MOTHER DI BONG JOON- HO

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Una donna cammina claudicante in un campo di grano, spaesata si volta indietro, quasi inciampa, avanza ancora tra le spighe e si ferma. La macchina da presa, che l’ha spiata a distanza, si avvicina, la riprende in figura intera; la donna, anziana, comincia a ballare una danza spagnoleggiante, si muove sensualmente, quasi libera. Stacco con la stessa, all’imbrunire, che si tocca il cuore con la mano destra; alla sua sinistra, sul cielo, compare il titolo del film, Mother. Sono tante le similitudini e le discrasie tra questo incipit e quello di Memories of Murder: il campo di grano illuminato, le danze al suo interno (qui la donna anziana, lì un gruppo di bambini), il titolo che compare scritto nel cielo. Nel film del 2003 però il sole illuminava la scritta, qui il cielo è buio, spento, oscuro. Continua a leggere

SNOWPIERCER: L’EUROPA SCOPRE IL FOLLE TALENTO DI BONG JOON-HO

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Snowpiercer è il primo film di Bong Joon-ho in lingua inglese e la produzione coreana più costosa di sempre (quasi 40 milioni di dollari!). Nonostante il ricorso a un cast di grandi attori hollywoodiani (Tilda Swinton e John Hurt per fare due nomi) , il regista coreano non rinuncia però al suo stile visivo e narrativo già espresso in The Host (di cui Niccol ha recentemente girato il remake) che è più o meno localizzabile a metà strada tra film d’autore e blockbuster. Ispirato alla serie a fumetti fantascientifica francese Snowpiercer – Le Transperceneige (ora uscita anche in Italia), scritta da Benjamin Legrand e Jacques Lob e disegnata da Jean-Marc Rochette, il film di Bong Joon-ho è un’opera fantascientifica di stampo ecologista: in un mondo decimato da una nuova era glaciale causata dal riscaldamento globale, gli unici sopravvissuti, suddivisi in classi sociali, vivono all’interno di un treno in perpetuo movimento. I poveri, dopo anni di sofferenze, vogliono prendere il controllo della locomotiva. Prodotto da Park Chan-wook che si porta dietro il grande Song Kang-ho (protagonista di Oldboy), Snowpiercer è un film che molto probabilmente o si ama o si odia

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Se l’idea di fondo è piuttosto originale, la tematica del dualismo ricchi-poveri è invece più usurata specialmente per i prodotti di questo genere (tra gli ultimi ad esempio Elysium). Ciò che invece è assolutamente innovativo, almeno agli occhi di noi spettatori europei, è l’eccentrico stile di Bong Joon-ho che, grazie alla sua visionarietà artistica e soprattutto a un’eccessiva dose di tono grottesco (che alcuni potrebbero recepire come vero e proprio trash), rende le spettacolari sequenze tra una carrozza e l’altra piuttosto imprevedibili. Il debito verso il mondo videoludico degli fps è piuttosto evidente: come dimenticare la geniale sequenza della soggettiva a infrarossi che viene rimproverata di non seguire l’azione o la buffa scivolata del protagonista sul pesce nel momento topico della lotta.  Menzione particolare all’interpretazione della sempre convincente Tilda Swinton nel ruolo del viscido Ministro Mason. Purtroppo il finale e soprattutto alcuni buchi nella sceneggiatura condannano il film, che sarebbe potuto essere un capolavoro del genere, alla mera funzione di spettacolo d’intrattenimento. Peccato. La graphic novel, a mio avviso, va recuperata.

Francesco Pierucci