FILM IN SALA – BLACK MASS

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Nell’immaginario collettivo i gangster movie vengono immancabilmente accostati a opere simboliche del genere: i film della trilogia de Il Padrino e i lavori di Martin Scorsese su tutti (in particolare quella mirabile opera d’arte che fu Quei bravi ragazzi, il cui mancato Oscar grida ancora vendetta). Il peso di tali mostri sacri viene probabilmente avvertito dal regista Scott Cooper che omaggia Scorsese in maniera quasi plateale: musica anni ’70, pestaggi sul retro dei locali, sparatorie da fuori il finestrino, sangue sui vetri delle auto e così via.

Rispetto ai lavori del regista italoamericano, la durata della pellicola in questione è minore, una pecca se si considera che alcuni eventi vengono riportati in maniera sbrigativa e soprattutto che viene tagliata la parte riguardante il personaggio di Catherine Creig (compagna storica di Bulger, che doveva essere interpretata da Sienna Miller) che ebbe un ruolo essenziale nella vita del gangster, soprattutto nella fase della latitanza.

Black Mass (il terzo lavoro da regista di Cooper) è stato presentato fuori concorso a Venezia 72, portandosi con sé tutte le evitabili diatribe da gossip sullo stato di forma dell’attore protagonista Johnny Depp. Evitabili perché già da una visione, anche superficiale, del trailer della pellicola, si comprende che tali repentine mutazioni fisiche siano dovute agli sforzi per rassomigliare al personaggio di James ‘Whitey’ Bulger.

Ed è attorno all’incredibile cavalcata (e rovina) di quest’ultimo, verso il controllo della città di Boston tra gli anni Settanta e Novanta del secolo scorso, che si sviluppa la storia,. Infatti James ‘Whitey’ Bulger alla fine degli anni Sessanta prese il comando dell’organizzazione criminale Winter Hill Gang, ai tempi “un pesce piccolo” (espressione più volte utilizzata nel corso del film) ma che poi, grazie alla sotterranea alleanza con la F.B.I. visto il comune obiettivo di debellare la mafia italiana, riuscì a guadagnarsi un ruolo dominante in tutta la capitale del Massachussets.

Il tema dell’alleanza tra potere criminale e polizia federale è la tela su cui vengono dipinti tutti gli eventi del film. Protagonisti di questo sodalizio sono lo stesso Bulger e John Connoly (Joel Edgerton), agente FBI disposto a tutto pur di guadagnare promozioni e influenza nella polizia americana. I due si conoscono sin da bambini e proprio questo trascorso comune fa sì che i due si fidino l’uno dell’altro dai tempi dei fasti, durati per anni, sino alla loro caduta. Interessante a riguardo può essere la riflessione su come l’alleanza con Bulger influenzi lo stile di vita di Connoly, soprattutto dal punto di vista dell’abbigliamento e del modo in cui cammina: una riuscita metafora che mette in luce come sia il criminale ad avere il coltello dalla parte del manico mentre il poliziotto, ritenendo erroneamente di avere la situazione sotto il proprio controllo e credendo sempre di rivoltare la situazione a suo vantaggio, in realtà è divenuto un criminale a tutti gli effetti.

Se quindi Johnny Depp é l’attore protagonista, una collocazione quasi simile è quella di Edgerton che è presente on screen per gran parte della pellicola. Ottima prova la sua, forse un trampolino di lancio definitivo per un attore che ormai ha superato i quarant’anni ma che finora aveva brillato solamente in Zero Dark Thrity e Warrior.

Ma il fiore all’occhiello del film, nel bene e nel male, è l’interpretazione di Johnny Depp, finalmente tornato a certi livelli dopo una decina d’anni di oscurità (in questa disastrosa parentesi salviamo ovviamente Sweeney Todd). Nel bene perché la sua prestazione è convincente per fascino e per intensità dei monologhi; nel male perché in certi tratti pare reciti da solo, anche perché coadiuvato dalle svariate inquadrature stampate sui suoi occhi di ghiaccio. In questo modo il personaggio pare, in alcune circostanze, eccessivamente enfatizzato. Cooper, sempre attento alla psicologia dei personaggi nei due precedenti lavori, questa volta invece focalizza l’attenzione in maniera troppo sfrenata sul personaggio di Jimmy.

Il resto del cast ruota intorno al noto attore non riuscendo mai a incidere veramente, bensì recitando in maniera a volte macchiettistica, non forgiando mai una vera chimica con il protagonista, fatta eccezione per Dakota Johnson (che interpreta la moglie di Bulger), che nonostante la sua fugace apparizione lascia una nitida impronta per tutta la pellicola.

Resta comunque un film che merita almeno una visione (soprattutto per chi non conosce la storia di Jimmy Bulger), reso interessante anche dalla regia gradevole, dalla realistica fotografia e dall’ottima colonna sonora. Ma difficilmente ne sentiremo parlare negli anni a venire.

Michael Cirigliano