TOP 5: I MIGLIORI ERRORI DEI FILM

Chi è che non ha mai pensato che in una particolare scena di un film c’era qualcosa che non andava? Conscio o inconscio, lo spettatore in questione aveva appena scoperto un blooper, un vero e proprio errore (di continuità, di scena, ecc.) all’interno della pellicola. Oggi presentiamo i nostri cinque migliori errori preferiti:

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TOP 5- FILM DI MAGGIORE INCASSO DELLA STORIA DEL CINEMA

Dopo il bell’articolo del collega Matteo Chessa sui grandi flop della storia del cinema, mi sono sentito in dovere di scriverne la controparte. Piccola postilla: visto che noi Disoccupati facciamo le cose per bene, i film in classifica tengono conto del tasso d’inflazione dal 1895 a oggi.

5

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TUTTI INSIEME APPASSIONATAMENTE

Al quinto posto troviamo il musical campione d’incassi. Quel volpone di Robert Wiise si portò a casa 5 Oscar dirigendo la straordinaria Julie Andrews.

4

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TITANIC

Il blockbuster per eccellenza lo troviamo a un passo dal podio. Undici statuette, due miliardi e mezzo di dollari incassati e la consacrazione del talento di Leonardo Di Caprio.

3

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GUERRE STELLARI

Sul gradino più basso del podio, troviamo il primo capitolo della trilogia (divenuta purtroppo esalogia e a breve eptalogia “grazie” alla Disney) di George Lucas che dopo questo exploit si è potuto comprare quel benedetto ranch e probabilmente anche altre sciocchezzuole.

2

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AVATAR

James Cameron ci riprova e si supera: dopo Titanic ecco Avatar. Risultato? Quasi due miliardi e otto di incassi (di cui credo la metà spesi in pubblicità) grazie a uno dei 3D meglio strutturati che abbia mai visto. La storia invece è quella di Pocahontas.

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VIA COL VENTO

Al primo posto l’intramontabile storia d’amore tra Rossella e Reth targata 1939 e diretta dalla triade a staffetta Wood-Cukor-Fleming. Fiumi di Oscar e posto d’onore tra i film più importanti della storia del cinema, Via col vento rimane l’unico lungometraggio ad aver superato i tre miliardi d’incasso.

 

Francesco Pierucci

ALMOST HUMAN – UNA SERIE CHE MERITAVA DI PIU’

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In un periodo estremamente florido per le Serie Tv d’Oltreoceano segnato dal successo sfavillante di prodotti dal valore indiscutibile quali Game of Thrones e Breaking Bad e dalle diatribe sul controverso finale di How I Met Your Mother, riteniamo necessario spezzare una lancia in favore di una serie che è stata sicuramente meno fortunata delle sopracitate ma non per questo non meritevole di una visione da parte degli appassionati del genere. Si tratta di Almost Human, un prodotto, andato in onda tra il 2013 e il 2014, che riesce a mescolare bene elementi polizieschi e fantascientifici, senza sottovalutare una determinante componente psicologica interna alla vicenda e ai personaggi principali.

Ambientata nel 2048, in un’epoca in cui la tecnologia criminale ha fatto progressi tali da costringere le forze di polizia ad affiancare ad ogni poliziotto umano un androide, il protagonista della vicenda è il detective John Kennex, che dopo essersi risvegliato dal coma in cui si era ritrovato dopo essere rimasto tra le vittime di un’imboscata (organizzata anche dalla sua ex fidanzata), ritorna in servizio. Vista il suo pessimo rapporto con i normali androidi, gli viene assegnato il sintetico Dorian, caratterizzato da inaspettate e a volte stravaganti reazioni emotive. Dorian infatti appartiene alla serie abbandonata di androidi DRN, ovvero androidi in grado di provare emozioni a differenza degli androidi ora in circolazione, gli MX, vuoti e spenti.

Ciò che sorprende in generale è il bagaglio di esperienze che caratterizza ogni personaggio: i tormenti psicologici successivi all’incidente di Kennex, gli inspiegabili ricordi di infanzia di Dorian (inspiegabili perché essendo un androide non dovrebbe mai essere stato un bambino), la quasi assenza di vita personale per il capitano Maldonado, capo di Kennex. E oltre a questi spunti sul passato dei personaggi, merita attenzione anche la tensione sentimentale tra Kennex e la Stahl.

Purtroppo però non riusciamo a vedere il completo sviluppo di queste e altre interessanti problematiche proprio perché la serie è stata sospesa dopo la prima stagione a causa dei bassi ascolti. La fruttuosa collaborazione tra J.H. Wyman e il celebre J.J. Abrams (creatore di Lost ma anche scrittore del prossimo capitolo di Star Wars) che aveva dato vita già all’ottimo Fringe, questa volta si ripete ma solo a metà a causa delle alte aspettative (forse troppo alte) della Fox. Gli sviluppi narrativi potevano essere molti ma vengono lasciati in sospeso proprio perché ovviamente non tutti analizzabili in un’unica stagione. Il finale di stagione sereno e tenero, privo di cliffhanger sembra dimostrare però il fatto che gli autori già prevedevano il rischio di un non rinnovo da parte dell’emittente televisiva. Io personalmente tifavo per una seconda possibilità per Almost Human, viste le ottime premesse e il sorriso che mi lasciava al termine di ogni episodio, ma purtroppo finirà nel dimenticatoio come molte altre serie tv fantascientifiche chiuse prima del tempo.

 

Michael Cirigliano