A NATALE ARRIVA NETFLIX IN ITALIA: LO STREAMING UCCIDERA’ LA PAY TV TRADIZIONALE ?

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Netflix è una società sorta nel 1997 come servizio di noleggio di DVD e videogiochi da Internet ma è arrivata a fare il salto di qualità solamente nel 2008 quando ha introdotto il famoso servizio di streaming online che l’ha portata lo scorso anno a superare l’ambito tetto dei 50 milioni di abbonati.

Ma se negli Stati Uniti si tratta di una realtà ormai consolidata, in Italia i servizi di questo tipo stentano a decollare. Cause principali sono soprattutto l’insoddisfacente numero di utenti che in Italia godono di una connessione ADSL o fibra ottica e il patetico catalogo di contenuti che gli stessi servizi offrono. Tra questi, i più famosi nel Bel Paese (ma nemmeno lontanamente paragonabili a Netflix per la quantità di serie tv e film offerti, né per il prezzo) sono Infinity di Mediaset e Sky Online. Se il primo offre contenuti in HD e le solite, poche, serie TV che da anni Mediaset offre in chiaro su Italia 1 e sulla Pay TV (Big Bang Theory, Hannibal e compagnia bella) oltre a qualche piacevole novità (Mad Men e Breaking Bad), il catalogo cinema invece si rivela non all’altezza. Sky Online ha dal canto suo un ottimo catalogo di Serie TV (tra cui le produzioni originali di Sky Italia, vi abbiamo parlato recentemente di 1992), ma vergognosamente (e l’avverbio non è esagerato nel 2015 dove l’alta definizione dovrebbe essere una conquista ormai affermata) non dà la possibilità di fruire dei contenuti in HD senza dimenticare, come per il suo principale competitor, un catalogo di film quantitativamente insufficiente.

In un panorama così deludente, Netflix, il cui arrivo in Italia, secondo quanto rivela Repubblica, è previsto per il prossimo Natale, si rivelerà un rullo compressore forte anche del prezzo irrisorio (si vocifera) di 7.99 Euro. Ricordiamo che dal 2011 Netflix ha cominciato a produrre serie originali debuttando col botto con la pluripremiata House of Cards e confermandosi successivamente con ottimi prodotti quali Lilyhammer, Orange is the New Black e l’ultimissima Daredevil di Marvel, distribuita addirittura in Ultra HD (4K, superiore al 1080p!!!).

Tutti felici e contenti? No, aspettiamo a brindare. In Italia, come anticipato, gli utenti che hanno una connessione ADSL non sono così tanti quanti comunemente si crede. E non si è nemmeno certi che la classica “7Mega” (che poi molto spesso arriva sì e no a 3 mb/s) sia sufficiente per godere dello spettacolo dell’alta definizione. Per non parlare della Fibra Ottica, per la quale Telecom (che si sta occupando di portare Netflix in Italia) è lontana dal coprire l’intero territorio nazionale. E non è tutto: il catalogo di contenuti con cui Netflix sbarcherà da noi potrebbe essere diverso da quello sterminato a cui sono abituati gli abbonati d’Oltreoceano a causa della rinegoziazione dei diritti con Sky e Mediaset. Intanto questi ultimi due colossi tremano tant’è che Sky Online ha già annunciato novità per il 21 maggio.

La nota potrebbe essere ancor più lieta se si considera il fatto che l’avvento di Netflix potrebbe davvero sferrare un colpo ben assestato alla pirateria: molti appassionati perderanno il vantaggio di scaricare illegalmente se si troveranno di fronte ad un servizio a basso costo con dei contenuti invitanti.

Comunque sia, la notizia è roboante ed attesa ma le novità a riguardo nei prossimi giorni non tarderanno ad arrivare e noi de Il Disoccupato Illustre saremo qui a raccontarvele.

Michael Cirigliano

GOMORRA LA SERIE – IL MALE CHE COMBATTE IL MALE

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Definire una serie televisiva come “fiction” non è mai un errore, ma nel caso di Gomorra è un piccolo sbaglio. Gomorra è la realtà che fa uso di un minimo di finzione, relegata a nomi, cognomi e dettagli scenografici e di sceneggiatura. Per capire meglio il concetto si pensi che Sollima ha solo contribuito con il suo occhio da regista. Il resto è puramente frutto delle pagine dell’omonimo libro scritto da un autore che è riuscito a fare di un libro-denuncia un’incredibile operazione commerciale. Molti fatti sono riconducibili a eventi realmente accaduti, attualizzati alla fiction (se ne parlerà in un altro post). D’altronde, Gomorra libro non è mai stato una finzione negli intenti di Saviano, per quanto studiosi ed esperti dimostrino quasi il contrario. Ma la questione non è questa…

La necessità di bilanciare le pretese della fiction con il realismo emerge dalla stessa scelta della ‘lingua parlata’ in Gomorra-la serie. Si opta per il dialetto, senza contaminazioni, un dialetto verace, non la classifica inflessione identificativa o la frase didascalica ridotta a folkloristica locuzione a cui hanno abituato molti film e serie televisive sulla camorra e sulla mafia, o sulla malavita in genere. L’italiano è relegato nelle didascalie scarne dei sottotitoli. La camorra non parla l’italiano. Si esprime nel codice di comunicazione che usa chi è del luogo, dei nativi.  La camorra parla il napoletano di Scampia, non quello di Mergellina o delle canzoni dei “posteggiatori”, sebbene il linguaggio della “posteggia”  (la parlesia)   rispecchi le metafore del linguaggio dei teatranti e della guapperia e della camorra. Il dialetto di Scampia è diverso da quello dell’area a nord di Napoli, di Pozzuoli, e per questo la produzione si affida a consulenti di strada, le persone stesse che sopravvivono nelle ‘vele’. Occorre parlare la loro lingua, il loro vernacolo, il loro codice gestuale, per rendere il vero più vero.

Gli stessi attori non protagonisti sono i ragazzi dei motorini che scorrono lungo i vialoni del quartiere più pericoloso della città, ragazzi precocemente uomini che controllano con manovre spericolate e impennate intimidatorie chi entra e chi esce, se arriva la polizia o gente sospetta, se i tossici che si fanno sotto i loro occhi sono disperati o infiltrati.

Donna Imma è lo stereotipo della moglie dei boss. Savastano, il marito, è il più potente che riesce a scavalcare le barriere del 41 bis. Genny, il figlio, è un uomo a metà che ha bisogno del battesimo di fuoco per comandare. Andrà in Honduras. Cosa sia successo lì lo sapremo nella seconda serie (forse…). Ciro e Salvatore Conte sono boss di circostanza, ma non troppo, che vogliono impadronirsi di qualcosa che per loro è dovuto.

Il Bene non esiste, il Male è protagonista e il suo antagonista è il Male. Non lo stesso, ma un altro, sotto nome e padrini diversi. Anche in questo Gomorra non è una fiction o comunque non è una fiction e basta. È qualcosa di più, che smonta la concezione classica delle serie televisive. In Games of thrones: non c’è un buono, né un cattivo. Tutti concorrono alla conquista di un trono. Succede anche in Gomorra, ma qui il Bene non c’è.

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TOP 10 HOW I MET YOUR MOTHER EMOTIONAL MOMENTS

Per nove anni la serie ha fatto ridere, commuovere, emozionare il mondo. Doveva essere l’erede di Friends e possiamo dire che ha eseguito egregiamente il suo compito. Per quanto sia difficile scegliere i dieci migliori momenti in una serie così lunga (208 episodi), noi comunque vogliamo provare a stilare una TOP 10 (opinabile) dei momenti che ci hanno emozionato di più e ringraziare gli autori (Craig Thomas e Carter Bays) che fino alla fine ci hanno tenuto con il fiato sospeso.

 

6×13 Bad News

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 In una stagione complessivamente interlocutoria come la sesta, c’è sicuramente un evento che la fa da padrone più di ogni altro. Lily ormai da tempo non riesce a rimanere incinta, e la coppia non sa chi tra Lily e Marshall sia il “responsabile”. La prima va dal dottore (il vero sosia di Barney) e scopre che è fertilissima, lo stesso scopre Marshall ma quando si reca dalla moglie per darle la buona notizia, ne riceve un’altra sconvolgente: suo padre Marvin è appena morto di infarto. Marshall perde così il suo punto di riferimento, che per lui è anche il suo migliore amico, rimanendo per un lungo periodo traumatizzato.

4×13 Three Days Of Snow

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Una tormenta di neve si abbatte su New York per tre giorni. Mentre Ted e Barney gestiscono il bar da soli finendo per fare una festa a base di alcol a casa di Ted, Lily e Marshall decidono di dare un taglio ai loro rituali che si portano dietro da anni, come incontrarsi all’aeroporto al ritorno da ogni viaggio con una confezione di birra. All’ultimo momento però cambiano idea senza mettersi d’accordo: Lily compra una damigiana a Marshall, che inizialmente sembra non esserci all’aeroporto, ma che poi la sorprende accogliendola con un’intera orchestra musicale. Uno dei momenti più belli della perfetta storia d’amore tra Lily e Marshall.

 

5×24 Doppelgangers

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I cinque ragazzi hanno fino adesso incontrato quattro dei loro cinque sosia: lesbo Robin, Lily spogliarellista, Marshall baffone e, qualche puntata prima, Ted wrestler messicano. Manca solo il sosia di Barney e quando lo troveranno Lily e Marshall hanno deciso che sarà il momento giusto per avere un figlio. Nel frattempo la bella storia tra Robin e Don, incontratisi lavorando a Channel 12, finisce quando lui sceglie di trasferirsi per lavorare per un grande network, a differenza di lei che aveva scelto di rimanere per amore del partner. Alla fine Lily vede il sosia di Barney anche se questi non gli assomiglia per niente. Marshall glielo fa credere e così fanno gli altri: Lily ora è pronta per avere un figlio. Come dice il Ted del 2030 ai suoi ragazzi: “Sapete, potete chiedere all’universo tutti i segni che volete, ma in fin dei conti vediamo quello che vogliamo vedere quando siamo pronti a vederlo”.

7×16 The Drunk Train

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In quella che è sicuramente la più bella stagione, all’episodio numero 16 riemerge ciò che proprio in quel momento non ti aspetti. Kevin, lo psicologo che aveva in cura Robin ma che poi finisce per innamorarsene, chiede alla canadese di sposarlo ma lei è bloccata dal fatto che non può avere figli. All’inizio Kevin rimane intenzionato a sposarla ma poi molla e la loro relazione finisce. Quando Ted torna a casa vede Robin che fuma sul tetto e lo informa dell’accaduto, Robin si chiede chi potrebbe mai sposarla visto le rinunce a cui dovrebbe andare incontro. Ted, in uno dei suoi momenti migliori in assoluto, spiazza tutti: “Io lo farei.Ti amo Robin”. Ted non ha mai smesso di amare Robin. E probabilmente non smetterà mai.

 

3×20 Miracles

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La terza stagione segna la rottura di quegli equilibri che si erano creati nelle prime due e getta le basi per ciò che, più di ogni altra cosa, terrà attaccati gli spettatori allo schermo per le rimanenti sei stagioni: la storia, caratterizzata da una lunga genesi, tra Barney e Robin. Dopo che Barney ha raccontato a Ted di essere stato a letto con Robin, sancendo la fine della loro amicizia, Ted, lasciata Stella (che poi lo mollerà sull’altare), viene investito e finisce in ospedale. Barney corre all’istante dall’ex-amico, ma, nel percorso, viene investito, finendo nello stesso ospedale di Ted. Lì i due, grazie al cielo, si riappacificano. Quando Marshall chiede a Barney se durante l’incidente gli sono passate davanti tutte le cose che ama, Barney guarda intensamente Robin. È l’inizio dell’amore tra Stinson e la Scherbatsky. È l’inizio della stupenda evoluzione del personaggio di Barney.

 

7×12 Symphony Of Illumination

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Robin non solo scopre di non aspettare un bambino da Barney ma, in più, dopo ulteriori analisi, scopre che non può avere figli. Robin non dirà nulla ai suoi amici per un po’ di tempo. Ted pensa che la sua depressione sia dovuta alla nostalgia di casa e le propone di passare il Natale a Cleveland con lui, ma Robin gli dice che non è il suo compito tirarle su il morale. Come sempre però Ted fa di testa sua: crea uno spettacolo di luminarie a casa loro che Robin trova appena tornata a casa e l’abbraccia, dicendole che è compito suo tirarla su di morale. Puntata pre-natalizia del 2011, con tanto di Highway to Hell degli AC/DC in sincro con le luci dell’albero.

 

1×22 Come On

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Finale della prima stagione, in cui succede tutto il contrario di quello che era successo fino a quel momento. Dopo vari tentativi andati in fumo, Ted decide di provarci per l’ultima volta con Robin che sta per partire per un viaggio di lavoro. Ted, per farla rimanere, impara la danza della pioggia da una ex di Barney. Funziona, Robin rimane e vissero tutti felici e contenti. No. Lily, a due mesi dal matrimonio con Marshall, lo lascia perché intenta ad inseguire il suo sogno di diventare pittrice a San Francisco. La prima, bellissima stagione, finisce così: Ted che finalmente ha conquistato Robin, consola il suo migliore amico sotto la pioggia, distrutto perché abbandonato dall’unico amore della sua vita.

 

 9×16 How Your Mother Met Me

 How Your Mother Met Me

Quando chiesi ad un mio caro amico cosa avesse HIMYM più di Scrubs, lui mi rispose all’istante: Scrubs non ha un episodio come il 9×16. Senza dubbio l’episodio più geniale di tutta la serie, il culmine della smisurata creatività di Craig Thomas e Carter Bays. Puntata speciale, con sigla speciale per celebrare il 200° episodio della serie, il primo che non vede come protagonista lo storico cast principale ma solo lei: la ragazza con l’ombrello giallo, la Madre. Quest’ultima, attraverso un lungo flashback, racconta le sue peripezie a partire dal settembre 2005 (ovvero quando iniziano anche gli eventi raccontati da Ted). Più volte i due hanno visto i loro destini sfiorarsi senza incontrarsi mai, fino al matrimonio tra Barney e Robin. Proprio in quel lungo weekend, Tracy (il nome della madre, che scopriremo solo alla fine) alloggia al Farhampton Inn e, cantando La vie en rose sul suo balcone, è all’oscuro del fatto che Ted, affascinato dalla sua voce, la ascolta per la prima volta. L’incontro tra i due non è ancora avvenuto, avverrà solo nell’ultimissimo episodio della serie ma è incantevole come gli autori abbiano fatto incrociare 9 anni di stagioni, 9 anni di emozioni e 9 anni di vita di Ted con gli eventi della vita della Madre. Chapeau.

 

8×12 The Final Page: Part Two

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Dalla 3×16, in cui Barney e Robin vanno a letto per la prima volta, passando per la breve parentesi nella quinta stagione, fino alla 8×12: ce l’hanno fatto attendere con ansia, desiderare e sognare fino a quando quel momento finalmente è arrivato. Aiutato dalla collega di Robin, Patrice (con la quale Barney aveva fatto credere a tutti di volersi sposare), Stinson mette in atto un piano per conquistarla e per farle capire che anche lei è innamorata di lui. Sul tetto del palazzo di World Wide News, in un’atmosfera infinitamente romantica, Barney chiede a Robin di sposarlo. Lei accetta. “The Robin”, l’ultima pagina del Playbook di Barney, che Robin legge sul tetto, è certamente la migliore. Il punto più alto della sua lunga evoluzione. È lui il mattatore della serie.

 

9×22 The End Of The Aisle

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 Prima delle due controverse puntate finali, abbiamo il finale che sarebbe dovuto essere ma non è stato: la serie sarebbe benissimo potuta finire qui e sarebbe stato un finale coi fiocchi.Robin non sa se sposare Barney perché non gli ha portato il ciondolo che aveva nascosto in un parco la prima volta che era arrivata a New York con suo padre. Ted, che dopo varie peripezie, ha trovato il ciondolo, lo consegna a Barney dicendogli di consegnarlo a Robin in modo da avere il segno che tanto aspettava. Robin però capisce che Ted è il responsabile di tutto ma Barney, alla fine, incrociando Robin prima della celebrazione delle nozze, le promette solo e soltanto un voto nuziale: non le dirà più bugie. Infine ammette, inoltre, che il ciondolo è stato ritrovato da Ted.È questa la confessione che scioglie tutti i dubbi di Robin, ora convinta pienamente nello sposarsi. L’episodio si conclude con il matrimonio dei due con Robin che percorre la navata della chiesa (e Marshall che scaglia l’ultimo dei cinque schiaffi a Barney). “La fine della navata” è anche la fine della lunga e tormentata strada che ha portato sin qui.

FUORI CLASSIFICA: HIMYM Alternate ending

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Come molti sanno, nelle scorse settimane è stato pubblicato come contenuto speciale del DVD della nona stagione il finale alternativo della serie. Poco più di quattro minuti che danno agli spettatori un finale più sensato e coerente con tutto quello che é successo in nove stagioni. How I Met Your Mother non poteva finire come era iniziato, con Ted che 25 anni dopo la prima volta, va sotto la finestra di Robin con il famoso corno blu. Non poteva finire con lo shock della morte della Madre, che di per sé è pure ammissibile, ma non nel modo in cui era stata raccontata, in modo liquidato e sbrigativo. E soprattutto non poteva finire con l’insensato divorzio tra Robin e Barney. Non sappiamo se veramente questo finale fu girato insieme a quello poi mandato in onda e poi scartato o se è stato girato successivamente visto il malcontento dei fan. Quello che invece sappiamo che l’ultima frase in assoluto della serie doveva essere quella che ha chiuso il finale alternativo:

And that, kids, is HOW I MET YOUR MOTHER

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Michael Cirigliano

SERIE TV – THE BIG BANG THEORY

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Era il 2007 quando il produttore e sceneggiatore Chuck Lorre, dopo il buon successo, tra i vari, di Due uomini e mezzo, diede alla luce, insieme a Bill Prady, la sua serie di maggior successo, The Big Bang Theory. Ambientata a Pasadena (California) vede come protagonisti un gruppo di 4 nerd, specializzati in quattro campi scientifici diversi: Leonard Hofstadter (fisico sperimentale), Sheldon Cooper (fisico teorico), Howard Wolowitz (ingegnere aerospaziale) e Raj Koothrappali (astrofisico). La loro amicizia, certamente solida, è caratterizzata da attività di routine come la passione per videogame, fumetti e film di fantascienza (indimenticabili gli sketch su Star Wars e Star Trek). A movimentare questa vita a tratti monotona, interviene Penny, un’avvenente ragazza di provincia, ingenua ed esuberante, che si trova ad abitare nell’appartamento di fronte a quello di Leonard e Sheldon. I due mondi, così lontani tra loro, incominciano ad incontrarsi facendo evolvere i vari protagonisti.

La trama è sicuramente incentrata principalmente sul personaggio di Leonard, sia dal punto di vista della sua problematica convivenza con Sheldon (entrambi nerd ma diversi nel modo di comportarsi, l’asocialità di Sheldon regalerà punti di comicità di altissimo livello) sia per quanto riguarda la sua relazione con Penny, della quale si innamora praticamente all’istante. Ma come è tipico di molte serie comedy, a fare la voce grossa è un personaggio diverso dal protagonista “annunciato” (basti pensare a Barney in How I Met Your Mother) e in questo caso si tratta di Sheldon, capace di evolversi senza cambiare mai: contraddistinto da tic ossessivi compulsivi e da comportamenti sociali non spontanei ma meccanici, finirà per cambiare il suo atteggiamento in modo non irrilevante soprattutto nei confronti delle ragazze. Gli altri due nerd, Howard e Raj fanno da spalla in modo eccellente, regalandoci momenti spassosi al limite dell’equivoco (soprattutto quando vengono scambiati, spesso, per una coppia omosessuale). Il punto di forza della serie rimangono sicuramente gli sketch, vari e azzeccatissimi, sulle tematiche più disparate e che permettono di staccare dal mondo in quei 20 minuti di durata dell’episodio. Di certo, però, non le si può dare quel ruolo, che qualcuno le vuole per forza appiccicare addosso, di continuatrice della tradizione delle grandi serie comedy che facevano sì ridere (spesso meno di TBBT) ma erano in grado di dare pugni allo stomaco non indifferenti (Friends, Scrubs, How I Met Your Mother) semplicemente perché, in questo caso, le emozioni sono praticamente assenti. Quindi siamo di fronte ad una serie estremamente godibile e longeva (siamo alla settima stagione, ne sono in programma 10), con episodi il più delle volte autoconclusivi che permettono una visione della serie anche non continua ma, per favore, lasciamo in pace capolavori come Friends, Scrubs e HIMYM per il semplice motivo che i creatori Lorre e Prady avevano e hanno in mente un prodotto del tutto differente.

Michael Cirigliano

ALMOST HUMAN – UNA SERIE CHE MERITAVA DI PIU’

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In un periodo estremamente florido per le Serie Tv d’Oltreoceano segnato dal successo sfavillante di prodotti dal valore indiscutibile quali Game of Thrones e Breaking Bad e dalle diatribe sul controverso finale di How I Met Your Mother, riteniamo necessario spezzare una lancia in favore di una serie che è stata sicuramente meno fortunata delle sopracitate ma non per questo non meritevole di una visione da parte degli appassionati del genere. Si tratta di Almost Human, un prodotto, andato in onda tra il 2013 e il 2014, che riesce a mescolare bene elementi polizieschi e fantascientifici, senza sottovalutare una determinante componente psicologica interna alla vicenda e ai personaggi principali.

Ambientata nel 2048, in un’epoca in cui la tecnologia criminale ha fatto progressi tali da costringere le forze di polizia ad affiancare ad ogni poliziotto umano un androide, il protagonista della vicenda è il detective John Kennex, che dopo essersi risvegliato dal coma in cui si era ritrovato dopo essere rimasto tra le vittime di un’imboscata (organizzata anche dalla sua ex fidanzata), ritorna in servizio. Vista il suo pessimo rapporto con i normali androidi, gli viene assegnato il sintetico Dorian, caratterizzato da inaspettate e a volte stravaganti reazioni emotive. Dorian infatti appartiene alla serie abbandonata di androidi DRN, ovvero androidi in grado di provare emozioni a differenza degli androidi ora in circolazione, gli MX, vuoti e spenti.

Ciò che sorprende in generale è il bagaglio di esperienze che caratterizza ogni personaggio: i tormenti psicologici successivi all’incidente di Kennex, gli inspiegabili ricordi di infanzia di Dorian (inspiegabili perché essendo un androide non dovrebbe mai essere stato un bambino), la quasi assenza di vita personale per il capitano Maldonado, capo di Kennex. E oltre a questi spunti sul passato dei personaggi, merita attenzione anche la tensione sentimentale tra Kennex e la Stahl.

Purtroppo però non riusciamo a vedere il completo sviluppo di queste e altre interessanti problematiche proprio perché la serie è stata sospesa dopo la prima stagione a causa dei bassi ascolti. La fruttuosa collaborazione tra J.H. Wyman e il celebre J.J. Abrams (creatore di Lost ma anche scrittore del prossimo capitolo di Star Wars) che aveva dato vita già all’ottimo Fringe, questa volta si ripete ma solo a metà a causa delle alte aspettative (forse troppo alte) della Fox. Gli sviluppi narrativi potevano essere molti ma vengono lasciati in sospeso proprio perché ovviamente non tutti analizzabili in un’unica stagione. Il finale di stagione sereno e tenero, privo di cliffhanger sembra dimostrare però il fatto che gli autori già prevedevano il rischio di un non rinnovo da parte dell’emittente televisiva. Io personalmente tifavo per una seconda possibilità per Almost Human, viste le ottime premesse e il sorriso che mi lasciava al termine di ogni episodio, ma purtroppo finirà nel dimenticatoio come molte altre serie tv fantascientifiche chiuse prima del tempo.

 

Michael Cirigliano

ALCUNE COSE CHE NON SAPETE SUI SIMPSON

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SI, BUON NATALE!

Il primo episodio della serie a cartoni più longeva della TV americana è iniziata come uno Special Natalizio. Perché direte voi… doveva essere un episodio unico, e per fortuna che così non è stato. Era il 17 Dicembre del 1989, qualche mese più tardi sarebbe stato candidato a 2  Emmy Awards.

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PERCHE’ SONO GIALLI?

La scelta del colore giallo è stata una scelta stranamente ben ponderata… dovevano essere riconoscibili! Lo spettatore doveva (come poi è successo) collegare il giallo alla famiglia Simpson. Tutti i personaggi poi sono delle ‘caricature’ di esseri umani, con la bocca strana e le 4 dita, non a caso l’unico ‘completo’ ad avere 5 dita è Dio.

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Il lecchino di Burns alla centrale nucleare è apparso per un episodio come afro-americano… ma nella successiva comparsa gli hanno cambiato colore della pelle per paura che avere un nero come schiavetto di un capitalista bianco potesse creare problemi al programma!

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In alcuni episodi della serie, Homer e Bart guardano scene dei film d’azione di McBain (misto tra Schwarzenegger e Stallone) ma non tutti sanno che gli spezzoni visti in sequenza compongono un unico mini film, nascosto dagli autori attraverso le puntate.

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ALTRE CHICCHE

-Gli alieni Kodos e Kang hanno nomi che omaggiano la serie Star Trek

-La serie ‘The Simpsons’ detiene attualmente il record del maggior numero di guest star (e io che pensavo fosse Friends…)

-Molti personaggi hanno i nomi di strade di Portland, cittadina del Oregon

-Sono frequenti negli episodi parodie di ‘Quarto Potere’ e leggenda vuole che si potrebbe ricostruire l’intero film sfruttando clip del cartone

 

Pietro Micheli

02 SERIE TV- AGENTS OF S.H.I.E.L.D: PRELUDIO AD UN’ OCCASIONE MANCATA?

Quando avevo appreso la notizia che avrebbero fatto una serie targata Marvel mi ero stragasato. Quando ho scoperto che sarebbe stata incentrata sugli Agenti dello S.H.I.E.L.D., mi sono fomentato un po’ di meno ma ero comunque eccitato dall’idea che il progetto sarebbe stato un ottimo escamotage per aggiungere ulteriori tasselli alla continuity filmica della Marvel. Sicuramente lo scopo per il futuro sembra essere questo, ma per il momento? Vista la pesante assenza di succulenti crossover cosa è in grado di regalarci questa serie? Molto poco, a dir la verità. Certo, le battutine frizzanti e le continue citazioni ai personaggi marveliani piacciono molto  ma al di là di queste chicche di contorno gli episodi di Agents of S.H.I.E.L.D. non paiono soddisfare le enormi aspettative dei fans. Innanzitutto perché. giunti oramai alla sesta puntata del franchise, non si intravede neanche l’ombra di una storyline principale ben definita ma le puntate, caratterizzate da una struttura autoconclusiva, si limitano a presentare il nemico di turno: questa scelta risulta in controtendenza rispetto alle più grandi serie di successo che sono riuscite a catalizzare l’attenzione dello spettatore supportando un originale e variegata trama verticale con una solida e ben definita trama orizzontale. Gli effetti speciali poi, che dovrebbero essere un punto di forza, sono spesso ridicoli e paiono inspiegabilmente quelli di un film a basso budget.

agents-of-shield-fireMomento WTF!

I personaggi fino ad ora non sono ancora ben definiti ma la sensazione è che il vero mattatore nonché protagonista indiscusso sia l’Agente Coulson (che però nei filmoni Marvel è solamente l’ultimo degli stronzi!) che sembra in grado di reggere da solo l’intera serie.

the-first-awesome-trailer-for-agents-of-shieldQuest’uomo, un mito.

Agents of S.H.I.E.L.D. pare quindi un’operazione dubbia e confusionaria che,  a malincuore per gli aficionados, sa tanto di occasione mancata.

Francesco Pierucci

SERIE TV – GAMES OF THRONES: LA RISCOSSA DEL FANTASY TRA AMORI, VENDETTE E FANTASMI

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Il fantasy, da anni ormai genere preferito dai ragazzi che da Il Signore degli Anelli ancora vagano nella Terra di Mezzo in cerca di storie e personaggi su cui sfogare le proprie ansie, non ha quasi mai portato bene alle serie tv. Validi esempi di questa tendenza sono il patetico Merlin, in cui il mago più potente della letteratura viene abbassato ai livelli dei ragazzi di American Pie, o i vari Xena, Hercules e Young Hercules, che hanno riscontrato grande successo di pubblico ma anche tante offese dalla critica (pensate al povero Kevin Sorbo costretto a suonare una cetra come se fosse la chitarra elettrica di Slash e capirete molte cose).

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Il buon Kevin immortalato al termine delle riprese di Hercules quando può finalmente liberare la panza!

Game of Thrones, serie Tv americana prodotta dalla HBO (e quando mai…) e creata dal dinamico duo Benioff-Weiss (il primo ha sceneggiato La 25a ora e Troy e per questo lo ringrazio, il secondo non cercatelo tanto ha fatto solo questo) è invece una straordinaria eccezione. Basata sui romanzi fantasy dello scrittore George R.R. Martin (che sia maledetto! Scusate per lo sfogo ma chi guarda il telefilm capirà…) racconta le vicende e le peripezie che molti personaggi affrontano per arrivare a conquistare il trono di spade. Una banale storia di guerre per arrivare allo scettro? Col cazzo! Qui ci sono anche i fantasmi. Una banale storia di Casper che fa la guerra per arrivare allo scettro? Ma quando mai! Ci sono draghi, stregoni, sacerdotesse che danno alla luce ombre( luce-ombre, che ossimoro calzante!), giganti e tante, tante donne nude (uff, anche uomini si ). Il tutto mosso da un evidente tema di fondo: la vendetta. Ognuno dei protagonisti agisce in cerca di rivalsa, vuoi per offese subite, per la perdita di un caro, per l’onta di una sconfitta in battaglia o per innalzarsi agli occhi della gente. Ma non si esaurisce di certo qui, ogni puntata di Game of Thrones (che dura all’incirca 60 minuti) ha tematiche ben precise: dall’amore fraterno, a quello romantico, sino a quello adultero; dal tradimento alla paura della morte e finanche a quella della vita. Un telefilm arrivato ormai alla sua quarta stagione che lascia tutti con il fiato sospeso (tranne quei SIMPATICONI che hanno letto i libri e si divertono a spoilerare sul web) e che merita di essere visto.

caparezza-night-express-105-01Un tipico spoilerista infame con una maglietta figa….

Valar Morghulis ragazzi, forse è meglio darsi una mossa!

 

Matteo Chessa