anche opinioni sul lavoro di Robert Kirkman che dimostrano non una passione ma un amore per il collega.

Pietro Micheli